Dall’Archivio CIDA

LE FOLGORANTI INTUIZIONI DI MARIO ZOLI

 

RACCOLTA DI ARTICOLI PUBBLICATI SU LINGUAGGIO ASTRALE CON

AGGIUNTE INEDITE

EDITO !N OCCASIONE DEL III CONGRESSO INTERNAZIONALE FAES

Milano 6-7- novembre 2004

 

Pag. 120

 

INDICE

 

3 - La dissonanza Luna Saturno

5 Il simbolo lunare

1 7 I l simbolo Saturnino

24 - La dissonanza fra i due pianeti

35 - Riflessioni dopo il seminario su Saturno

43 Tina Sicuteri : Il rapporto Sole-Luna, con commento di M.Z. 54 - La tirannia degli Astri (Schifanoia)

63 - Impressioni di un viaggio astrologico

(il primo viaggio-studio del CIDA a Cos, 1991)

67 - Sul Pascoli

70 - Dal testo "Luminose stagioni"

* I rischi dell'astrologia

* Cancro : protezione e ritorni

* Due poesie

76 - Epifanie del simbolo Mercurio maschere e Gemelli

79 - Gli assi del destino e della libertà (Con Claudio Cannistrà) 84 - Sub siderc Cancri

88 - Divagazioni astrologiche su qualche segno

91 - VIRGO : appunti per una ricerca (Elisabetta 1, Odissea, Ulisse) 110 - Virgo parte seconda

125 - S.Francesco d'Assisi: ipotesi sulla nascita (con CI. Ca.)

157 - Il primo triangolo Sole Mercurio Venere (Con CI.Ca)

166 - Astrologia Medica: il caso di Vittorio Mezzogiorno 177 - Sulla tragica fine di Raoul Gardini

183 - Le connotazioni simboliche di Kronos -Saturno

 


 

 

Introduzione

Molti di noi serbano intatta l'emozione di un incontro con l'indimenticato Mario Zoli (1939-1995), personaggio di primo piano dell'astrologia italiana, uomo di grande cultura, poeta e regista teatrale, per la sua straordinaria intelligenza, il suo eloquio affascinante, la sua maniera, chiara e al tempo stesso profonda, di esporre concetti e nozioni, come accade a chi conosce a fondo l'argomento di cui sta parlando, e non ultima la sua grande umanità. Ed è sicuramente questa la qualità che traspariva maggiormente dal suo essere e che i suoi allievi, partecipanti ai corsi di astrologia o agli spettacoli teatrali oppure studenti dei banchi di scuola, ricordano con maggiore intensità.

Dedichiamo questo scritto soprattutto ai nuovi soci, perchè da questi suoi scritti - troppo pochi per la verità, rispetto al suo scibile - possano farsi un'idea del suo modo cosi' folgorante e intenso di affrontare temi relativamente comuni.

Zoli fu cofondatore e condirettore, insieme ad Armando Billi, di "Zodiaco". Una rivista veramente innovativa per quel periodo, perché dal 1978 al 1981 raccolse le ricerche di studiosi, che negli anni seguenti si sarebbero rivelati fra le voci più significative del nostro panorama astrologico ,quali i lavori su Lilith di Roberto Sicuteri e della moglie Tina, alla decifrazione dello zodiaco di Lisa Morpurgo, alle statistiche di Ciro Discepolo, per non parlare degli articoli di André Barbault, all'epoca già all'apice della sua fama. Questa serie di interventi, proposti sulla rivista, insieme a quelli magistrali dello stesso Zoli, hanno permesso a molti della mia generazione di crescere nel sapere astrologico e all'astrologia italiana di fare un vero e proprio salto di qualità. Senza dimenticare che tutto ciò avveniva in un periodo nel quale non esistevano opere di investigazione, mentre le traduzioni dei testi di autori stranieri si contavano sulla punta delle dita.

