ANTOLOGIA DI ROBERTO SICUTERI

 

INDICE

 

2 - IL DIO DIONISO E I SEGNI D’ACQUA

18 -ASTROLOGIA E PSICOLOGIA: DUE VIE CHE POSSONO CONFLUIRE I                      UN'UNICA ESPERIENZA

30 - NETTUNO: DALLA RAGIONE ALL'INCONSCIO

52 -IL PROCESSO DI RIMOZIONE NELLA LETTURA DELLA CASA
         OTTAVA E DEI SUOI FATTORI

66 JAMES HILLMAN: IL RITORNO ALL'ANIMA

            (Studio del Tema Natale dell'erede di C.G. Jung)

 81 -L'ASTROLOGIA, IL CIELO, LA RELIGIOSITÀ

108 - UN DESTINO SEGNATO DAGLI ASTRI

91 - CURZIO MALAPARTE: UN MERCURIALE GENIO ARCITALIANO

117 - UN VISIONARIO INDIMENTICABILE: EMILIO SALGARI

134 - GIUSEPPE UNGARETTI: REALTÀ E POESIA DELL'INFINITo

146 - UN POETA DELLA SOLITUDINE E DEL MITO:
                            VINCENZO CARDARELLI

156 - DINO CAMPANA, POETA DEL SACRIFICIO AL DEMONE

182 - EUGENIO MONTALE: DAVANTI ALLE PORTE DELL'IMPOSSIBILE

198- GIOVANNI PAPINI: IL PROMETEO del 900 LETTERARIO

211 SIBILLA ALERAMO: DONNA DI AMORE E D'ARTE

232-  COMPLESSI AFFETTIVI BLOCCATI COME CANCEROGENESI:
            UNA POSSIBILE SIMBOLICA ASTROLOGICA

239 - FREUD, JUNG,L'OCCULTO E L'ASTROLOGIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Revis. 2007 DV)


 

 

IL DIO GRECO DIONISO E I SEGNI D’ACQUA

(ripreso da LA N° 80 , 1990 e dall’Antologia su Sicuteri - edito dal CIDA)

 

Un magistrale lavoro che ricolloca al suo giusto posto un mito troppo spesso frainteso e che dà stimolanti elementi per apprezzare la maestosità e capire la complessità dei Segni di Acqua.

 

  

   Nella nostra ricerca analogica fra il mito e il simbolo astrologico, mancava sinora - se non vado errato - qualche indagine sul grande dio greco Dioniso onde tentare una sua collocazione immaginale nella struttura dello zodiaco astrologico. Dioniso costituisce, insieme al dio olimpico Apollo, la coppia psichica ellenica centrata con una polarità oppositiva integrante, i cui principi fondamentali sono stati introdotti nella nostra cultura da F. Nietzsche con «La nascita della tragedia».

   Apollo esprime la componente serena, armoniosa, luminosa e, diremmo, artisticamente intellettuale dello spirito: e abbiamo così il concetto di apollineo.

   Dioniso esprime la componente passionale, ebbra, estatica, dolorosa e oscura, istintivamente irrazionale del corpo: e abbiamo il concetto di dionisiaco.

   Entrambi fanno necessariamente parte del mondo archetipico greco con una grande funzione mitopoietica. Certamente, come tutti i mitologemi, la sacra coppia apollinea-dionisiana non è riconducibile a parametri storico-sociali. Per rapportare la figura di Dioniso alla struttura mitologica zodiacale, io parto dal considerare - nella linea C. G. Jung, K. Kérenyi, F. Otto - il mito in sé come una categoria del sacro, ove il microcosmo uomo si riconosce nel macrocosmo; così ciò che è reale e vivente assume un carattere numinoso. La vera natura dell’uomo viene realizzata dal mito in una dimensione atemporale e la simbolica ne esprime i valori in senso psichico. Si ha in tal modo una realtà umana e cosmica dove i due termini uomo e mondo, oppure pensiero e realtà, si determinano reciprocamente nell’unità originaria e archetipica (Jung), alla quale possiamo avvicinarci - come facciamo per tutto ciò che è Astrologia - soltanto con l’ascolto e una sorta di partecipazione intuitiva-immaginale.

   Per questa via dunque, anche per quanto dirò di Dioniso, possiamo insieme rivivere la forza plasmatrice di questo grande dio greco, che è mito e simbolo capace di offrirci un ampliamento di coscienza sulle nostre più remote e dimenticate esperienze.

 

  Il mio limitato tentativo, ovviamente, avviene nell’ambito del laboratorio che più ci è caro: l’astrologia. E più precisamente, nello zodiaco.

   E’ stato agevole sino ad oggi determinare le attribuzioni mito-simboliche ai pianeti per individuare successivamente le equivalenze psicologiche, pur considerando che le attribuzioni non vanno assunte in assoluto e date una volta per tutte, ma necessitano di continue integrazioni e ampliamenti immaginali.

   Maggiori difficoltà si incontrano quando vogliamo reperire analogie mitiche con i segni zodiacali, tanto vasta ci appare la gamma espressiva di ciascun segno. Agevole, dicevo, il lavoro analogico riguardo ai pianeti perché essi corrispondono, di fatto, con i loro nomi, ai nomi e qualità degli dèi greci e agli equivalenti dell’area mediorientale e mediterranea. Ma per certe deità - nel nostro caso, Dioniso - non c’è pianeta che possa accogliere tutte le caratteristiche della psiche dionisiaca. Da tempo mi domandavo dove...«sistemare» il grande Dionysos. Se non altro, mi ponevo la domanda: dove vibra, astrologicamente, la presenza di Dioniso? Dov’è la dimensione dionisiaca nella mitologia astrologica, dal momento che nessun pianeta o segno è «disponibile» per assumere filologicamente questa complessa figurazione della psiche ellenica?

   La lettura delle fonti filologiche ed etnologiche - da Rohde sino a W. F. Otto (e da quest’ultimo ho tratto molte citazioni che ho virgolettate, nel testo) - mi hanno posto in una condizione emozionale tale, da creare alcune felici connessioni archetipiche che penso possano qui costituire un abbozzo di risposta.

   Lascio da parte ogni illustrazione del culto di Dioniso - qui non pertinente e del resto argomento vastissimo - per soffermarmi invece sulla descrizione contenutistica del dionisismo come realtà psichica o funzione; e di Dioniso stesso come valenza mitopoietica zodiacale.

   Dioniso, il dio che rivelò ai greci un senso grandioso della profonda ebbrezza, ha in sé la più alta manifestazione della natura divina che offre alla psiche greca la conoscenza del vero.

   Ma chi è questo dio che pure non dimorava sull’Olimpo? Non solo è colui che dona agli uomini la vite e il vino, ma è il dio della frenesia e del furore, «la cui presenza afferra totalmente gli uomini, li eccita al delirio e perfino alla sete di sangue. Era il compagno, l’intimo degli spiriti dei morti...maestro delle più misteriose liturgie...Dioniso era anche il dio dell’ebbrezza soave e del più estatico amore, ma era altresì il sofferente, il perseguitato, il morente...».

Dioniso, dio dell’estasi e del terrore, della selvaggia frenesia e della più dolce catarsi; dio del soave vino, della vegetazione e della morte e della danza. Portatore di gioie e brame, egli non risparmia ai seguaci anche sofferenza e morte. Enigmatico dio «spirito della contraddizione e della duplice natura», Dioniso si «insedia potentemente nella presenza, ma al tempo stesso si sottrae in una lontananza indicibile. Ci scuote con una vicinanza che è al tempo stesso un ritrarsi: i misteri ultimi dell’essere e del non-essere fissano l'uomo con occhi smisurati».

 

Dioniso nella triplicità acquea

 

   Un primo dato fondamentale mi fa riferire Dioniso ai segni di Acqua e da tale attribuzione credo non sia possibile allontanarsi se seguiamo la comparazione analogica. Dioniso e il dionisiaco è nella triplicità Cancro - Scorpione - Pesci. La fonte più aggiornata conferma la tesi di F. W. Otto: Dioniso emerge dal mare e il suo culto penetra in Grecia attraverso il mare Egeo.

   Il suo culto ha origine in Tracia e da lì si estenderà sino a Delo, Delfi, Tebe sino a concludersi nella tomba del Parnaso. Il dio ha dunque una connotazione nettuniana e pescina. H. J. Gouchon, alla voce astrologica «mare», cita la ricognizione nella triplicità d’Acqua. Che Dioniso provenga dall’elemento acqua e vi ritorni sprofondato quand’è in pericolo; che abbia la sua dimora negli abissi marini, lo testimoniano i culti e miti locali.

   Gli Argivi invocavano col suono di trombe l’emersione del dio dalle acque del lago di Lerna. Dinanzi alle minacce, Dioniso cercava scampo nel mare, come nel caso della persecuzione di Perseo. A Lesbo, si riteneva di possedere un’immagine del dio pescata dal mare. E «viaggiando per mare, Dioniso veniva a primavera a celebrare nelle città jonie la sua epifania». A Pagasai era onorato come dio del mare.

   Fissiamo dunque l’immagine del dio bacchico nell’elemento acqueo; vedremo poi come gli corrisponda anche lo psichismo esaltato di Nettuno sia nell’accezione della frenesia eccitatoria, sia nella alienatio mentis espressa nel culto dionisiaco.

   Entro ora più in particolare nella attribuzione analogica. Dioniso si esprime in primo luogo nell’acqua del Cancro: sia perché elemento del dio è l’umidità, sia per l’aspetto di fecondazione, gestazione e nascita. L’acqua del Cancro, in senso mitologico, è l’elemento in cui hanno sede gli arcani primigeni di tutte le cose viventi. L’umidità boschiva, fluviale e lacustre è l’essenza riposta della natura dionisiaca. Dice F. Otto: «Nell’umido Dioniso si trova nel suo elemento: questo, come lui, tradisce una duplice natura: una chiara, animatrice, ilare, l’altra cupa, ostile, pericolosa... Anche nella facoltà di trasformarsi, Dioniso somiglia alle figure dell’acqua mossa, a Proteo, a Teti e a tutte le altre...».

   I segni della triplicità d’Acqua sono femminili e ancora Otto dice: «Non dobbiamo dimenticare che il mondo dionisiaco è anzitutto un mondo femminile: sono donne quelle che destano e allevano Dioniso, che lo accompagnano...sono donne che attendono a lui e che per prime sono ghermite dalla sua follia...e molto più importante dell’unione sessuale è la funzione del partorire e dell’allattare. La terribile commozione del parto, quell’elemento selvaggio che è inerente alle forme originarie della maternità...e che può irrompere in modo pauroso: è questo che ci mostra la più intima essenza della frenesia dionisiaca, il sommuovere quelle fondamenta della vita ove aleggia la morte. Poiché un tale sommovimento aderisce alle voragini più profonde e ivi si manifesta, ogni impeto vitale del delirio dionisiaco è eccitato e pronto a trascendere oltre i limiti dell’estasi in pericolosa furia selvaggia. Lo stato dionisiaco è un fenomeno originario della vita, cui deve aver parte anche l’uomo nelle ore di nascita a cui dà luogo la sua natura creatrice».

   In queste parole c’è tutta la suggestione del Cancro, della lunarità e la violenta prorompenza della vita. Ricordiamo per un momento la Villa dei Misteri pompeiana: lì è ben rappresentato il valore acqueo e ctonio dionisiaco; nei colori, nell’atmosfera del luogo ritroviamo i segni simbolizzanti che già preludono allo Scorpione: il trapasso dal caos primevo alla forma ordinata.

   Semele, donna mortale, secondo il mito madre di Dioniso, viene fecondata da Zeus e muore da lui fulminata dopo l’amplesso. Zeus stesso gestisce il figlio e lo partorisce. Il «nato due volte» è circondato poi simbolicamente da figure materne-lunari: Ino, le Ninfe e altre figure. Tutto, nell'infanzia del dio, si muove fra acqua e donne: madri, sorelle, nutrici e baccanti.

   Immaginiamo l’energia archetipica che sostiene l’evento del partorire, l’emergere della vita con le tremende modificazioni che si accompagnano e come questa vita viene scagliata nel cerchio karmico.

   Dal Cancro allo Scorpione ai Pesci, il fragore altisonante che segna l’avvento di Dioniso, come grido della donna che partorisce, si converte infine nel silenzio morale acqueo del trans-umano.

   Dall’eccitazione canceriana all’abbattimento pescino: «Il mondo consueto, in cui gli uomini vivono con tanto agio e sicurezza non è più! Lo strepito dell’avvento dionisiaco lo ha spazzato via: tutto è mutato... il mondo primigenio è riemerso, le profondità dell’essere si sono aperte, le forme originarie di tutto ciò che è suscettibile di creare e distruggere, con le loro brame infinite, con l’infinito orrore sono salite alla superficie ed hanno mandato in frantumi l’aspetto del mondo abituale, innocuo e bene ordinato: esse non recano né sogni né inganno: recano la verità... la forma del manifestarsi di questa verità, salutata con grida di giubilo, è il frenetico flusso di vita che su tutto sovrasta, e che scaturisce dalla profondità delle Madri...».

  Segno d’acqua il Cancro, ma è pur sempre il segno del grande inizio dell’estate e simbolo della vite che getta i frutti e il rigoglio del vivente rivela la ricchezza del seme gettato nel tempo anteriore, umido e notturno.

  La vite e il vino si annunciano nel Cancro: e sono questi i doni meravigliosi di Dioniso all’umanità. La musica, la danza e la mantica derivano anch’esse dalla frenesia dionisiaca, ma la pianta sacra che desta la prodigiosa ebbrezza, è la vite. Dioniso-Sileno, col nettare che accende i sensi e infiamma i cervelli, ha la virtù di innalzare la creatura umana fino alla divinità. Nell’epifania del dio tracio il vino sgorgava ovunque, anche dalla roccia, e inebriava gli adepti. Qui ci sono parallelismi simbolici fra vino e seme umano; fra vino e sangue e, forse, vino e mestruo. Eschilo cita il vino come prodotto dalla «madre selvaggia» ed è l’ardente beveraggio della «nera madre». Sarà poi anche vino come fuoco e fiamma che riconduce tutto a Zeus.

  Tutto il mistero del dio selvaggio e soave si dischiude nel tempo del Cancro con la vite in crescita e si conclude nello Scorpione, cioè nella fermentazione del mosto. L’ebbrezza frenetica, l’allucinata pazzia dionisiaca, è in verità sublimazione e acquisto d’una energia panica simile a quella prodotta dall’assunzione di una droga pesante. Così il vino dionisiaco ha una simbolica precisa in Nettuno, il pianeta delle bevande inebrianti!

  E’ noto che le Menadi (o Baccanti) si stordivano col vino e scatenavano la propria selvaggia e crudele sensualità, fra cembali, flauti, trombe e agitar di tirsi. La vite dona una conoscenza altra: «dal momento in cui la fede in Dioniso divenne cosa viva, i fedeli poterono apprendere dal vino chi il dio fosse: perché gioia e dolore, e tutti gli opposti che sono in Dioniso sono racchiusi nell’eccitazione profonda con cui il vino assale gli animi».

  Tutta la letteratura tardo-ellenica esalta le delizie del vino come un nettare che lenisce i dolori umani, calma «le lacrime dei mortali» sollevando l’uomo al di sopra degli affanni. E’ facile vedere qui l’analogia con gli analgesici e i sedativi chimici... tipica valenza del dodicesimo segno zodiacale!

   Il vino come anestetico dei dolori esistenziali - «c’è nel vino qualcosa dello spirito di ciò che non ha confini, e che riporta l’elemento primigenio nel mondo; è quindi doppiamente significativo se nel mondo trasfigurato, davanti agli occhi delle danzatrici rapite dalla presenza di Dioniso... sgorgano dal suolo non soltanto latte e miele, ma anche fiumi di vino. Esse sono state rapite a tal segno che la loro maternità non conosce limiti... esse infatti sono madri e nutrici che sciamano nelle foreste intorno al dio e lo accompagnano...». La Menade procede - nelle sue metamorfosi simboliche – dall’aspetto materno cancerino, a quello di partner sessuale scorpionico orgiastico-sadico, sino all'aspetto sacrificale espiativo pescino.

 

Il dio degli opposti

 

   Ma Dioniso non è soltanto il dio dell’ebbrezza etilica, della danza visibile, che scende notte tempo dalle colline, attorniato dalle sue baccanti furenti, in un travolgente fragore di grida, suoni e orgiasmi, tra fiaccole e danze furibonde. Egli è anche il dio del silenzio mortale, dell’immobilità assoluta; reca gli opposti, come dinamiche e tensioni polari nel senso junghiano dei termini, che noi ben riconosciamo nello psichismo dei geroglifi del Cancro e dei Pesci. E’ dunque un simbolo dell’irruzione spirituale: «Improvvisamente un elemento smisurato irrompe nella vita, col terrore che è allo stesso tempo estasi, con un’eccitazione che confina con la paralisi, col sopraffare tutte le normali e consuete impressioni dei sensi...; lo spirito selvaggio d’un ente smisurato, che si fa beffe di ogni ordinamento e d’ogni disciplina si mostra subito fin dalla manifestazione che accompagna l’avvicinarsi del dio, imminente, presente. Questo è il fragore, col suo eguale e contrario, la pace mortale...».

   Queste parole indicano il passaggio dal piano lunare a quello nettuniano attraverso l’enigma plutoniano. Dalla parola-gesto, all’annichilimento-delirio. Ma ancora, scrive Otto: «Lo splendore del dio, a cui sono accessibili tutti i tesori del mondo, viene improvvisamente adombrato da oscurità profonde; dietro alla realtà incantata ne affiora un’altra, che fa rabbrividire, e che travolge... in una frenesia che non è più beatificante ma sinistra... Così fa il suo ingresso la morte nella cerchia di quel dio che era lodato come ricco di gioia; entriamo addirittura nel regno della morte».

   Il passaggio dall’eros-nascita al tanathos-morte, identifica a mio parere, con impressionante esattezza documentale, Dioniso al segno dello Scorpione. Ciò che era gioia, sensualità, carne, musica ed ebbrezza, si muta, secondo lo psichismo dell’ottavo segno, nel terrore, nel dolore, nella ferocia che distrugge il corpo delle Baccanti e nel fiottare del sangue, nel sacrificio stesso del dio. Io credo che non esista mistero più toccante di quello che avvolge il mito di Dioniso e il suo violento, amoroso culto; e soltanto nel dionisismo troviamo un senso recondito di straordinaria potenza che ci fa intuire cosa si cela nel tragitto da Cancro a Scorpione!

  Dapprima un Dioniso ebbro, carnale e sfrenato, poi lo stesso dio ricompare nel silenzio della morte: egli «è un dio sofferente e morente: il terrore ha preteso il dio stesso come olocausto».

  Con Jung noi ci spieghiamo tale capovolgimento nel senso della enantiodromìa, ma esso segna anche il passaggio evolutivo al piano metafisico.

  Dio del mondo infero dunque: dal vino all’Ade. Se le feste di primavera dionisiache erano le Antesterie, ora le feste Agrionie celebrano eventi funebri. Se là si mesceva vino fra le Menadi estatiche, qui il sacerdote dei riti coribantici le colpisce con la spada, le disperde o le uccide. In tali feste mortuarie Dioniso stesso si precipita in mare o viene dilaniato dai nemici. A Delfi c’è la sua tomba, come a Argo sono sepolte le sue «donne marine». Colui che impavido era il «cacciatore», ora è il braccio. C’è una sottile analogia con tutta la vicenda delle Streghe e forse il sostrato è similare!

  La frenesia di distruzione scorpionica irrompe al pari - e contraria – dell’estasi stupefacente e affettuosa cancerina. Questa è la natura del dio: soffre egli stesso gli atti che compie!

  La natura dà e toglie la vita. Quel che in Cancro nasce, nello Scorpione viene tolto o trasmutato. Analogie, se vogliamo, anche con Lilith come ribaltamento della Luna: il dio del duplice aspetto si riconferma e tralascio qui di citare tutte le interessantissime metamorfosi teriomorfe che Dioniso assume nella sua vicenda.

  Nel mondo infero il dio esalta aspetti notturni del femminile negativo: le Erinni, pazze di furore, ma impietrite e mute, pare fossero trasposizioni delle stesse Baccanti. Una descrizione ce ne offre l’idea: «...gli occhi della donna guardano selvaggiamente: intorno ai capelli fluttuanti al vento si attorce un serpente che le si erge sulla fronte sibilando... La donna muta è in preda ad un moto veemente, col capo ributtato da una parte...». E ancora: «La Baccante disprezza il Sileno che l’afferra lascivamente; l’immagine di Dioniso, che essa ama, si erge viva davanti all’anima sua anche se sia lontana, perché gli sguardi della Baccante fluttuano sull’etere e son colmi dello spirito d’amore» (Filostrato).

  Così Dioniso scende nell’Ade e sappiamo che dimora nella casa di Persefone nel tempo in cui egli deve andare alla ricerca della madre Semele che vaga nelle eterne tenebre del Tartaro, per ricondurla alla vita solare.

Egli è perciò chiamato il notturno sia da Pausania che da Plutarco e Ovidio. E tanto Rohde quanto Otto affermano la parentela di Dioniso con i prìncipi del regno dei Morti citando Eraclito: «...ma identici sono Ade e Dioniso, per il quale delirano e celebrano le Lenee».

   Il violento simbolismo fallico dionisiaco, che trasforma ciò che fa morire al visibile per renderlo visibile nella più alta sfera, è tipico di Scorpione, quando F.Otto parla di Dioniso sembra che descriva i caratteri dell'ottavo segno zodiacale: «...Ci troviamo di fronte ad un enigma del cosmo, davanti al mistero della vita che torna a partorire se stessa: l’amore che si affretta incontro al miracolo della generazione è toccato dal delirio, e così anche lo spirito, quando è agitato dall’eccitazione creatrice... Chi genera qualcosa di vivo deve immergersi in quelle profondità primigenie ove hanno dimora le forze della vita, ha sede la morte...; l’uomo è scagliato fuori da tutto ciò che è stabile e sicuro, da tutti i rifugi del sentimento e del pensiero, verso la tempesta primigenia dell’eterno mutamento e del nuovo divenire, d’una vita avvinghiata e inebriata dalla morte...».

 

Il dio resuscitato

 

   Immagini ctonie ci sono offerte in abbondanza dalla mitologia dionisiaca.

   Come si è detto, il dio amava l’elemento umido ed è nell’umidore dei recessi ombrosi che lo ospitano - boschi, caverne, fiumi e laghi - che si fa presente il simbolo tipico che si oppone alla calura estiva: l’edera; proprio l’hedera helix tipica di Grecia, che ama l’acqua, il fresco dell’ombra e poca luminosità. La pianta altrettanto sacra a Dioniso: di questa egli si adorna il capo e a noi non può non ricordare i luoghi austeri. Il tralcio di edera su una colonna spezzata è allegoria di morte. L’edera si assimila ai cipressi cimiteriali ed è rigogliosa nei mesi che vanno dallo Scorpione ai Pesci. Nel mito, l’edera è opposta alla vita: la sua fioritura è in strano contrasto con quello della vite: «l’edera fiorisce in autunno, quando nelle vigne si vendemmia, e porta i frutti a primavera; tra la sua fioritura e la stagione dei frutti ricorre l’epoca della epifania invernale di Dioniso».

   L’edera è dunque pianta scorpionica, da Plutarco paragonata al serpente per la freddezza di natura e lo strisciare sul terreno o sui rami e l’avvilupparsi. La sterilità e i primi germogli abortiti fanno dell’edera un simbolo della notte e della morte; è velenosa: Roscher, nelle sue ricerche, le attribuiva, presso i Greci, un potere narcotico. Pare che le Menadi masticassero foglie di edera ed eran subito prese dal delirio dionisiaco.

  Secondo Filoiao, Dioniso ha la natura doppia calda e umida. Tale definizione ci darebbe la tipologia elementare di un dio bilioso-sanguigno-linfatico; perfettamente corrispondente alle descrizioni che dei tipi fa Barbault.

   Oltre alla fredda edera, Dioniso predilige il mirto: secondo Aristofane, sarebbe la pianta corrispondente al Dioniso infero, in quanto il dio avrebbe lasciato un tralcio di mirto nel luogo ove la madre Semele dimorò in morte.

   Signore dell’Ade, avvicinato a Persefone, Ecate e le Moire, Dioniso riceve un culto mortuario diffuso in tutta la Grecia: un rito conosciuto era quello del sacrificio di un capretto che veniva gettato nelle acque di un lago in onore del Signore delle Porte: analogia mitica con Ade e il Guardiano della soglia, centrato nell'ottavo segno zodiacale.

   Ma Dioniso è anche un dio della resurrezione. Egli si risveglia, rinasce, torna fra i viventi. E’ sorprendente che la sua rinascita - secondo Norden e Otto - avvenga probabilmente l’otto novembre! Siamo esattamente sul 15° grado dello Scorpione: allora la trasmutazione è consumata e non ritengo casuale che Dioniso torni a palesarsi ai vivi nelle sembianze di un toro: splendido riferimento al secondo segno zodiacale, in opposizione, dove appunto ricomincia un ciclo! D’altra parte, se ci atteniamo ad altre fonti, la resurrezione del dio viene celebrata – nell’area jonico-egea - esattamente nel periodo dei Pesci.

   Dioniso torna come eroe. I suoi mutamenti sono complessi, dall’infanzia sino all’estinzione del culto; c’è il Dioniso-Liknits (fanciullo), il Dioniso-Zagreus (il cacciatore), il Dioniso-Cronio (il dio ucciso, infero), il Dioniso-Triumphator (l’eroe).

Il risorto viene invocato dalle Menadi: «Vieni, heros, vieni!».

   Questa è l’invocazione verso l’Ade. Chiamano Dioniso con le trombe: «Misterioso è l’avvicinarsi del dio nel mondo in cui lo celebrano le città joniche all’inizio di primavera; lo scomparso giungeva dal mare... Il dio ha veleggiato silenzioso sullo specchio marino e al suo ingresso ecco la natura animarsi di nuova vita». Colui che non era più, è di nuovo. Mutabile, insituabile. Dato per scomparso, Dioniso è venuto in nuova luce: viene dalle acque egee proprio fra la Tracia, Delo, Lerna.

   Nella interessante ricerca di Jean Richer, non è difficile oggi reperire zodiacalmente gli itinerari culturali di Dioniso, il cui mitologema è infine associato a quello del dio Apollo, che gli è opposto e complementare nel pensiero greco.

La rinascita di Dioniso pare seguire il simbolismo dei Pesci proprio come astrologicamente lo indica Barbault: «...un mondo impreciso senza forme definite e senza frontiere ben delineate... Rappresenta l’Acqua Mutabile... diluvio purificatore che scioglie i legami e fa scomparire le forze di coesione... i Pesci appaiono globali, illimitati, infiniti, virtuali, latenti, inafferrabili...dove l’irrazionalità e il surreale regnano indivisi».

   Segno musicale, Pesci, accoglie Dioniso che trova nel ritmo frenetico dei tamburi, cembali e flauti, l’espressione della danza.

   Un musico risveglia il dio col suono di un organo ad acqua e il dio suscita il canto nel cerchio dei suoi adoratori.

   Pesci è il segno ultimo dove l’essere si scioglie, trapassa nel karma eterno dopo il compimento terreno. Dioniso è detto anche «colui che scioglie». Danza e musica sciolgono i lacci che trattengono il corpo legato al peso. Sarà Nietzsche a esaltare nel dionisismo e nella musica di R. Wagner l’arco tragico e sublime dell’ebbrezza creativa: tutta la valenza mistica e religiosa dei Pesci, tutta la gamma di prove cui è sottoposto l’esistente, si dissolvono nelle acque ultime per entrare nella sfera del trans-finito peculiare del dodicesimo segno. Dice Nietzsche: «L’estasi dello stato dionisiaco con il suo annientamento delle barriere e dei limiti abituali dell’esistenza contiene, mentre dura, un elemento letargico, in cui s’immerge tutto ciò che è stato vissuto nel passato. Così, per questo abisso di oblio, il mondo della realtà quotidiana e quello della realtà dionisiaca si separano... una disposizione ascetica, negatrice della volontà, è il frutto di quegli stati».

   Questo passo illustra il dionisismo nella posizione scorpionica, che è appunto letargica. Sempre Nietzsche illustra il passaggio alla fase Pesci, con queste frasi che mi sembrano analogiche in modo sorprendente: «Ora non c’è consolazione che giovi, l’anelito si rivolge al di là di un mondo, dopo la morte, al di là degli stessi dèi, viene negata l’esistenza con il suo splendido riverbero negli dèi o in un al di là immortale. Nella consapevolezza di una verità ormai contemplata, l’uomo vede ora dappertutto soltanto l’assurdità dell’essere... ora conosce la saggezza del dio silvestre Sileno: prova disgusto».

   Nella mitologia di Dioniso preminente è lo stato di esaltazione psichica e nervosa che pervade le Menadi: si parla di estasi, di stupore isterico, di ebbrezza. Varie fonti ritengono che il vino fosse causa dei furori orgiastici. Invece Rohde, Kérenyi e Otto, con ragione, sostengono che gli stati ipnoidi, di delirante furia psico-fisica e di frenesia, fossero costitutivi della vera mania greca: la divina follia, la pazzia sacra agii dèi: «Alla allucinazione s’accompagna una condizione dei sensi, per cui il dolore stesso è godimento... Ogni cosa ci fa vedere una forte eccitazione di tutto l’essere, in cui pareva non esistessero più le condizioni della vita normale... l’anima di questi ossessi non era in essi ma che era uscita dal loro corpo». Questa è l’estasi per i Greci, raggiunta nelle riunioni di adepti, durante le danze sfrenate e il frastuono degli strumenti musicali. E’ considerata una pazzia passeggera: l’estasi, la follia transitoria, nel rito dionisiaco «non è un incerto errare dell’anima nei domini della vana illusione: è invece una mania religiosa, una santa pazzia in cui l’anima, fuggita dal corpo, si unisce con la divinità. Ora essa è dentro il dio, nell’entusiasmo; chi n’è preso, vive ed è nel dio, chiuso ancora nell’io finito, sente e gode la pienezza di una vita infinita». Qui Rohde non poteva darci parole più belle per definire il dionisiaco nei Pesci!

   Nella nostra cultura siamo troppo propensi e lesti nel citare la patologia, la psichiatria e la tossicodipendenza quando affrontiamo certi attributi di Nettuno-Pesci. Ma i Greci, i Coribanti dionisiaci, le Baccanti euripidee, i Sileni bacchici e tutti i soavi discepoli del dio silvestre, ci hanno lasciato ben altro patrimonio di significati della loro follia, del loro orgiastico etilismo, del loro delirare allucinatorio: nel teatro, nell'epos, nell’arte ellenica! Si, nell’alone trasognato nettuniano e pescino fra umide forre e viluppi di edera, il dio scatena la pazzia, stravolge i sensi col nettare rosso, conduce gli uomini in una dimensione altra. Proprio Dioniso soffre ciò che fa soffrire ad altri; conosce la vita ebbra e la morte crudele. Tutto questo è simbolo dell’Uno nei Molti, dell’Io-Tu. Egli vive in sé tutta la realtà della natura umana eccelsa e animale. Un dio di colpa e assoluzione, soave e tremendo, feroce e dolcissimo. Non è forse nei Pesci il suo ultimo regno e tormento che lo isolano dalla coscienza greca? Boris Pàque traccia secondo me, descrivendo i Pesci, un profilo azzeccato del tipo dionisiaco: «Insaziabile, segnato penosamente dal gusto del martire. Tra i complessi più frequenti troviamo il complesso di colpa che spinge chi ne è affetto a sacrificarsi, a punirsi, a soffrire, a privarsi e mortificarsi, a caricarsi di pesi e pagare per gli altri».

   Anche Otto scrive: «Perciò il dio reca con sé tutto il suo fato. Dalla nascita prematura, dalle sue origini, lo perseguitano sofferenze e miserie, le vittorie sono volte in sconfitte e dalle sublimità raggianti un dio precipitato negli orrori del trapasso».

   Se Nettuno astrologicamente indica le droghe, i veleni, le bevande eccitanti; se la Luna indica eccessi di fantasia e ipersensibilità psichica, fantasie e dissoluzione della personalità, allora tutto questo, unito alla potenza mitologemica di Plutone, ci autorizza a ritrovare nello zodiaco tutti i caratteri di Dioniso e del suo seguito, con i riti che lo distinguono. E più esattamente nella triplicità d’Acqua. Lo sdoppiamento psichico è tipica esperienza nettuniana, l’illusione di vivere in altra persona; di vedere fuori di sé ciò che interiormente si pensa o si immagina; l’attitudine alle percezioni extrasensoriali e le qualità mantiche: tutto è nettuniano. Ma più spiccato fenomeno di qualità pescina è il Coribantismo, cioè quella specie di pazzia passeggera di cui ho già detto - fosse il vino, o l’haschisch o la musica a provocarla - che esplodeva nei riti di culto.

   Coribanti erano gli invasati, i presi dal dio; diversi da tutti. Ed è nettuniano il fenomeno di contagio e di epidemia: Rohde definisce appunto fenomeno epidemico l’eccitazione bacchica che dilagò in Grecia, causando la morbosa disposizione a improvvisi turbamenti delle facoltà percettibili e sensoriali. E avvenivano purificazioni spirituali e guarigioni fisiche: l’anima trascinata dapprima nell’eccitazione delirante era poi dal dio restituita alla pace di un grado più alto. Dunque anche ars medica!

   Per estensione, seguendo sempre le connessioni analogiche e simboliche, sento una forte affinità tra la grandiosa esperienza dionisiaca e l’elemento umido-acqua, se mi lascio prendere dalle stupende immagini di Eraclito: «Morte dell’anima è diventare acqua» e ancora: «Morte dell’anima è diventare acqua, morte dell’acqua è diventar terra. Ma dalla terra nasce l'acqua e dall'acqua l’anima».