Per questo ci sentiamo di affermare che sicuramente Mario Zoli ha lasciato un segno indelebile nell'astrologia in Italia e ciò è avvenuto, oltre che per quanto già esposto, soprattutto per la maniera tutta speciale, di trattare il "simbolo" come una sorta di "dono", che gli permetteva di renderlo visibile, vivo e parlante al nostro interno. E' sempre una emozione (e avviene abbastanza di frequente) incontrare persone che hanno ascoltato una sua conferenza o che hanno avuto modo di incontrarlo e che sempre confermano di portare ancora impresso, dopo tanti anni, il ricordo di quella meravigliosa esperienza.

 

Dante Valente e Claudio Cannistrà

 

 

 

Mario Zoli

LA DISSONANZA LUNA-SATURNO

Il rapporto Luna-Saturno era un argomento che stava molto a cuore a Mario Zoli; su questo tema egli tenne tre Seminari uno a Brescia, uno a Montesilvano e uno a Bologna, oltre a scrivere alcune piccole ricerche, che non sono mai state pubblicate. Il presente testo si riferisce al Seminario tenuto il 21 e 22 novembre 1992 a Bologna, di cui sono rimaste le registrazioni. Purtroppo il parlato non è lo scritto, ma ho preferito modificare solo il minimo indispensabile, lasciando l'integralità del testo, per riportare il più possibile in maniera fedele le parole di Mario. Ho ripreso il grafico di Giacomo Puccini dallo studio compiuto da Mario sul composito-re, pubblicato sul n. 4 di Zodiaco del 1980. Ringrazio inoltre la nostra socia Benedetta Lorusso, che mi ha aiutato nella prima trascrizione delle cassette.

   Gli spunti di riflessione non mancheranno per tutti, ma coloro che han-no assistito a qualche conferenza di Mario, vi ritroveranno alcune delle sue geniali intuizioni. Credo, inoltre, che questo lavoro possa essere di grande aiuto, per il suo aspetto didattico, a coloro fra i nostri lettori, che si sono avvicinati da poco all'astrologia. Nei prossimi numeri della rivista pubblicheremo anche due brevi scritti sull'asse IV/X, che in qualche modo si riallacciano all'argomento Luna/Saturno. E per il futuro, è nostra intenzione cercare di pubblicare altro materiale inedito, che Mario ci ha la‑

 


 

 

 

dottori, grandi scrittori, artisti, papi e re, ed in genere venivano stesi sempre da soggetti maschili: gli astrologi. Ora la proiezione materna esercitata sul figlio, a cui venivano chiesti per l'identificazione, successo. onore, danaro veniva recepita e traslata in termini di «consenso popolare».

  Dunque il medesimo simbolo lunare mi rappresenta sia la figura ma-terna, cioè come il bambino introietta la figura della madre, sia quali sono le attese, che la madre proietta sul figlio. Non sempre occorrono parole, le attese più tremende sono quelle che non vengono espresse con le parole. Ad esempio, la madre che offre di se un'immagine di donna stanca, fallita, malata e dice al figlio: «Pensaci tu, se hai la fortuna, io mi sono tolta il pane di bocca, ecc. ecc.», non gli dice in maniera esplicita: «Tu devi avere successo...». Ma questo adolescente, che vede questa donna delusa cd amareggiata, che ha avuto cura di lui e che gli ha dato tutto per farlo crescere, organizza in se una forza enorme di rivincita, non tanto per se, ma per «lei», per risarcirla delle sconfitte che ha subito nella vita. Bisognerebbe essere insensibili per non sentire questo appello, anche se ufficialmente la madre non ha mai detto al figlio in maniera esplicita: «Diventa qualcuno, ripagami dei sacrifici che ho fatto, o della mia vita che è fallita». Ma questo silenzio funziona.

  Ed allora torna benissimo l'analogia: Luna-figura materna-folla e quindi «successo popolare».

Luna in Cancro e Luna in Capricorno

  Qui, vorrei aprire una piccola parentesi. Non fatevi guidare da una didattica troppo rigida dell'astrologia. Per esempio. si afferma che la Luna in Cancro è in casa sua ed è potente; però, molti uomini famosi hanno una Luna in Capricorno! E in genere messa anche molto male. Quindi, non abbiate terrore del quadrato o dell'opposizione, non fate come facevo io all'inizio, che si stava a discutere se «quel» quadrato andava o non andava considerato, perché l'orbita era al limite. Poi nella pratica si verifica che tutte le persone, che sono diventate qualcuno (premi Nobel, ecc.), hanno forse più dissonanze che consonanze; le croci, le prove, evidentemente ci devono essere!