   Nel procedere in giù dell’anima eppoi in su, nella concezione eraclitea, ritrovo il movimento dionisiaco - visibile e celato, infero e olimpico, acqueo e terreno - che si rispecchia nel movimento occulto dei tre segni Cancro - Scorpione - Pesci.

   Il grande dio che feconda, anche rapisce la vita per trasmutarla e consegnarla all’eone ultimo zodiacale.

   Dioniso, infine, nell’esperienza tardo-ellenica, si congiungerà, come ho accennato, al dio Apollo, suo opposto. La coppia dei contrari che fu il segreto della grandezza artistica dei Greci e la spirituale potenza del loro teatro tragico e della filosofia, supera la contrapposizione dinamica nella realtà degli dèi e dell’arte. Il due si fa uno, così come dobbiamo riuscire a vedere l’unità dell’essere Dioniso nella triplicità elementale. Perché tutto ritorna all’unità. Se Apollo fu il sogno e l’armonia della scultura, Dioniso fu l’ebbrezza dell’istinto e la musica. L’anima del Greco fuse insieme i due divini. La funzione trascendente fu l’arte greca.

   A Delfi, nel tempio sacro, Dioniso e Apollo dormono uniti perché così li volle la coscienza greca. Nietzsche, che tanto amò Dioniso fino a identificarsi drammaticamente al suo archetipo zarathustriano, più di altri comprese la bellezza e la profondità della concezione dionisiaca e di essa ci lasciò queste parole: «...il dionisiaco è un impulso verso l’unità, un dilagare al di fuori della persona, della vita quotidiana, della società, della realtà, come abisso dell’oblio, come traboccare appassionato-doloroso in stati d’animo più oscuri, più pieni, più fluttuanti; un’estatica accettazione del carattere totale della vita, come l’uguale in ogni mutamento, l’ugualmente potente, l’ugualmente beato; la grande e panteistica partecipazione alla gioia e al dolore, che approva e santifica anche le qualità più terribili e problematiche della vita, attingendo dall’eterna volontà di generazione, fecondazione, di eternità: come sentimento unitario della necessità di creare e distruggere...».

 

 

NOTA BIBLIOGRAFICA

 

W. F. Otto, Dioniso - Ed. II Melangolo, Genova 1990.

E. Rohde, Psiche - 2° vol. Ed. Laterza, Bari 1989.

F. Nietzsche, La nascita della tragedia - Ed. Adelphi, Milano 1988.

J. Richer, Geografia sacra del mondo greco - Ed. Rusconi, Milano 1989.

K. Kérenyi, Gli dei e gli eroi di Grecia - Ed. Garzanti Milano 1987.

Euripide, Teatro greco, Le Baccanti - Ed. Sansoni, Firenze 1965.

B. Paque, Traité d'astrologie médicale- Ed. F. Artois Tourcoing 1969,

F. W. Schelhng, Filosofia della Mitologia - Ed. Mursia. Milano 1990.

F. Wilasnowitz, Der Glaube dei Helienen - Ed. Weidmann, Lcipzing 1932.

U. Pestalozza, Religione mediterranea - Ed, Cisalpina, Milano 1971.

R. Graves, I miti greci - Ed. Longanesi, Milano 1977.

 


LA N° 73 (1988) Roberto Sicuteri

 

 

ASTROLOGIA E PSICOLOGIA: DUE VIE CHE POSSONO CONFLUIRE I UN'UNICA ESPERIENZA

L'incontro fra Astrologia e Psicologia è storicamente abbastanza recente se poniamo nella classificazione della cultura contemporanea: si può dire che es data, nel nostro paese, da circa tre decenni e da dieci anni almeno sembra] esperienze decise a confluire in una sola esperienza, in un solo percorso dent la realtà dell'uomo globale.

Sino a quel periodo ormai lontano, l'Astrologia aveva uno statuto generico e ai biguo; le sue definizioni venivano collocate in un arco quanto mai arbitrario: I'. strologia è arte, è scienza, è superstizione, è pratica divinatoria. In tal modo ve: va a costituirsi come un sapere insituabile nell'ordine del pensiero scientifico dunque emarginato nel campo dell'empirismo irrazionale, bestia nera dell'inqui zione illuminista. La Psicologia, di pari passo, almeno fino agli anni Sessan era la Psicologia Scientifica o Sperimentale, la grande complice delle seduzic cartesiane e della tecnocrazia industriale: quella, per intenderci, definita scier del comportamento umano, i cui presupposti teorici erano centrati esclusivamei sulla fenomenologia organicista del comportamento. Se l'Astrologia non era i gna d'essere considerata esperienza culturale epistemologica, la Psicologia non i teva neppure spaziare un po' oltre l'angusto perimetro fisico-clinico-statistico.

in questo scorcio di secolo abbiamo assistito al progressivo declino della Psico gia Scientifica e all'espansione,, invece, della Psicoanalisi e della Psicologia Ani tica. Con Freud e Jung la Psicologia ha abbandonato l'esperienza di laborato per imboccare il sentiero che ha condotto alla scoperta delle strutture profoi della Psiche e a formulare vaste teorizzazioni che indagano l'uomo nella sua cc plessità esistenziale. Dunque una Psicologia profonda, che vede l'individuo suo contesto personale e collettivo igtessuto di dati filosofici, fisici, antropolc

artistici, religiosi, mitologici, fclklorici ecc. Una Psicologia che proclama 1' possibilità di determinare e circoscrivere la psiche in quanto realtà soggettiva r misurabile.


Casella di testo: / f22

La Psicologia Analitica di Jung in particolare, è uno strumento conoscitivo della realtà umana, che si avvale di una specifica attività creativa della psiche - intesa anche come Anima o anche Energia Vitale - sollecitata attraverso esperienze emo­zionali che si rilevano mediante il Lavoro Simbolico. A questa Psicologia si af­fianca la Psicologia Archetipica o Immaginale di James Hillman, che sviluppa e dilata la ricerca junghiana nelle remote e suggestive regioni della psiche ance-strale collettiva. Dunque una Psicologia, quella odierna, che centra l'individuo in una versione del mondo intesa come un continuum fra psiche interiore e co­scienza razionale, fra la esperienza soggettiva e la rappresentazione dell'ambiente. Che lo pone in grado di avviluppare le proprie potenzialità in una dialettica che Io commisura al mondo transpersonale.

Ora, se noi andiamo a rileggere con attenzione e diverso spirito alcune definizioni dell'Astrologia espresse dall'epoca classica a ieri, ci sarà facile capire che questa meravigliosa esperienza umana, Sposa del Cielo, è proprio una emanazione della Psicologia del profondo prima ancora che Jung ne stimolasse la riattivazione. In origine, le definizioni volevano un'azione fisica degli astri sull'uomo, oppure pratica di divinazione.

L'Astrologia - dice Julevno - è l'arte che insegna i mezzi per predire il futuro. Tolomeo la considera dottrina delle predizione. Mattilio la espone come una vera e propria influenza concertata del Cielo. C'era poco di psicologico dunque, in tutto questo.

Nel tempo più vicino a noi, ecco che vengono formulate definizioni di questo genere: l'Astrologia è la scienza delle corrispondenze universali, dice Caslant. Per Choisnard pure è la scienza delle corrispondenze fra astri e uomini. Ancora: l'A-strologia è la relazione fra cosmo e mondo umano mediata dal sistema astrale considerato come entità fisica.

Vedete come tnano a mano l'Astrologia perde la valenza fisica e divinatoria per accogliere significati più psicologici. Si ha infatti una definizione nuova: l'Astro­logia osserva le influenze degli astri sui viventi e ne descrive il comportamento. Altra definizione: l'Astrologia si inserisce in una particolare visione del mondo e indaga sul modo di vivere. Un altro autore afferma che essa riconosce le com­ponenti essenziali della individualità. Si giunge infine alle definizioni più recenti: l'Astrologia interpreta le componenti psichiche entro i limiti delle strutture gene­riche. L'Astrologia ricerca le corrispondenze tra posizioni astrali e le caratteristi-che morfologiche, psicologiche e di destino dell'individuo. Ne cito un'ultima,


Casella di testo: 20definizione che sarebbe piaciuta molto a Jung: l'Astrologia spinge le sue inves gazioni nel lontano, si sforza di scoprire ciò che non si vede, ciò che è occult Essa ricerca e constata l'esistenza di regolazioni tra posizioni planetarie e gli evei terrestri.

Quanto ho citato mi pare che conforti l'asserzione che l'esperienza astrologi è ritornata nel regno della psiche, si manifesta come mezzo conoscitivo psicoloi co elettivo. Così come la Psicologia Archetipica ha già affrontato la mitolog astrale e la sua funzione simbolica.

Ma la psicologia junghiana e quella archetipica come e fino a che punto ricon scono l'Astrologia? Questo, credo, deve essere il punto focale della nostra flessione.

La maggioranza degli astrologi studiosi della teoria, ha portato la ricerca addir tura nel campo psicoanalitico, ma gli psicoanalisti come si muovono di fron a questa Astrologia che io, citando Cassirer, definisco «miracolo dello spirito c enigma»? Mancano le risposte - ve lo dico subito - perché per rispondere occo conoscere bene l'Astrologia, vederla funzionare; e ciò non si dà, fra gli anali$ in genere.

Personalmente, con tutti i miei limiti, posso portarvi il mio contributo in ques direzione e darvi un'idea almeno generale di come sento la validità dell'Astrol' gia nell'esperienza psicoanalitica che è pratica dell'inconscio.

Per lasciarvi del tutto liberi di valutare oggettivamente il mio discorso e quin, non catturare con ovvie identificazioni il vostro campo di esperienza già format( premetto che sono analista di formazione junghiana e dunque aperto alle questi( ni dei linguaggi, alla mitologia, antropologia, religione e quanto è espressior della psicologia. Premetto ancora che l'Astrologia emerse in me, dal mio incoi scio, come formazione archetipica e attraverso i sogni, durante il quinto ann di analisi personale. Tutto questo dunque mi situa nella ricerca astrologica co una precisa connotazione e non presume d'essere privilegiata.

Astrologia e Psicologia, s'è detto, sono due vie che possono confluire. L'Astrolt gia ha riattivato il suo patrimonio simbolizzante e fa convergere la dimension astrale del soggetto verso una struttura mitologica di ordine endopsichico. L'orc scopo come particolare linguaggio come dice Grazia Bordoni nel suo ultim libro - implica la conoscenza della sua radice: il mito. E questo riporta alla ma! sima purezza del simbolo. È qui il punto di giunzione fra l'Astrologia e la Psicc logia analitica come identità di linguaggio.


lo ritengo l'Astrologia un grande mito dell'umanità. E il mito personale dell'a­strologo.

Cos'è il mito? è il Lavoro Simbolico dell'Individuo, è la trasposizione dell'ener­gia psichica nell'ambito della evoluzione dinamica della coscienza individuale e collettiva. Il mito è l'archétipo all'opera, senza che ci conceda possibilità di valu­tarlo o osservarlo con intento razionale.

Le recenti intuizioni ci fanno supporre che i miti originari, poi strutturatisi in racconti, posssono esere stati formati proprio per accumulo e memorizzazione di esperienze primordiali di archetipi in azione, dominanti cioè tutto il possibile campo cosciente. Un'enorme congerie di immagini, sensazioni, visioni, figurazioni occul­te transumane ecc.

Il mito si palesa col simbolo, forma di parola che non è parola né senso di segno, bensì qualcosa che si dà come vuole darsi, per significare qualcosa di assoluta-mente ulteriore oltre il senso, cioè nell'ambito del puro immaginare. Il mito - è la celebre definizione junghiana - è ciò che è creduto sempre dappertutto, da tutti, quindi colui che crede di vivere senza mito o al di fuori di esso, costituisce un'eccezione e si tratterebbe di una vita ridotta nell'espressività.

Creuzer afferma che il simbolo affiora come un raggio che giunge dalle profondi­tà dell'essere e del pensiero. In un lampo, l'idea, l'immagine, affiora dai simbolo e cattura i sensi. Questo accade in presenza del simbolo astrologico o del sogno. Il mito veste i simboli, così l'oroscopo è il vestito apparentemente razionale che avvolge i simboli astrali, così come la storia conscia raccontata, è il vestito del-l'inconscia tematica di una persona in analisi.

Se l'Astrologia è vissuta come mito.che si esprime attraverso il simbolo, dobbia­mo allora accertare che l'Astrologia può imporsi senza parola, anzi, abolisce la parola per diventare tutta potenza simbolica rivelatrice.

Ricordiamoci Bachofen quando dice: le parole fanno diventare finito l'infinito, mentre i simboli conducono dal mondo finito alla sfera dell'essere infinito. Se l'Astrologia è lingua del simbolo come lo è il sognare, allora essa è mito, documento della storia umana formulato nella lingua primordiale sempre attuale. La Psicologia Archetipica - da Hillman a Pedraza, a Grinnen e Stein - indaga sull'immaginazione e provoca l'esperienza degli archetipi, li sospinge sulla scene del conscio così da riportare l'individuo alle sue radici mito-simbolizzanti: è La. voro Simbolico per eccellenza.

Allora, l'Astrologia è immaginazione, è azione dell'immaginare, ed è un continui


ritrovare dèi, dèmoni, stelle, storie d'uomini e favole di animali divini: tutto concerto di figure primordiali contenute in quell'abisso cavo che è il firmamer visto e fantasticato dall'uomo.

Anche nella pratica analitica c'è immaginazione - e tanta! - ma essa si pali come realtà psichica oggettiva fondante, perchè tutto ciò che accade, accade n l'uomo. Ed è una realtà che riposa in se stessa, in estensione estrema; e n rimanda a null'altro che alla propria essenza.

L'analisi junghiana ruota attorno al mito personale, ai mitologemi universali; ga l'uomo alle sue radici arcaiche, gli restituisce una origine, e struttura una fit lità. In tale contesto, il mito funziona come forma che crea, e che fa emergi da se stessa un suo proprio mondo di significati.

I pianeti e le case del Tema di natività non sono allora soltanto un'attualità c reale vissuto, carpito dalla ragione in funzione logica, cioè di conferma del sc modo possibile di conoscere che abbiamo a disposizione. Pianeti, case, asp( si costituiscono in noi come un qualcosa di assolutamente precedente, che c't prima di noi. Non sono soltanto i nostri pianeti personali, ma sono potenze c vengono da lontano e ci plasmano. Duque l'oroscopo, in quanto mito, è un p cedente vero e proprio che c'impone un linguaggio altro, inconsueto, spesso osi ro per la coscienza.

E io ritengo l'Oroscopo un prodotto forte del Lavoro Simbolico a livello di mantica, di immaginazione ed energia psichica tale da poterlo costituire propi come strumento di conoscenza 'altra' e di terapia dell'anima.

È vero che chi osserva un oroscopo è ben piantato nel reale, ma il mitologer soccorre subito il valore povero del reale dandogli un di più che c'era già prir - funzione mitopoietica - un modo di comprendere, sentire che già può costitui come archetipo in azione.

Si capisce da questo che l'Astrologia è un'epifania di miti che riapre l'acces ad esperienze credute inesistenti solo perchè rimosse.

Ma anche la psicoanalisi, del pari, è questa epifania.

Orbene, affermazioni come queste possono creare ansia ma credo solo pere resistiamo, abitualmente, al linguaggio simbolico della psiche profonda. Ed è t; ansia che induce a tenersi saldi al linguaggio scientifico per cui si sevizia l'Asti logia con le statistiche in cerca affannosa di prove da laboratorio. Portare l' strologia fuori del linguaggio simbolico significa tradirne spirito e funzione psic logica.


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Del pari: se un analista leggesse un sintomo fisico funzionale come obbiettiva sofferenza fisica, patologica, tradirebbe la psiche e tutta la simbolizzazione espressa dal sintomo. Il disorientato analizzando avrebbe allora il diritto di dire: «Io non voglio il medico, io voglio che lei ascolti e comprenda quel che il corpo parla di altro, che sta altrove, in me!»

Dicono che l'Astrologia non spiega nulla? Bene, noi rispondiamo con Kerényi che mito e mitologia non vogliono spiegare nulla perché c'è soltanto da accettare qualcosa che c'è, che parla. Non da spiegare.

La mitologia, come del resto la comprensione d'un sogno, spande chiarezza, chia­rezza su ciò che è, che avviene e deve avvenire.

Pre-cede. Indica. La mitologia fonda, proprio come l'esperienza astrologica: fon-da anch'essa un modo di sperimentarsi, d'essere nel mondo. Essa non risponde alla domanda: «Perché?» bensì a questa: «da dove? da quale origine? e verso dove?».

Astri e miti non danno mai cause rilevabili oggettivamente, così come non le of­fre la psicologia dei profondo in senso terapeutico.

Danno invece degli aiuti dinamici, le archai dei greci, cioè materie prime, energie. Ripeto energie potenti che si sprigionano emozionalmente dai simboli; e dietro alla luce di queste energie, ecco prender campo gli archetipi, che dobbiamo im­maginare come i modelli più profondi del funzionamento psichico. Nella versione di Hiliman, l'archetipo è un'immagine assiomatica a cui ritornano continuamente la vita psichica e tutte le teorie su di essa. Si capisce un archetipo, badate bene, soltanto nel suo formidabile effetto possessivo ed emotivo, nel suo abbagliare la coscienza fino a renderla cieca verso la propria posizione.

L'Archetipo pensiamolo come il creatore di un universo che tiene sotto il suo controllo tutto ciò che facciamo. È paragonabile a un Dio.

Diciamo allora che l'Astrologia è edificata su un grandioso magma di archetipi, immemore, che non invecchia nè viene mai consumato; che origina sempre da se stesso. Magma, badate, con caratteri di eternità, relativa alla specie umana. Da cui, penso, l'eterno ritorno dei vivente mistero astrologico in tutte le epoche e nell'ontogenesi individuale.

E l'analista dice: anche la nostra psiche riposa su un magma di archetipi che l'enorme scudo difensivo del lavoro razionale occulta.

Certo riesce molto complessa l'osservazione astrologica congiunta a quella psico­logica analitica. Questione di tempi e modi dei linguaggi.


Questione del discorso vivente nell'accadere del rapporto analitico ove il mut, mento non è condizionato dal conscio. Questione di una ovvia impossibilità valutare tutti o i molti strati archetipici contenuti nel grafico oroscopico: nessur di noi può sondare un Tema anche solo affidandosi ad un potenziale psichi( molto sensibile, capace di leggere lo Zodiaco fuori da una interazione dei mori. soggettivi.

Questo è più probabile invece nell'esperienza analitica, perché è il rapporto, il transfert, è il dialogo prolungato nei mesi e negli anni che trasforma i di sempre in qualcosa d'altro.

Tuttavia, per entrambe le esperienze, è chiaro che occorre esigere una mitologi( genuina, voglio dire una simbolizzazione spontanea quanto più è possibile, disii teressata, che consenta l'elaborazione di contenuti affioranti spontaneamente da la psiche. Insomma, proprio un immaginare, perché l'immaginare - dice Hillma - è uno stile di vita le cui reazioni sono nel contempo riflessive, animali e imm. diate. Lasciarsi percuotere dal mito. Evitare quello che Kerényi chiamò il mii tecnicizzato, cioè una evocazione ed elaborazione di materiali mitici fatta allo scop di dimostrare o ottenere qualcosa. Un certo rischio del genere lo vediamo nel pratiche religiose secolari o anche nell'astrologia. Non si può tecnicizzare nul nella personale esperienza dell'oroscopo!

Un mito, un archetipo nasce, se nasce, si rivela dall'oroscopo; non già dev'essei applicato all'oroscopo. «1ü l'uomo che fa echeggiare il mito - dice Kerényi - il mito esprime l'uomo». E va da sé - lo dico chiaro - che per ottenere questi occorre una disposizione ricettiva-evocativa che sia proprio da visionari, come CL ment chiama coloro che cercano l'uomo al di là delle apparenze visibili al sens. e al logos.

Non devono toccarci più di tanto certi giudizi avventati su Astrologia e Psicolc gia junghiana poiché sono in genere, come ho detto, difese fobiche da ciò cl non cade sotto lo scettro della ragione.

Dell'Astrologia dicono; - Non esiste! -. Dello junghismo dicono: «Ma questa filosofia, è mistica! -. Noi rispondiamo che tali battute celano l'impossibilità accedere alla funzione mitica e simbolizzante.

Ma del resto è proprio la Psicologia Analitica, con uno dei suoi paradossi, definire la mitologia scienza di ciò che non c'è! Altrettanto paradossalmente di; mo ragione ai negatori dell'Astrologia, perché essi parlano ignorando placidamen la realtà di una omologia fra essere e conoscenza, non essere e inconscio.

 

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Rimane loro soltanto l'apparato scientifico, che non può essere l'uomo tutto. Certo che questo «ciò che non c'è» va circoscritto, in qualche modo va indagato per riconoscervi proprio l'essenza-inesistenza della natura umana. Come ho detto che è virtualmente inesauribile l'esperienza di un oroscopo, così è inesauribile l'in­dagare la psiche attraversavo la terapia. Se tutto qui è mito, origine, archai, pri­mordio e lenta evoluzione stratificata che genera simboli, non si vede come sia riducibile a categorie logiche, commensurabili e riducibili.

Sogni e pianeti sono dunque per colui che si confronta costantemente col Tema di nascita o con l'inconscio, un mundus immaginalis come lo definisce Corbin, che contiene infinite energie. Ci vuole dunque cautela e responsabilità nel trattare sogni e pianeti, proprio perché la prospettiva archetipica consente di organizzare in fasce di costellazioni psichiche una moltitudine di eventi che provengono da aree diverse della vita.

Quando diciamo: - Stanotte ho sognato.. - oppure diciamo: - lo sono un Sagitta­rio con ascendente Pesci - siamo certi che stiamo per iniziare un grande viaggio, un'avventura archetipica. Ci afferra questa sorta di energia fatta di istinto, biolo­gia e Spirito. Istinto vuoi dire Eros, bios vuoi dire vita, vivente, e Spirito vuoi dire Senso, ciò ha significato di verità. Dunque una energia capace di plasmare un evento.

Questa energia è temibile se non viene filtrata quanto più possibile e sovente la sua irruzione invasiva nel conscio è paurosa proprio per il suo carattere di forza estranea, ignota, fascinosa. Basti pensare, per rimanere nel nostro campo, a co­me può essere invasa, suggestionata una persona dalla forza viva dei pianeti in transito - specie se rappresentati come malefici! - e come possa esserne travolta emotivamente! Così per i sogni. Certi sogni o incubi decidono di un destino psi­chico proprio per la loro capacità di stravolgere ogni difesa conscia.

L'analisi terapeutica agisce intimamente come agisce la consultazione e mediazio­ne del proprio oroscopo. Jung afferma: è reale ciò che agisce. Non cerchiamo allora una spiegazione fisica della efficacia dei pianeti così come non cerchiamo spiegazioni dell'agire psichico dei sogni. È un evento reale proprio perchè psichico. Tuttavia ci sono perplessità sulle interpretazioni astrali perché talvolta alcuni pia­neti sembrano agire in un modo anziché un altro. Così è per gli aspetti. Ma an­che per i sogni accade qualcosa di simile. Ciò si deve al fatto che in ciascuno di noi esistono innumerevoli finalità e intenzioni psichiche che ignorano il con­trollo conscio. E tali percorsi psichici sono occulti, li tiene la Maya.


Mi avvio alla conclusione cercando di riassumere le analogie fra astrologia e Ps cologia dal punto di vista strutturale. 11 substrato, s'è detto, è mito-archetipico cioè complesso immaginale. Astri e sogni formano immagini e niente può esse: conosciuto nell'uomo psicologico se prima non appaiono le immagini psichich. Se il mondo - dice Jung - non assume la forma di una immagine psichica, alloi questo mondo è praticamente inesistente. Perciò l'oroscopo deve nascere da del tro come autorivelazione. Tale processo è anche per l'analisi. C'è un passaggi al linguaggio simbolico. Gli elementi mitici costituiti da archetipi si agganciane attraverso la simbolizzazione, all'Io cosciente e questo viene così messo in court nicazione col profondo. Per semplificare molto, dirò che fra inconscio e sogn oppure oroscopo, si realizzano proprio le connessioni archetipiche. E veniam al punto: cosa sono le connessioni archetipiche? Sono relazioni fra particola motivi primordiali o recenti In genere l'archetipo, questo motivo primordiale, un motivo universale. Ebbene, quando questo trova nel soggetto un motivo pei sonale, una valenza psichica cioè corrispondente, inconscia o preconscia, allor la aggancia subito perché ha trovato una essenza comune. 11 soggetto fa suo 1 scopre in sé, questo motivo universale, lo avverte entrato nella coscienza o nell psiche prossima all'lo. Lo sperimenta presente.

Va da sé che una connessione archetipica può verificarsi tra una immagine astrai ta e una concreta, tra una fantasia e un'emozione, oppure tra due immagini astratt e altre due concrete.

L'immagine astratta di Saturno che io ho personalmente è in connessione, è ag ganciata all'immagine di Saturno come mito di Cronos o come vettore astrologi co della tradizione. II risultato emozionale sarà sempre quello di farmi metter Saturno in relazione alla mia depressione psicologica, o alla malinconia o altri stile di pensiero, poichè nella mitologia classica, Saturno ha i tratti dominane della lentezza, dell'aridità, impotenza, sentimenti difensivi di isolamento.

Se non conoscessi per via culturale alcuna valenza mitica di Saturno sarebbe pu sempre l'astrologo o lo psicologo a stimolarmi la sperimentazione delle connes sooni. Ed è qui il gran potere dell'astrologo.

D'altra parte sappiamo che la forma dell'espressione cosciente di determinant fenomeni inconsci è rappresentata sempre da immagini e connessioni che sono assolutamente estranee ai rapporti logici.

Le connessioni archetipiche risiedono in tutti noi in potenza e sono da conside rarsi infinite come possibili. Realizzarle, è condizionato al carattere del biotipi

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umano, al suo ritmo vitale specifico. Questo può spiegare il fallimento di certi transiti o direzioni simboliche.

Le possibili connessioni attuabili (e rientra anche la sincronicità) sono un numero impensabile. Mistero vertiginoso davanti a cui anche il bravo computer impallidisce! Proviamo a fare un minuscolo esempio di connessione archetipica per compren­dere come sono diverse le risposte a seconda dell'elemento mitico che entra in gioco. È un invito all'immaginazione attiva!

Prendo ancora Saturno come mitologema, come elemento immaginale. Ora, se dico: è Cronos che vuole dominare fermando il tempo e perciò divora i figli - ho l'immagine di un potere distruttivo che mi sovrasta, mi annulla. Questo pote­re posso subito vederlo poi come Padre, Capo, Stato, Ideologia, Partito, persino come un Pensiero ossessivo onnipotente.

Ciò perché l'immagine di Saturno si aggancia, per esempio, al mio complesso paterno autoritario, oppure all'idiosincrasia per ogni figura di Capo carismatico o ad esperienze negative con lo Stato o una ideologia e così via. La mia reazione-concessione mi rivela allora la presenza di complessi, traumi e così via.

Se dico: Saturno in Cancro congiunto alla Luna magari in Casa XII, posso ve­derlo come la balena biblica che inghiotte Giona, oppure come il mito di Moby Dick, la balena che distrugge il capitano Achab. In questo caso può essere una psicosi, una passione cieca per una donna castrante, oppure una implacabile espe­rienza ascetica con identificazione ad una deità femminile o infine un viaggio agli inferi alla ricerca vana di Euridice. In questo caso la connessione fa esperire la distruttività dell'incorporazione-identificazione.

Se dico, ancora: Saturno-Luna-Cancro è la tua stessa psiche che ti sta ingoiando nell'inconscietà totale, posso vederlo come patologizzazione di un mito personale oppure come mito del Figlio-Eroe che lotta per la sua meta proibita. Nei tre esempi c'è una reazione emotiva diversa per gradi e sostanza simbolizzan­te. A seconda delle cariche emozionali contenute negli elementi mitici, si hanno possibili serie di connessioni anzichè altre.

La capacità plico-fisiologica e ritmologica del soggetto di commuoversi sotto l'ef­fetto della manifestazione connettiva, determina l'evento psicologico. Pertanto, un fenomeno astrologico avviene o no nel soggetto a seconda se l'energia psichica mitica aggancia o no la ricettività.

Senza commozione pare che le connessioni decadano o vengano filtrate nella sfe­ra razionale, senza esito alcuno per la psiche, ossia l'anima.


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Ritengo che la connessione archetipica sia un evento psichico che ci porta pi' in profondità dell'evento sincronistico. Forse la sincronicità è soltanto una moda lità parziale, parallela.

Termino col dirvi che l'attività delle concessioni archetipiche è auspicabile, com modalità espressiva nella pratica analitica come in quella astrologica, perché capace di provocare emozioni tali da investire con profondità e evidenza la nostr psiche. Sicuramente tale attività è peculiare a individui che esercitano spontanea mente il pensiero mitico e in cui prevale la funzione sentimento-fantasia. Peculiarità che è giocata dentro il destino individuale e che limita la possibilit; della conoscenza oggettiva. Ma questo è il sacrificium inlellectus necessario per chè siano coraggiosamente aperte le porte dell'Anima onde poter accedere sempr nelle incommensurabili dimore di «ciò che non c'è».


Casella di testo: INCONSCIO COLLETTIVO
MONDO DEGLI
ARcN~TIPI 
Casella di testo: MONDO DEI
COMPLESSI AFrETrlvI
Casella di testo: INCONSCIO PERSONALECasella di testo: 2~R9PAR63NrA 2/e ' e SCREMAT/CA DEL PROCESSO D/ FORP-AZIONE DEL LAVORO .$/tMBOL/CO

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Casella di testo: 3LA 45 (1981)

NETTUNO: DALLA RAGIONE ALL'INCONSCIO

Dall'irruzione del simbolo nettuniano

nella coscienza moderna nascono le rivoluzioni politiche,

le rivolte e le grandi malattie creative dello spirito.

(Noterelle storico-interpretative per un nuovo mito di Nettuno) di Roberto Sicuteri

Mentre l'anno 1846 volgeva al termine, l'astronomo francese Urbain Jean Le Verrier, sulla base dei suoi esatti calcoli, scopriva l'esistenza di un grande corpo celeste orbitante al di là di Urano, nel sistema solare. Su tali indicazioni, poco più tardi, il tedesco Gottfried Galle dall'osservatorio di Berlino intravedeva il pianeta transitante negli ultimi gradi in costellazione di Aquario. L' inglese W. Lassel a sua volta scoprì, in quel torno di tempo, il piccolo satellite di questo pianeta che fu chiamato Tritone. Al grande astro transuranico fu dato il nome di NETTUNO.

Notiamo la data della scoperta: 1846. Nettuno, come simbo­lo e mitologema interiore alla psiche inconscia collettiva sotto il nome dell'antico dio Poseidone ellenico, viene riattivato dalla re­cente scoperta e irrompe nella coscienza moderna caratterizzando delle sue inquietanti valenze astrologiche e psichiche, tutto l'enor­me travaglio sociale, politico, psicologico e artistico esploso a me­tà Ottocento.

Se oggi vogliamo capire cos'è il Nettuno astrologico e quale
sia la sua funzione mitopoietica, è bene seguirne un poco la storia
a partire dalla sua scoperta. 11 suo valore archetipico risulterà in‑
negabile, mi auguro e anche le sue attribuzioni saranno più chia‑
re, dopo avere
"letto" Nettuno nella chiave che qui propongo.
Soltanto due anni dopo la scoperta di Le Verrier, cominciano
ad accadere cose strane nel mondo, di ordine psichico e mentale.
Come se intere popolazioni o strati sociali fossero improvvisamen‑
te invasi da una oscura forza endogena dirompente in manifesta‑
zioni inspiegabili! Negli Stati Uniti, esattamente presso il villaggio


Casella di testo: 4di HydesvilIe, nello Stato di New York - correva l'anno 1847 - u­na persona cominciò a sentire certi rumori misteriosi nella propria casa, di notte. Spaventata, questa persona cedette l'abitazione a certo John Fox, che vi subentrò con la propria famiglia. Ma anch' essi furono terrorizzati dai rumori notturni. La sera del 31 marzo 1848, i colpi misteriosi ripetevano addirittura i rumori prodotti da una delle figlie. Poi, alcune domande fatte all'ignota "presenza", ricevettero risposta in un rudimentale codice, rivelando che un uomo era stato ucciso in quella casa c sepolto in cantina! Nei gior­ni seguenti, ovunque la famiglia Fox si recasse, veniva seguita e per-seguitata dai rumori che si dichiaravano "spiriti" di persone morte. Folle di curiosi presero a frequentare i Fox, a pretendere di ascoltare gli "spiriti" ' . Il contagio di tale esperienza si diffuse fulmineamente in tutti gli Stati Uniti; una vera follia collettiva epidemica: era nato lo Spiritismo! L'immaginazione di intere popolazioni si accendeva per contagio; nulla sembrava tanto fantasioso da dover essere rifiu­tato senza prima averci speso sopra tutto l'interesse razionale ed emo­tivo.

All'inizio del 1852, lo Spiritismo attraversò l'Atlantico e invase Germania, Francia e Inghilterra. Casuale? Proprio i tre paesi elle ave-vano concorso alla scoperta di Nettuno, il vero "poltergeist" del cielo! Tavoli volanti, voci, gemiti, medium, morti, spettri, divennero un pane quotidiano per gli europei. Noi diciamo oggi che tali feno­meni davano l'avvio allo studio medico c psicologico della psiche pro-fonda dell'uomo; e nasceva in tal modo - proprio nel segno di Nettuno - la prima psichiatria moderna dinamica2 .

Siamo negli anni in cui si diffondono gli studi sul magnetismo animale sulla scia del mesmerismo c nulla può essere più chiaramente correlato alla "qualità" di Nettuno. Vediamo alcuni dati: intorno al 1840-46, Richet, Hansen e Braid praticano e teorizzano l'lpno‑

' Podmorc F., Modern Spiritualism.A Ilistory and Criricism - London, ed. Methuen 1902.

2 Hellemberger li., I.a scoperta dell'inconscio, ed. Boringhieri. Torino 1973 e succ. cd. econ.

3^,


tismo, cioè il sonnambulismo artificiale che troverà spettacolare applicazione nelle Scuole Mediche di Nancy e della Salpétrière pari­gina; e in quest'ultima - vero astro nettuniano! -- farà portentosa scuola il grande Charcot, il medico che darà dimostrazione clinica alla diagnosi delle sindromi isteriche, delle paralisi psicogene e dei quadri nosografici di altre espressioni psichiatriche. Pochi anni dopo, Briquet porterà l'interesse eziologico sull'isteria definendola "Una nevrosi cerebrale le cui manifestazioni sono costituite prin­cipalmente da una perturbazione di quegli atti vitali che sono inte­ressati nell'espressione delle emozioni e delle passioni"' .

Emozioni e passioni; fantasmi e immaginazione sollecitati da for­ze ignote che emergono dall'oscuro fondo dell'uomo in quegli anni straordinari. Mentre Nettuno entra in costellazione dei Pesci per gli astrologi, nascono le grandi figure della storia, che più tardi daranno la più grande conferma creativa dell' "anarchia" nettuniana, così da fondare veramente il mito moderno, più vicino e comprensibile per noi che non il mito classico del dio Poseidone.

In Francia nascono Janet, il fondatore della moderna teoria di­namica delle nevrosi ossessive, l'isteria e le turbe più varie della psiche inconscia (1859); Arthur Rimbaud (1854), che della esplosione deli­rante nettuniana fece quell'immenso affresco poetico della sua "Stagione all'inferno", lasciando emergere, nei caos di sesso, dro­ga e poesia, la dimensione irrazionale dei sogno e la perversa epifania dell'immaginario febbrile. In Austria, nacque Sigrnund Freud (1856), che sicuramente,. detto in termini astrologici, incarna il valore più moderno e alto della simbolica nettuniana.

In Germania, proprio quando Le Verrier comunica la sua sco­perta teorica di Nettuno, nasce Nietzsche (1844), che sarà il folgoran­te veggente degli abissi psicologici dell'uomo istintuale e il pioniere delle avventure psichiche sul piano creativo. Nel 1861, infine, nasce in Svizzera C.G. Jung, che porterà l'analisi del profondo a livelli to­tali, ritrovando, oltre Freud, in pari tempo, l'immagine dell'uomo to­tale nel suo processo di individuazione.

3 Briquet P., Traité clinique ct Thérapcutique de l'hysterie, Ed. Bailliéit, Paris 1850.


Casella di testo: 6	3L1Bastano questi sincronismi? Ma c'è di più, per accostarci a Nettuno, ai suoi significati analogici. Ho già detto che la sua e­mersione nel conscio è sincrona allo strutturarsi della prima psi­chiatria dinamica moderna che parte dall'ipnotismo e lo studio dell'isteria per accostarsi alla psiche umana. E questo è il principale "indicatore" nettuniano sul piano della psicologia. Ma il clima che fonda le analogie endopsichiche è ben più ricco. Quando di­ciamo che Nettuno segna le esplosioni trasformative della coscien­za collettiva, nonché le convulsioni dell'anima che improvvisamente si sottrae alla rigida formula illuministica o al fumoso scacco ro­mantico, noi dobbiamo di nuovo pensare alle date che tessono la rete analogica a partire dal 1846. Nel 1848 Nettuno è alle so-glie dei Pesci: ecco che esplodono in Europa le rivoluzioni poli­tiche e con esse la borghesia, classe guida spregiudicata, comincia a temere l'ascesa di una nuova classe: il proletariato. 11 socialismo diverrà l'incubo quotidiano, mentre la nuova filosofia - il positi­vismo - si affaccerà sulle scene culturali. Formidabile conflitto di energie! 11 iato razionale simbolizzato dalla borghesia, si scon­tra con il lato irrazionale simbolizzato dalle forze proletarie. Nell' inconscio personale si crea l'analogia conflittuale fra energia cieli' Io ed energia dell'Es (corrispondente all'inconscio). A Londra, Marx ed Engels pubblicano il "Manifesto del Partito Comunista" che getta la storia umana su un binario assolutamente nuovo, rivolu­zionario e apocalittico. In Russia, lo scrittore Dostoewskij pub­blica nello stesso anno il romanzo "Povera gente", mentre su un altro versante (tipicamente nettuniano!), quello religioso, il da­nese Siiren Kierkegaard indaga il tormento esistenziale dell'uomo e scrivendo "La malattia mortale" traccia una decisiva analisi fi­losofica e psicologica della disperazione connessa alla coscienza del peccato. E' in questi anni, infatti, che la ricerca ruota sul con­cetto di "disperazione". Altri, come Feuerbach, sempre nel 1848, scrive di religione: costui indaga sulle religioni primitive e precri­stiane, sviluppando la tesi di una valutazione religiosa della natura. Mentre s'indagano le malattie mentali e nervose sotto la nuova lu­ce meno organicista, gli scienziati portano l'occhio su nuovi campi.


Casella di testo: 35-	711 fisico tedesco von Flelmoltz riesce nel 1850 a determinare per la prima volta la velocità di un impulso nervoso, mentre Charles Darwin scrive gli ultimi capitoli della sua "Origine della specie" e fra non molto, il divaricante potere ncttuniano, porterà dalla metafisica alla più deprimente immanenza l'orgoglio dell'uomo eu­ropeo, istillando il sospetto di una progenie scimmiesca. D'altra parte, il russo Sechenov, sempre nell'aura degli anni nettuniani, elabora il trattato sui riflessi cerebrali dando avvio alla moderna Neurofisiologia4 .

Malgrado il progressivo affermarsi della spinta positivistica, la polarità nettuniana (mentre Plutone e Urano transitano in To­ro) diverge ancor più clamorosamente: l'inconscio tracima e allar­ga l'lo, quasi a voler creare una impossibile discriminante dialetti­ca fra psiche e ragione, fra pulsioni libidiche inconsce e coscienza organizzata. Le funzioni primarie instaurano difese che le fun­zioni secondarie, con forza demonica, sollecitano oppositivamente quasi sino alla disintegrazione. E non è questa l'anarchia nettunia­na di cui parla Boris Paque? .

Le potenze europee borghesi reprimono - da Parigi a Londra a Berlino e Milano - le aspirazioni popolari in temibili bagni di san­gue. Le spinte scientiste ricevono risposte creative veramente in-quietanti. Cade la curva dell'isteria collettiva rappresentata dallo spiritismo connessa ai moti politici del 1848 e Littré potrà dire: "Nella nostra epoca di rivoluzioni, spesso la società è stata distur­bata da notevoli sconvolgimenti: questi hanno indotto in alcune per­sone paure profonde, in altre, speranze illimitate. 11 sistema nervo-so è diventato più sensibile... Sono state queste circostanze a favo­rire l'attuale esplosione"6. ln queste frasi noi ritroviamo proprio la definizione dell'energia nettuniana! Movimento lentissimo ma trasforrnativo dell'energia endogena che coinvolge tutto il siste­ma nervoso e infine la vita di relazione. Per questo, la manifesta‑

4

Hellemberger H., op. cit.

Paque Boris, Traité d'astrologie medicale, Ed. Flande Artois Tourcoing 1974 e ristampe.

6 Littré E., Médicine et medicins, Didier cd. Paris, 1872.


Casella di testo: 8zionc nettuniana non è rilevabile all'esterno se non a posteriori, dopo eventi e modificazioni valutabili in un arco di tempo assai ampio.

Ma Nettuno non è anche il pianeta delle illusioni, dei grandi tormentosi sogni umani? Così, la "primavera dei popoli" dopo il 1848 lasciò spazio alla reazione, ma non si spengevano le ten­sioni spirituali e intanto -- mirabile simbolica nel duetto Pesci-Nettuno! - altre malattie creative e mortali incubavano fra artisti e pensatori: è il caso di dire che il sistema nervoso si faceva davvero sensibile, troppo sensibile ma per buona fortuna nostra di posteri...

Non sorprende che in America io scrittore H. Melville (1851) pubblichi il suo capolavoro "Moby Dick": una affascinante minie­ra mitopoietica che sembra la trasposizione dei miti marini e pre­freudiani costellati dalle valenze di Poseidone - Nettuno.

Il romanzo infatti, narra la vicenda dell'equipaggio di una bale­niera che si danna l'anima alla ricerca forsennata e delirante di una fantomatica, imprendibile balena bianca dominatrice degli abissi marini. Storia che adombra il dramma dell'uomo in eterna e vana lotta contro la forza di cui è vittima destinata. Lotta con le forze inconsce, sfida ai valori supremi. Alla religiosa fiducia nel-la nuova scienza, la coscienza europea nettuniana affianca la sua prorompente disperazione e il bisogno di "andare oltre". Il tede­sco Schliemann, famoso archeologo, stupì il mondo intero - in quegli anni --- con le sue scoperte a Troia e Micene, dove fu ritro­vato, nelle viscere della terra, il tesoro di una mitologia collettiva. Se J.E. Renan scrive la sua "Vita di Gesù" quasi a riproporre un interesse per il Cristianesimo in cui riconoscere un modello asso­luto, J.J. Bachofen studia gli aspetti giuridico-religiosi del Matriar­cato nelle antiche società mediterranee, influendo genialmente sulla psichiatria moderna e sulla teoria di C.G. Jung. Intanto, a Parigi, iI grande Pasteur indaga - verso il 1860 - sull'infinitamente pic­colo e scopre (valenza nettuniana) nella materia, la presenza di microrganismi da cui formò la teoria dei batteri. Nello stesso tem­po si affermava l'anestesia chirurgica mediante l'uso di stupefacen­ti. Ma le droghe esilaranti - nel segno di Nettuno - sia chimiche


Casella di testo: 9sia psicologiche (l'ipnosi), non servirono soltanto ai medici, ma anche ai poeti, ai geni dell'epoca. Haschish e assenzio, cocaina o alcol, cominciavano, insieme al tabacco, a bruciare i cervelli fra i lampi delle magistrali creazioni letterarie e poetiche.

Nel 1869, mentre Nettuno esercita il suo ruolo più nefasto brillando dal segno di Ariete in quadratura a Urano in Cancro, ragione e inconscio dell'uomo europeo sembrano scossi da una con­vulsione dissociativa che fa esplodere la nevrosi creativa ma anche s'instaura l'epifania dello schizoidismo poetico: Lautréamont (il conte Isidore Ducasse) pubblica, appena ventenne, il suo tremendo "I canti di Maldoror", libro scritto nel delirio psichico, forse della droga, vera apocalisse del Male e della Crudeltà, opera stupenda fra le più inquietanti e terribili della letteratura occidentale: "Adoro il male, tutto il male!", esclama Maldoror. E appena due anni dopo il grido di Lautréamont, l'altro efebo demoniaco, A. Rimbaud procla­ma: "Il poeta si fa veggente per un lungo, immenso e meditato deragliamento di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di soffe­renza, di follia, egli ricerca ed esprime in sé tutti i veleni... Egli di­venta fra tutti il Grande Malato, il Grande Criminale, il grande maledetto e il supremo sapiente, il veggente... ". Siamo dunque' nel-la piena patologia creativa nettuniana, nella malattia dell'anima moderna che genera visioni, estasi, sogni, poesia. Eppure c'è anche Listz che innalza, come Cesar Franck, le sue cattedrali di musica religiosa nei superbi Oratori e Brahms, nel 1866, compone il "Re­quiem Tedesco" in una disperata tensione fra materia e spirito. Negli abissi dell'inconscio, a scandagliare il tema della nevrosi e della colpa, scenderà ancora una volta Dostoewskij nello stesso anno, pubblicando il, capolavoro massimo: "Delitto e castigo". Soltanto pochi anni prima, Charles Baudelaire aveva intossicato la Francia con i suoi sublimi "Fiori del Male" e scriveva pagine luciferine sulla droga e l'inferno acre del sesso, in una ricerca e­stetica del godimento che apriva la via alla poesia "maledetta".

Nettuno dunque rappresenta l'energia vitale che si manife­sta nello psichico, nel sessuale, nel mentale, ma con valenze straor­dinariamente antitetiche, spesso inconciliabili. Pare che il pianeta


Casella di testo: tevenga simbolicamente costellato nell'inconscio da un binomio di fattori dinamici dove genialità e follia procedono strettamente correlate al fondo religioso, astratto e dissolvente.

Nel segno di Nettuno da poco scoperto, l'europeo fa esplo­dere le antitesi sociali e spirituali; elimina il dolore fisico, persino, creando l'anestesia nonché i paradisi artificiali con le droghe; ma con tutto questo, forse l'uomo scopre il dolore morale, acuendo la condizione di disperazione e colpa. La crisi di mezzo secolo che 1' astrologia assegna a Nettuno in Pesci, rivela a mio avviso che l'uomo, dopo il 1860, non era più abituato al dolore psichico e fisico come lo era prima, e divenne assai più sensibile alla sofferenza profonda, ne provò anche maggiormente paura. Forse, proprio per questo, l'uomo, alla fine dell'Ottocento, vivendo la trasformazione nettu­niana, non era, dal punto di vista biologico esattamente lo stesso essere che era qualche decennio prima. E non c'è nulla di strano nel supporre che anche la sua psicopatologia - la malattia creativa - non fosse più la stessa. Cambiava segno e caratteri nosografici e storico-sociali. E qui io vorrei sollecitare l'attenzione degli astro­logi perché cerchino - proprio in questa modificazione psicodina­mica - il valore astrologico più attuale di Nettuno come pianeta rappresentante la Psiche conscia e inconscia (anche collettiva) men-tre la Luna rimane a indicare l'archetipo endopsichico dell'Anima (senso di Jung), cioè del "Femminile" in interazione con 1'Animus, il "Maschile" costellato dal Sole. I due luminari, a mio avviso, sono con Venere e Marte, costituenti della rete psicodinamica che viene retta globalmente da Nettuno inteso come Psiche totale. In tutti gli eventi narrati sino qui, ho voluto trarre i significati analogici che valsero ad attribuire certi valori a Nettuno. Ma per centrare me­glio il nostro pianeta, torno a parlare dello studio che nella metà dell'Ottocento si faceva della Psicologia umana. Certe approssima­zioni oggi correnti nell'astrologia denunciano un certo disagio quan­do si deve delineare l'azione simbolica di Nettuno. E' motivato, que­sto disagio, dal fatto che Nettuno è un fattore psichico e psicologico e trattarlo presenta appunto tutte le difficoltà - mutatis mutandi - che analogamente sono state sempre trovate nell'indagare la psiche


Casella di testo: 39umana e nel voler definire nosograficamente gli stati patologici e altamente creativi. Torniamo, allora - per tentare di costruire uno schema analogico il più possibile limpido - agli studiosi che opera­rono nel secondo Ottocento e ci ritroviamo subito davanti al grande capitolo nettuniano: l'isteria. E sullo sfondo: il darwinismo e il mar­xismo, riflessi dello spirito positivista.

L'isteria, come fenomeno psicologico tipicamente nettuniano, fu legata al nome di Charcot e alla sua Scuola: uno spettacolo dell' immaginario, festa del desiderio parlante nei simboli e nella mimica; delirio contagioso della fantasia. L'isteria, come nevrosi traumatica - così la definiva Charcot - fu la riproduzione "inscenata" di traumi rimossi e i sintomi riproducevano gli eventi dolorosi. Non una malat­tia organica dunque, bensì una malattia "di rappresentanza" che eb­be una sua specifica eziologia.

Nettuno segnava tutto questo. Ma cosa fu, nel decennio 1880 -1890 l'isteria? Lasciate le teorie del sonnambulismo ipnotico e lo sdoppiamento della personalità, la clinica accentrò l'interesse sull'i­steria poiché si faceva avanti un nuovo modello della psiche umana basato sulla dualità dei processi psichici consci e inconsci. Inoltre, la teoria sulla patogenesi delle malattie mentali accolse il concetto dell' "energia psichica" e questo potè permettere di pensare all'esi­stenza di una "malattia" che è l'imitazione della malattia mentale. Così l'isteria fu, grosso modo, posta nel vastissimo novero delle nevrosi ossessive con sintomi anche fobici, dove esaltazione, sug­gestione e dipendenze proiettive si mescolavano - nelle spettacolari dimostrazioni di Charcot - alle fantasie più bizzarre e alle avventure creative dei soggetti che si influenzavano a vicenda o subivano i transfert dei medici!

L'isteria fu il lapsus del discorso sessuale e Charcot con Briquet, non ebbero possibilità di ammettere quello che poi Freud lesse nella patogenesi dell'isteria: la rimozione- dell'impulso sessuale, l' affiorare del conflitto edipico nella dimensione fallico-anale e la pre­valenza di meccanismi di difesa, fra cui prevale l'identificazione. Fu la nevrosi cerebrale: allucipazioni, svenimenti, letargia e catalessi erano gli ingredienti nettuniani del "teatro" isterico. Ma'da Charcot


venne questa indicazione: l'uomo non era soltanto la sua psiche conscia e la ragione. E l'isteria fu la perfetta rappresentazione del-la molteplicità dei piani psichici dinamici. Non comprendiamo Nettuno se non accettiamo questa struttura. E non lo capiamo se non parliamo di "dipsichismo" o "doppio Io". Non si afferra la dinamica nettuniana in oroscopo se non assumiamo il concetto base della dualità della psiche come fu espresso allora, nonché il concetto della psiche come rappresentante di personalità secon­darie (l'odierna psiche rimossa o polipsichismo). E l'isteria fa pre­valere ora questa parte, ora l'altra; fa emergere o sommergere ora una ora l'altra componente: nel malato come nell'artista: nel drogato come nel mistico e così via.

Da Charcot in poi, magnetismo animale, ipnotismo, isteria e inconscio costituirono la traccia della realizzazione del mondo im­maginale dell'uomo su due versanti: quello psico-patologico dichia­rato e quello della creazione culturale che attinse ad altissimi li-velli. Nettuno apriva nuovi immensi orizzonti del sapere interiore e qui si fondono i due poli "normalità e follia" in una sintesi in-scindibile rispetto alla creatività. Diceva Baudelaire: "Il folle ha pena del saggio e da quell'istante l'idea della propria superiorità prende a salire all'orizzonte della sua mente. Ingrandisce poco a po­co: si dilata finché non splende come una meteora". E Dostoewskij affermava: "Vi giuro, signori, che avere coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia".

Nettuno dunque parte dal dato psichico e ci dà l'artista geniale sia pure nevrotico, oppure l'ipocondriaco delirante che nega se stesso nel reale sprofondando nella psicosi. Il "doppio", quasi un conflitto fra l'lo e l'Inconscio, sarà da allora il nucleo vibrante della possibile manifestazione psicologica creativa' : una tendenza alla scissione, specialmente se parliamo di Nettuno in cattivi aspetti con Luna o Urano; oppure al conflitto di opposte tendenze mora-li o pulsionali o una instaurazione di meccanismi di difesa quali

 

 

Hellemberger H., op. cit., pag. 191 e segg.


Casella di testo: 13la fuga, il diniego o l'identificazione, particolarmente se parlia­mo di Nettuno in quadratura al Sole, Marte o Giove. Potremmo dire: Nettuno o il Doppio. Personalità multiple, dunque. E di contro: maschere e mistificazioni. Illusioni. 'Teatro dell'esistere, essere o apparire. Amletici interrogativi per gli astrologi davanti a Nettu­no!

Nettuno brillava nel suo girotondo zodiacale accoppiato a Plu­tone in Gemelli quando, oltre il 1890, Sigmund Freud sarebbe apparso con la sua "Interpretazione dei sogni" a Vienna. Incre­dibile congiunzione astrale, dove nel segno intellettuale psiche e istintuale trovarono un così preciso e dinamico sincronismo, da segnare poi tutto il Novecento!

Ma la tonalità nettuniana improntò di sè, come mitologema, tutta una enorme creazione artistica che andava di pari passo con lo svi­luppo della psichiatria dinamica moderna e la Psicoanalisi. Pensia­mo al biennio 1883 - 85: Nietzsche crea il "Così parlò Zarathu­stra", dove l'ispirazione è solo l'emersione della personalità sot­terranea di Nietzsche, che dilaga nel conscio (e lo travolgerà più tardi): "E d'improvviso, amica! ecco che l'Uno divenne Due - E Zarathustra mi passò vicino". Sdoppiamento pagato caro, come ho detto, ma Nietzsche smaschera l'uomo e l'autoinganno incon­scio: "Ciascuno è agli antipodi di se stesso", dirà con nettuniana acutezza. E infine sarà riconosciuto che l'inconscio è la parte pre­ponderante dell'individuo - la massa sommersa dell'iceberg, dirà Jung - e la coscienza è soltanto una formula dell'inconscio; "un più o meno fantastico commento di un testo inconscio forse inconoscibile e tuttavia sentito"' .

Tutto quel che riguarda la vita psichica passò nell'arte: pensia­mo, per citare rapidamente, a "Il sosia" dostoewskijano dove c'è descritto un processo psicotico scisso dall'Io. Anche "L'Orla" di Maupassant parla di spiritismo e ipnosi. E il famosissimo "Dottor Jekyll e mister Hti'de" di Stevenson, dove il Doppio ha una cele­brazione terrificante. Swedenborg, Novalis, Balzac e Poe, espressero

 

6 Nietzsche F., Aurora, ed. varie.


Casella di testo: 1'4personalità multiple, mentre A. Gide, tipico nettuniano, fu l'uomo "doppio" per eccellenza. Nettuno segna la frontiera estrema del conscio: oltre, si entra nel regno dove agiscono le energie ignote. Produce il bene e il male, lascia emergere gli archetipi nella loro arcaica potenza, elevando la mente ad esperienze indicibili o spro­fondandola nella follia. Nettuno, dicono gli astrologi, è l'astro della negatività, della dissoluzione, l'estasi, le illusioni, l'irrazio­nale, l'allucinazione, il sogno, la sensibilità morbosa, il delirio del-l'anima, la voluttà perversa dei sensi, la crocifissione, l'autodistru­zione masochista o la sublimazione nei paradisi dell'arte; è la fuga davanti alla realtà tangibile, la violenza fatta all'Io dai fantasmi interiori. E' l'abisso delle tossicodipendenze, dell'isteria che nega il desiderio o l'esaltazione mistica sostitutiva. Io dico che Nettuno rappresenta la psiche globale e dai suoi transiti in congiunzione sui luminari, Venere e Mercurio, dipendono le trasformazioni di fase vitale, le metamorfosi, le tappe del processo di individuazione e differenziazione. Un processo lento, non visibile che risulta dal sincronismo 'di fattori endogeni ed esogeni al soggetto.

Scoperto a metà Ottocento, Nettuno segnala le esplosioni. interne irreversibili, ma da quest'epoca nasce anche l'indagine sull' Inconscio personale e collettivo, che viene attuata con ogni mezzo in ogni campo di applicazione, con impietosa lucidità e implacabile coraggio e alla fine, si può dire, la valenza nettuniana immersa sim­bolicamente nello spirito dei Pesci, riesce a fissare quattro funzioni differenti dell'attività psichica. Io ho tentato di sintetizzarle attra­verso l'osservazione pratica psicologica e la ricerca: le propongo qui al lettore, naturalmente in forma sintetica:

1) Funzione conservativa - 2) Funzione dissolutiva - 3) Funzione creativa - Funzione mitopoictica.

Naturalmente si tratta di funzioni psichiche inconsce. La funzio­ne conservativa esprime il concetto del rimosso. Nettuno ci segnala come "rimuoviamo", cioè dimentichiamo per difesa e releghiamo nell'inconscio ricordi e traumi o atti mancati e tutto ciò che è sta­to vissuto ma non realizzato. Funzione in gran parte preminente sul-le altre. La funzione dissolutiva esprime il concetto di complesso au‑


tonomo che disturba la personalità; esprime anche il concetto di frammentazione parziale della personalità.

Nettuno con aspetti di pesante ostacolo, ci segnala i rischi di scissione o deterioramento delle funzioni integrative causato dal!' interferenza dei complessi o le formazioni reattive. La funzione creativa esprime il concetto dell'ispirazione quale armonica mer­sione di contenuti archetipici e immaginali della personalità pro-fonda, che costituiscono la "malattia creativa" degli artisti o anche dei nevrotici comuni che tuttavia fanno della propria esperienza non un cammino ambulatoriale, ma una esperienza trasformativa. Nettuno, con forti, positivi aspetti ci segnala questa creatività spe­cie in aspetto a Venere, Luna e Mercurio. Talvolta pur con aspetti di ostacolo. La funzione mitopoietica, cioè creatrice di miti e imma­gini, infine, esprime il concetto di autonomia energetica del ed è una energia generatrice di miti, fantasie e persino simboli che spesso, da inconsci, diventano consci, attraverso i sogni, i deliri, l'immaginazione attiva o la poesia. La funzione mitopoietica dell' inconscio - basilare nella psicologia di Jung - trova espressione somatica nell'isteria, nel delirio, nella trance, possessione, mito-mania, tossicodipendenza, ecc.

Quando si dice che la mancanza di sogni durante il sonno ci fa ammalare, c'è un gran punto di verità: se Nettuno, grande ar­tista dell'inconscio, non ci invia i suoi sogni e non ci consente di "vivere" le nostre fantasie, i deliri o le nostre illuminazioni, le fre­nesie isteriche o i nostri paradisi artificiali, davvero potremmo dirci candidati alle turbe psicologiche più dolorose o alle inibi­zioni più invalidanti. Nettuno, se è fortemente aspettato e attivo, ci indica la via del mito , della fiaba, del sogno, della trascendenza e con ciò - anche nei casi più spinti - difende magnificamente e nutre la nostra anima - cioè la fonte dell'energia vitale - che, senza la fantasia e la mitologia, senza lo scarto dalla norma codifi­cata dalla soffocante ragione, si allontanerebbe nell'oscurità e nel si­lenzio della nevrosi. Cioè, e sembra paradossale il mio assunto, un Nettuno troppo "sano" ,in oroscopo è proprio quello che più predispone all'ossessività di una vita razionale                              ipercontrollata,


escludente ogni atto creativo, "malato".

***

Per legittimare, sia pure con modesti intenti il mio assunto, ecco alcuni esempi oroscopici dove l'azione di Nettuno è chiara-mente illustrata. Mi sembrano casi sufficienti a far comprendere la valenza nettuniana nella sua funzione ora creativa, ora disso­lutiva o mitopoietica. Non propongo, si badi bene, una griglia rigi­da interpretativa, bensì un "modo" di "sentire" la tonalità psichica del soggetto che non è necessariamente a dominante nettuniana.

Il grande romanziere e scrittore francese André Gide, nato a Parigi il 22 novembre 1863 circa le ore 3,009. Vediamo in Gide un formidabile Nettuno in casa Vil, in Ariete, segno di fuoco ana­logico alla casa I" . Nettuno è in aspetto di quadratura al MC, a Venere e Urano. In sesquiquadratura al Sole. In trigono a Marte. Fra di loro, invece, Marte-Luna-Urano-Venere sono in opposizione. I fattori affettivi sono dominati dalla violenza dinamica della cop­pia Nettuno-Marte-Urano, che stabilisce una forte rete di solle­citazione psichica sul sessuale e gli impulsi sadici. L'impulsività irritativa Marte-Urano però confluisce in Nettuno e la prevalenza dell'astro determina in Gide il caso più clamoroso di "Doppio": da un lato stimmate psicopatologiche, dall'altro esaltante capacità creativa artistica! Egli infatti visse anche una doppia vita esterna, affettiva e sessuale, ma con prevalenza dell'espressione omoses­suale (Marte opposto Luna, Nettuno quadrato a Venere-Urano). Visse un autentico sdoppiamento nell'eccezionale creatività: scrit­tore di romanzi e di un grande diario intimo da un lato, pianista non dilettante dall'altro. Il "doppio" si rivela specialmente nell'a­ver tenuto il Diario intimo per tutta la vita, uno dei massimi scritti autobiografici, dove la sottopersonalità gidiana si esprime parallela-mente all'lo. Scrive J. Delay: "Chiunque tenga un diario intimo

9 Tema di Gidc: ASC. 11° Bilancia, MC Cancro 14°, Sole 29° Scorpione, Luna Cancro, Venere 15° Capricorno, Marte 25° Sagittario. Mercurio 18° Scorpione, Giove 14° Toro, Saturno 17° Sagittario, Nettuno 17° Ariete, Urano 21° Cancro, Plutonc 11° Toro. Casa 2': 7° Scorpione - Casa 3- : Sagittario - Casa 5" 19° Aquario - Casa 6' . 18° Pe­sci


tende a sviluppare una personalità alternante, che emerge gradual­mente in tale diario, cosicché si sviluppa una particolare relazio­ne tra l'autore del diario e il suo fittizio secondo Sé"'Ó . Così Gide, nell'André Walter, produce questo "doppio" nettuniano. Da nota-re che nell'oroscopo Nettuno è in casa settima - delle relazioni con l'Altro - e lo scrittore visse sempre una tormentosa ambiva-lenza verso tutto e tutti sino a farsi paladino della famosa "dispo­nibilità". La turba sessuale che fissa un conflitto fra "maschile" e "femminile" è anche un conflitto tra le due confessioni religiose che egli ebbe a ricevere nell'educazione.

Nettuno sembra raccogliere e reggere tutti i fattori e in un certo senso li sublima in una conversione di sintomi che produsse le pa­gine letterarie più alte e inquietanti del primo Novecento. Gide fu scabroso e a ragione noi vediamo in questo tema astrologico molto della "malattia creativa". Ma dov'è che Io psichismo gidiano evita la dissoluzione e prende la via creativa? Mi pare nel forte trigono Nettuno-Saturno, mentre tutto il nettunismo psicogeno è magi­stralmente controbilanciato dal dinamismo vitale della rete Urano-Mercurio-Venere-Giove-Plutone-MC, fra loro legati tutti da ottimi aspetti propulsivi. Una prodigiosa alchimia dove un "cattivo" Nettu­no orchestra una rete di pianeti altamente pulsionali. Se noi os­serviamo - clamoroso! - le date di realizzazione delle opere let­terarie di Gide, esse corrispondono a impressionanti transiti di Nettuno. Ecco gli anni di pubblicazione o gestazione dei libri (non cito Ie opere, per brevità): 1895 - Transito di Nettuno in trigono all'ASC. 1897 - Transito Nettuno opposto a Marte. 1902: Transito Nettuno congiunto a .Luna! .e opposto a Marte ancora. 1914: Tran-sito Nettuno congiunto a Urano e trigono al Sole. 1924: Transi­to Nettuno congiunto a Urano e trigono al Sole. 1924: Transito Nettuno in trigono a Saturno e quadrato a Giove. Da notare che quest'ultimo doppio transito segnò la nascita di "Corydon", l'ope­ra in cui Gide confessò la sua omosessualità!

 

 

' ° Delay J.. La jeunesse di A. Gidc, Gallimard, Paris 1956.


Pablo Picasso, nato a Malaga il 25 ottobre 1881, ore 23,15" . Nel tema del grande pittore è subito evidente l'eccezionale posizione 3i Nettuno in casa X prossimo al MC, che tiene legati a sè, d'am­bo i lati, Giove e Saturno e lontano, Plutone. Potente congiun­zione rinforzata da trigoni su Urano. Nella casa della realizzazione esterna sociale governata dal Toro, segno plastico, di primavera e creativo, sta Nettuno che qui è maestro della casa 1X in Pesci, casa-segno di evoluzione superiore e sublimazione potente delle pulsioni. Giove è maestro della casa V in Sagittario, altra tonalità erotico-creativa, di slancio metafisico (con in più la Luna). Plutone raffor­za - in trigono a Venere - l'energia creativa scorpionica che passa attraverso l'opposizione a Mercurio, segno di rivolta intellettuale

e    vulcanica immaginazione! Orbene, questi pianeti citati creano - attorno a Nettuno, che è la guida psichica globale - l'equazione essenziale del genio di Picasso e amalgama le tendenze eterogenee di Plutone-Giove nella realizzazione di un'arte tellurica il cui mes­saggio è costituito da un eclettismo inesauribile.

Proprio Nettuno legato a Urano impedisce la staticità taurina

e    continuamente sollecita bruschi salti del pensiero, della fantasia

e  della sfera emozionale, lasciando emergere una mancanza di unità, una fluidità di suggestioni, modalità grafiche e cromatiche tipiche di uno stato oniroide insofferente di ogni codificazione della for­ma. Anarchia della forma, proprio: infatti Picasso è l'iniziatore del Cubismo, dove la forma è frantumata in funzione della mol­teplice e simultanea rivelazione dei valori interni-esterni dell'og­getto dipinto. In Picasso, come dice Holley12 , si ha come una so­vrapposizione di due opposti stati di coscienza (ancora l'azione di Nettuno!), per cui i suoi capolavori hanno l'apparente, assurda indecifrabilità, mentre recano messaggi di "abissali" dimensioni.

1 t Tema di Picasso: ASC Leone, MC Ariete, Sole 2° Scorpione, Luna 8° Sagittario, Mercurio 24° Scorpione. Venere 4° Bilancia. Marte 12° Cancro, Giove 23° Toro, Satur­no 9° Toro, Nettuno 15° Toro, Urano 17° Vergine, Plutone 26°Toro. (Ripreso da B. Paque).

12

Holley G., Comment comprendre votre horoscope, ed. priv,


La famosa mancanza di unità nell'arte picassiana è il caos nettunia­no dell'oscillazione continua fra la forma astratta e la forma total­mente plastica, carnale. Una vertiginosa tensione sempre al limite del delirio della disintegrazione, ma che sempre ritorna - come l'Io verso il Sé - al nucleo vitale, ogni volta ricostituendo il pie­namente plastico-vitale. Proprio Nettuno, qui, ha prodotto in Pi-casso - astrologicamente parlando - insieme ai "distruttivi" aspet­ti di Saturno opposto al Sole e Plutone-Giove opposti a Mercurio, lo sfacelo della forma e la perdita della logica grafico-oggettuale. Davvero una "patologia" che ha espresso in un mirabile linguaggio l'insondabile abisso dell'inconscio collettivo europeo. 'La funzio­ne mitopoietica in questo tema è altamente esaltata perché centra­ta nel Toro genitale e sollecitante l'espansione creativa di Giove e l'energia oscura di Plutone.