 

  Personaggi importantissimi nel campo della poesia, dello spettacolo hanno spesso una Luna mal messa in Capricorno. E il caso di Giorgio Strehler (Leone Ascendente Leone con una Luna in Capricorno); il Fuoco non gli manca, così come il talento artistico, che gli consente di mette‑

 

 

re in scena regie fantastiche. Però al secondo giro di Saturno, intorno ai 60 anni, ha messo in scena tutte queste regie in bianco, bellissime, sognanti. meravigliose, fatte con una delicatezza estrema, direi quasi ma-terne. per un uomo che ha anche fama di essere tremendo. duro, dittatoriale.

 

  Il bianco è un colore lunare e saturnino: il bianco è il colore della nascita. ma è anche il colore della morte; nulla è più angosciante del bianco. Bianco è infatti il colore del latte e bianco è il colore dello schermo, che aspetta la proiezione: ma anche l'obitorio è bianco. C'è una strana analogia su questo asse Cancro/Capricorno: la Luna partorisce e dà la vita. ma le Dee della morte sono sempre femmine, vestite di bianco e tagliano. Non solo, ma a questo punto verrebbe da chiedersi. il sesso di Saturno deposto, qual'è? E ancora maschile dopo la castrazione o è qualcosa di in-definibile sessualmente?

 

  Ora questi personaggi, che sono riusciti a diventare qualcuno, pur avendo una Luna male aspettata, cosa hanno fatto? Hanno proiettato sulla folla l'attesa di un calore, di un abbraccio. di un conforto, che non sono riusciti ad avere nella loro infanzia; non perché abbiano avuto necessariamente una madre cattiva, ma semplicemente perché la madre non ha potuto dare calore, per mille motivi diversi perché era malata, lontana, sacrificata, assente, triste, ecc.. 11 bambino non può elaborare una contro aggressività verso sua madre, ma non può neanche gioire per un sorriso mancato, per una carezza non ricevuta; scatta allora la compensazione.

 

  Ricordo una scena nel «Campiello» di Goldoni con la regia di Strehler. in cui la protagonista Gasparina, una ragazza povera, che desidera esse-re fine e a modo, va a sposare uno spiantato napoletano. La scena rappresenta prima la festa di nozze con gli invitati che ballano. poi poco a poco la musica rallenta, gli invitati si stancano, la scena si sfalda all'improvviso e, con un colpo di genio, il regista fa venire giù la superficie del-la casa; gli attori rimangono soli nella piazza, mentre comincia a cadere la neve.

  Il regista riesce a trasmettere in un attimo con un cambio della scena una desolazione infinita, il senso di freddo. di malinconia, di abbandono. il tutto non con la battuta dell'attore, ma con questa atmosfera: la neve che viene giù, un gioco abbandonato all'improvviso, la malinconia che compare, la festa che si rivela un'impostura.

 

  Ecco cosa è in grado di creare una Luna mal messa; non dà sterilità o freddezza. La freddezza è stata vissuta negli anni dell'infanzia, ma ora c'è la reinvenzione, forse la memoria di questa freddezza, perché la scena è fredda, però l'emozione che il regista riesce a trasmettere al pubblico è quella di una fratellanza nuova.

  Lo stesso accade a Fellini, altro grande regista con la Luna in Capri-corno. Nel suo film «Casanova», la bambola bianca, meccanica, che danza sul ghiaccio, che torna ad incontrare il protagonista, è chiaramente una metafora lunare di morte.