Ancora un esempio di Nettuno altamente creativo e mitopoie­tico con spinte dissolutive, lo troviamo nell'oroscopo di Charles Baudelaire, nato a Parigi il 9 aprile 1821 alle ore 15 circa, autore dei "Fiori del male'. Nel tema veramente malinconico del poeta, dove predomina la tendenza depressiva ASC Vergine, Sole con-giunto Saturno in quadratura a Luna in Cancro - Nettuno in con-giunzione a Urano si trova nel Capricorno in casa IV e stabilisce u­na forte quadratura in VII a Giove-Venere-Mercurio-Marte-Pluto­ne!! Lo stellium è dominato anche qui dall'associazione uranico-net­tuniana che parte dal segno più "nervoso" dello zodiaco. A vederlo, l'oroscopo fa pensare ad una seria nevrosi ossessiva su base isterica con formazioni reattive (si pensi a Marte congiunto Mercurio in qua­dratura a Urano-Nettuno!) e una minacciosa tendenza dissociativa e deviante. Nucleo psicogeno il complesso edipico fissato ad un risar­cimento affettivo materno negato. Baudelaire, appena ventitreenne, subì l'interdizione civile voluta dalla madre. In questi anni, l'isteria

13 Tema di Baudelaire; ASC. Vergine, MC 2° Gemelli, Sole 19° Ariete, Luna 18° Cancro, Mercurio 28° Pesci, Marre 29' Pesci, Venere 7° Ariete, Giove 9° Ariete, Saturno 16° Ariete, Urano 3° Capricorno, Nettuno 3° Capricorno, Plutone 29° Pesci,


baudelariana rompe tutti gli schemi e trascina alle prove di suicidio tentato, all'haschish, all'alcol, le droghe, con un interesse critico di osservazione.

La disinibizione più totale fa del poeta una vittima del nettuni­smo più acuto e si osservi che Baudelaire, morto a 48 anni di età, ebbe il tracollo creativo e neuropsichico proprio nell'arco di anni che va dal 1857 - anno de "I fiori del male" - al 1869, la morte, con Nettuno che transitava sul tema in Ariete, nella grande con-giunzione strisciante con Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Plutone e Sole natali!!

Dunque, funzione disgregante che è difficile negare, ma anche funzione creativa perché Nettuno domina Capricorno in nascita, segno delle alchimie saturnine e dei superamenti e si lega a Marte, Plutone e Mercurio in Pesci, intelletto e vitalità risucchiati nelle ac­que instabili della dissoluzione romantica, ove la suggestione mistica o perversa non è frenata, anzi, vien rafforzata, esaltata sino al deli­rio isterico dalla Luna in Cancro lesionata da Saturno. Uno "spleen" macerante un dramma affettivo bruciante, un cervello scosso da va­ri terremoti psichici. Eppure la poesia - sia pure come pus o fiore malefico - si fa largo tra la tossicosi e i fantasmi patogeni. Il tema con la madre si sviluppa già nell'infanzia quando Nettuno passa ali' opposizione della Luna e la caduta in Ombra dell'anima avverrà col Nettuno su Venere e Mercurio. Qui siamo in presenza di un vero e proprio caso dove il limite fra la normalità cosiddetta e la follia è sempre incerto: nel continuo rischio del passaggio si realizza il poe­ta!

Ecco ora invece esempi di oroscopi dove Nettuno esprime una funzione, a livello della psiche inconscia, nettamente dissolutiva con disgregazione dei piani della personalità conscia. E' il caso di pen­sare a situazioni depressive gravi, dove il conflitto con l'oggetto distruttivo introiettato viene in un caso risolto con atto omicida, nell'altro caso con atto suicida. Nel terzo caso invece presento un o­roscopo che mette in evidenza un Nettuno psicopatologico in forma meno disastrosa, ma si tratta di una personalità isterica con deliri mistico-religiosi e spunti psicotici.

L V


Primo tema: una giovane ragazza di cui parlarono le crona­che dei giornali alcuni anni fa e che di recente il processo di ap­pello in Assise ne ha confermato la condanna all'ergastolo. Inutile palesarne ulteriormente le generalità. La ragazza, di ottima famiglia, spinse il suo ragazzo-fidanzato a uccidere i cinque componenti del-la famiglia forse per ereditare il patrimonio. La strage fu commes­sa dai due mentre i parenti erano seduti davanti al televisore. Nel tema oroscopico 14 gli aspetti sono tutti pesantissimi: Nettuno è in quadratura a Venere e Urano nonché in opposizione a Mar-te; mentre i tre pianeti sono in aspetto negativo fra loro e in re-te negativa con Nettuno. Dunque: Luna quadrata a Mercurio, Sa-turno quadrato a Plutone, Luna Nera opposta a Plutone e qua­drata a Saturno. L'ASC è in Scorpione in congiunzione con Nettu­no! Credo non ci sia bisogno di troppi commenti. Qui Nettuno è nel segno della morte e del denaro, all'ASC. Tutta la vita vissu­ta in preparazione di questa strage: la visione del mondo è marca­ta dalla distruttività (avverto: non ogni ASC-Scorpione-Nettuno è da considerare tale, da solo! -), uno psichismo malato, poiché Nettuno qui sollecita negativamente la libido (Marte) che si libe­ra con violenza primaria infantile (senso del Toro) secondo una oralità ingorda senza mai canalizzarsi con ordine (quadratura a Urano). La perversione dell'affettività sta nell'aspetto lesivo Net­tuno-Venere e questa è colpita da Urano: un meccanismo regres­sivo che mobilita difese arcaiche contro le minacce interne. Tut­to il tema esploderà al momento in cui Nettuno in transito fa "re­lais" con Plutone e Urano. Nel giorno della strage infatti, la ra­gazza subiva ben TREDIC1 TRANSITI NEGATIVI dei quali quat­tro interessavano Nettuno! gli altri riguardano Urano e Plutone. Nessuna possibilità, mi pare, di sottrarsi al crollo psichico e mora-le, dato il Nettuno così debole di nascita.

ts Primo tema femminile: Sole 1,7° Aquario, Luna 22° Ariete, Mercurio 21° Capri-corno, Venere 29° Capricorno, Marte 5° Toro, Giove 1° Bilancia, Saturno 12° Sagittario, Nettuno 3° Scorpione, Urano 3° I.cone. Plutone 20° Vergine, Luna Nera 16° Pesci.

t


Casella di testo: 50Secondo tema: suicidio per impiccagione di una giovane don­na'5 Vediamo un Nettuno impressionante che domina in cuspide di casa IX, Vergine, il quale è in opposizione a Sole, Luna e Giove: un micidiale accordo sull'asse dei complementari relativi alle malat­tie (VI-XII). E Nettuno è qui la psiche malata (senso di Vergine - ca­sa VI) che comprime nella depressione distruttiva i tre fattori princi­pali della vita, i luminari e Giove, nel segno di Nettuno, analogico del-la casa XII, le infermità congenite, l'isolamento, la fine delle cose. L'evoluzione superiore è negata al soggetto per la presenza del Nettu­no malefico che inchioda ad un infantilismo orale in cui sicura-mente è da reperire almeno una fase autistica che ha reso impossibile una capacità relazionale adulta con i familiari (Marte quadrato a Mer­curio, Venere quadrata Urano). L'opposizione nettuniana al Sole è una condanna psichica in questo caso: si esce dalla realtà e si spro­fonda interamente nell'inconscio più nero. Anche la fantasia è mala­ta, esaltata (Luna in Pesci, richiamo di un materno insidioso).

L'opposizione di Nettuno risospinge la Luna, cioè il femminile, nell'utero materno attraverso la morte. Ancora: Nettuno maestro del segno che ospita Giove, taglia il filo della vita con l'opposizione al pianeta: nessun ottimismo, nessuna apertura. Plutone, dal canto suo, attacca il MC. E' dunque un oroscopo dove l'ossessività nevro­tica trapassa in un delirio di colpa e scacco irreparabile. Perciò, la distruzione, il raptus.

Infine, l'ultimo tema femminile'6 . Qui Nettuno è in casa X1 e forma tre quadrature rispettivamente con Sole, Mercurio (combu­sto) e Luna. Lo stellium Marre, Plutone, Venere al MC è quadrato a Giove-Urano e all'ASC-Luna Nera. Anche in questo caso, la psi‑

' S Secondo tema femminile: ASC Sagittario. MC Bilancia, Sole 28° Pesci, Luna 17° Pesci, Venere 16° Aquario, Mercurio 16° Ariete, Marte 29° Sagittario, Giove 14° Pesci, Saturno 1E° Ariete, Nettuno 21° Vergine, Urano 15°'l'oro, Plutone 29° Cancro (da Ilades, Trattato astro]. Medica - ed. Bussière, Parigi, pag. 164).

16 Terzo tema femminile: ASC Bilancia, MC Cancro, Sole in 'Foro, Luna in Scor­pione, Mercurio in Toro, Venere in Cancro, Marte in Cancro, Giove in Pesci, Saturno in Sagittario, Nettuno in Leone, Urano in Ariete, Plutone in Cancro, (Dati parziali personali per ovvia riservatezza).


che del soggetto è labile. Malgrado la personalità di buon livello e compensata, è presente infantilismo affettivo e una eccezionale sollecitazione della fantasia che produce spesso rappresentazioni deliranti non sempre controllate. L'esperienza di "droga" sotto-specie di ossessivo attivismo religioso e filantropico, si è presto ma­nifestata sino a raggiungere un grado parossistico, tale da intral­ciare notevolmente il processo ideativo ed espressivo anche nelle relazioni transpersonali. E' da notare che Nettuno qui è maestro della casa VI che cade in Pesci, segno di Patologia e la forte qua­dratura che invia ai luminari dal Leone, indica una inflazione dell' Io associata a onnipotenza e protesta virile. Caratteristica nettuniana dissolutiva: il soggetto ha "offerto" tutta la propria persona ali' amore divino identificando spesso l'uomo con Cristo o altre figure potenti delle sue reti relazionali, non riuscendo mai a uscire dal particolare fondo confusionale in cui - precoce --- si è struttura­ta la mania religiosa. Negli ultimi anni proiettava immagini reli­giose interne su amici e colleghi, esponendosi a disagi relazionali sociali. Dopo una poussée psicotica di due settimane (durante il transito di Nettuno su Luna), il delirio religioso si è stabilizzato con identificazione parziale del soggetto alla figura della Madonna, con una scissione parziale della personalità. Anche in questo caso, il doppio si è realizzato. La valenza nettuniana, in questo caso, è rafforzata dalla temibile Luna Nera sull'ASC in quadratura a Ve­nere-MC.

Una breve psicoanalisi ha rivelato in questa donna una rimo­zione profonda delle pulsioni sessuali parzialmente reinvestite nella sublimazione e in fantasmi omosessuali inconsci. L'ostilità verso il maschio è andata ap,profondendosi col transito di Urano opposto al Sole e il passaggio di Plutone sull'ASC. La quadratura di Nettuno a Mercurio in VIII, casa patologica per l'eros, ha giustificato il progressivo irreversibile deterioramento (non analizzabile) della psiche.


LA N° 78 (1990) Roberto Sicuteri

 

 

IL PROCESSO DI RIMOZIONE NELLA LETTURA DELLA CASA
OTTAVA E DEI SUOI FATTORI

Oggi vi propongo una ipotesi di studio psicologico e astrologico: il processo di rimozione nella lettura della Casa Ottava e dei molteplici fat­tori concorrenti.

Nel trattare l'argomento porterò l'attenzione sul concetto di rimozio­ne, visto come esperienza determinante della relazione psichica che il sog­getto ha con l'oggetto. Parlerò poi dello Scorpione come ottavo segno zodiacale con la sua specifica analogia alla Casa Ottava oroscopica. Suc­cessivamente vedremo la Casa Ottava come luogo deputato alla rimozio­ne e polo dell'asse che la unisce alla Casa Seconda. Questo asse, inoltre, va rapportato con una dinamica a clessidra, all'asse ASC - DSC.

Un cenno, naturalmente, su Plutone, come espressione del fattore ri­movente correlato alle pulsioni sessuali inconsce. E Marte, quale rappre­sentante del principio libidico fallico e mediatore della simbolizzazione dell'istinto genitale e aggressivo.

Infine, vedremo Casa Ottava e Scorpione nella loro dislocazione ana­logica e derivata, come strutture di riferimento che determinano e mani­festano la rimozione nelle altre Case oroscopiche.

Per cominciare, è necessario intrattenervi un po' a lungo sul concetto di RIMOZIONE, che è, come sapete, un meccanismo di difesa psichico peculiare dell'uomo e ben conosciuto in Psicoanalisi.

Ogni essere umano, nella sua esistenza, usa la rimozione. Essa è un processo attivo, una sorta di congegno che ci consente di espellere, tene­re fuori, cancellare dallà coscienza idee, impulsi, istinti o rappresentazio­ni di persone, o situazioni che siano avvertiti dalla coscienza come inde­siderabili, pericolosi, cattivi, oppure come cose insostenibili o fonti di angoscia o eccessiva richiesta di affetti.

Dovete rappresentarvi la rimozione come un movimento di energie psi­chiche che si mette all'opera fra l'Io-Coscienza e l'Inconscio, in occasio­ne di qualsivoglia esperienza' psicologica.

La rimozione - detto schematicamente - avviene con due movimenti: il primo: l'energia agisce dalla coscienza verso e contro la rappresenta-


zione dell'oggetto o dell'istinto che tenta di farsi strada per entrare nel campo dell'Io cosciente.

Questo primo movimento previene l'emersione incontrollata del mate­riale inconscio. Se l'Io pone il velo, il materiale emergente perde energia

e    viene respinto nella psiche profonda, inconscia.

Il secondo movimento - che è definito rimozione secondaria nel ger­go freudiano - assegna all'energia psichica il compito di catturare ciò che torna nell'inconscio e lì inchiodarlo. Mentre avviene questo duplice movimento, la coscienza opera il controinvestimento: si forma, cioè, del-le rappresentazioni sostitutive del materiale negato che siano più comode

e    accettabili dall'Io.

La rimozione presuppone sempre una istanza che compie la rimozio­ne: questa istanza è il mondo dell'to, che per noi sarà nell'asse ASC­DSC come io-soggetto e Io-in relazione con l'Altro.

E presuppone uno stimolo: che sarà l'oggetto relazionale, oppure l'im­pulso, o l'istinto, o l'idea, oppure situazioni che si presentano e s'im­pongono; per noi sarà allora il senso della Casa Settima.

Una volta avvenuta, la rimozione impoverisce eppoi blocca l'esperien­za respinta per uno dei tanti motivi soggettivi.

Ora; se partiamo dal presupposto che l'esperienza di relazione con l'Al­tro (inteso questo come oggetto interno oppure persona vera e propria esterna o gruppo e così via...) richiede sempre un importo di energia vitale, eros e istinto, si capisce come l'esperienza richieda tale importo al settore energetico preposto: cioè la Casa Ottava e per analogia lo Scor­pione. Dimostrerò poi il perché.

In tal caso possiamo dire che la Casa Settima attira l'energia della Ca­sa Ottava e questa la cede affinché si compia l'esperienza relazionale che ha per fine una modificazione evolutiva del soggetto (in quanto sappia­mo che ogni esperienza ci trasforma psicologicamente-). Ma se l'espe­rienza, come ho detto, viene negata o ritenuta impossibile in senso psi­chico, allora l'energia mobilitata non è utilizzata e solo una piccola par-te serve per agire la rimozione. In tal caso la relazione in Casa Settima fallisce e l'energia, o meglio, le rappresentazioni tornano in Casa Ottava e qui rimosse. Vedremo come in questo caso si verifica un'eccedenza di energia (tipo scorpionico-plutoniana) sino all'ingorgo. In tal caso si veri-fica possibilmente la sublimazione o la conversione in sintomi o simboli ad altro gradiente creativo. Nel primo caso c'è psiconevrosi, nel secon­do, artisticità o religione.

Chiarito il concetto di rimozione, vediamo quali sono per l'Oroscopo, i dinamismi multifattoriali corrispondenti.


Casella di testo: 5/,Primo fattore: lo Scorpione, ottavo segno zodiacale omologo alla Ca­sa Ottava nella simbolica mitico-psicologica. Ve io descrivo prima nella dimensione archetipica e mito-simbolica, poi come quanto energetico ne­cessario all'esperienza evolutiva della personalità.

La tradizione vuole che i Sumeri ponessero uomini con l'emblema del-lo Scorpione a guardia della Porta Segreta degli Inferi: luogo ove per loro moriva il sole, al tramonto, e scendevano le tenebre. Notturno è il segno, è l'avvento della notte; la tenebra che vince il giorno. E le tene­bre notturne sono luogo di misteri, di eventi celati alla vista e alla co­scienza. Metafora della psiche profonda è il buio.

In questo buio non c'è l'immagine di una fine o una cecità; non c'è un non-vedere per privazione di vita; anzi: è il buio di tutte le manifesta­zioni ignote o solo presentite. Dove le alchimie e i riti di passaggio o di trasformazione si compiono spesso nel sonno; sonno dell'anima, del corpo o della ragione. Ma che l'uomo non sa. il buio del segno che si dilata nello Scorpione; delle forze che si espandono silenziose in forme di vita nuova e sconosciuta.

Possiamo immaginare Scorpione simbolo di Notte, mitica, figlia di Caos ma pure madre del Giorno e delle Moire corrispondenti alle latine Par-che: le tre fatalità che tengono in mano il destino di ogni essere umano. Nell'ottava casa il mito delle Moire: Cloto, che fila lo stame della vita. Lachesi, che dipana la vita nel suo evolversi, e Atropo, che infine taglia il filo dell'esistenza, ci consegna alla morte, estremo passaggio al terzo quaternario zodiacale.

Ma lo Scorpione non è morte letterale: è passaggio, è conflitto che tende alla funzione trascendente. Andare oltre. La morte è allora inevi­tabile scelta di un passo. Per lasciare una dimensione, trovarne una di-versa. Nell'atto di lasciare c'è dunque una accettazione irreversibile: dun­que morte di qualcosa che viene abbandonato.

È il conflitto fra Eros, e Thanatos, principio di vita e principio di mor­te. Ossia: adesione al corpo, alla materia, al senso. Attaccamento pre­gnante al conosciuto. E anche: ripulsa del corpo, della materia; fuga dal senso e distacco, brama di separazione.

Tutto questo significa l'introiezione della morte come archetipo dei con­trari, dell'avere-lasciare.

Scorpione è un mondo generato, pronto a nascere - è ancora nella in-certezza del compiersi, rimane' occulto alla vista. Mondo oltre l'imma­nenza, risultato della differenziazione, esito di un processo lungo e diffi­cile che si è snodato dall'inconscio canceriano sino alla coscienza di rela‑


zione di Bilancia. 1ü un mondo che vuole andare oltre il già vissuto e conosciuto; esito di esperienza condotta sull'esistente, polarizzazione del-l'energia vitale verso il compimento.

Nel segno ottavo, nella Casa ottava è inscritta la meta di una concre­tizzazione.

L'essere esce dal tempo storico Kronos, quello della storia visibile, per entrare nel tempo interiore, psichico Kairos, il tempo dell'anima e del trans-razionale.

Nella visione dei grandi movimenti istintivi, questa consapevolezza crea angoscia, esitazione, dualità, antinomie dolorose fra attaccamento e di-stacco. Fra lasciar morire una fase per entrare nella nuova: C'è un mo­vimento verso l'accettazione della crisi e dell'orientamento spirituale. E c'è un movimento contrario: verso le conosciute certezze, la concreta di­mensione che gratifica.

La rinuncia è difficile, l'accettazione provoca smarrimento. In questa oscillazione, Scorpione rappresenta lo scacco, la tensione degli estremi, la fuga in avanti o l'arretramento.

Nella visione sessuale, Scorpione è esaltazione dell'amplesso sessuale come archetipo dell'unità originaria. Assolvimento della realizzazione della coppia Anima-Animus di Bilancia ma non più nel solo corpo sessuato. In Scorpione c'è l'istanza della fecondazione trans-corporea. Non soltan­to fecondazione che va oltre l'esaudimento del godimento narcisistico, ma conferma della raggiunta genitalità, la quale etimologicamente è iI genere, farsi genitore di una nuova creaturalità: sia essa in un figlio rea-le, o psichica o spirituale o come seconda nascita di sé, mutamento del proprio itinerario.

Se esaltiamo in Scorpione l'immagine del coito, vediamoci allora l'in­trecciarsi simbolico di vita e morte, perché è nell'atto sessuale che vedia­mo morire milioni di spermatozoi neI loro buio risalire l'antro uterino verso l'uovo. È li che il sacrificio, questa necessaria ecatombe mortale consente la vita, la vittoria: nell'alba, mistero compiuto, l'uovo è rag­giunto e fecondato. Distruzione a causa di un desiderio; vita che nasce dalla morte. Marte che penetra, provoca morte ma feconda. E intanto Plutone sovverte gli equilibri che inutilmente si tenta di mantenere. Ora-mai nell'ottavo segno si lavora in acque scure, nei luoghi dove son tenuti gli archivi degli dèi; si lavora per generare o sopprimere. Per manifestare nella potenza della rivelazione superiore o rimuovere per far tacere la vita che incessantemente si protende verso l'eterno.

In Bilancia, la vita dello Spirito e dell'integrazione al Sé si dissocia


dal progetto esclusivamente materialistica riferito al reale storico e quo­tidiano, per orientarsi verso altri sviluppi di ordine trascendente. Qui è la richiesta allo Scorpione: di superare il finito, non cedere tutto al do-minio del corpo visibile.

L'individuo, che nel segno dello Scorpione prende cosicenza dei limiti del mondo oggettivo, viene spinto a ritornare sulla soggettività per indi­carle una dimensione altra, che tuttavia non è attingibile nelI'esperienza dell'Io. Una dimensione percepita come energia sotterranea, invisibile, che fa timore; ed energia che si colori di toni spirituali, capaci di mode-rare il ricatto dei sensi. E con ciò, consentire una più alta coscienza indi­viduale. É nell'ottavo segno che si sveglia l'anelito al superamento di se stesso.

Se dovessi dislocare nello Zodiaco la figura psicologica del Superuomo di Nietsche, lo porrei senza esitazioni in Scorpione; così come Zarathu­stra mi appare come mito e immagine di uomo la cui grandezza sta nel suo conoscere, ma dalla sua conoscenza sgorga una fonte, il suo canto, che disseta e riavvince a una vita trasfigurata, riscoperta come ricchezza della totalità. Zarathustra si impone come modello di una vita ascenden­te pur vissuta nella contesa fra angosce e incubi, gioia e dolore, levità e pesantezza. Dove insufficienze e limiti sono riscattate da una speranza più alta di evasione. In Scorpione - come dice la tradizione - si è davanti ad una porta. L'interrogativo è: se oltrepassarla o arretare.

Qui si apre la tensione dinamica fra il possesso e la cessione; fra il trattenere il conosciuto e il rifiutare l'ignoto di più.

Possiamo dire anche: l'essere avverte l'esaurirsi di una energia investi­ta e si dispone ad appellarsi ad altra energia. Se non ha rimosso le pul­sioni primarie della libido, si troverà nell'impasse, come in un vuoto. Nella vita cosciente, questo dinamismo si manifesterà come stato di fru­strazione o ingorgo di impulsi primari e secondari; come aggressività esor­bitante o inibizione isterica. Così da fare meritare allo Scorpione la me­tafora di «campo di battaglia dello Zodiaco».

Se nuova energia si mette al lavoro, allora il soggetto accede alla fun­zione genitale psichica: crea, cresce, conosce ulteriorità di sensi e signifi­cati dell'esistenza. In tal caso gli viene rivelato il segreto della continuità del processo vitale: accettando di veder morire il chicco di grano, ci è consentito conoscere la trasmutazione, la pianta che darà foglie, fiori e frutti.

Ove il tipo Scorpione coglie il momento alchemico trasformativo, sa anche di dover morire in una parte di sé: mistero nelle tenebre e rivela­zione nella luce diurna.


Casella di testo: rParlando di Scorpione tornano presenti i Misteri di Eleusi. Questo gran-de mito, in parte ancora poco conosciuto nelle trame misteriche rituali, è centrato sulle dottrine ctonie, i misteri dell'oltretomba. Gli iniziati eleu­sini invocavano Persefone e Demetra, ma pare che nei rapporti con l'om­bra dei morti, vedessero proprio la possibilità della resurrezione dell'ani­ma in una più lieta esistenza, sempreché l'uomo si rendesse degno di tale esperienza, con una condotta gradita agli Dei.

Come sapete, i riti misterici di Eleusi si tenevano in prevalenza duran­te la notte, in templi segreti e gli adepti non potevano assolutamente ri­ferire nulla di quanto accadeva, pena la morte.

Sappiamo che erano Misteri incentrati su rituali fallici, con significati simili al Tantrismo indù, dove il rito era finalizzato all'esaltazione di un potenziale erotico inusitato, appunto definito in Grecia col termine «or­ghé», che significa Orgia, ossia: impeto furore vitale. Persefone assume-va qui la doppia valenza scorpionica: bella fanciulla avvenente alla luce deI sole e tenebrosa, inesorabile regina del Tartaro infero. Demetra, ugual-mente era vista nel doppio ruolo: dispensatrice di energie naturali oppu­re fonte di delirio e follia. Anche Plutone compariva nei riti.

I Misteri eleusini, così affascinanti, istruivano intorno alla natura delle cose, rivelandone i nessi col cosmo. Passaggio dalla dimensione padro­neggiata dalla coscienza, alla dimensione dove regna la potenza di Kun­dalini, capace di trascinare nell'estasi panica.

Noi occidentali, che siamo permeati neIl'inconscio collettivo dalla co­smogonia cristiana e dall'etica cattolica, siamo propensi a vedere nell'ot­tavo segno una più semplice dialettica di dannazione e catarsi, di pecca­to ed espiazione, caduta e rinascita, di morte e trasfigurazione. Trasmu­tazione dei valori terreni in luce spirituale. Insomma, immagini di pecca­minosità e purificazione, in chiave morale.

Ogni trattato astrologico ci descrive allora, giustamente, i comporta-menti psicologici dello Scorpione: alternanza di spinte costruttive e di­struttive; negazioni e affermazioni; cinismo e sentimentalismo. Misticismo esaltato e realismo brutale e prosaico. Polarità irriducibile ad ogni tentativo di equilibrio. Crisi adattative, bisogno di accentuare le di­sarmonie e piacere di ribellarsi d'istinto, con violenza calcolata, ad ogni sollecitazione moderatrice. L'emotività attira verso la concretezza e l'a­zione generosa, ma subito scatta la fuga nell'astrazione. Così - scrive Heymans - colpisce nei tipi Scorpione nervosi, il gusto della distorsione, della tristezza che deforma e scuote; il gusto, persino di pervertire il sen­so e il fine dei comportamenti. La ruminazione mentale è caratteristica:


serve alla rimozione. La calma apparente non è che il lavoro della censura.

Se il processo di rimozione è accentuato, allora subentra una specie di cronica depressività, languore affettivo, scoraggiamento facile e spes­so, rassegnazione. Stranamente, io riscontro spesso gran timidezza in don-ne Scorpione che pure nasconde intensa affettività e acutezza psicologica al servizio di una appassionata visione della vita.

Le Senne trova il tipo Scorpione portatore di malinconia e ansietà.

La solitudine pare essere il suo rifugio più sicuro; dove nulla possa irrompere a scuotere precari equilibri. Tutto questo corrisponde alla ti­pologia junghiana dell'introvertito, dove le funzioni primarie sono fran­camente rimosse. Eppure tutte queste caratteristiche sono riscontrate in generale. Si danno invece più spesso quadri psicologici di una grande complessità, dove l'energia scorpionica e i fattori concomitanti dell'otta­va casa, producono personalità al limite eccezionali proprio nel rispetto delle dinamiche di investimento di cui si è detto.

Queste personalità eccezionali - che vanno dal santo all'artista, dal-l'assassino al perverso sessuale e dallo scienziato al filosofo - sembrano portare nel karma soggettivo tutta la potenza di Scorpione, come se l'uo­mo non fosse sufficiente a contenerla. Io penso che solo nell'ottavo se­gno zodiacale l'uomo non smette di soffrire la sua origine e la sua morte - le due facce di una sola angoscia - e pertanto, il suo desiderio è quello di possedersi, tenersi adeguatamente; di coincidere con se stesso in modo identico, di appropriarsi della sua origine. Essere allora il Padrone onni­potente di sé nel mondo. Rivendicazione terribile: perché il soggetto Scor­pione avvenga come tale, rende necessario lo stacco da tutto quel che lo costituisce e la presa di distanza da ogni immediatezza. Pare una con­traddizione. E lo è! E si esce da questa contraddizione antinomica nel-l'ottava casa, soltanto se si ha la possibilità di simbolizzare la propria esistenza. Ecco il motivo per cui si hanno Scorpioni sublimati.

Affrontiamo ora la Casa ottava, analogica di Scorpione. Cosiderato in chiave analitica, l'asse oroscopico Casa II - Casa VIII de­signa il rapporto fra il soggetto e il suo oggetto d'amore nutritivo prima-rio (casa II), che si evolve e risolve, poi, nella separazione e differenzia­zione da tale oggetto nutritivo in Casa VIII mediante l'integrazione del-l'esperienza o la sua rimozione.

Nella casa VIII il soggetto completa la differenziazione nel senso di su­perare le identificazioni e i vincoli relazionali archetipici.

Con tale compito, passa dall'assimilazione taurina alla cessione scorpio­nica. Ossia all'amore come restituzione. Dal «tutto a me», si passa al


«tutto fuori di me». Questo è il significato della donazione genitale, la generazione, il sacrificio del piacere ego-centrico per sperimentare la co­noscenza altra.

In Casa VIII ogni possesso - inteso non solo come materiale - e ogni relazione con gli oggetti interni cambia di significato: da valore imma­nente si passa al valore trascendente. Allontanamento dal bene.

Qui le eredità arcaiche assumono valore propulsivo se il soggetto non si è fissato al godimento dell'habitat nutritivo della Casa 11.

Ora, la domanda: perché dislocare il processo di rimozione nella VIII?

Non è sufficiente rispondere citando l'analogia con Scorpione, in sen­so energetico; segno che inibisce la propria forza in quanto preso fra l'equilibrio Bilancia e la spinta ascensionale Sagittario?

Occorre chiedersi se nella Casa VIII non c'è un senso esoterico ancor più profondo oltre la valenza scorpionica? Perché a tale Casa viene asse­gnata la simbologia del «morire», del termine, del mutamento?

Io sostengo che la rimozione si giustifica nella Casa VIII in quanto risposta alla Casa II: qui si dice «Ho e trattengo per il mio bene», men-tre nella Casa Vili si dice «Avevo e devo lasciare». Nella II siamo di-pendenti, condizionati alle relazioni che sostengono il nostro destino. Re­lazioni che si completano ed esauriscono nella Casa VII. Viceversa, nella Casa VIII viene realizzata l'indipendenza, la separazione, non più condi­zionati e ormai aperti al «lontano». In questa dinamica di energie com­plementari ma conflittuali c'è sempre il rischio della fuga in avanti entro la Casa VIII oppure la regressione, la ricaduta autodifensiva nella Casa 1I. E la forza applicata a tale dinamica è quella di Scorpione, la quale, come ho detto all'inizio, reca in sé l'archetipo della Morte e psichica-mente l'introiezione della morte.

Come vedete, fra Casa II, VIII e Scorpione si realizza una sorta di codice immaginale dove il soggetto avverte un pericolo, un dolore, una esperienza fonte di sofferenze narcisistiche, privative. Infatti, crescita e differenziazione costano enormi tributi narcisistici.

Mi risulta allora lecito porre in questi fattori oroscopici il ricorso del soggetto al meccanismo difensivo più redditizio per tutelarsi davanti alle eccessive richieste: la rimozione delle spinte energetiche per mantenere l'omeostasi!

Nella mia esperienza analitica trovo conferma di queste osservazioni. Naturalmente m'imbatto spesso in soggetti Scorpione oppure con valori scorpionico-plutoniani nel Tema. Provo stupore in più di un caso perché nell'approccio analitico queste persone risultano tutt'altro che scorpioni-


che e plutoniane! Mi chiedo: dov'è, allora, tutta la potenza di eros, sen­sualità e impetuosità istintiva descritta dalla tipologia astrologica tradi­zionale! Dov'è finito questo «diavolo in corpo» del segno ottavo! Mi trovo in presenza di situazioni psicologiche precise: censure sistematizza-te con riflessi somatici; stati nevrotici con stimmate ossessive o fobiche, pronunciate difese coatte oppure, più frequenti, situazioni con rimozione totale della libido sessualizzata che non trova un canale espressivo.

Ci sono esempi paradossali di soggetti che vorrebbero essere disincar­nati, con istanze religiose compensatorie, vaghe. Ma anche propensione al cedimento autodistruttivo, preso per buona soluzione di tutte le soffe­renze. Ma tutto questo, in personalità spesso vivaci, scosse da slanci vi­talistici e depressioni cupe; geniali custodi di un immaginario occultato, veri torrenti sotterranei in piena. Allora sono giunto alla conclusione se­guente: se dalle analisi del profondo gli Scorpioni mi rivelano queste tra-me segrete, devo dedurne che l'ottavo segno - specialmente quando è attivo nel primo o terzo quadrante - è il portatore archetipico del mecca­nismo di rimozione come difesa elettiva.

Insisto: difesa da una totale accettazione degli importi energetici di Eros e difesa simultanea dal desiderio di astrazione. La rimozione è il bisogno di far tacere l'occulta legge della vita.

Per tale motivo ho ricordato i Misteri di Eleusi.

Secondo una etimologia probabile, la parola Mistero significa: «tap-pare la bocca», «chiudere», «non dire». E il tipo Scorpione, molto spesso, tappa la bocca alla sua vitalità, nega il corpo come segno per affermarlo in simboli sublimati. L'orgiastico, l'impeto, è frenato, imbrigliato.

Dico ancora Scorpione ma per catena associativa analogica dico anche Casa ottava. E questa è la Casa della rimozione. Abbia essa pianeti o aspetti oppure sia vuota, la validità esiste perché lì è la pregnanza, la vibrazione del tema psichico che ho descritto.

In base al riscontro psicoanalitico stabilirei questa valutazione astrolo­gica di priorità a confronto della mia ipotesi:

1)       Scorpione in Casa ottava

2)       Scorpione in Casa ottava con pianeti ed eventuali aspetti alla Casa seconda e quinta.

3)       Casa ottava dominante anche con altri segni.

4)       Scorpione all'Ascendente e Casa Prima.

5)       Scorpione in Casa Seconda .con pianeti e aspetti alla Casa Ottava.

6)       Scorpione in Casa Terza.

Non presumo sia una griglia definitiva e sufficiente ma l'osservazione


astrologica e psicoanalitica coincidono. Non ha pretesa di statistica; an­zi, è più una esperienza psicologica di sentire la vibrazione simbolica di questi fattori correlati alla storia analitica.

Gli altri assi oroscopici, visti come analista, sembrano assumere un valore di funzioni ausiliare o secondarie, il cui buon funzionamento; aspet­ti e pianeti a parte, mi pare derivare dalla positività degli assi Casa Il - VIII e asse ASC - DSC.

Non mi risulta un processo di rimozione vistoso dislocato fra ASC e DSC. Salvo il caso, raro, di Scorpione con stellium in Casa I.

Invece, l'asse Casa 11 - VIII è psichicamente determinante.

L'esperienza mi ha portato a condividere la brillante intuizione di Da-ne Rudhyar a proposito di queste case. Egli propone due principi assai semplici ricavati dalla teoria di Jung: il principio della individualità e il principio di relazione. Intorno ad essi, ruota tutto il processo evoluti­vo di individuazione.

Rudhyar considera I'ASC - Casa Prima come l'inizio dinamico forma­tivo della personalità interiore individuale, che trapassa per completarsi, nella Casa Seconda ai livelli libidici profondi.

Successivamente, considera il DSC - Casa Settima come una Casa 1 in cui inizia e si sviluppa il processo di relazione verso l'esterno, del sog­getto verso l'oggetto, I'Altro-da-sé.

Di conseguenza, la Casa Ottava diventa una Casa Seconda ove deve trovarsi tutta l'energia libidica necessaria per nutrire la relazione suddet­ta e convalidare la maturità comportamentale del soggetto. Dice Rudhyar:

«Tutto ciò che incomincia dal Discendente è essenzialmente tutto ciò che l'individuo incontra in termini di relazioni. D'ora in poi l'individuo focalizzerà meno la sua attenzione su se stesso di quanto non faccia ri­guardo a ciò che la vita di relazione gli può apportare».

E per la Casa VIII egli dice:

«Ciò che qui è indicato, riguarda i possessi della relazione; l'ottava si riferisce all'intera situazione esistenziale che la relazione dovrà affron­tare per attualizzare le sue potenzialità. Rivela ciò che è disponibile per la relazione».

Io aggiungo: la rimozione si gioca tutta nello spazio di queste due pro-posizioni. La Casa VII impone la relazione con l'altro (sia essa coniuga-le o di gruppo ecc). Impone l'uscire dalla dimensione narcisistica che di-ce IO, per dissolversi nel NOI della coppia. La Casa VIII deve cedere l'energia necessaria e differenziata.

Ma se la VIII è critica, se mal messa, se è - come s'è detto - correlata


allo Scorpione e ne risente zodiacalmente il destino prescritto, se ne de-duce che in tale casa si struttura più o meno patologicamente il processo di rimozione.

Più energia domanda la Casa VII, più viene obbligata ('VIII alla ces­sione. Ma più è vincolante la Casa II più è depotenziata l'VIII.

Si può aggiungere che, nel caso di una Casa I debolissima, in questo gioco di rimandi, tutta la dinamica VII - VIII - Il si aggrava e la rimo­zione molto estesa e stratificata, può ad un certo momento della vita, condurre al deragliamento psichico.

Infine - come vedrete dagli esempi grafici - una Casa VIII iperconcen­trata di energie (tipo stellium ad es.) produce spesso un destino difficilis­simo o insostenibile.

Veniamo ora a Marte e Plutone intesi come energia applicata al senso delle Case appena esaminate.

Nel campo psicoanalitico l'esperienza di Plutone è ancora insufficiente come manifestazione simbolica e non è corretto trarre indicazioni senza verifiche nelle storie individuali. La suggestione mito-simbolica che tutti noi riceviamo da Plutone tuttavia è molto forte e mi sembra di reperire già una vibrazione - nella pur modesta esperienza fatta - che fa di Pluto­ne energia che concorre a formare la rimozione e lo istituisce quale rap­presentante, insieme a Saturno, dell'Ombra individuale e collettiva.

Dov'è Plutone, analogico di Scorpione e Casa VllI; risulta presente una istanza trasformativa, capace di dilatare la psiche individuale in pro-getti di vita. Plutone offre mezzi per affrontare il reale ma anche intro­verte facilmente la libido e favorisce la fissazione dei complessi patogeni.

Se nel mito Plutone è Ade che trascina Persefone-Anima nel regno delle tenebre eterne o Inconscio, in astrologia sarà esponente dell'Om­bra, luogo ove cadono le esperienze negate o i potenziali non usati.

Sarà forza che inibisce l'atto o il desiderio, per riprodurlo poi come eversione irrazionale, oppure gesto creativo o sintomatologia psicologica.

Se Marte è nel mito il dio della guerra e istinto di aggressiva cattura, in astrologia sarà energia che struttura il desiderio e gli fornisce la libido per realizzarlo; sarà rappresentante dell'agire o dell'impedire la pulsione sessuale.

Siano o no in aspetto fra di loro, Marte e Plutone sembrano amplifi­care nelle rispetive case, la tematica della rimozione.

Per finire accenno ad un particolare che incuriosisce, nei temi portati qui e che ora vedrete: Marte e Plutone spesso situati nel Leone o nella Vergine o in uno di essi. E soltanto una coincidenza o potremmo andare in cerca di qualche altro mistero?


Casella di testo: 41.Casella di testo: ~3Tema di: Oscar Wilde.

 

Il celebre scrittore inglese. Edonista, grande esteta e amante della vita aristocratica, incarnò il tipo dandy. Celebrità precoce, un matrimonio fallito e poi le esperienze omosessuali, causa di un famoso processo ove fu condannato a due anni di prigione. Fallimento sociale e artistico, fini in povertà e solitudine.

In oroscopo, l'asse case 11 - VIII invertito nei valori zodiacali. Bilan­cia in Il analogica della VII: ciò dimostra in Wilde l'identificazione del l'Altro alla propria immagine soggettiva (narcisismo). Ariete in VIII co­me rimozione attuata, gravitante sulla casa IX anziché sulla VII: ostaco­lo alla relazione di coppia. Scorpione in 111 fissa al livello infantile la relazione oggettuale. L'VIII consente qui soltanto la ribellione irraziona­le e violenta marziana, annegata «misticamente» nel terribile valore anti­conformista della VII Pesci-Nettuno.


Tema di: Arthur Rlmbaud

 

L'enfant prodige, il poeta «maudit» francese. Entro l'età di 19 anni ha compiuto tutta la sua grande opera artistica. Inquieto, ribelle, omo­sessualità e legame edipico .profondo. Bruciato dalla poesia, alcol e dro­ga tutto il genio, si consegnò poi ad una vita anonima, mercante d'armi e forse di schiavi africani. Asse I - VII invertita nei valori zodiacali. L'ASC Bilancia propende per la identificazione dell'Altro (come oggetto di relazione) alla propria immagine (valore di narcisismo primario). Casa II in Scorpione con Mercurio puer, fissa la sessualità alla fase infantile anale. Totale rimozione dell'affettività e sublimazione spirituale dell'eros in VIII mediante Urano, il quale rinvia all'infanzia: è il famoso «angeli­smo» di Rimbaud. Qui l'uomo è sacrificato a vantaggio della creazione poetica.


Casella di testo: 50	‘PSTema di: Eleonora Duse

 

La grande scrittrice drammatica del Teatro italiano. L'immenso suc­cesso artistico compensò tutte le infelicità della vita affettiva. Non riuscì mai a tenere a sé un uomo malgrado la sua forte passionalità.

Asse I - VII invertito nei valori zodiacali. Anche qui I'ASC Bilancia identifica al soggetto l'immagine dell'Altro, che viene introiettato. L'uo­mo viene «sublimato» in una dimensione artistica e lirica secondo l'ar­chetipo del «divino demiurgo» o del «Pater». Scorpione in casa ll e Plutone in VIII bloccarono la Duse in una incapacità di espressione ses­suale adulta. La rimozione consentì una idealizzazione esasperata dei sen­timenti.


Casella di testo: 68Tema di: Charles Manson

 

Il famigerato guru di Cincinnati in California, fondatore di una setta satanica. Assassino di Sharon Tate Polanskj. Osservare il funesto Scor­pione in casa VII con stelliuml

Qui tutta l'energia erotica notturna si scarica indifferenziata nella casa VII Ia quale diventa in tal modo una mostruosa VIII ricca di cieche iden­tificazioni proiettive, che piega all'ideale perverso soggettivo tutte le re­lazioni.

Urano e Mercurio dissonanti con Plutone: impossibile equilibrio fra libido e logicità. La distruttività delI'ottavo segno fruisce del concorso atroce del punto oroscopico esplosivo: Marte-Nettuno-Vergine in casa VI: alta patologia delirante: «Mi è stato possibile più volte, lasciare credere a molte persone di essere forse Gesù Cristo, ma non ho ancora deciso cosa io sia né chi io sia». Parole di Manson al processo penale.


LA N° 84 (1991)
Roberto Sicuteri

 

 

JAMES HILLMAN: IL RITORNO ALL'ANIMA (Studio del Tema Natale dell'erede di C.G. Jung)

L'astrologia deve molto oggi - per la sua rinascita e il riorientamento umanistico - alla psicologia di Jung. Ma da vari anni un ulteriore pre­zioso sostegno alla nostra psicologia, intesa come un'esperienza psichica peculiare dell'uomo globale, è offerto dalla psicologia archetipica di Ja­mes Hillman, che nella sua ormai vastissima opera teorica, ci consente di ripercorrere le origini, l'evoluzione e gli esiti della psicologia junghia­na, presentandoci approdi suggestivi e di grande stimolo creativo, al mon­do dell'immaginale umano, attraverso una vera e propria revisione della scolastica zurighese, e portando sulla scena vivamente illuminata dalla sua genialità, un mondo mitologico, simbolico, archetipico, che ricono­sce la matrice greco-mediterranea. Linguaggio che gli astrologi oggi sen­tono affine o quanto meno omologo al linguaggio psicologico astrale.

È nello spirito di questo riconoscimento il mio desiderio di dedicare a Hillman il presente studio del suo Tema di Natività augurandomi pos­sa interessare ai nostri lettori.

James Hillman nasce il 12 aprile 1926 alle ore 9,05 antimeridiane a Atlantic City, New Jersey negli Stati Uniti: «Una città fasulla: affari da quattro soldi, aste e aria di importanza». In questa sua dichiarazione autobiografica c'è tutto il suo ironico ASC in Gemelli e la vivezza della Luna Nuova in Ariete.

Un oroscopo che sprizza scintille, ricco di dissonanze interessanti, con-giunzioni esplosive che accentuano la dialettica dei contrari in modo straor­dinariamente propulsivo. Opposizioni e quadrature che frenano e scate­nano forti pulsioni e predispongono all'azione diretta. Un vero pantheon di Dei ora bizzarri ora seri, ora aggressivi; ma sempre generosi.

Tuttavia, Hillman gradisce affermare d'essere nato sotto stelle «nor­mali» e placide: «Non mi sento affatto una personalità marra: sono as­solutamente privo di aura mistica, gioco a base-ball, mi piace cucinare e andare al supermercato, leggere i giornali e telefonare a mia madre». Ma almeno nel suo mondo interiore, l'oroscopo lo smentisce! Certamen­te è un uomo molto attivo, versatile, impulsivo e generoso; dotato di


Casella di testo: Ogrande energia grazie ai quattro pianeti dislocati in segni cardinali. Ma è pure dominato dai segni fissi con pari numero di pianeti. Da qui il contrasto fra realismo pragmatico-dinamico e l'astrazione mercuriale, in-stabile, anzi è meglio dire mutevole. Il nomadismo precoce, il prepotere dei sentimenti e l'ipersensibilità che amplifica le forti emozioni. Tale ri­partizione presenta una tipologia linfatica-biliosa per la posizione di quattri pianeti in segni Fuoco e quattro in segni Acqua. Contrasto elementale che sarà fodamento psichico della esperienza di Hillman, come psicoana­lista e osservatore dell'anima umana. Prevalenza di pianeti sopra l'asse ASC-DSC e nei quadranti orientali: dunque estrovertito ma con una in-quietante tendenza all'introversione improvvisa, dovuta alla presenza dei grandi pianeti lenti nei quadranti inferiori, che eccitano dialetticamente ben sei pianeti veloci; e sono questi ultimi a costituire le caratteristiche salienti talvolta sconcertanti della psicologia hillmaniana. Ascendente in Gemelli e un Mercurio uranizzato in segno Fuoco, mostrano un'intelli­genza acuta e un'immaginazione eccentrica e fervida che può addirittura indurre all'evasione dal tangibile. È un uomo dominato dal sentimento; è lo psicologo che proclama: «L'uomo non ha l'anima: è anima». E an­cora dice: «Noi analisti scriviamo e parliamo dell'anima e sull'anima. Quando faremo soltanto parlare Anima?».

Sulla scia di Jung, del quale si considera erede e «junghiano», Hill­man ha riportato l'Anima nella psicologia profonda e persevera nella sua visione di riportare nel mondo la dimensione Anima; allontanando con prepotenza dialettica e capacità di persuasione la sclerotica concezione clinica della psiche presa nei concetti di «normalità» e «patologia». Re­stituendo a Psiche tutto il valore mitopoetico ed energetico e a Anima la sua specifica funzione regolatrice al di là delle categorie nosografiche che umiliano la potenza immaginale dell'inconscio.

Ma veniamo a raccontare più da vicino la vita di J. Hillman letta ne-gli astri e nella sua biografia. Un Plutone in Cancro-Casa 1, Mercurio governatore dell'ASC congiunto a Urano in Casa 10a, una forte con-giunzione Marte-Giove in Casa 9a in Acquario, rivela subito una com­plessa e accidentata geografia dello scenario biografico e intellettuale di questo inquieto americano cittadino svizzero. Già all'età di diciannove anni Hillman vive un periodo nella Marina USA per il biennio 1944-46. Saturno e Urano transitano nella Casa 12', degli ospedali e prove. I mae­stri delle Case 7a e 9a lo mettono dunque dinanzi alla relazione con l'al­tro in una maniera del tutto inusuale e dolorosa: al servizio dei reduci dal Pacifico ciechi o mutilati. «L'orrore del sistema americano di ria‑


Casella di testo: 71	1bilitazione mi faceva identificare a loro...la reintegrazione avveniva al livello più superficiale...». Sgomento e rabbia per il sistema sociale e ospe­daliero, spingono Hiliman a preferire l'esperienza di corsia: «... lì ho vissuto a contatto con i pazienti, il che non era permesso: c'era qualcosa dentro di me che voleva andare più a fondo... e l'unica possibilità era quella di andare più vicino...». Così egli era già preso, inconsapevol­mente, dalla Psicoterapia - «...eppure non conoscevo l'esistenza di questa parola...».

L'ASC in Gemelli stimola in lui avidità di conoscenza: «andare più a fondo, andare più vicino». E la sensazione netta che soltanto attraver‑

so il sapere e la varietà dei contatti, potrà scoprire o conoscer meglio

la propria identità individuale. L'uso dei processi mentali, unito al gene-roso abbandono alle emozioni, sarà molto importante: Mercurio congiunto a Urano nonché il trigono di Nettuno a Sole-Luna. Lo sperimentalismo viene in primo piano con il transito di Urano sull'ASC: Hillman abban­dona il natio NewJersey e attraversa l'oceano per l'Europa, in cerca di futuro, di lavoro e vita (Pesci in Casa 10'; Nettuno opposto alla Casa 9' con Giove-Marte: avventura, espansione ideale, titanismo).

I1 mito portante in quell'epoca, per il giovane americano che torna alle fonti europee, è sicuramente Urano e Frisso, che vola verso la meta oltremare (Sole trigono Nettuno), moderno argonauta; recando seco la sua anima in fieri, la sua Elle mitica che non perderà.

Hillman, come nota Arroyo a proposito di Sole-Luna in Ariete, vuole appagare il bisogno di riconoscimento con l'auto-affermazione e con azioni dirette e competitive. È pronto a iniziare un'avventura: la Luna spinge al nuovo e concentra le energie. Mercurio in Ariete offre il destro per esprimere creativamente il proprio talento.

In Europa, nel 1946, ci sono le ferite aperte dalla guerra: Hillman è a Francoforte sul Meno, lavora alla Radio americana come giornalista (ha il transito di Urano sull'ASC!) e di sé a quell'epoca dice: «...ero un ragazzo, assolutamente innocente, senza nessuna nozione di storia o letteratura...proprio in una Germania in pezzi. Anche questo era un luo­go dove c'era intensa sofferenza...». Ben sette pianeti a forte gradiente propulsivo sono fra la 9' e 11 Casa; dunque Hillman è assetato di co­noscenza e movimento: un Hermes con le ali ai piedi, guidato da un Urano in Pesci che conferisce - ben calibrato dal trigono a Saturno in Scorpione nella Casa 6' - Lina speciale disposizione per l'occultismo, ma in questo caso per la psicologia profonda: Hillman si occupa della psiche dei sofferenti (senso di Urano in Pesci, analogo alla 12' Casa,


delle infermità) e del problema della morte quale metafora archetipica della psicopatologia (senso di Saturno in Scorpione, analogo alla casa 8a, posto nella Casa 6° della patologia). E. dotato per la ricerca dei mi­steri profondi e insoliti: il dio Urano e il puer aeternus mercurialis uniti per questo dono astrale, che farà di Hillman uno dei più originali e fe­condi innovatori della psicologia. Viaggia per tutta l'Europa; è a Praga, Londra e Parigi. Proprio a Parigi: «...è lì che mi sono svegliato. Morivo dal desiderio di una vita intellettuale...a Parigi era possibile essere intel­letuali senza l'accademia».

Scrive per vocazione, seguendo le sue fantasie letterarie informi.

Nel 1947 è a Dublino, dove dirige la rivista «Euroy» e conosce molti artisti. Da bravo ASC Gemelli, rimane incerto fra giornalismo e scrittu­ra letteraria, ma Dublino «...fu per me una stupenda mescolanza di let­teratura, filosofia, società, ragazze inglesi, poeti irlandesi, fantasticherie e sbornie».

Non c'è da stupirsi di tanto sfrenamento, data l'accoppiata Sole-Luna nella Casa Ila, una rigogliosa creazione di rapporti socio-affettivi. Non solo, ma era in corso il transito di Urano sull'ASC, con ripetizione di quadratura a Mercurio-Urano, mentre Saturno passava su Nettuno in Leo-ne con l'opposizione a Marte Giove! Tutto il Tema entra in grande vi­brazione trasformativa. Usando le simbologie mitiche care a Hillman, possiamo dire che in quel periodo eccezionale gli Dei scesero dall'Olim­po per assisterlo: Urano, Cronos, Zeus, Ares, Hermes e Poseidone - in versione ellenica - portano il giovane americano davanti alla strada maestra e gli indicano finalmente il suo mito personale, gli suggeriscono quel che è allora in fieri: divenire uno psicologo del profondo.

Nato negli Stati Uniti (paese governato dal segno dei Gemelli!), è in Europa che egli troverà i suoi nutrimenti terrestri e spirituali e troverà la sua Anima, come è destino degli americani - da sempre compiere questo viaggio a ritroso verso le antiche, oscure origini. È a Dublino che Hillman «obbedisce» agli Dei, che s'incarnano nella persona di un amico e un conoscente (notare che Dublino è nel segno del Toro, che nell'oroscopo di Hillman governa la Casa 11', quella degli amici) i quali lo sensibilizzano al tema dell'analisi personale. «11 primo a parlarmi di Jung fu un amico sofferente di un tremendo esaurimento nervoso...lui era in analisi junghiana...Morì giovanissimo. Allora non sapevo nulla di ana­lisi e lui non ne parlava molto, ma la mia impressione fu che essa avesse a che fare con la guarigione di persone disturbate. Incontrai un altro americano, che mi fece leggere libri di Jung...Avevo ventidue anni...».


Casella di testo: '7 5E Hillman incominciò a scrivere i suoi sogni. Indubbiamente l'amico fu in tal caso il medium alchemico che mise in moto il trigono Nettuno-Sole-Luna, esaltando il senso dell' 11 a casa.

Ma nell'oroscopo vediamo una salute delicata, con predisposizione al-le affezioni polmonari: Asc Gemelli, stesso segno in Casa 12' e la qua­dratura di Urano transitante che lede il maestro dell'ASC. In quel perio­do, Giove transita all'opposizione dell'ASC e Saturno va in quadratura di Marte-Giove: indebolimento generale in soggetto linfatico. Secondo Hadès, il transito di Plutone nel segno dei Gemelli avrebbe in un certo senso preparato il terreno favorevole all'indebolimento delle vie respira­torie delle successive generazioni. Fatto è che Gemelli in Casa 12' porta-no Hillman nel 1948 ad un ricovero in sanatorio per una forma tuber­colare.

Durante la degenza crebbe l'interesse per i sogni e l'opera di Jung. Una volta guarito, lascia l'Europa quando ha un transito forte fra la Casa 9' e la 11', che tocca e vitalizza tutti i pianeti, mentre Urano va in congiunzione a Plutone e il forte Nettuno transita in trigono a Marte-Giove: un lungo viaggio nel lontano è inevitabile! La meta: India.

Hillman cerca la sua via, il senso. Secondo Rudhyar, avere Saturno in Casa 6a indica carenza di forza vitale e freno all'espansione nell'am­biente; ma anche bisogno di autodisciplina pur evitando la rigidità.

La tendenza al cambiamento è per lui irresistibile; l'India è un passag­gio determinante perché il processo psichico arrivi alla stretta finale della nevrosi personale. Del resto, Giove-Marte-Acquario in Casa 9a alimenta una certa volontà di potenza e l'ardente ricerca per indagare ogni pro-cesso dell'esistenza fuori dagli schemi collettivi e formali.

«Là ero diventato sempre più nevrotico, scrivevo sempre più spesso i miei sogni e tutto diventava difficile. L'energia deviava continuamente da quello che stavo facendo o credevo di star facendo». Questa dichia­razione ci ricorda la definizione di ASC Gemelli fatta da Arroyo: il sog­getto fa una cosa ed è spinto verso un'altra cosa; la mano destra non sa quello che fa la sinistra!

In India, Hillman conosce Gopi Krishna che gli dice: «Vai sulla mon­tagna, è bene andare sulla montagna, perché è là che l'uomo incontra Dio». E parte per un'ascensione sull'Himalaya, sino a tremila metri di altitudine... Hillman racconta che lassù, nell'aria rarefatta, visse incubi ed ebbe un sogno terrificante: «Quello fu l'inizio della discesa dalla mon­tagna, che continuò fino a che non arrivai a Zurigo...». Sono gli anni della grande inquietudine e del nomadismo. Dall'India a Zurigo: così

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c tracciato l'asse ideale e simbolico della psicologia junghiana! È ora in Svizzera che Hillman vive l'energia nettuniana la quale illumina e trasfi­gura - in Casa 3' - la forma mentis famigliare d'origine e prepara un differente adattamento alla realtà ambientale. «Mi ero appena sposa­to, ed ero assolutamente nevrotico, terrorizzato, non riuscivo a fare nul­la, avevo sintomi, e così andai allo Jung Institut... ».

Alle prime lezioni e conferenze, Hillman reagisce con la consueta am­bivalenza. Vuole andarsene anche da lì. E invece rimane: non solo, ma un giorno diventerà proprio il direttore dell'Istituto zurighese! È il feb­braio del 1953. Guardiamo i transiti per quella data eccezionale: Pluto­ne, come nucleo energetico di primaria importanza nel Tema, transita fisso su Nettuno natale formando trigono a Sole-Luna (Luna Nuova, ri­cordiamolo) e opposizione a Marte-Giove e quadratura a Saturno.

Nettuno transitante in Bilancia, Casa 5', forma trigono a Marte-Giove e una bella opposizione a Sole-Luna.

Urano è ancora transitante in orbita uscente di congiunzione a Pluto­ne Casa l' con un bellissimo trigono a Venere al MC.

È un quadro sufficiente per consentirci di definirlo un movimento tel­lurico! Tutta la personalità è messa in gioco specie sul piano interiore. Ma anche è l'inizio della vasta presa di coscienza che pure sembra espri­mersi in un caos soltanto apparente: «Avevo paura di essere coinvolto, avevo paura delle persone, della psiche, di me stesso, della mia inade­guatezza, troppo malato io stesso...». Così dice di sé in quell'anno. Qui vediamo all'opera l'influenza inibitrice di Saturno in Scorpione che vuo­le frenare la libera espressione di sé, ma anche Saturno spinge Hillman a difendere la propria sfera emotiva e a basarsi sulle proprie risorse on­de conservare l'integrità del Sé. Anche a rischio di congelare i sentimen­ti, s'impone l'eliminazione di tutto quello che non appare necessario al-1' autorealizzazione.

Quando Hillman sostiene l'analisi personale non ha intenzione di ac­cedere alla professione di psicoanalista, ma è preso veramente nell'enor­me impasto di energie planetarie e da certi grappoli di transiti dai quali - è il caso di dire così - si esce soltanto trasmutati o come sopravvis­suti a se stessi: «Tra marzo e novembre 1955 ebbi sogni, sensazioni, e accaddero alcuni episodi: tosi cominciai a tentare...». E inizia la profes­sione a Zurigo. Si caratterizza già nella propria originalità, fuori dai ruoli consueti: «Fin dall'inizio, fare analisi per me ha significato non essere percepito in veste professionale...non mi sono mai presentato come un professionista, né mi è mai piaciuto quell'aspetto rituale dell'analisi».


Casella di testo: 95 'Per quattro anni trascorsi nell'ambito dell'Istituto, Hillman non ebbe mai incontri personali con Jung pur essendo già attivo nell'organizzazio­ne dei seminari con Aniela Jaffè! Può meravigliarci questo, ma è lui stesso a darcene spiegazione: «Ero timido, impacciato, una specie di scissione schizoide, malgrado le mie arie di sicurezza e autosufficienza».

Una particolare autodifesa dunque, la timidezza che tutt'oggi Hillman palesa in certe circostanze. «Sono timido persino con me stesso» disse una volta. Questo tratto gli viene certamente dall'ASC in segno mobile o quanto meno dal Cancro in Casa l'. L'ASC è duttile e versatile ma instabile; l'accento mercuriale porta a sensazioni d'insicurezza.

Tuttavia, di Jung egli serba un ricordo intenso, molto emotivo: «Era un uomo enorme, imponente...Jung era come un gigantesco magnete che faceva puntare l'ago nella sua direzione: ci si poteva perdere o perdere i propri contatti con il nord, a causa sua...era un uomo imponente, una figura impressionante, patriarcale, dominatrice...».

Dal 1953 al 1959 Hillman frequenta l'Università di Zurigo oltre all'I-stituto, per completare la formazione secondo i canoni accademici. La­vora anche nell'ospedale Burghòlzli dove già era stato Jung sotto Bleuler.

Lì tratta pazienti psicotici, scrive una tesi che già punta al versante preferito, col titolo «Emozioni». Eppure il suo tratto ironico gemellino non gli fa evitare questo giudizio del ricordo: «Ma per anni, in quell'U-niversità non ho mai aperto bocca. E stata una sorta d'iniziazione dalla quale non ho appreso nulla. A Dublino, dove mi sono divertito tanto, ho imparato molto di più». Invece afferma che allo Jung Institut s'im­merse completamente: «Amavo quel che ci insegnavano. Lì sono diven­tato uno junghiano». E lì studia i sogni, la mitologia, storia delle reli­gioni, la Bibbia... Malgrado tutto questo, pochi anni dopo Hillman ha una vera e propria crisi d'identità professionale. Tale crisi la spiego con la presenza del ternario d'Acqua nelle tre Case dove la personalità deci­de di sé nel concreto esterno (Casa Ia Cancro), si applica quindi nel la­voro quotidiano (Casa '6' Scorpione), infine si apre al mondo sociale e dell'lo forte (Casa 10' Pesci). È in crisi lo psicologo che pure aveva vissuto l'Istituto, conosciuto Jung, assistito alle lezioni di Martin Buber, di Anna Freud, Martin Heidegger e Binswanger!

Così nel 1969-71 sospende per un periodo l'attività di terapeuta.

Notiamo ancora transiti di forte mutamento: Giove dalla Bilancia pas­sa in opposizione a Mercurio-tirano-Casa 10', che decide proprio della sua critica allo stile e al significato della psicoterapia sinora svolta.

Dubita di sé e di tutto il lavoro svolto: il lungo transito di Saturno


Casella di testo: Gin Pesci e Ariete imprime un nuovo impulso a Hiliman che, più consape­vole, esce dalla crise de foi proprio quando Urano si oppone a Mercurio e Urano natali e Nettuno invia ìl transito risolutivo agli stessi pianeti.

La messa in questione della professione, della struttura e del metodo - che riteneva rigidi e inadeguati a cogliere la ricchezza e la plasticità dell'universo psichico - prelude alla vera e propria rivoluzione hillma­niana che inizia con l'opera «71 mito dell'analisi» del 1972 e con l'idea­zione dell'opera più originale «Re-visione della psicologia» del 1975 che costituisce un po' la summa del suo pensiero. Con questo nuovo atteg­giamento, Hillman libera completamente il pensiero di Jung dalle tenta­zioni scientifiche che, a suo parere, travisano e appesantiscono la psico­logia junghiana. Oltre il maestro, dunque; Hillman orienta il lavoro teo­rico di analista sul fare anima, sul dare il massimo spazio dinamico al mondo immaginale col suo discorrere e divagare mitopoietico e miniera di giacimenti metaforici, visionari e creativi impensabili.

Così egli si pone decisamente contro la psicologia medico-empirica e lo stile descrittivo oggettivante d'intonazione razionale. Contro la conce­zione neurofisiologica della mente, preferendo mettere in luce la base poe­tica della stessa psiche, agganciandola da un Iato al substrato delle for­mazioni mitologiche rimosse, dall'altro, al fondo archetipico.

Nasce così la Psicologia Archetipica che rifiuta nella pratica del set­ting lo stile analitico di inquisizione che cerca gli scheletri nell'armadio. Che oppone a ciò un processo immaginativo che non realizza lo scopo terapeutico attraverso la bonifica dell'inconscio o nella retorica della co­sì detta crescita della coscienza o dell'anima. Bensì ipotizza e propone la psicopoiesi, cioè la innata capacità della psiche di creare vita, immagi­ni, energia creante, anima. Che si costituisce come l'unica cura possibile.

La realtà della fantasia è il fattore terapeutico. Pertanto Hiliman criti­ca e supera l'identificazione della coscienza con l'Io, tentando di restitui­re il primato alla globalità psichica. Se Jung riteneva necessaria per la terapia l'acquisizione di una coscienza psichica, Hillman è invece orien­tato verso la radicale acquisizione di una coscienza archetipica. Soltanto questa esperienza, che non poggia assolutamente sull'Io e il controllo logico-razionale, ha le più alte capacità di realizzare una guarigione dalle sofferenze psicologiche e spirituali.

In queste idee vediamo all'opera il suggestivo Plutone in Cancro col suo suggestivo abbraccio-trigono a Venere, quasi richiamandoci ai miti­co sposalizio fra Ade e Demetra: emersione delle segrete forze di vita e amore dalle acque lunari-materne, notte dell'anima, trionfo di eros e


JAMES HILLMAN

12.IV.1926 - h. 9.05' - ATLANTIC CITY - N.3. U.S.A.

MC

inferi, per palesarsi, nel linguaggio simbolico, in una vera e propria poe­tica psichica, pescina e venusiana. La precipua funzione psicologica di Hillman - l'intuizione percettiva -- è implicita qui.

Essa prevale sulle razionalizzanti funzioni e forme intellettuali grazie ai valori acqua-lunari-nettuniani. Dice: «La fantasia è la forma primor­diale dell'anima che tende a riportare ogni cosa nella sua condizione pri­maria, ritualizzando tutto ciò che accade, trasformando gli elementi in mitemi, sistemando le inezie di ogni caso clinico nei precisi dettagli


Casella di testo: rt~apparentemente così irrilevanti, di una leggenda, continuamente confa­bulando sulla nostra vita secondo modelli che non possiamo né com­prendere con la nostra mente né governare con la nostra volontà, ma che possiamo soltanto amare di un amar fati». Così, l'esistenza di un mundus immaginalis che ci parla attraverso l'arte, le idee, le religioni, la patologia, i miti, l'occulto ecc., ci consentirebbe - secondo Hillman - di riconoscere negli archetipi le strutture fondamentali dell'immagi­nazione nonché contemplare il lavoro di Psiche. La polisemia delle im­magini (un po' come ci accade per la polisemia simbolizzante astrologi­ca) può sottrarci alla ottusa e riduttiva interpretazione dell'accadere psi­chico, per lasciar parlare la psiche attraverso anche lo scenario politeisti­co della realtà. Valutare, allora, un sogno, un mito, un tema astrale, significa valutare la pluralità di sensi che ogni esperienza ci propone be­ne al di là della ragione. Qui sta la potenza creativa di ogni condizione psicologica che ci è dato sperimentare.