  Direi che è quasi necessaria una frustrazione in principio perché poi ci possa essere una ribellione. Noi, infatti, diciamo successo = casa decima. Ma non è sempre così; la casa decima indica un movimento ascensionale verso l'alto, verso la cima della montagna e quindi dovete leggere il rapporto come una grande partenza dalla parte più bassa. Vado sulla cima della montagna perché mi piace l'altitudine, il vento, il freddo? O perché è il punto più lontano dalla culla? In effetti è per tutte e due le cose. Infatti ogni moto «a» luogo, a saperlo leggere, è anche un moto «da» luogo; ogni moto verso un luogo è anche un moto, che ci allontana da un altro luogo: ogni salita verso la montagna è un distacco dalla culla, ma, sembra un paradosso, è anche un'obbedienza all'esperienza, che abbiamo avuto nella culla. Ma una volta giunti lassù sulla vetta del successo, se vi spingeva la paura della culla, quella culla abbandonata vi torna in mente.

 

  Ecco perché è raro trovare la Luna in Cancro in uomini famosi; hanno avuto tutto nell'infanzia, il bacio, la carezza, la coperta imbottita, il maglione, la marmellata, ecc. ma si sono fermati lì. Perché cercare altrove una felicità, che si possiede già? Saranno coloro che a 60 anni dipendono ancora dalla mamma e vengono chiamati «il mio bambino».... Esiste un rovescio della medaglia; il tutto subito, determinato da pianeti troppo favorevoli, comporta lo svantaggio di non darvi grinta, di non darvi rabbia, di non farvi cercare sostituzioni e gratificazioni e quindi può far rinunciare all'«ascesa».

 

  Un'altra analogia lunare è la «Madre Patria»; tutte quelle parole doppie, in cui la prima è «madre» appartengono alla Luna: la «Madre Patria», la «Madre Lingua», la «Madre Chiesa».

  Molti sacerdoti hanno la Luna predominante e sono quelli devotissimi alla Beata Vergine, specie poi se la Luna non è ben aspettata; il che può significare un rapporto non gratificante con la vera madre, dove la Vergine, benefica, incorruttibile e inattingibile, sostituisce lassù nel Cielo

 

una madre invece corruttibile, imperfetta, carente, che c'è stata. La «Madre Patria» è la Terra dei padri, che però appartiene alla madre. Guardate come quest'anima femminile della Patria viene agitata in caso di guerra! Se leggete certi discorsi che si sono fatti prima della prima guerra mondiale in Francia e in Italia per convincere la moltitudine a prendere ie armi, vedrete che vi si agita una battaglia femminile. In questi scritti, la Patria viene vista come una donna, che sta per essere profanata dall'invasore; ad esempio «Volete che le vostre sorelle, mogli, figlie vengano disonorate? Non avete sangue nelle vene? Non siete uomini?» e così via; con discorsi di questa potenza si infiammano le piazze, tanto forte è l'intensità di questa nota, quando viene suonata.

  La «Madre Patria», la «Madre Chiesa», la «Madre Lingua»; tutte le ricerche che si fanno sul passato della «Nazione», siano esse storiche, archeologiche, filologiche. relative alla tradizione, ai detti popolari, alle fiabe, appartengono alla Luna, perché danno il senso della forza della tra-dizione nazionale o del gruppo etnico.

 

  Nella casistica mi viene in mente, a questo proposito, la romanza «Casta Diva», che rappresenta il momento topico di un'opera famosa, la Norma di Vincenzo Bellini. Casta Diva è la Luna, e qui vi è quasi la stessa aggettivazione che usa il Leopardi nel suo «Canto notturno di un pastore»; la Dea pura e inattingibile è la Luna. Norma, la protagonista, canta sotto le querce ferma, immobile, in abiti bianchi, questa splendida romanza: melodia struggente, malinconica, sinuosa, forse non immediatamente orecchiabile, eppure avvolgente, tipicamente lunare.

  Qui ci viene in aiuto il grande condottiero romano Cesare. Secondo Cesare, i Galli hanno un calendario che si basa sulle notti e non sui giorni; noi diciamo che la notte è l'intervallo fra due giorni, per i Galli è il contrario; le cerimonie più importanti si svolgono al plenilunio.

  Qui esiste un matriarcato sacerdotale collegato alla Luna, e Norma, come le antiche sacerdotesse, implora la benedizione del Cielo prima di una grande impresa (c'è stata una dichiarazione di guerra) al plenilunio, simbolicamente «l'occhio del cielo».