Indubbiamente la re-visione hillmaniana vista in oroscopo, ha il punto di forza nel complesso di quadrature e opposizioni dominato da Saturno e Nettuno. Specialmente dal grande Nettuno, che nell'oroscopo è domi­nante, in congiunzione ad una Luna Nera assai forte: essa crea un 'rigo-no essenziale a Sole-Luna. Tale aspetto permette al soggetto d'essere il­luminato dalla sua intuizione; salda insieme (fondendo Lilith con la so­larità) volontà, creazione, universi nascosti. E tutto questo è nel karma. Tutto questo ci fa comprendere come Hillman riesce a fondere nella to­talità gli aspetti oppositivi dell'Anima, armonizzandola col principio vi­rile pater. Osserviamo come l'asse del pensiero (Case 3a-9a) è ricchissi­ma nel Tema: Nettuno e Luna Nera legati a Marte-Giove nella tensione che rinvia alla Luna Nuova (Sole-Luna congiunti) quale punto di Talete. Quel che il collettivo offre - come ci dicono 13. e L. Huber - come modello, viene superato per opposizione e critica in Casa 9a per esser poi espresso come nuovo nella Casa 11 a: il dono di sé al prossimo; la visione dell'uomo individuale inserito però nel sociale ricondotto alla sua misura, riscattata che sia l'anima mundi. Ma anche nel Plutone in Can­cro Casa I a noi vediamo un punto di forza dell'oroscopo. Se leggiamo con attenzione il libro di Hillman «Il sogno e il mondo infero», ci ren­diamo conto di quanto e come lo psicologo obbedisce agli archetipi e quanto egli è guidato dai suoi mitologemi. Ade-Plutone è al centro della sua visione profonda, ctonia. A tal proposito posso solo citare qualche frase per far capire con quale perfetta analogia mito-simbolica Plutone-Cancro corrispondono alla poetica di Ade-lunarità-Persefone-Anima: «Poi‑


ché il suo regno era considerato la meta finale di ogni anima, Ade è la causa finale, lo scopo il vero telos di ogni anima, e di ogni processo dell'anima. Se ciò è vero, allora tutti gli eventi psichici hanno un assetto di Ade».

E ancora cito, più sorprendente: «Per essere uno psicoterapeuta e ope­rare in profondità, è necessario collaborare con Ade, in un modo o nel-l'altro». «E quando cerchiamo il significato più rivelatore di un'espe­rienza lo raggiungiamo nel suo modo più crudo e rigoroso se lasciamo che vada verso Ade...». Non solo Plutone, ma anche Nettuno, ripeto, è forte, perché rappresenta la divinità nel cuore, l'esaltazione dell'imma­gine trascendente - gli Dei greci! - la bella «illusione» che sta per una grandiosa fantasia della psiche: un irrinunciabile bisogno di esplorare il lontano.

La rivoluzione interiore hillmaniana approda allora alla nuova psico­logia centrata su una fantasia dell'arte, sul fare anima appunto, sul la­voro col materiale psicologico com'è offerto nella coppia analitica.

Dopo il 1971 Hillman è nominato direttore dell'Istituto Jung di Zuri­go e dirige la prestigiosa rivista Spring. Quando Plutone transita all'op­posizione di Mercurio-Urano e nientemeno c'è il transito di Urano al-l'opposizione di Sole-Luna, ecco un nuovo sussulto di creatività! Ed è interessante notare come nel Tema di Hillman le opposizioni dei grandi pianeti agiscono in maniera altamente creativa consentendo il superamento degli ostacoli e delle forme del vivere obsolete.

Sempre intorno a quegli anni realizza il secondo matrimonio. Ha quattro figli. Lascia Zurigo e decide di rientrare negli Stati Uniti: questa volta a Dallas, nel Texas, dove assume la cattedra in quell'Università. Poi, quando Giove transita nella sua forte Casa 9a, congiunto a Marte-Giove e sestile a Sole-Luna, tutto il tema torna a vibrare e regala a Hillman un felice exploit culturale: fonda il Dallas Institute for Humanities and Culture, attraverso il quale intende provocare e diffondere la ricerca psi­cologica nell'ambito di quella cultura dell'immaginazione occidentale che sempre più sembra contenere la psicologia archetipica.

Il momento più alto di operatività di Hillman si pone nei primi anni Ottanta, dove egli recupera tutto un universo immaginario e ci offre una vera e propria cosmologia dell'Anima nonché una figurazione struttura­ta di una terapia possibile per l'anima: «E il mondo intero che è malato. È l'anima mundi che va curata. Dobbiamo liberare l'anima dalla prigio­ne di concetti che la opprimono, dobbiamo riprendere un linguaggio più antico e più ricco, il linguaggio di Venere: il sapore il colore, il corpo».


Casella di testo: 20Nettuno in transito nel Sagittario Casa 6a, forma trigono a Sole e Lu­na, persistendo l'opposizione di Plutone ai luminari. Viene esaltata Luna in Ariete, ossia la forte curiosità e passionalità conoscitiva; l'immagina­zione si fa più fervida insieme al senso d'indipendenza più fermo. Viene esaltato il Sole ora alleato di Nettuno. La congiunzione dei luminari - la Luna Nuova - significa fecondazione e creazione. Qui assume il va­lore di Anima-Animus, dialogo fra lato diurno e lato notturno, fra Luce e Ombra: il mirabile congiungimento della polarità psichica.

La Luna Nuova - dice Hadès - rappresenta sul piano cosmico l'al­leanza del Dio con la Dea: la dominante di Hillman è lunare nel senso zodiacale; è solare nel senso dell'ascensione astrale. Eros e Psiche; Nar­ciso e Eco, Pan e le Ninfe: le analogie mito-astrali vanno di pari passo col pantheon politeistico hillmaniano! Dall'indifferenziazione dell'adole­scenza e la grande crisi dei suoi quarant'anni, lo psicologo trae la pro­pria chiara identità e la ridefinizione - anche concettuale - di terapia: non più la psicoanalisi come sistema chiuso e francamente narcisistico, bensì apertura al mondo fenomenico per ritrovare il contatto con l'ani­ma mundi onde poter soddisfare le istanze etiche e artistiche. Come già detto: una vera cosmologia dell'anima. Dice Hillman: «La psiche narra le cosmologie come uno dei suoi più splendenti atti di immaginazione. Una cosmologia è una mostra nell'arte del pensiero, simile a quella che fa l'arcobaleno nell'arte della natura, o il ruotante cielo noturno, o una fastosa parata di cavalli».

L'opera di James Hillman incide segnatamente nel mondo della psico­logia junghiana: è nel senso della Casa 11 a, l'ideale che vivifica il collet­tivo per una illuminazione dello spirito. Non solo, ma si avverte la ne­cessità - come egli dice con fine ironia - di «aprire la finestra e la porta dello studio professionale dell'analista! ».

Le prospettive per il «viaggio» psichico di Hillman mi sembrano assai interessanti per il futuro proprio per la peculiarità della Casa 11 a, sim­bolo di un fondamento divino dell'anima che si rende conscia...

Il torrente di energia che ogni giorno viene suscitato da questa ecce­zionale congiunzione, rende ognora fervida l'immaginazione del soggetto e la sua forza di penetrazione nell'anima del mondo. Ci sarà sempre il consenso, per lui, anche se talvolta il suo messaggio provoca ovvie per­plessità.

Hillman ha l'oroscopo di un soggetto creativo che beneficia di una vistosa tendenza visionaria, detto nel senso di colui che vede oltre il visi-bile razionale con l'immaginazione, sempre peraltro in armonia con l'Io

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perché appunto Sole-Luna costituiscono un punto di Talete ben saldo e su di esso si è scaricata energia nevrotica, consentendo il recupero del-la globalità fra conscio e psiche profonda, non solo, ma anche sollecita un inesauribile fervore religioso, emotivo, estetico.

Altre crisi potranno esserci, capaci d'investire l'Io, ma Hillman trove­rà conforto e ulteriore energia in una fede che chiamerei di esse in ani-ma, e un sentimento raggiunto della propria globalità soggettiva, prota­gonista di un'avventura quasi favolosa. Questa energia può unificare e cristalizzare sempre più i vari elementi della psiche così policentrica e a rischio, considerando anche la febbrile, inevitabile fuga in avanti.

Oggi, James Hillman vive nella tranquilla cittadina di Thompson nel Connecticut e ancora lavora sulla sua cosmologia psichica, lavora sulle trame perdute dell'inesauribile storia della psiche umana. E stende sem­pre di più i confini dello spazio psicologico affinché l'uomo di oggi non limiti assurdamente la propria esperienza nell'angusto e depressivo peri-metro del logos iperrazionale e tecnologico: «Se cercassimo di porci co­me artisti nella nostra vita, invece di prendere a modello insegnanti, me-dici e amministratori composti e asettici, forse riusciremmo ad elaborare il caos quotidiano delle nostre vite come materiale per la creatività psico­logica». Così egli si lascia guidare non dall'Anima, bensì a Anima. In lui agiscono Venere-Afrodite e Luna-Persefone: le sue guide. Una forza d'amore.

Dominato da Ade-Plutone nel notturno regno acquatico delle sue ma­gie psichiche liberate, e capace ormai di trascinare se stesso fuori dalle contese, nell'abbagliante luce solare con Hermes, Hillman ci testimonia un possibile itinerario mito-simbolico che ci pare analogo a quello offer­toci dall'Astrologia. Ma per vivere questo itinerario analogico, noi do­vremmo sacrificare l'atteggiamento svisceratamente razionale, per lasciar più spazio a Anima e all'incanto greco degli Dei.

«Guardandomi' indietro - dice Hillman - mi sembra che Anima sia stata alla base di tutto il mio lavoro. Il richiamo di Anima è convincente, è una seduzione che porta alla fede psicologica, una fede nelle immagi­ni e nel pensiero del cuore, che porta a un'animazione del mondo. Anima czea attaccamenti e legami. Ci fa innamorare. Non possiamo più rimanere osservatori di-staccati che scrutano attraverso la lente».


NOTA E BIBLIOGRAFIA

 

Le citazioni fra virgolette sono testuali di Hillman tratte da interviste o suoi testi e articoli. Per utilità dei lettori che desiderano accostarsi al-l'opera dello psicologo, cito qui i testi principali tradotti:

«Il suicidio e l'anima» - Ed. Astrolabio, Roma 1972.

«Senex e puer» - Ed. Marsilio, Padova 1973.

«Saggio su Pan» - Ed. Adelphi, Milano 1977.

«Re-visione della psicologia» - Ed. Adelphi, Milano 1983. «Il nuovo politeismo» - Ed. Comunità, Milano, 1983.

«Il sogno e il mondo infero» - Ed. Saggiatore, Milano 1988. «Intervista su amore anima e psiche» - Ed. Laterza, Bari 1983. «Le storie che curano» - Ed. Cortina, Milano, 1987.

«Anima» - Ed. Adelphi, Milano, 1988.

«Saggi sul puer» - Ed. Cortina, Milano 1988.

«La vana fuga degli Dei» - Ed. Adelphi, Milano 1991.

«Animali del sogno» - Ed. Cortina, Milano 1991.

 

Una indicazione di massima per l'erezione del Tema di Hillman l'ho tratta dal volume «Working with Astrofogy», di M. Harding e C. Har­vey su aspetti tecnici dell'oroscopo. ARKANA PRESS, N.Y. 1990.


LA N° 94 (1994) Roberto Sicuteri L'ASTROLOGIA, IL CIELO, LA RELIGIOSITÀ

Sino dai tempi perduti fuori della storia, l'uomo ha levato il suo sguardo al cielo. Forse per contemplare la misteriosa bellezza diurna e notturna; per capirne i misteri terrifici ed estatici senza poterne intuire l'infinità. Forse per distogliere se stesso dalla piattezza e la costante pericolosità del vivere terrestre. E nel cielo ha scritto immaginalmente le sue prime fantasie, ha articolato linguaggi e comunicazioni con l'ignoto. Nel cielo ha creato le prime arcaiche mete di una impossibile evasione e vi ha po­sto le prime rappresentazioni nate dallo Spirito, nella tensione dell'origi­nario richiamo... Per secoli e secoli, l'uomo ha raccontato a se stesso vicende interiori e vissuti dandogli forma di simboli prima, eppoi di mi-ti. E di tali esperienze - patrimonio della memoria psichica, dell'anima e del pensiero cosciente - ha via via popolato la propria protocultura, la natura, l'ambiente. Ma in particolare, ha popolato il cielo. Forse la religiosità è nata entro questo processo, dove si sono fissati due topoi, due luoghi: la Terra e il Cielo. Due luoghi che si sono legati in una in-dissolubile corrispondenza. Il «finito» identificato nella Terra, 1'«infini­to» assegnato al cielo, dimensione irraggiungibile, che attraverso il tem­po è diventato il Cielo. Qui è la genesi dell'esperienza religiosa.

L'Astrologia è sicuramente linguaggio ed esperienza intima fra le più alte che l'uomo si è dato nella sua evoluzione conoscitiva, con indiscuti­bile matrice religiosa, poiché la sua concezione pone l'uomo (immanen­za) in rapporto al Cielo (trascendenza). Nel Cielo è posta l'Energia trans­umana, il Mistero, il Deus absconditus; ogni figurazione e principio che sta sopra l'uomo e il destino immanente. Poi nelle costellazioni, negli astri, nelle stelle infinite, è posto un universo creato dall'anima mundi, popolato di miti, simboli, armonie allegoriche, fato, norme... 11 teologo Charles André Bernard dice: «Se la vita religiosa comporta essenzialmente una tensione verso Dio di là dal tempo, dovrà fare ricorso ai grandi sim­boli di eternità: il cielo, il sole, la luce, il fuoco, l'acqua, il padre come origine di tutto...». A partire dalla coscienza mitica, l'Astrologia ha at­tribuito ai suoi simboli una portata antropologica globale nella quale pe­rò si è formato anche il senso metafisico della simbologia medesima. Non


si può negare la compenetrazione simbolizzante fra Uomo e Ciclo speci­fica della concezione astrologica. Non possiamo negare che in questo «as­se» - che è immagine interiore ed esperienza psicologica e spirituale in­sieme - è operante una mitopoiesi religiosa, se non proprio un tipo di rapporto al metafisico. L'Astrologia parla all'uomo del Cielo. Un sim­bolo attivo che dalla sfera della psicologia collettiva passa ad una di­mensione ontologica individuale fondamentale: questo Cielo rimanda al-l'espressione figurata di un inglobante spirituale. Se ne abbia o meno consapevolezza. L'Astrologia è un mondo orientato, dove lo spirituale vale più del sensibile; dove l'astralità di nascita ed esistenza deve asse­gnare il compito della riflessione estrema sul sacro della nostra vita: do-ve prevale l'archetipo del ritorno ciclico della realtà; dove la trasposizio­ne simbolica alla radice della teoria è di essenza squisitamente etica. Una voce non sospetta, quella di Romano Guardini, ha pur detto: «Lo spa­zio dell'anima non è il campo psicologico della coscienza e del sentimen­to, bensì quello dell'intimità e della metamorfosi poetica. E lo spazio delle stelle non è quello osservato e calcolato dall'astronomo, bensi la sfera del mito, della trasfigurazione degli eroi che hanno trovato un po­sto in cielo come costellazione. È in questo mistero che abita l'angelo, e soltanto qui può avvenire l'incontro con l'angelo».

L'universo o il firmamento dell'Astrologia è una presenza interiore, è Cielo. Ancora Bernard scrive che «nel soggetto, l'accordo con l'Uni­verso produce un'unità interiore, segno del compimento etico». E nella ricerca dell'unità interiore è l'origine di ogni progetto spirituale. Certo, interrogare i simboli astrologici per questa ricerca nobilita l'uomo e lo salva dalle disperate tentazioni deterministiche della predizione e dalle trappole delle certezze. L'Astrologia antropocentrica è un perpetuo dia-logo col Cielo: 'dal mito sino alle creazioni della teologia, essa pone nel Cielo il Divino e il suo riflesso, l'Uomo, qui sulla Terra pianeta nel co­smo. Anche se la pratica del Tema di Nascita piega la coscienza simboli­ca ad aderire al concreto mondo dei segni, c'è tuttavia una costante ri­presa in direzione del Sacro. I cultori più evoluti e iniziati non possono non sentire il sacro nell'Astrologia.

Champeaux e Sterckx, nel loro libro «Introdution au monde des sym­boles» distinguono fra il pensare intellettuale e pensare sacro e afferma-no: «La mentalità dell'uomo che pensa in modo sacro procede all'inver­so del logico. Per lui tutto è collegato. L'Universo è indissolubilmente la Grande Realtà omogenea, come il corpo umano, e questa Realtà in­globa tutto il reale: mondo inanimato, mondo animato, mondo spiritua‑


Casella di testo: 9le trascendente. La creazione è un organismo gigantesco dove tutti gli elementi partecipano ai sistemi vitali comuni a tutti... Sul piano delle rappresentazioni immaginarie, le strutture del mondo appaiono uguali a quelle dell'uomo. Al punto che l'Universo si presenta ed è percepito co­me un Corpo Totale, un tutto umanizzato: il Grande Vivente. Inversa-mente l'uomo appare come un universo in scala ridotta: un microcosmo. I! tempio riflesso dell'universo, è costruito ad immagine dell'uomo. In questo specchio che gli riflette la sua immagine, l'uomo sperimenta e adempie la sua vocazione di tempio universale».

Universo, firmamento, Cielo... Non sono forse anche le costanti del pensiero astrologico? Non c'è dunque in esso un continuum fra signifi­cato terrestre e significante celeste? e tale da essere sentito come via al trascendente? Si attribuisce a!I'esperienza astrologica una funzione proiet­tiva: simboli e miti interni spostati nel Cielo esterno simbolizzato nel cie­lo fisico, inesauribile e irriducibile bisogno umano. Ebbene, da teologo qual è, Bernard dice: «la proiezione nello spazio della tragicità tempora-le aiuta a risolvere uno dei problemi essenziali della vita spirituale: ad esprimere nel contempo il movimento dello spirito e la simultaneità tra-scendente del suo oggetto».

Gli astri, nella loro raffigurazione astrologica sono una presenza sim­bolica e un quanto di energia che agisce a profondi livelli: sono un Cielo personale. E il grande meccanismo zodiacale è una evocazione epifanica perpetua. Si parla di Cielo, non di onnipotenza dell'uomo singolo. I pia­neti lo sovrastano mentre gli sono anche interiori. Il Tema di Natività è il Cielo di una creatura umana; ogni nato sulla terra ha il suo Cielo. Ci sono preghiere in ogni religione che sono rivolte al cielo, persino ai pianeti. Un testo di preghiera universale di Padre G. Vannucci s'introdu­ce con preghiere per ogni giorno della settimana riferito al pianeta che indica il giorno e ad una religione. Così il lunedì è nel segno della Luna, «consacrato alla femminilità, all'acqua sostanza di vita e specchio multi-forme del cielo, la nostra preghiera è insieme ai fratelli dell'india». Il martedì è il giorno di Marte, diretto dall'astro di colore rosso e dall'e­nergia del ferro; la nostra preghiera è in comunione con i Musulmani, guerrieri di Dio». Il mercoledì --- prosegue il testo - è segnato da Mer­curio, «l'intelligenza ambigua, luminosa, preghiamo insieme a tutti quel-li che partendo dalla Scienza ricercano la presenza dello Spirito nelle co­se». Così il giovedì, nel segno di Giove, viene dedicato alla preghiera con i fratelli Buddhisti, con immagini bellissime. Mentre il venerdì, dedi­cato all'amore venusiano, porta la preghiera simbolicamente affettiva per


Casella di testo:  Casella di testo: Un'interpretazione pittorica della creazione della Genesi dalla Cronaca di Norimberga (1493)


Ortodossi e Protestanti.

Sono esempi di corrispondenze analogiche più profonde di quanto pos­siamo rilevare; espressione di libertà interiore e ricchezza immaginativa. il Cielo astrologico ereditato da una secolare tradizione non ci tiene lon­tani da tutto un lessico biblico e greco poiché ogni riferimento al Cielo è estensivo di un'esperienza religiosa, quanto meno in senso di semantica interiorizzata in uno spazio trans-culturale. Non è un Cielo puramente astronomico né un luogo teorico dimora di astri, bensi è il Cielo fondato sull'archetipo fondamentale, in ebraico SAMAYIN, il cui plurale MAYM, significa le acque, l'oceano celeste! Cielo e Terra è l'intero universo in quanto creato da Dio (Genesi 1,1; 2,4; Levitico 26,19; Geremia 4,23). Secondo l'antica concezione del mondo, nel cielo era collocata l'abita­zione di Dio (U. Proch) e la sede dei salvati. Cielo è ciò che è «in alto», «lassù» (Colossesi 3,1) dove è situato il ritorno del Figlio dell'Uomo. Cielo era per gli antichi la regione inaccessibile dell'universo separata dal mondo terrestre da una volta solida, il firmamento. Ad esso sono «at­taccati» il sole, la luna, gli astri, le infinite stelle: le Scritture dicono «per illuminare la terra» (Genesi 1,14). Così germinò l'archetipo del le-game fra uomo e astri, che delimitavano il firmamento, il «soffitto» del-la casa d'Iddio... La luce che scende dall'alto, l'energia che muove la vita, le viscere, l'anima di ciò che esiste sulla terra: «Si facciano dei lu­minari nel firmamento celeste sicché risplendano e illuminino la terra». «Levate in alto i vostri occhi e vedete chi mai creò tutte quelle cose las­sù?» (Isaia 40,26). L'archetipo del Padre e Principio delle Cose è astrale: «Nel Sole ha posto il suo padiglione... I cieli narrano la gloria di Dio» (Salmo 18,1-6). È ancora il Cielo di JAHVÈ, inaccessibile all'uomo, di­mensione teologica separata dal firmamento (in ebraico: ROQIA), ma un luogo a cui l'uomo può essere chiamato a sostenere un dialogo. Cielo come cupola solida e luminosa che raffigura il concetto detl'unus mundus.

La posizione psicologica dell'astrologo implica una radicale relazione simbolizzante col Cielo che è anche il mitico Mondo Superiore talvolta designato «Cielo dei Cieli» nella Scrittura veterotestamentaria, ma ben integrato con la terra: «Ripensalo in cuor tuo, che il Signore è il vero Dio, nel cielo in alto e nella terra in basso» (Deuteronomio 4,39), Ecco uno dei fondamenti religiosi - micro-macrocosmo legati - trasposto nelle radici del pensiero astrologico! «Egli edifica nei cieli il suo soglio e ha fondato sulla terra la compagine della sua volta». (Amos 9,6). Co-me per il giudaismo, anche per l'ellenismo la divinità era «nell'alto» e agiva «dall'alto». Nella sfera psichica di chi sperimenta la Carta del Cie-


lo, c'è la consapevolezza «dinamica» che nell'alto (i pianeti) esiste un'e­nergia che agisce verso il basso. Si ritorna - quasi con movimento ar­chetipico - alla perenne esperienza di tutti i tempi. È interessante nota-re che in una certa fase i Giudei usavano il termine «Cielo» come sino­nimo di Dio stesso e in tal modo evitavano di pronunciare la parola di Dio. Nella psiche collettiva rimane la similitudine anche in epoche poste­riori; la tradizione astrologica non a caso pone un senso «divino» nel significato della Carta del Cielo. Nella cultura neotestamentaria il Cielo diventa il «regno dei Cieli»: sempre il mondò di lassù, corrispondente oppositivo-complementare della Terra. La nostra preghiera fondamenta-le - il «Padre Nostro» - costituisce un'enfasi altissima dell'immagine del Cielo. Parusia e avvento possibile in terra del regno celeste. Pur nel-la separazione, anche qui Cielo e Terra costituiscono un tutto nell'av­ventura umana. «E radunerà gli eletti dai quattro venti; dall'estremo della terra all'estremo del cielo» (Marco 13,27). L'incarnazione terrena di Ge-sù è «immagine dell'inivisibile Dio» (Colossesi 1,16) e San Paolo rivela la meravigliosa interiorizzazione (si consenta questa audacia interpretati-va...) dell'edificio celeste operata nel Cristo, nell'uomo, quale riflesso del divino Padre e perciò operante quale archetipo psichico collettivo: «Pri­mogenito d'ogni creazione, giacché in lui furon create tutte le cose nei cieli e sulla terra, le cose visibili e invisibili. Tutto per mezzo di lui e in vista di lui fu creato» (Colossesi, id.).

L'Astronomia, escludendo a priori ogni linguaggio simbolico - in quanto disciplina scientifica - studia il firmamento con criteri logico­fisico-matematici di ordine esclusivamente razionale: realtà intangibile e utile ma che non può integrare in sé l'esperienza di tutt'altro statuto con­cettuale qual è l'Astrologia, il cui fondamento è nell'anima e nel bisogno religioso, con derivazioni e approdi nella filosofia e anche nella coscien­za scientifica. L'astrologo, sostanzialmente, pur con un processo psichi­co inconscio ma ricco di energia mitopoietica, suggerisce (o tenta, esorta a farlo!) di «alzare gli occhi al Cielo», così mettendo il soggetto in rap­porto con una dimensione trascendente la soggettività razionale. Ma al-zare gli occhi al Cielo significa PREGARE, invocare le energie celesti, le potenze: Gesù prese i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, recitò la benedizione» (Matteo 14,19).

Nel trapasso alla cultura ellenica il cielo è Uranos e il Nuovo Testa-mento cristiano ribadisce l'inaccessibilità al Ciclo per il mortale. 11 Cielo appartiene al dio tiranno greco oppure al Dio amorevole incarnatosi nel Figlio e risorto (Giovanni 3,12; Romani 10,6). Questa è anche un'indica‑


Casella di testo: .GSzione che spiega l'ambiguità conoscitiva e il limite umano in rapporto alla funzione del cosmo. Nella odierna coscienza, levare gli occhi al cielo è una figurazione psichica, è il propiziarsi i ritmi stellari, simbolo di una energia significante ciò che André Barbault definisce «il fenomeno an­tropocosmico dell'accoppiamento dell'uomo e del cosmo». L'atteggiamen­to laico quale abbiamo oggi, verso questo accoppiamento, deriva dalla erosione del mito biblico e dalla scissione operatasi nella simbolizzazio­ne; come se da un lato essa sia rimasta attiva come un'esperienza prepa­razionale nella psiche inconscia, dall'altro lato è stata risucchiata razio­nalmente nella coscienza riflessa generando lo scetticismo che ben cono-sciamo. Ma a noi, per l'esperire esistenziale, interessa quel che avviene nel profondo in senso psicologico, poiché è lì che l'uomo può riattivare o disintegrare l'omogeneizzazione dei processi simbolizzanti. Dire che l'A-strologia nasconde in sé un segreto contenuto religioso non è un azzardo gratuito bensì una constatabile re-integrazione di una visione sacra quale già è stata realizzata dalla fusione della componente biblico-giudaica e della speculazione greca e che si è mantenuta intatta nei tempi successivi, nella civiltà occidentale. Il pensiero astrologico tuttora porta in sé l'espe­rienza del legame col Cielo, che l'uomo vive in molteplici modalità, ma sempre è retaggio del rimpianto unitario, della visione globale archetipi­ca che - per esempio - noi troviamo in un autentico cristiano egiziano di lingua greca, Filone di Alessandria del primo secolo dopo Cristo. Nel-la sua allegoresi Filone riunisce teologia e antropologia e restituisce un respiro nuovo al rapporto Uomo-Cielo. A noi interessa avvertire il signi­ficato simbolico di questa visione filoniana, dove il cielo e i pianeti sono vissuti come un segno divino regolatore, per corrispondenza analogica, della vita naturale sulla terra. Nella sua opera «La creazione del mon­do» egli ha questa incomparabile visione dell'accoppiamento antropoco­smico: «II Creatore adornò il cielo con l'ornamento più bello e più divi-no, gli astri portatori di luce. E sapendo che la luce è la migliore delle cose che esistono, la rese strumento del migliore dei sensi, la vista... La vista infatti, tratta verso l'alto dalla luce e osservando la natura degli astri e il loro movimento armonioso, le rivoluzioni ben ordinate delle stelle fisse e dei pianeti, le une che seguono orbite sempre uguali, gli altri che si muovono secondo sue orbite diseguali e contrarie, e vedendo altresì le danze ritmiche di tutte le realtà celesti ordinate secondo le leggi di una musica perfetta, procura all'anima indicibile diletto e piacere. Ora l'anima, nutrita di continue visioni, giacché l'una succede sempre all'al-tra, non era mai sazia di contemplare e, come ama solitamente fare,


ricercava attentamente qual è la sostanza di tali cose visibili». In questo passo c'è la contemplazione del cosmo in senso sacrale ma anche come divina legge regolatrice; questo modo di «contemplare» è disceso nella psiche collettiva come esperienza di rapportarsi al cielo e qui conservata. Nel capitolo X1X Filone di Alessandria illustra le funzioni assegnate ai pianeti in una chiave che prelude alla nascita del pensiero astrologico moderno, in quanto viene riconosciuta una influenza segnica astrale sul-la natura terrestre, in un contesto simbolico religioso quale legame sin­cronistico fra terra e Cielo sede del Divino. Ascoltiamolo: «La nascita degli astri, come Mosè stesso dice, non è avvenuta solo perché mandas­sero luce sulla terra, ma anche perché preannunciassero con qualche se­gno le cose che devono accadere. Osservando infatti il loro sorgere e il loro tramontare, le eclissi e di nuovo l'apparire e il celarsi e altre va­riazioni dei loro movimenti, gli uomini congetturano ciò che accadrà... Alcuni, con congetture basate sull'osservazione dei movimenti celesti, pre­sagirono sconvolgimenti e sismi sulla terra e una gran quantità di cose non usuali, sicché è stato detto in modo assolutamente veritiero che gli astri "nacquero per essere dei segni" e inoltre: "per indicare dei tempi determinati". Gli astri sarebbero poi nati per essere una misura del tem­po: infatti, dice Filone, è per la regolarità delle orbite del sole e della luna e degli altri corpi celesti e i movimenti che si costituirono i giorni, mesi e anni... Le realtà celesti e i movimenti degli astri esercitano i loro benefici che si estendono a cose così importanti e necessarie. Ma quanti altri fattori potrei elencare, a noi non noti - non tutto è conoscibile ai genere umano! - che pure contribuiscono al permanere dell'universo e che sempre e comunque giungono a compimento per gli ordinamenti e le leggi che Dio ha fissato immutabili nell'universo».

E importante considerare che nella transizione della religiosità biblica dall'Antico al Nuovo Testamento cristiano, c'è uno slittamento semanti­co verso la metafora connotativa: il Cielo perde la qualità di «topoi», di luogo di Dio quasi contrapposto al luogo dell'uomo, la terra, per as­sumere una peculiarità prettamente simbolica. Forse è in questo passag­gio il momento in cui avviene l'interiorizzazione psichica del Cielo. Vale a dire che il Cielo-Dio si realizza e connota interiormente all'uomo me­diante un complesso lavoro simbolico generato dai Cristianesimo. Il Cie­lo non è più «lassù» né fuori dall'uomo, sede di un Dio concepito an­tropomorfo, bensì dimensione interiore discesa nel profondo dell'essere. Osiamo pensare che sia qui la radice primigenia dei modello astrologico come edificio psichico collettivo inconscio; quasi un effetto di introiezio-


ne del fattore Cielo. J. Mateos e F. Camacho, esegeti dei Vangeli, osser­vano che in Matteo il «Padre che è nei cieli» assume anche la dizione del Padre «che è nel segreto»: «Prega il Padre tuo che è presente nel segreto e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà». Dunque questione di pura soggettività. Matteo presenta la possibilità - addirit­tura - di pregare in raccoglimento nella propria stanza, in segreto, nella interiorità soggettiva dunque, se leggiamo oltre il simbolo; e qui il Padre risponde: è l'interiorizzazione del rapporto, esperienza della prossimità invisibile del divino, mentre il Cielo rimane simbolo della trascendenza di Dio. In questa esperienza del «segreto» pregare hic et nunc non c'è affatto una sostituzione onnipotente dell'uomo al Cielo! Nel caso dell'e­sperienza psicologica dell'astrologia rimane qualcosa - memoria arche-tipica - di questo «segreto comunicare» ove il Cielo è raffigurato nei simboli oroscopici celesti, poiché un quanto di macrocosmo-divino-cielo è disceso nel soggetto che dialoga con gli astri.

C'è una bellissima immagine di Joshua Heschel cultore polacco del Chasidismo, che Io studioso di Astrologia può fare propria come senso forte della posizione operativa: «L'anima è una parte del Dio dall'alto, ma l'uomo pensa di essere del tutto dal basso. Ogni uomo dovrebbe ve­dersi come una scala fissata al suolo, ma con la sommità che tocca il cielo. È in suo potere influenzare ciò che accadrà nei mondi superiori». In ciascuno di noi vive, più o meno invasivo l'homo absconditus e il compito è la ricerca dell'identità, l'itinerario all'homo revelatus. Una via di ricerca è anche nel segreto magistero delle cifre zodiacali, specchio del cosmo: viviamo, nella tensione del conoscere, dell'interrogare le po­tenze celesti, il bisogno di rivelarci a noi stessi e anche intravedere - umanissima debolezza! - il nostro possibile destino. Ma il Cielo resta la guida, sempre.

Il teologo Padre Leonardo Boff dice: «Cielo è la realizzazione del principio-speranza dell'uomo. Cielo è la convergenza finale e completa di tutti gli aneliti di ascensione, realizzazione, pienezza dell'uomo». E ancora Boff si domanda: «Perché gli uomini hanno chiamato Cielo l'as­soluta realizzazione umana? Cielo significa il firmamento quasi infinito sulla nostra testa. Le religioni uraniche dei cacciatori e dei nomadi, che tematizzarono profondamente l'esperienza della grandiosità del cielo e del sole, videro in ciò il simbolo della realtà divina... Lassù detto Cielo non deve essere inteso in senso spaziale, ma come la pura trascendenza, cioè come quella dimensione della realtà che ci sfugge infinitamente, co­me ci sfuggono le distanze incommensurabili del cielo-firmamento. Ciclo


Casella di testo: •	*	*è quella realtà trans-terrestre che costituisce l'atmosfera di Dio infinita e sommamente realizzatrice di tutto ciò che l'uomo può sognare e desi­derare di grande, di bello, di apportatore di riconciliazione e appaga-mento. La parola cielo vuoi simboleggiare l'assoluta realizzazione del-l'uomo come appagamento della sua sete di infinito». Ma il Cielo ---sostiene Boff -- è il mondo stesso, inserito nel convivio divino. Siamo consapevoli allora che il Cielo avviene, sta avvenendo in chi lo vive, lo pensa, Io interroga nella peculiarità simbolica e non con spirito scientifi­co o razionale. La sequenza Astrologia-Cielo-religiosità si giustifica pie­namente e viene ribadita da queste parole di Boff: e abbiamo detto che il cielo consiste nella convergenza di tutti i dinamismi dell'uomo che esi­gono assoluta realizzazione, allora dobbiamo anche affermare che il cie­lo è profondamente umano». Bene allora, noi non vediamo un cielo più umano di quello concepito e vissuto dall'Astrologia! Un cielo che consi­ste nella confluenza di tutti i dinamismi latenti nel mondo; non una ma­gia bensì una epifania di energie in vicendevole scambio con l'uomo. Il cielo non dev'essere contrapposto a questo mondo: deve essere visto co­me la pienezza di questo mondo. E l'Astrologia è un medium di questo mirabile segreto.

Ci pare allora molto utile interrogarsi sul senso profondo della defini­zione di «Carta del Cielo» quale sinonimo dei Tema di Nascita di una creatura umana; utile per comprendere l'alto significato della propria astralità e della pratica astrologica certamente vissuta a determinati livel­li di coscienza. Forse per chi si pone davanti ad una Carta del Cielo valgono perfettamente le parole di L. Boff che è bene citare ancora, lad­dove il Cielo è considerato come luogo di possibile riconciliazione totale: «Cielo significa la realizzazione delle utopie umane. Prima di tutto, l'u­topia della riconciliazione dell'uomo con se stesso: riconciliazione del co­sciente con l'inconscio, dell'archeologia del sapere che portiamo dentro di noi con le strutture generatrici del cosciente, riconciliazione delle om­bre con le luci della nostra personalità in una sintesi superiore_ Poi av­verrà anche la riconciliazione dell'uomo col cosmo e deI cosmo con se stesso».


Casella di testo:  Casella di testo: 4frLA N° 88 (1992) Roberto Sicuteri

 

 

CURZIO MALAPARTE: UN MERCURIALE GENIO ARCITALIANO
(Studio del Tema Astrale)

Accade di frequente che l'astrologo, messo davanti al Tema Astrale di una persona che racconta la storia della sua vita, faccia in tale situazione la stessa esperienza dello psicoanalista che ha di­nanzi un paziente con il suo romanzo: ri­levare che quella persona ha vissuto e vi-ve con coerente armonia la propria equa­zione personale, oppure ne è totalmente lontano, se non addirittura in aperta op­posizione. Spesso l'astrologo avverte la difficoltà di fare una lettura dell'orosco­po che presenti convincente sintonia in­trinseca col vissuto del soggetto e in tal caso diventa arduo scoprire quali spiri­telli burloni s'interpongono fra realtà astrale e storia di vita.

In un certo senso viene la tentazione di dire: questo non è il suo oro-scopo; oppure: esso non è affatto vissuto come suo reale psichico, bensì ostacolato con espedienti nevrotici. Egualmente, nelle sedute di analisi del profondo può accadere che il soggetto scopra di non avere mai vissu­to secondo la propria specifica natura e dimensione esistenziale.

Tutto questo non si può davvero sostenere a proposito del Tema Astrale di Curzio Malaparte: siamo, in questo caso, in presenza di una straordi­naria coerenza fra vita e oroscopo natale. Malaparte fu davvero, intera-mente, il proprio oroscopo: lo visse, lo espresse nella vita come nell'arte; senza sfasature, guidato dalle stelle, obbediente ad esse. Una volta egli scrisse: «Si ignora tutto di me, e però si dicono e si scrivono di me le cose più inverosimili. Mi domando qualche volta se il mio successo non dipende dall'idea sbagliata che il pubblico si fa di me».

Una simile osservazione fa capire come la «logica» di una pubblica opi‑


TEMA ASTRALE qI C. MALAPARTE PRATO, 9/6/1898 - h. 23

nione possa fraintendere facilmente quel che invece gli astri spiegano o rivelano con trasparenza! Il Tema Astrale di Malaparte non fa ignorare niente della sua personalità e del complesso destino esistenziale e creati­vo dell'artista, mostrando anzi come questo artista contraddittorio e...in­spiegabile, sia invece un mirabile capriccio geniale degli dèi astrali!

Il 9 giugno 1898 alle ore 23, a Prato in Toscana nasce Kurt Suckert, terzogenito della numerosa prole. Il padre Erwin era un tedesco di Sas­sonia, maestro tintore di tessuti trapiantatosi in Italia. Qui era riuscito a realizzare una buona posizione, economica come esperto tecnico. Ave-va sposato felicemente Evelina Perelli bellissima milanese di ottima fa-


Casella di testo: lCmiglia borgheà inserita nei ricordi risorgimentali. Dal matrimonio nac­quero sette figli, cinque i sopravvissuti; tale peso non impedì a Evelina di essere vicina al marito nelle gravose responsabilità del lavoro, prefe­rendo affidare a baliatico i neonati anche per lunghi periodi. Come ve­dremo, Kurt non fu escluso da tale consuetudine.

In quella tranquilla giornata di tarda primavera, il Sole era in Gemelli nel secondo decano e alla nascita di Kurt la Luna transitava sul secondo grado dei Pesci. L'ASC cadeva a otto gradi di Acquario e il MC al pri­mo grado di Sagittario. Venere nel Cancro, isolata in casa VI. Marte in esilio minore nel Toro in casa 2a; Giove al grado zero di Bilancia sulla cuspide della casa V. Saturno in Sagittario congiunto a Urano e al MC. Nettuno e Plutone nei Gemelli tengono in mezzo il Sole fra casa IV e 5a. La Luna Nera anch'essa nei Gemelli, domina la casa 5a mentre il Nodo Lunare è in Capricorno, casa 12a.

Gli aspetti planetari vedono un forte incardinamento casa IV - casa X con la grande opposizione di Saturno a Plutone e di Urano a Mercu­rio; quadrature pesanti della Luna-Pesci a Saturno, Urano, MC e a Mer­curio - IC. Giove e ASC punti di Talete delle grandi opposizioni. Il Ternario vede un netto predominio energetico dei segni Mobili vitalizzati dalla presenza di ben sei pianeti, mentre nella Quadruplicità prevale l'e­lemento Aria con quattro pianeti e in più LASC.

Notiamo subito la fondamentale caratteristica dello scrittore: grande mobilità, nomadismo, refrattario alla sedentarietà, spirito molto ecletti­co, ricerca versatile, policentrica, pensiero irriducibile a qualsiasi forma di categorie: perfetta enfasi dei valori Aria-Mobili estremamente dina­mizzati dall'asse Mercurio-Urano.

Sette pianeti sotto l'orizzonte indicano una introversione che non ri­nuncia alla estroversione in forza dei valori planetari e grazie al forte ASC acquariano. Dunque un Tema Astrale vibrante, movimentato, spriz­zante energia, attivismo, fervore mercuriale, intelligenza pregnante, gran nervosismo, passionalità lunare, sogno e tensioni laceranti. Si direbbe, in metafora, ii Tema di un trapezista o del più mimetico artista del pal­coscenico umano. Una personalità mai stabile, un'anima che passa dalla tirannia della formidabile intelligenza, al caos dell'azione istintiva e im­pulsiva e ne trae idea e forma perfette. Una vita ricca di eventi e avven­ture, tutta proiettata nell'azione vertiginosa e nella creazione. Uomo e artista dentro i fatti e poco intimista. Questo è Kurt Suckert che poi si chiamerà - come vedremo avanti - Curzio Malparte.

Seguiamo allora questo artista nel suo straordinario viaggio esistenziale,

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veramente portato dai Dioscuri e i battaglieri Centauri, a conoscere la sintesi superiore del segno natale.

Appena nato, Kurt viene affidato ad una balia: lo accoglie e Io nutre Eugenia, moglie di un operaio pratese, Milziade Baldi. La separazione dalla madre, subitanea, nella fase orale (senso di Luna in Pesci casa I, segno analogico della casa 12a delle prove e isolamento, in aspetto nega­tivo a Saturno e Mercurio, separazione in precoce età e privazione del materno calore) influirà notevolmente sul carattere di Kurt producendo forte isolamento nell'infanzia e più tardi una certa freddezza con le don-ne. Tuttavia il fatto non produce un ripiegamento patologico in se stesso né tanto meno la difesa autistica, perché il piccolo Kurt è subito molto amato con schietto e profondo sentimento dalla famiglia operaia, al punto che Milziade sarà per il futuro scrittore - sempre - il vero padre affet­tivo e virile modello di riferimento, a differenza del troppo rigido e di­stratto padre naturale Erwin. Lo scrittore avrà per Milziade autentica venerazione. La separazione nell'allattamento, tuttavia, produce in Kurt una sublimazione orale (senso di Giove, il nutrimento, in casa 8a, del divenire, il mutamento dell'habitat), che vedremo esprimersi nel rappor­to col sociale attraverso la politica (senso di Giove in Bilancia), nel senso social-umanitario (senso di ASC Acquario) e nella scrittura (senso di Mer­curio in trigono a Giove, e Sole - Nettuno in Gemelli, segno analogico alla Casa 3a, della scrittura, stampa ecc.). L'alternativa alla subita pri­vazione è in Malaparte una reazione valida e sana: il bambino si affida alla sua fervida e impetuosa fantasia (senso lunare pescino, forte astra­zione gemellina, con Hermes che incontra Poseidone nello spazio psichi­co); cede al sogno, ad una speciale malinconia che non sarà un malesse­re nevrotico bensì un ricco spleen letterario: «Io non ero un bambino normale, non ero come tutti gli altri bambini. Ero timido, debole, domi-nato dalla immaginazione morbosamente sensibile...A due anni, avevo tolto un mattone dal pavimento della mia camera e avendo scoperto sot­to il mattone un po' di sabbia, pensavo che questa sabbia fosse il mare. Restavo ore intere con l'orecchio incollato su questa sabbia, per ascolta-re il mare... Mio padre mi comprò una conchiglia con la quale costruii, nella mia camera, il mare».

Fino a sei anni di età, Malaparte rimane nella famiglia Baldi ma non interrompe il legame con loro quando a malincuore rientra in casa. dove un difficoltoso rapporto col padre, che incute un severo timore a Kurt (senso di Plutone congiunto al Sole) e ne prova realmente paura, pro­voca il distacco affettivo progressivo anche se privo di accenti trau-


Casella di testo: 9[natici (senso di Saturno in orbita oppositiva al Sole in casa IV). Sarà fondamentale in lui la fusione delle due ascendenze educative, borghese

e    operaia, che avrà enorme riverbero nei suoi atteggiamenti politici futuri.

A tredici anni Kurt (che da ora in avanti chiamerò Curzio) viene iscritto nel prestigioso collegio Cicognini di Prato ancor famoso per avere ospi­tato D'Annunzio, l'altro enfant prodige.

L'adolescente è subito notato per la mente vivace, la volontà di ferro

e    il carattere già delineato. Scrive un biografo: «All'immagine del bam­bino pallido e svagato si sostituiva ben presto quella dell'inquietudine

e    dell'evasione, in un desiderio di spazio e di ambizioni sociali, trasfuse in un confusionario alone mitico di coraggiose imprese». Certamente il segno natale è marcato e non fa dubitare del mito che Malaparte sosterrà,

Pur soffrendo il senso di diversità e isolamento che si è detto, il colle­giale Curzio studia molto e diventa un lettore accanito di tutto quel che trova: dai greci ai latini, dai classici ai moderni; poeti, saggisti e anche riviste e giornali. Questi in particolare suscitano la sua curiosità...Si pro-fila la precoce passione per la carta stampata e avverte l'interiore chiamata.

Quando il benigno Giove transita sul MC e su Urano radix, c'è la prima performance del futuro scrittore: Curzio scrive una poesia in ono­re di Sem Benelli che nel febbraio 1912 si trova a Prato per la rappre­sentazione de «La cena delle beffe». Nella serata vibrante di arte e reto­rica, il ginnasiale si fa' avanti e vinto il timore, declama la sua poesia: definisce Benelli «radioso faro in notte così fonda» e «dolce signore del soave canto». Raccoglie un immediato e spontaneo successo e l'applauso sottolinea lo stupore dei presenti. Benelli abbraccia il poeta in erba e lo vuole vicino nel convito.

L'eccezionale intraprendenza intellettuale e umana segna altri punti a favore dell'adolescente: in armonia all'ASC che stimola il senso di aper­ta socialità e il bisogno di novità, portano Curzio a iscriversi al Partito Repubblicano pratese di cui diverrà segretario cittadino a soli quindici anni!

È una effervescenza continua, anche se egli si mostra nervoso, eccita-bile, concitato nel parlare e talvolta confuso o...manesco, in quanto non disdegna le scazzottate politiche allora in voga.

Nel periodo che va sino al 1914 Malaparte stringe amicizia con Bino Binazzi e alle «Giubbe Rosse» di Firenze s'incontra col sodalizio di Pa-pini, Soffici e Prezzolini. Collabora già a «Lacerba» e frequenta con attenzione il gruppo intellettuale della «Voce».


Per quanto sia ancora ragazzo, egli è avvinto dagli artisti e li ascolta, assimila e arricchisce la propria vocazione di autodidatta. In tale periodo fertile ha il transito di Urano sull'ASC che libera le energie di Plutone e Saturno con un bellissimo spunto di ribellione, passione civile e corag­gio psicologico. Tale transito, determinante, apre la via al destino di Cur­zio Malaparte, liberandolo positivamente dai fantasmi paterni della casa IV (senso di Urano che dalla casa X, il sociale, torna maestro del segno in casa I, il proprio modo di vedere il mondo).

Anche Giove è transitato sull'ASC con trigono al Sole radix: la volon­tà è più forte e favorisce l'espansione. Malaparte si schiera con gli inter­ventisti nella crisi prebellica e come tutti gli intellettuali, interpreta la bufera che sta per abbattersi sull'Europa come una palingenesi. Nel cli­ma rovente che ribolle di fermenti eversivi e ideali utopici, Malaparte sembra voler fondere il verbo prometeico di Nietzsche col vitalismo di Bergson; la bellicosità di Papini con le frenesie futuriste che andavano predicando la «guerra, sola igiene del mondo». Così a sedici anni, Cur­zio Malaparte fugge da casa senza avvertire la famiglia; attraversa clan­destinamente il confine francese e arriva a Avignone, dove si arruola nella Legione italiana Volontari di Peppino Garibaldi. È un evento uraniano eccezionale che dimostra il coraggio e la tempra morale di questo ideali-sta appassionato. Malaparte sa di rischiare, andando al fronte di Francia perché egli è ancora Kurt Suckert e l'essere mezzo tedesco, se catturato, potrebbe costargli la fine di Sauro e Battisti. «Avevo sedici anni quando venni ad Avignone...dove alcuni feriti francesi mi offrirono da mangiare e da bere. Ero un bambino, pallido, gracile timido e la Francia mi fece da vera madre». La Luna lesa è dunque un materno restituito al prezzo di un sacrificio altamente simbolico.

Ma Io spinge anche l'uggia per la casa, il collegio, la città, le chiac­chiere: «questo orizzonte troppo breve per la mia ansia». Vive le ango­sce della propria generazione e si assume la responsabilità di partecipare al destino nazionale. E sicuramente la profonda congiunzione Plutone-Sole-Nettuno a fargli percepire con spirito profetico la disintegrazione dell'ordine sociale in cui vive e quindi l'acuto bisogno di cambiamento.

Rientrato in Italia nel 1915, continua a perorare l'intervento dell'Italia e nel «maggio radioso», il giovanissimo Malaparte si arruola nella Bri­gata Alpi e va al fronte come semplice fante.

Partecipa alle sanguinose offensive del Col di Lana, del Pescoi e Mar­molada. Malaparte si dimostra ardito e capace di virtù militare al punto d'esser promosso ufficiale sul campo. Dopo Caporetto, è sul Monte Grap‑


pa, sul Caprile e sul Piave. Animato dall'ideale ma anche da un furor sacro che denuncia il bisogno di emergere dalla storia e dal grigiore bor­ghese, per tentare una disperata verifica esistenziale, politica e psicologi-ca. Malaparte esce dall'adolescenza sul fronte di guerra e si affaccia al1'«agra giovinezza» nel 1918, quando la sua Brigata è inviata in Fran­cia nel tragico settore di Bligny. Nella carneficina di migliaia di soldati, il tenente Suckert si distingue, meritando la Croce di Guerra Francese e una medaglia di bronzo al valore. Ma riporta ferite serie e una grave lesione polmonare a causa dei gas tedeschi e rimane in ospedale tre mesi. Saturno transitava in opposizione all'ASC.

Eppure torna al fronte, al leggendario Chemin des Dames, dove la bat­taglia più cruenta è vinta dagli alleati.

Tornata la pace, nel 1919 il bel Sagittario in casa X rinforzato dall'in­frenabile spinta uraniana in casa I, vede Malaparte a Versailles a dirige-re l'Ufficio Stampa alla Conferenza della Pace. E anche il lancio brillan­te nel bel mondo e il transito di Urano sulla Luna radix gli guadagna il favore pubblico.

Questa esperienza è tanto positiva e piacevole da indurre l'ambizioso Gemelli a entrare nel Corpo Diplomatico; sino al 1921 è inviato alla Le­gazione Italiana di Varsavia.

Curzio Malaparte a ventitre anni, è un giovane prestante, descritto co­me vera bellezza fisica, sempre elegante, i famosi capelli lucidi di brillan­tina, lo sguardo profondo, una irriducibile timidezza. Il vero «misto» di levità gemelliana e agilità acquariana. Con la sua sprizzante intelligen­za, l'eccellente conversazione e la vasta cultura, conquista ben presto gli ambienti cosmopoliti europei, vero cittadino del mondo e raffinato este­ta. Ma è soprattutto lo scrittore che nel 1921 rivela il suo talento provo­catorio e anticonformista pubblicando «La rivolta dei santi maledetti» (che più tardi prenderà il titolo «Viva Caporetto!»). La guerra con i suoi orrori aveva lasciato i segni nella psiche e nelle idee: lo sdegno, la rabbia e la disperazione di un esercito in rotta e un popolo ferito, avevano spinto Io scrittore a farsi giudice dell'atroce guerra e a esaltare gli umili che erano andati al macello senza conoscerne le motivazioni. Il libro, appas­sionato e doloroso, suscita scandalo e il Governo lo fa sequestrare per-ché demistifica la retorica patriottarda. Lo stile è tipico di Urano in aspet­to a Mercurio e Sole-Nettuno che indicano lo scandalo con scritti, così come la Luna quadrata a Mercurio. Comincia la tempesta culturale ma­lapartiana! Il giovane eroe vuole bruciare le tappe, è preso dalla febbre dell'azione, avido di libertà senza restrizioni, si getta ancora nella politi-


Casella di testo: 400 Mca con sincero intento di servire la nazione. Si iscrive al Partito Fascista aderendo alla causa mussoliniana. 11 complesso in Sagittario forza il de­siderio di elevazione ma nel contempo produce le prime profonde disso­nanze psicologiche tipiche del Gemelli.

Non è un uomo tutto d'un pezzo né può essere un politico puro. È piuttosto un groviglio di cervello e anima, istinto e sentimento. Raziona-lista e al contrario, caotico, è in prevalenza dominato dal suo idealismo intessuto d'immaginazione. Così in lui si formano ben presto tensioni derivanti dal conflitto fra individualità e collettività. Vuole staccarsi dal-l'egoistica coscienza dell'Io per essere nel sociale, ma cade in una peren­ne ambivalenza a causa della oscillazione dell'asse MC - IC con le gran-di opposizioni planetarie.

Se guardiamo l'encadrement del Sole fra Plutone e Nettuno, si capisce più a fondo lo psichismo di Curzio Malaparte. Egli fu accusato di super­ficialità, opportunismo e trasformismo, ma in verità fu straordinariamente coerente con la policentrica natura creativa, secondandola e solo rara-mente opponendole una razionalità difensiva. Coerente con la esasperata versatilità che gli produceva dolorose ambivalenze. Per questo sostengo che Malaparte visse interamente, in profondità, il mito del proprio Tema Astrale. Fu un esempio di omogeneità nelle dissonanze!

Malaparte vive con violenza lo spirito della sua epoca e non può non recitare la sua parte, oscillando da un polo all'altro della sua dialettica. Per esempio aderisce al primo Fascismo eppoi andrà all'opposizione sul-la sponda opposta. L'aspetto di Luna-Mercurio da un lato e Luna-Saturno-Urano dall'altro, fa sì che il fervore dell'immaginazione preval­ga sul senso realistico e concreto e ciò produce difficoltà a operare la sintesi e anzi, si pensa a un dinamismo dissociativo che è peculiare ai Gemelli.

Si può dire che Malaparte abbraccia una causa con tutta la forza della proiezione di un'immagine interna. Pertanto egli vive e agisce volta a volta preso dalla suggestione visionaria oppure da una obbligata conver­sione razionale. Questo lo fa essere affetto da protagonismo, come si definisce oggi. Essere protagonista, in prima linea come uomo, combat­tente e artista; con le armi o la penna; col gesto simbolico o la parola sferzante. Generalmente ha un'espressività.vertbale sarcastica e aggressiva (senso di sei pianeti in segni Mobili), spirito sintetico-caotico (senso di Sole Nettuno in Gemelli), eloquio fluido ma non controllato nella pole­mica (senso di Mercurio-Urano). Non essendo un prudente per natura, si prepara scontri e inimicizie a ripetizione specialmente nel mondo so­ciale (senso di Luna quadrata Saturno-Urano in X).


Casella di testo: 5~d	1 L 'Inizia la. scalata al successo e dunque al potere. È segretario dei Sinda­cati Italiani all'estero. Fonda due riviste letterarie, tiene discorsi ovun­que: è il prototipo moderno dell'opirìion leader, geniale e innovatore. E ascoltato, temuto e blandito.

Nel 1922 vediamo una ricca produzione giornalistica e letteraria: «Le nozze degli eunuchi», «L'Europa vivente», collaborazioni a «La Ron­da» cardarelliana, a «Il selvaggio» di Maccari. Stringe amicizia con Pie­ro Gobetti. Sincero nell'ideale di una rivoluzione civile che riporti l'Ita­lia a un ruolo etico-politico degno di lei, non evita i primi conflitti ideo-logici con i fascisti dei quali è sintomo l'amicizia ambivalente con Italo Balbo.

Nella convulsa attività non tutto va liscio: affiora il mimetismo mala­partiano e il piacere dell'incoerenza apparente, dell'autonomia estrema tipica del mercuriale di genio. E con Mussolini ma in cuor suo lo detesta (si ricordi l'opera satirica «Don Camaleo» che adombra nel personaggio proprio il Capo). E dice bene il biografo G.B. Guerri: «Malaparte era spiritualmente un uomo del Novecento intriso di quella modernità solo artificiosamente rinnegata; gli adoratori di Mussolini invece, anche i gio­vanissimi, appartenevano all'Ottocento...Malaparte era troppo ironico raf­finato, beffardo e innamorato di se stesso per cadere ai piedi di quel demiurgo rozzo». Era del resto capace di giudizi davvero profetici: «Quan­do un popolo individualista come il nostro perde la fiducia in se stesso e nelle istituzioni che lo reggono, l'immoralità diventa una forma di vi­ver civile e la mediocrità invade la cosa pubblica».

Nel 1926, col transito di Urano nella casa I quadrato a Plutone in casa IV e Giove transitante in quadratura all'ASC, avviene un curioso fatto: lo scrittore non vuole essere più Kurt Suckert (netto rifiuto del-l'archetipo germanico) e si cambia le generalità con Curzio Malaparte. Questi transiti dunque spazzano via il legame col padre (casa IV) e l'io assume simbolicamente una identità più soggettiva (azione di Urano in casa I).

Ma in più egli vuole questo cambiamento per sentirsi più italiano: «Vo­glio essere italiano non soltanto nel cervello, nel fisico, come sono, ma anche nella desinenza del nome». Anzi, più che italiano, vuole essere arcitaliano. Fra mancati duelli e risse letterarie nasce appunto la raccolta di cantate de «L'Arcitaliano» dove l'ironia e la sferzante caricatura col­piscono a destra e manca senza alcun timore. Un esempio famoso: «Spun­ta il Sole e canta il gallo/ o Mussolini monta a cavallo». Non c'è di che: un coraggioso Gemelli!


li 1927 vede intensi transiti astrali sul Tema Natale: Urano transita all'opposizione di Giove radix dalla casa 2' all'8a (mutamenti economici e sviluppo nuovo di rapporti). Giove transita in congiunzione sulla Luna radix e in quadratura a Saturno-Urano radix nonché a Mercurio radix (mutamento di attività giornalistica, conoscenza di donne, rotture di so­dalizi politici). Saturno transita sul MC e Urano radix in opposizione a Mercurio (nuovo stile giornalistico). Così in quest'anno lo scrittore co­mincia a distanziarsi dalla politica attiva e dal Fascismo; scrive e viaggia molto di più e si affina, più caustica, la vena satirica.

Finalmente, Giove sulla Luna fa vivere il primo amore serio per Ro­berta Masier, ma la storia ha una fine drammatica per la donna.

E risaputo che Malaparte ama troppo se stesso e la propria indipen­denza. Accetta soltanto di essere amato, ammirato, coccolato nei mo­menti che egli sceglie (senso di Luna in Pesci, Venere isolata casa 6' in segno d'Acqua, con Nettuno e Luna Nera). Vivrà in prevalenza solo, sia pure con svariate esperienze affettive, anche se alla donna assegnava un ruolo materno abbastanza evidente.

Amato e odiato o almeno invidiato, è troppo geniale per essere perse­guitato, ma anche troppo irruente per non essere sorvegliato dalla poli-zia. Il Sole congiunto a Nettuno suscita intrighi, malintesi, ritorsioni, ma Plutone rimescola le carte del gioco e spesso guai e trionfi si ribaltano nel loro esatto opposto. E allora, mentre si sente emarginare dal Partito, Malaparte ottiene la prestigiosa direzione de «La Stampa» di Torino, nel 1929 e ha soltanto trentuno anni!

Si rivela subito il talento giornalistico e la capacità direttiva: il giorna­le triplica le vendite perché lo stile malapartiano interessa subito i lettori, che avvertono la grande libertà di coscienza, la robusta ricerca culturale e sociale.

Malaparte tira diritto per la sua strada, fa il «suo» giornale e non ha paura neppure di Mussolini. Dice a un amico: «Ma credi tu che io, quando scrivo, non scrivo quello che penso? Ho sempre fatto così e farò sempre così!».

Nel maggio 1929 compie un viaggio nell'Unione Sovietica e ancora una volta le corrispondenze da Mosca stupiscono i lettori per l'originalità e la ricchezza di contenuto. Malaparte conosce personalmente Stalin, Ma­jakovskij, Trotzski, Bulgakov. Esprime calda simpatia per il popolo rus­so e osserva molte realtà che la storia successiva confermerà. Sì, l'arcita­liano mercuriale si fa onore ma...Plutone gli fa lo sgambetto e Capricor­no in casa 12' non scherza a falciare l'erba sotto i piedi. Lo scrittore


se la prende con Farinacei e Balbo, con i gerarchi opportunisti e in con­seguenza, nel 1931 viene licenziato da «La Stampa»: ne ha solo una lau­ta liquidazione (grazie al transito di Giove su Venere radix in casa 6a).

«Nomade, inquieto e disperato, incerto ogni giorno di quello che sa­rebbe stato il suo domani», Curzio Malaparte riprende a viaggiare (Sa­gittario al MC), sempre più lontano e anche Io Scorpione in casa 9a rice­ve l'impulso plutoniano per sottrarsi alla dimensione della casa IV, sim­bolo del limitato mondo italiano.

Lui arcitaliano, incoerente!, sta bene soltanto quando può respirare il proprio europeismo (senso dell'ASC Acquario). Nella capitale francese è ospite di D. Halévy, il biografo di Nietzsche che nutre forte amicizia per Malaparte. Fa vita mondana, elegante e intensa di rapporti. Ha oc­casione di conoscere Salvemini, Malraux, J. Giraudoux e Pirandello. Ma soprattutto egli sfrutta il momento creativo felice e in poco tempo scrive un libro col titolo «Tecnica del colpo di Stato» che viene pubblicato a Parigi. É uno sbalorditivo trionfo editoriale, di critica e pubblico.

I1 libro è immediatamente tradotto negli Stati Uniti, Inghilterra, Polo­nia e Spagna e ne fa ben ventisette edizioni in pochi mesi! E in Europa si scatena un putiferio di polemiche. Definito il capolavoro assoluto, il testo è un invito teorico alla rivoluzione ma anche tra le righe il messag­gio di come si può perdere la libertà. Sequestrato in Italia, vietato nella Russia staliniana, si dice che Hitler volesse la testa di Malaparte (è im­pressionante la profezia sulla Germania nazista esposta dallo scrittore nel 1931 prima ancora dell'ascesa di Hitler).

Eppure lo scrittore non sa che il tormentato Mercurio diventa nel suo oroscopo il mitico Hermes degli intrighi, dei dispetti e di velate ribalde­rie e quindi induce lo scrittore ad un passo falso: scrive a un giornalista cose su Italo Balbo che avrebbe invece dovuto tacere; ma il tipo Gemelli è anche un puer e come tale dotato di una innocente ingenuità che lo fa esprimere a briglia sciolta. E così, carico di onori e gloria letteraria, proprio come un artista delle corti rinascimentali, Malaparte cade in di­sgrazia; qualcuno lo incastra (senso di maestro di casa 12' in casa X opposto a Plutone e quadrato a Luna in Pesci, la restrizione della liber­tà) e viene arrestato il 17 ottobre 1933, rinchiuso a Regina Coeli per or-dine di Mussolini e Balbo, ed espulso dal Partito.

Interessante notare un dato astrale: l'arresto e la detenzione avvengo-no col transito di Giove su Giove radix con aspetti positivi a Mercurio e Urano. Poiché Giove radix è punto di Talete risulta chiaro e confer­mato che il transito reca conseguenze dell'opposizione Mercurio-Urano:


Casella di testo: 40l{Giove diventa così il luogo di scarico proiettivo del conflitto, del com­plesso implicito nell'opposizione: cioè lo scrivere senza prudenza e limite diplomatico.

Scrivere sempre la propria verità fino a provocare le altrui reazioni. In questo caso Giove non è positivo.

La durissima esperienza del carcere piega la sensibile natura di Mala-parte, che si abbandona alla disperazione e a crisi di autentico terrore: le sue lettere di quei giorni sono tormentate e rivelano, oltre la paura, la sua estrema vulnerabilità psichica.

11 regime finalmente si vendica di lui ed egli lo capisce. Quando c'è il transito di Saturno sull'ASC, gli vengono comminati cinque anni di con-fino da scontare su un'isola, Lipari. La durissima condanna fa scalpore mentre nel mondo cresce la fama dello scrittore.

Tuttavia al confino non se la passa poi tanto male anche se è oppresso dalla malinconia depressiva e solitudine. «Solo i cani mi erano vicini» ricorderà. E in realtà Malaparte nutriva immenso amore per i cani (sen­so di casa 6a in Cancro con Venere) e si racconta che la notte si diverti-va a imitare i latrati dei cani e tutti i cani dell'isola gli rispondevano!

Ogni tanto riceve l'amica Flaminia che gli è affezionata e lei racconta: «Li aveva stregati tutti, quel demonio. Carabinieri e polizia lo stavano a sentire come se parlasse un oracolo. E le concessioni che facevano a lui non le avevano mai fatte a nessuno». Poi impiega il troppo tempo a disposizione leggendo molto e riprende le collaborazioni al «Corriere della Sera» grazie alla intercessione di Ciano, che gli è amico quanto ora gli è nemico Balbo. E durante il confino Malaparte compone molte poesie, espressione inusuale per lui, ma belle, intense e struggenti, di no­tevole struttura linguistica: «Verranno anche per me su questa riva/ le chiare notti e i giorni sereni/ verranno forse...».

E la malinconia si stempera in visioni consolatorie: «...in queste rive/ sacre al vento e al fuoco/ si riposa il mio sguardo».

Nel giugno 1935 Mussolini ordina di trasferire lo scrittore che si sente «un uomo piegato» nell'isola d'Ischia. Più tardi, Ciano riesce a farlo ancora trasferire addirittura a Forte dei Marmi in Versilia. La pena del confino diventa ora una vacanza di lusso. Malaparte acquista !a villa Hildebrand e lì riceve artisti e letterati italiani e stranieri. È di quel pe­riodo l'inizio di una relazione affettiva con Virginia Agnelli che durerà vari anni.

La pena sarà infine condonata, rimanendo lo scrittore un «vigilato spe­ciale». Ritorna alla libertà, ma il suo Mercurio è assai inquieto, bizzoso,


irriducibile; aizza l'ironia gemellina sostenuta dal testardo Marte in To­ro: Malaparte scrive racconti, articoli, fonda la rivista culturale «Pro­spettive», un vero gioiello di apertura 'europea e seria fronda al regime con vere punte di antiregime. Quando Giove transita sulla Luna radix, di nuovo entra in vibrazione tutta la rete di quadrature e opposizioni e Malaparte riprende a viaggiare come giornalista. E tenace, pieno di passione, innamorato della sua professione. Scrupoloso, capace di sacri­ficio (senso dell'encadrement di ASC fra Saturno e Luna), non conosce ostacoli quando è sul lavoro e non sente la fatica.