 

  Altro esempio, per restare nel campo della musica, è il tema di Giacomo Puccini (vedi Fig. 1). L'ultimo dei grandi compositori del melodramma, pur essendo un Sagittario, è nato con la Luna in Cancro, seduta sul Medio Cielo; una splendida Luna trigono a Nettuno, aspetto che da solo, rappresenta tutto quello che è sensibilità, recettività, invenzione, memoria.

Privatamente Puccini era un uomo che amava lo sport. la caccia, le au‑

 

to veloci, ecc., come ci dicono Sole, Marte, Urano, ma l'Anima, come ci di-ce la sua Luna, era improntata al femminile fino ad esserne schiacciata.

  Colpisce per chi conosce tutta l'opera di Puccini, vedere come egli rimanga sempre fedele a quel tipo di personaggio femminile; non c'è evoluzione. Puccini canta sempre la stessa nota, tranne forse alla fine della vita. Nell'ultima opera incompiuta il personaggio femminile si sdoppia. Liù-Turandot. Da una parte Turandot, la datrice di morte (dove il bianco è morte e rappresenta il ghiaccio saturnino), dall'altra la povera an‑

 

Fig. 1 - Tema natale di Giacomo Puccini.

 

Puccini. La mappa natale. Il certificato di nascita è custodito nell'archivio della Chiesa Metropolitana di Lucca. La data è 22 dicembre (e non 23 come disse spesso Puccini) 1858. L'ora: 2 antimeridiane.

Abbiamo preso in considerazione un'ora di circa venti minuti anteriore per queste ragioni: 1) Nettuno deve cadere in 5' e non in 6'; 2) il sestile Sole/Marte deve toccare da vicino la cuspide della 5' (la creatività); ricordiamo qui che lo stesso Puccini, per sua testimonianza, per riuscire a comporre aveva bisogno di un entusiasmo febbrile. La zona del 3° decano del Capricorno-Canrco, fondamentale nei genitori di Puccini, cade appunto sull'asse genitoriale IV-X.

Questa mappa ha poi il vantaggio di rispondere assai bene ai transiti e ai cicli.

E possibile tuttavia arretrare ancora 1'AS. fino a 19° Bilancia, in modo da far ,,agire” sul-la figura di Puccini anche pianeti come Venere (sestile) e Mercurio (quadrato).

 

cella Liti, che a differenza delle sue «sorelle» protagoniste di opere precedenti, muore non per aver vissuto l'amore, ma soltanto per aver amato. Gli altri personaggi femminili di Puccini vengono anch'essi puniti con la morte, ma per aver vissuto l'amore.

  Ora qui abbiamo una figura materna soverchiante. abbondantemente soverchiante, contro cui una parte dell'Anima di Puccini si ribella: ma questa immagine materna vince, per cui queste fanciulle, come rivali, devono morire.

  Interessanti sono le memorie degli amici di Puccini. che ci raccontano come nascevano queste opere. In questa grande casa. gli amici, in una stanza accanto a quella dell'autore, giocavano a carte, mentre Puccini componeva al pianoforte. Ogni volta che «partoriva» una romanza li chiamava e gliela faceva ascoltare; ed erano quasi sempre scene nelle quali l'eroina moriva e lui accompagnava la musica piangendo. perché non poteva salvarle? Qualcosa in lui gli impediva di salvare la protagonista ed un'altra parte di sé gli impediva di essere sereno, distaccato; per-ciò le fanciulle morivano con il pianto dell'autore.

  Ed anche la melodia stessa di Puccini è ad un passo dalla maniera, dal sentimentalismo, dalla morbidczz.a ricercata: sono melodie che tendono al «minore», con vari discendenti. e ispirano un certo languore. Così, quando dobbiamo definire la musica di Puccini, usiamo dei termini che non possono essere adatti per la musica di Verdi, che ha una dominante marziana; la musica di Puccini ha una dominante lunare, tipicamente femminile, dolce, morbida, avvolgente.

  Ed infatti, nell'ultima opera, Turandot, quando chiama i fantasmi fuori dall'inferno, rappresentati dalla protagonista, che è questa meraviglio-sa statua di ghiaccio, nel momento in cui dovrebbe cantare l'amore che di-sgela la morte, non ci riesce e muore. L'ultima opera rimane incompiuta. E dove muore Puccini? Muore dopo aver composto la morte di Liù.