Mussolini lo ammira e lo teme: «quello lì è capace di mettersi a capo di qualche banda ribelle e dì voler conquistare l'Italia»; per cui lo spedi­sce lontano, nelle colonie.

E in Etiopia non vede soltanto i bei paesaggi, non descrive soltanto il costume esotico, bensì coglie lo spirito e la cultura di quel popolo con un acume insolito per quei tempi di retorica. Scrive: «L'Etiopia non è mai stata, non è e non sarà mai un paese coloniale». La storia gli ha dato ragione, come per altre valutazioni.

Non era soltanto istintivo gusto per l'opposizione alle idee correnti, ma anche una innata tendenza alla dialettica oppositiva; ambivalente e opportunista, spesso era criticato per il suo dire tutto e il contrario di tutto. Vale questo esempio: «Amo la guerra» dice nel 1940 eppoi: «La guerra è una cosa sporca». Oppure: «L'Italia è un paese per il quale è bello morire e per il quale è impossibile morire». Ci ripensa ancora e dice: «Io sono nato per scrivere delle belle pagine, non per morire in guerra».

Ma la guerra lo affascina, la studia e ne fa materia di narrazione. Nel 1940 è sul fronte francese, capitano degli alpini e nei due mesi di guerra scrive «11 sole è cieco», storie dei suoi soldati e di vita. In autunno è inviato sul fronte greco e scrive ottimi articoli sulla tragica spedizione. Ma l'evento pii importane per il giornalista è nel 1941: Curzio Malapar­te riesce a sapere in anticipo la data e l'ora dell'attacco tedesco alla Rus­sia sovietica e da abile professionista qual è, coglie la formidabile occa­sione e come unico giornalista straniero, il 22 giugno si trova sulla linea del fuoco al seguito della avanguardie germaniche! Eclatanti i transiti sul Tema Astrale: Urano passa sul Mercurio radix (!) e in opposizione a Urano-MC radix e trigono a Giove. Anche Saturno transita su Mercu­rio radix. È dunque un vero capolavoro di influenze energetiche sullo straordinario Mercurio, il vero démone dello scrittore! L'apoteosi del gior­nalista è in questo scoop folgorante. Riferisce il biografo: «Le sue corri‑


spondenze dal fronte sono esemplari, prodotti di rara maestria di un ca­poscuola». E forse, al di là degli eventi storici, sarebbe interessante ri­leggerle oggi, che di veri giornalisti non ne abbiamo più, almeno di tale stampo.

Il successo giornalistico è strepitoso perché negli articoli viene descrit­to l'aspetto umano, sociale e quotidiano del dramma che coinvolge mi­lioni di creature. E senza concessioni alla retorica o al bellicismo for­sennato.

In una lunga pausa del servizio in prima linea, Malaparte si ferma nelle retrovie in Ucraina, presso il villaggio dì Petcianka, ospite di un contadino e lì comincia a 'scrivere la prima stesura di «Kaputt»: ogni mattina si sedeva nell'orto, sotto un grande albero, e si metteva a lavo-rare, instancabile. Questo era Malaparte. E finisce la scrittura del testo nel 1942, tra il fronte di Smolensk e Leningrado e dopo altri viaggi in Finlandia e Svezia. È sempre coerente con se stesso: unisce l'amore della scrittura al bisogno di capire la realtà sociale e psicologica degli uomini; la passione per la guerra come forza catartica e il bisogno di trovare l'arte nei sentimenti più intensi e inconsueti.

Si giunge al 1943. Il Fascismo crolla in Italia e Curzio Malaparte sente di non potersi sottrarre agli eventi (c'è un pizzico di presenzialismo, co­me si dice oggi). Così rientra a Roma, ma un giornalista così libero mo­ralmente, dallo stile tagliente e sprezzante del potere al punto di voler dire la verità sempre, risulta subito scomodo anche al governo di Bado­glio: viene arrestato e chiuso a Regina Coeli. Anche qui i transiti fanno il loro lavoro perfetto: Saturno transita sul Sole radix e Nettuno radix (senso del maestro di casa 12 i nemici occulti; sul Sole, libertà e volon­tà fermate; senso di freno ai Gemelli). Urano transita prossimo a Pluto­ne radix opposto a Saturno radix: atto persecutorio verso l'artista e l'in­tellettuale.

Provato dalla nuova violenza, appena rilasciato, Curzio Malaparte fugge letteralmente nella sua villa di Capri e vi si rinchiude: «Fuggivo la guer­ra, le strade...la fame, fuggivo la prigione, la fetida cella senz'aria, le cimici...volevo andare a casa, nella mia casa solitaria a picco sul ma-re...». Ma ci rimane per poco perché in novembre viene arrestato dagli americani come ex fascista. Tuttavia le sue amicizie democratiche, quali Croce, Sforza, Cianca, valgono a farlo rilasciare. Come si vede, le dure opposizioni IV-X casa fanno sentire il loro peso anche se alla fine il buon Giove rimette le cose a posto!

Oramai si sente braccato ma continua a scrivere e accusare: «Ero stan-


co, deluso, avvilito. La prigione, ancora la prigione, sempre la prigione in Italia». Non soltanto i transiti riduttivi, ma gli aspetti di nascita ora infieriscono: i luminari afflitti da piarfeti destabilizzanti, la casa 12' in segno saturnino, la Luna nel 12° segno analogicamente e Saturno così attivo indicano periodici blocchi della libertà fisica. Viene arrestato per la quarta volta e ora dal governo italiano del Sud. Viene rilasciato in cambio del suo arruolamento nel Corpo Volontari della Libertà. Ma il polemista non tace e accusa. «Si dovrebbe fare una legge per cui uno scrittore non può essere messo in prigione per quello che scrive, in nes­sun caso». Così Malaparte è di nuovo alla guerra, sul fronte con la V Armata americana e la segue sino alla battaglia di Firenze.

Eppure nel 1944, col transito di Giove su Giove radíx e trigono al Mer­curio radix, c'è un altro successo clamoroso dello scrittore: c'è la pubbli­cazione del libro «Kaputt». L'arcitaliano, l'acuto e impietoso osservato-re che ha vissuto tutte le passioni civili, tutta la classe politica dell'epoca e i suoi personaggi, raggiunge il pathos della coscienza critica civile e umana in questo libro di denuncia che egli definisce «crudele». E il te­stamento della decadenza d'Europa vinta nell'anima, umiliata nella sua cultura, perduta, con le distruzioni, la sua identità. Per lo stile usato vale una citazione: «Se l'Europa non fosse stata una puttana, non sareb­be andata a letto con Hitler e non ci sarebbe stato bisogno che gli Allea-ti venissero a cacciare Hitler dal suo letto».

In «Kaputt» l'autore è sollecitato dà autentico dolore morale, dall'a­marezza e dal solito bisogno di scandalizzare e fustigare e si può dire che non tutta la sua posizione era faziosa. Nel libro si ritrovano invece certi germi delle infezioni sociali di oggi... «Kaputt» viene tradotto in molti paesi, è un successo straordinario. Eppure è del 1945 il successo editoriale ancor più spettacoloso, il best seller ineguagliato, quando Ma­laparte pubblica «La pelle», il documento apocalittico sul dopoguerra a Napoli. Interessante osservare che questo cupo libro è stato scritto col transito di Urano su Plutone radix e opposto a Saturno radix e con Gio­ve in quadratura a Sole radix: emersione di aspetti inconsci, ombra e apocalittiche dimensioni infere!

L'arco dell'esperienza politica - dove pure Malaparte non si esime dall'incarnare il tipico trasformismo opportunistico degli intellettuali e politici italiani - si chiude con la clamorosa richiesta di aderire al Parti­co Comunista Italiano. È già giornalista de «L'Unità» ma non è suffi­ciente l'amicizia e la stima che Togliatti ha per lui: l'iscrizione viene ri­fiutata.


Come si vede i tempi nuovi non sono favorevoli allo scrittore, che, d'altra parte continua ad essere pungente: «Io penso che il marxismo sia una forma della scristianizzazione dell'uomo europeo sotto la spinta delle necessità economiche». Oppure: «Il vero, il solo programma di ogni italiano è di essere in buoni rapporti con il partito al potere». Giudica la nascente democrazia con parole acri e dure: «L'Italia è un paese di schiavi...è un povero paese dove l'uomo non conta nulla...alla base della vita italiana c'è l'ingiustizia: vi è uno Stato nemico del privato cittadino».

Malaparte si esilia volontariamente a Parigi aiutato dal transito di Urano sul Sole radix: abbandono della casa-patria, casa IV.

Scrive con felice vena altri libri e articoli; compone il soggetto per il film «Il Cristo proibito». Col transito di Giove nei Gemelli, compie lun­ghissimi viaggi in Sudamerica e Europa.

Nel 1956 è invitato dal governo sovietico a Mosca eppoi dal governo della Cina Popolare, a Pechino, Curzio Malaparte è ormai celebre nel mondo, ricco e riconosciuto fuori d'Italia. Scrive il beffardo «Maledetti toscani» atto d'amore alla sua città, eppoi riprende a essere la penna ironica-satirica di sempre con la famosa rubrica «Battibecco» su «Il Tempo».

Autunno 1956, eccolo a Pechino dove si trova subito a suo agio (città del Sagittario secondo G. Antarés): è ammirato di quel popolo che tenta di superare la millenaria miseria. Si accinge a scrivere ma...Saturno sta transitando sul Medium Coeli, su Urano e Saturno radix opponendosi duramente alla casa 1V: il Sole di Malaparte diventa improvvisamente assai fragile. Ritengo che il lungo, snervante transito di Urano su Sole e Nettuno radix abbia bruciato le estreme energie in atti di vita e ora la situazione precipita con Saturno, che dall'altro polo chiude il suo ciclo.

Lo scrittore si ammala: dolori al torace, difficoltà respiratorie e stato febbrile. E un tumore polmonare diffuso. Chiede di restare a Pechino per esser curato ma si decide di riportarlo in Italia. Oramai in clinica, si oppone al male con eccezionale tempra: vuole vivere, cerca di farcela, resiste. Riceve un imponente tributo di visite, amici, artisti, intellettuali, politici. Rimane nota la strana commedia degli inganni che s'intrecciò al suo capezzale per la contesa fra accoglienza comunista e conversione cattolica, come se nemici di ieri e amici di oggi avessero tentato di con-tendersi la sua anima ed eredità spirituale!

Indecifrabile, mutevole sino all'ultimo e tuttavia autentico, Curzio Ma­laparte porta via con sé la multanime identità. Aveva scritto, anni pri­ma: «Vorrò che tutte le mie memorie sorgano intorno a me, si affollino


intorno alla mia virile agonia. Fino all'ultimo rimarrò fedele alle mie speranze; alle mie illusioni, alle mie immagini più care e irreali».

In un momento di lucidità dice alla sorella di acquistare una carta bol­lata: «Vi devi scrivere in parole chiare che Curzio Malaparte non è mor­to. lo, poi, quando sarà scritto, vi metterò la firma».

Simbolizzava l'immortalità dell'anima oppure la sua volontà di non morire ed essere immortale come scrittore? Non lo sappiamo. Curzio Malaparte muore nel pomeriggio del 19 luglio 1957, a Roma.


Casella di testo: 29LA N° 90 (1993)
Roberto Sicuteri
UN DESTINO SEGNATO DAGLI ASTRI

Nel numero 27, 1 luglio 1992 del settimanale «Famiglia Cristiana», ho letto un articolo molto interessante per lo studioso di astrologia e assai toccante per il contenuto umano e il significato morale e civile. Un messaggio utile in questo tempo di violenza e inquietudine sociale europea. L'articolo di P. Radius, col titolo «Un destino fatale - Kurt e Nico», racconta un tragico episodio di guerra avvenuto nell'aprile 1945 alla vigilia della resa deIl'esercito germanico nell'alta Italia. Episodio che dall'odio cieco trapassa in un atto d'amore e perdono il cui valore ---da quell'anno remoto - non soltanto non si è spento ma si è invece concretizzato in una simbolica testimonianza collettiva della volontà di pace. E il valore dell'evento s'intreccia con un emozionante valore psico­logico di sincronicità e validità astrologica.

Talvolta diciamo: è il caso, oppure un fattore combinatorio, o più sbri­gativamente si confina nell'incredibile un accadimento che invece, con un sereno atteggiamento di osservazione e ricerca, possiamo definire com­prensibile e spiegabile con metodiche eterodosse.

Passo a riassumere nei termini più brevi possibile il testo dell'articolo in questione.

Siamo in uno scenario di guerra - fine aprile 1945 - nella zona di Nove, un abitato in provincia di Vicenza, non lontano dai colli di Bassa-no. Intorno al ponte sul fiume Brenta, per motivi tattici, il giorno 28 ci fu un breve scontro a fuoco fra un nucleo partigiano e pattuglie tede­sche di retroguardia durante la ritirata. Alcuni militari tedeschi caddero, altri rimasero feriti. Uno di questi, soldato della Wehrmacht - appena un ragazzo - fu trasportato all'ospedale di Marostica. Dalla sommaria cartella clinica (o un appunto, perché stranamente era di norma non tra-scrivere i dati dei militari tedeschi eventualmente ricoverati in ospedali civili, né la loro eventuale missione) risultava il nominativo di Kurt Rich‑


Casella di testo: 30ter, nato a Leipzig (Lipsia) il 19 dicembre 1927. Tenete presente questa data...

All'indomani ---- il 29 aprile - alcuni ragazzi del paese erano scesi sulla sponda del fiume. Dice l'articolista: «C'erano in giro i tedeschi e i partigiani,poteva essere pericoloso, ma loro non ci badavano». Certa-mente per divertirsi (chi è stato adolescente durante la guerra ricorda con quale beata incoscienza si rasentavano certi rischi!) oppure - ed è più probabile - per indicare ai partigiani novesi dove si celavano i tedeschi.

Fra questi ragazzi c'era il diciassettenne Nico Tasca, di Nove: «Era bravo, buono, dolce ed essendo anche altruista, quando vide alcuni abi­tanti in pericolo di accerchiamento, si avvicinò a loro gridando»; così rievoca oggi il fratello di Marco, ottantenne, quel terribile momento. I tedeschi, forse scambiandoli per armati, lanciarono sui ragazzi alcune bom­be a mano. Nico fu colpito da una minuscola scheggia. Pareva una cosa da poco, quando raggiunse casa sua, ma poco dopo si aggravò e anche lui fu trasportato all'ospedale di Marostica. Ed è qui che l'articolista de-finisce incredibile questa vicenda.

Nico Tasca era nato a Nove di Vicenza il 19 dicembre 1927, esatta-mente nello stesso giorno, mese e anno di nascita del tedesco ferito! E nella corsia dell'ospedale si ritrovarono - per caso o altro senso miste­rioso? - degenti in due letti vicini, uno accanto all'altro, a patire l'iden­tica agonia. La mamma di Nico, Lidia Broglio Tasca vegliò il figlio e vegliò l'altro giovane come fosse stato un suo figlio: testimonianza di amore materno istintivo, di straziata carità e umana compassione.

Vani i tentativi dei medici nell'eccezionale situazione concreta. L'agonia di Nico, per emorragia interna, durò dodici ore; egli si spense alle ore 00,30 del nuovo giorno, 29 aprile, pochi minuti dopo il decesso di Kurt.

E evidente che un rigido destino astrale ha legato i due infelici ragazzi in una concatenazione di fattori fatali.

Come astrologo, l'evento non poteva non suscitare il mio interesse e parlandone con Grazia Mirti, lei mi segnalava un analogo caso citato dall'«Astrological Journal» a proposito di un ufficiale nato nello stesso giorno, mese e anno del Re Umberto che rimase ucciso da un colpo di pistola, accidentale, partito mentre puliva l'arma di ordinanza! Qua‑


Casella di testo:  sto fatto avvenne nella mattina stessa del funerale del Re assassinato.

Dopo la lettura dell'articolo su Nico e Kurt mi misi in contatto con il suo fratel­lo, il signor Marco Tasca scrivendogli a Nove. Ricevei una pronta risposta, cortese ed esauriente per quanto concerneva la ri­chiesta di dati anagrafici e altri particola­ri. Mi piace qui ringraziare sentitamente il signor Marco Tasca,la cui collaborazione ha permesso questo studio astrologico. La figura di Nico adolescente emerge limpi­damente con assoluta attendibilità dalla storia scritta dal mio gentile interlocutore. Il quale non si è mai separato dalla me-moria del fratello perduto legato nella stes­sa sorte a un coetaneo tedesco, forse sol-dato suo malgrado.

Marco Tasca per tanti anni ha lottato contro le troppe burocrazie per realizzare un suo nobile desiderio: erigere un cippo che ricordasse ai po­steri il sacrificio di Nico e Kurt, che lui ha voluto unire nel simbolo di fraternità e monito contro le guerre. Così dice la lapide bronzea posta sul grande monolite di marmo rosso di Asiago che finalmente -- dall'a­gosto 1992 - è monumento sulle sponde del Brenta, inaugurato con una civile cerimonia.

*         *         *

E veniamo alla osservazione astrologica del caso. Abbiamo la certezza documentata dei dati di Nico: come ho detto, è nato a Nove (VI) il 19-12-1927 alle ore 15,00 pomeridiane, ivi residente e deceduto a Maro­stica il 30-4-1945. Del ragazzo tedesco abbiamo soltanto le generalità (forse rilevate dalla piastrina?); Kurt Richter, nato il 19-12-1927 a Leipzig, ivi residente in Herbertstrasse, 3. Ma neppure della sua famiglia e della casa - mi dice il signor Tasca - malgrado le ricerche fatte in Germania si è potuto sapere niente perché quella zona di Lipsia fu rasa al suolo dai bombardamenti aerei e nessun parente è mai venuto in Italia a ricercare la salma di Kurt, oggi nel cimitero di Costermano Garda.

Lo scarto di minuti fra il decesso di Kurt e quello di Nico non è calco‑

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4 41


Casella di testo:  Casella di testo: '13labile con certezza ma è presunto che non raggiungesse l'ora. Praticamente è legitti­mo ritenere molto vicini gli ASC per un presupposto di ricerca oraria.

Per Nico Tasca abbiamo la Carta del Cielo radix completa. Eccola: SOLE in Sa­gittario, casa 8a, con quadratura a GIO­VE e URANO congiunti nella casa Il' nei Pesci.

LUNA congiunta a LILITH in casa 6a Scorpione, in quadratura al MC. MERCURIO congiunto a SATURNO, ca­sa VII in Sagittario, opposti all'ASC. NETTUNO IN Leone, casa IV, quadratu­ra all'ASC.

NODO lunare in Gemelli, casa I.

Due trigoni: SOLE - NETTUNO, VENE­RE-PLUTONE.

Venere è in esilio. Nettuno in caduta come Urano.

Valuto questo oroscopo soltanto finalizzato al tema che ci interessa: la vitalità del soggetto, la ferita in circostanze belliche, la morte.

La posizione del Sole sulla cuspide della casa 8a, dalla tradizione asse­gnata alla morte è in segno di FUOCO con un aspetto negativo e violen­to a Urano-Giove: rivela una vitalità debole e minacciata. L'astrologo Antarés indica questo aspetto come pericolo di vita accorciata.

L'afflizione da Urano-Pesci, segno analogico alla casa Ila, dice di pos­sibile morte dopo ospedalizzazione. Qui Urano indica anche una ferita subitanea.

L'ASC nel tipico segno del puer, Mercurio, indica l'età adolescente e il pianeta come maestro della casa 1', è in casa VII congiunto al mae­stro della 8', nonché all'aggressivo Marte, tutto opponentesi all'ASC! Complesso che indica l'adolescenza troncata dalla morte, dal fuoco, cau­sata dall'«altro» venuto da lontano (senso del Sagittario: uno straniero, un soldato).

La Luna è in segno violento analogico della casa 8' e situata nella casa 6' significante delle malattie acute e brevi. Il luminare qui mi appa­re anche come Anerete: insieme a Venere esiliata assume un carattere funesto, data la dislocazione dello Scorpione. Tanto più che in questo caso il trigono a Plutone maestro dell'ottavo segno, gioca come distru‑

IL


Casella di testo:  Casella di testo: ibzione del legame con la casa e gli effetti parentali. C'è un altro aspetto violento contro la vitalità: Marte nella casa VII che è congiunto a Saturno-Mercurio: indica temerarietà, i gesti rischiosi o almeno imprudenti (come I'esporsi, sul fiume, alle sparatorie dei soldati...). Barbault dice che que­sta posizione di Marte fa temere «sevizie» durante atti di guerra: il che può equivalere all'atto di ferire dei ragazzini.

Anche Julevno, Vinai, Klòcker riferiscono questi valori in VI1 al ca­rattere breve della vita o almeno esposta ad accidenti.

Osserviamo ora il tipo di ferita e le cause come strumento. L'articolista accenna ad una ferita al ventre provocata da scheggia. Astrologicamente è certo perché la zona anatomica concerne la Vergine il cui Maestro Mercurio è congiunto a due pianeti malefici nel Sagittario con-forme alla regione del bacino e del ven­tre; il tutto lede I'ASC. 11 bacino è ri­ferito a Giove, maestro del Sagittario e nel tema è in Pesci, con Urano, in ostilità al Sole. È interessante citare an­cora Julevno, che pone Marte in VI1 quale causa di patologie al ventre co­me anche la Luna disposta in segno violento riferibile alla zona pubica. Dunque una ferita (Marte-Urano) al ventre (Mercurio-Saturno-Sagittario) con emorragia (Marte-Saturno opposto ASC) ospedalizzazione (Pesci).

Sul grado dì Mercurio c'è la stella fissa Rasalgethi che la tradizione ritie­ne causa di morte violenta (e qui tocca Mercurio, riferito all'adolescenza!). Un'altra stella malefica - la Scheat - è sul grado di Urano: il Robson parla di infortunio estremo e di morte.

La morte prematura di Nico è altre-sì segnata dalla posizione angolare dei pianeti citati, in VII già malefieata da

Saturno opposto ASC. Marte può Bi-U monumento fatto erigere da Marco Ta-sca a Nove, in riva ai Brenta, per ricor- gnificare un ordigno bellico, di fuoco. dare ii sacrificio dei due ragazzi.         L'evento fatale avvenuto in riva ad un


 

 
NICO TASCA

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               ' 12'83' IT.     2'16'28'

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2. 25'06' if         02'13' TRN,

TEMA DI NASCITA 19/12/1927 ore 15:80 NOVE DI VICENZA



Casella di testo: NICO TASCACasella di testo: NASCITA 19/12/1927 ore 15:88
O 26'48' r n 88'89' O
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Casella di testo: 4 88'55' ? E 89'57' o'A d' 16'38' r A 19'42' O Casella di testo: 24 26'33' 1( G 83'56' 13Casella di testo: d
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Casella di testo: AS MCCasella di testo: RIVOLUZIONE SOLARE
(PIANETI RADICALI ALL'ESTERNO) NOVE (UI) 18/12/1944 ore 16:56 GMT
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NICO TASCA

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TEMA PROGRESSO 1944 (TEMA•ÚRT'UI/1928 ore 15:88) (PIANETI RADICALI ALL'ESTERNO)

NASCITA 19/12/1927 ore 15:80                        IC



Casella di testo: NICO TASCACasella di testo: ED 1s•e1' \ h 14.86' re ({ 86.13' O ó 29'49' Y( .S 13.31' \A V'28'51' d\
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Casella di testo: TEMA PROGRESSO 1945
(TEMA DEL 06/81/1928 ore 15:88) (PIANETI RADICALI ALL'ESTERNO)
Casella di testo: NASCITA 19/12/1927 ore 15:88	IC


 

 
NICO TASCA


TRANSITI W84/1945 ore 88:38 PIANETI RADICALI

 

 

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PIANETI TRANSITO

(PIANETI RADICALI SUL CERCHIO INTERNOIC




fiume: nel Tema, l'acqua in senso negativo è significata dalla pericolosi­tà dei segni d'Acqua con Urano in Pesci quadrato al Sole; con Nettuno in IV quadrato all'ASC: con Luna maestra del Cancro dislocata nel se­gno scorpionico.

La determinazione della data è facilitata dalle ricerche di routine. La Direzione Simbolica di Marte per il 17° compleanno è clamorosa: arriva alla congiunzione col Sole radix e quindi alla quadratura con Giove-Urano! La direzione di Saturno arriva in orbita di congiunzione al Sole (- 3°). La rivoluzione solare per il 1944 appare eloquente: il Sole è di­slocato in casa 6° in quadratura a Giove che replica quella radix: inde­bolimento della vitalità. Si ripete poi la forza distruttiva con un Marte opposto a Urano addirittura dalla casa 6° alla 12°, confermando l'infer­mità fatale. Saturno lede Mercurio con opposizione sull'asse 12° - 6a casa. Tutte analogie con gli aspetti radix. La Luna insieme a Venere en-tra in opposizione a Plutone: un evento collettivo contro la vitalità.

Gli aspetti di rivoluzione con i pianeti radix evidenziano ancora la per­sistente quadratura Giove-Sole, opposizione Giove-Urano. Il MC annua-le cade nella casa 11 ° radix: sacrificio nell'immediato. La casa 6a annua-le cade nella VII radix: Volguine la considera negativa.


Casella di testo: lpI1 Tema Progresso per il 17° compleanno vede il Sole e Mercurio nella casa 8°, cosignificante dello Scorpione. La Luna va congiunta al Nodo proprio sul grado dell'ASC Gemelli ed è tutto il senso della prova. Ve-diamo poi in casa 68 il trio Marte-Venere-Saturno in segno di Fuoco. Il Sole, infine, è in nefasta opposizione a Plutone: coinvolgimento in una vicenda collettiva.

Un Tema Progresso eretto per il 1945 vedrebbe ancora un Sole debole in casa 8a. Per concludere, ecco i transiti diretti per le ore 00,30 del 29 aprile, per il decesso di Nico:

Sole transita in opposizione alla Luna radix, dalla casa 12". Luna transita in congiunzione su Marte e Saturno radix.

Luna transita in opposizione esatta aIl'ASC radix.

Marte transita in quadratura al sole radix.

Marte transita in congiunzione a Giove e Urano radix.

Urano transita in opposizione a Mercurio, Marte e Saturno radix.

Questi ultimi transiti sono l'impressionante chiusura di un vero corto-circuito energetico in una significativa escalation simbolica. È utile con­statare come un insieme di metodi previsionali ha riscontrato la persi­stenza di configurazioni che esprimono violenza e distruttività. E come particolarmente i luminari e Giove siano presi nella rete di influenze pro­gressivamente negative di Marte, Saturno e Urano.

Tutto questo - dice l'astrologia -- ha segnato il destino di Nico Tasca.

L'analisi astrologica può fermarsi qui. Anche se privo di domificazio­ne, il Tema natale di Kurt Richter ricalca la struttura dell'altro che ho studiato. Le due vittime di un solo fato possono essere accomunate in questo esame che ogni volta ci fa meditare sul rapporto dell'uomo col cosmo. Del giovanissimo Nico i pianeti ci dicono di più, mentre per Kurt tutto rimane un po' in ombra, quasi emblematico simbolo di generazioni sparite nel nulla di una spaventosa guerra perduta...

A noi rimane un dato statistico in più sulla realtà del sapere astrologi­co, ma anche il bel significato morale di questa umana storia che nel semplice monumento sul Brenta alla memoria di due adolescenti non più nemici, vede una luce inestinguibile.

 

Le immagini sono tratte da Famiglia Cristiana n. 27/1992.


LA N° 91 (1993) Roberto Sicuteri

 

 

UN VISIONARIO INDIMENTICABILE: EMILIO SALGARI
(Studio Astrale)

 

 

Chi non si è esaltato, almeno una volta nella vita leggendo i romanzi di Emilio Salgari? Mito e leggenda di un'epoca, eroe di infiniti sogni di milioni di adolescenti; memoria struggente di adulti «adoratori» del «capitano», Emilio Salgari, il padre degli eroi, è una realtà dell'anima nazional popolare, un parto felice della fantasia collettiva che rimane come un immortale genio nella storia del costume e della narrativa di genere italiana.

Quante generazioni hanno conservato nel cuore l'immagine del prodi­gioso re dell'avventura e dei suoi intramontabili personaggi? Siamo stati tutti - dagli anni Venti in poi - soggiogati da Emilio Salgari, che tutti abbiamo sempre chiamato Sàlgari spostando l'accento e tale è rimasto! Ma i lettori, grandi e piccoli, da sempre - forse per quel bisogno innato dell'uomo che si chiama idealizzazione - hanno conosciuto soltanto un Salgari, quello dei libri affascinanti: il genio paterno, il favoloso, quasi sovrumano raccontatore di storie.

Certo che vogliamo ancor oggi esaltare Salgari in questo senso, rima-nere gioiosamente nel suo epos, ma anche ricordarlo come uomo, cono­scere la sua tormentatissima esistenza segnata da un fato enigmatico e spietato. L'agiografia post-umbertina e certa retorica deviante del perio­do fascista non avevano consentito di conoscere il iato umano, reale, dello scrittore, così da privarci di una esperienza che sarebbe tornata si­curamente a vantaggio della memoria di Salgari. Avrebbe, questa verità senza censure, restituito alla sua immagine un luogo più consono nella coscienza critica e una valutazione più completa della sua opera. Ma fu proprio il destino di Salgari l'essere falsificato in ogni senso; l'essere iso­lato e confezionato per un uso psicopedagogico commerciale che s'in­staurò lui vivente, per continuare, post mortem nei successivi decenni. Il mago che ci teneva col fiato sospeso e vibranti di «virili» fantasie, non ci era familiare nel suo mondo privato: di lui non sapevamo tantc di più oltre ai nome in copertina. Era li per la nostra gioia, puntuale, il nome Salgari, con le indimenticabili figure di Sandokan, di Yanez

Tremal-Naik e tanto ci bastava, irretiti e identificati, insaziabili, travolt-


Casella di testo: 420II cavalier Emilio Salgari con la decorazione che il re gli conferì nel 1897, e Ida Salgari, ]'amatissima moglie ribattezzata «Aida»: a fianco del «capitano» si consumò fino alla pazzia, crescendogli quattro figli destinali anch'essi a un infelice futuro,

dalle epiche gesta, disorientati e ipnotizzati dalle visioni di terre lontane, remote latitudini, poli, jungle, praterie, savane e oceani. Per noi Salgari fu tutto questo e solo questo, con la Tigre della Malesia, i Tigrotti di Mompracem, il Corsaro Nero stupendo giustiziere e mille altri eroi. Ep­pure questa voluta e pervicace parzialità sull'uomo Salgari è un segno di cattiva conoscenza e prendere la parte per il tutto è pur sempre indice di scarsa capacità di elaborare il reale. Astenersi dal conoscere l'uomo, è far torto a lui e alla sua opera.

D'altro canto, fermarci alla sua opera e ignorare l'autore costituisce una difesa intellettualistica che produce l'isolamento dell'individuo. È vero che gli artisti, in generale, hanno pagato - consapevoli o meno - que­sto prezzo, ma la coscienza moderna ha superato ben più che l'estetica idealistica e le alchimie neoromantiche: oggi l'opera non va disgiunta dalla vita dell'autore. Non abbiamo più il timore di scalfire il valore di un'o­pera conoscendo tutti gli aspetti esistenziali dell'autore. Con Jean Paul­han diciamo: «È verissimo che le persone ci guadagnano a essere cono­sciute. Ci guadagnano in mistero». E un autore che possiamo avvicinare nella sua umanità ci guadagna proprio in mistero e più ci consente di rimanere dentro la sua magia. Penso che conoscere Emilio Salgari attra‑

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Casella di testo: 4Xtverso la vicenda della sua tragica ed enigmatica esistenza, non soltanto non indurrà delusione nei suoi «adoratori», bensì farà nascere una più forte e profonda simpatia, una comprensione più ancorata all'anima.

Il Salgari uomo è tanto diverso da quel «semidio» della nostra infan­zia, ma proprio in virtù dì questa integrazione, al nostro volerlo cono­scere, ce lo farà ancor più amare, con una punta di colpa sociale tardiva - anche se mai gli eredi spirituali dell'arte possono riparare e risarcire i creativi - ma con più struggente sentimento. La biografia di Salgari del resto non è di facile interpretazione: romanziere e uomo si fondono in una inestricabile configurazione che ha davvero del mistero: non si è sicuri dove inizia e finisce la realtà dell'uomo e inizia il genio narrati­vo; non si capisce dove la fantasia trova i confini oggettivi e inizia il vuoto terribile della nevrosi paranoide, l'invasione della psiche inconscia che distruggerà l'uomo e l'artista. Come per tanto tempo non si è com­preso se i luoghi delle storie erano esperienza reale dell'autore oppure falsi o parto della straordinaria fantasia. Tutto si è amalgamato in un universo immaginale che ha dato corpo a tanti personaggi e cento trame; dove l'autore si è dissolto, divorato dal suo stesso demone. Conoscere Salgari uomo è davvero la sottolineatura della splendida massima del poeta G. Benn: «Ovunque sono uomini, lì dimoreranno anche dei». E Salgari era abitato da dèi olimpici, ne era dominato, mito vivente, vita predesti­nata a esser palcoscenico di ricchezze inconsce, involontario contenitore della fantasia collettiva, succube di una potente anànke dì far vivere le creature eroiche, di seguirle e subirle nella soggettiva realtà.

Non da troppi anni la cultura ufficiale si è mossa per riparare i grandi torti inflitti a Salgari e dopo ben settanta anni dalla sua cupa morte. Meglio tardi che mai: nomi di valore si sono impegnati - Arpino, Cita-ti, Casalegno, Spagnoli, Magris - a restituire verità e valore intrinseco all'opera salgariana e liberare l'uomo dalle croste mielose, retoriche o stolte, create dai tartufi editoria]-sociologici. Valgono le parole di Ma­gris: «Salgari è un inconfondibile maestro dell'arte di fondare l'unità del mondo della parola, un'arte la cui esperienza, segna in modo indelebile l'infanzia e la formazione di un individuo...i suoi romanzi diventano il primo atlante della varietà terrena ricondotta ad alcuni archetipi essen­ziali dell'