  Come doveva proseguire l'opera? Il principe ha vinto gli indovinelli, mentre lei, la dea lunare fredda, si commuove con la morte della schiava ed accetta di sposarlo. È presente un tema di gioia, che Puccini non riesce a mettere in atto. Curiosa questa fine perché il personaggio femminile si sdoppia, mentre il compositore muore con la morte del suo personaggio più amato.

  Quindi, se trovate una Luna alta, come nel caso di Puccini, certamente rappresenta la popolarità, il successo, la folla, il denaro. che non sono sicuramente mancati nella vita del compositore; si tratta infatti di una bella Luna. Ma è la produzione stessa ad essere legata in qualche modo al femminile.

 

Luna come morte

  Come la nascita è lunare, anche la morte è lunare. Si sa che c'è un epoca del concepimento, ci sono i famosi nove mesi, che corrispondono a dieci mesi lunari, infine si nasce con una certa Luna. Un'antica regola, però mai del tutto provata, afferma che c'è un rapporto fra Luna ascendente al concepimento e Luna ascendente alla nascita; ma poiché il momento del concepimento non lo si può definire con certezza, potendo esso avvenire anche molte ore più tardi dal momento del rapporto, questa regola rischia di rimanere una pura ipotesi.

  Però chi ha esperienza in astrologia sa bene che, come si nasce con una certa Luna, così si muore con una certa Luna; l'ultimo «tocco» è sempre lunare. Non importa se utilizzate le rivoluzioni solari, le primarie, le secondarie, le armoniche; l'ultimo tocco, l'ultimo soffio è sempre dato da un transito lunare.

  Un mio amico chirurgo mi racconta che in genere si tende a morire in due fasce orarie del giorno: all'alba e al tramonto. Coloro che muoiono serenamente, anche dopo una lunga malattia, scelgono di morire all'alba. L'alba, non corrisponde al levare del Sole, ma si verifica circa due ore prima; il levare del Sole corrisponde all'aurora, l'alba etimologicamente si verifica quando l'orizzonte schiara, quindi circa due ore prima del le-vare del Sole. In questo momento il Sole si trova in seconda casa, dunque casa di Toro, casa di pace; e infatti queste sono morti serene. Qui la Luna funziona come una madre, che dice: «Va, figliolo!». Molte volte nel morente si avverte anche un leggero miglioramento prima della morte: è quella dolcezza prima dell'ultima ora.

  Coloro che muoiono con difficoltà, combattendo fino all'ultimo, muoiono a metà del pomeriggio, esattamente 12 ore dopo. Il Sole in questo caso si trova dall'altra parte in posizione opposta, in ottava casa, casa dello Scorpione. La parola agonia vuoi dire infatti lotta, quindi sofferenza, sudore, conflitto, tormento.

  L'ultimo soffio lunare esiste sempre, questo lo racconta anche il mito, le Dee della vita sono bianche, così come le Dee della morte. Le tre Par-che indossano abiti bianchi, una prende il filo della vita, l'altra lo avvolge intorno al fuso, la terza lo taglia.

  L'inizio è bianco e lunare, così come la fine bianca ed ancora lunare. Inoltre quando Omero parla della Parca al singolare, si riferisce sempre alla terza, quindi la Parca in Omero significa la Morte, cioè Atropo, colei che non permette più al fuso di volgersi e che interrompe il ciclo.

C'è un taglio alla fine della vita che ci fa sospettare che esista una stra‑

 

na analogia fra la Luna e Saturno: infatti la falce è saturnina. Il vecchio con la falce è l'immagine classica di Saturno. Come si nasce con un taglio del cordone ombelicale, così i mitici raccontano che si esce dalla vita con il taglio di un filo.

  Anche Virgilio ci descrive qualcosa di analogo, quando parla della morte di Didone, che si colpisce malamente con la spada vicino al rogo e rimane oscillante fra la vita e la morte. Allora Giunone, che ne ha pietà, manda una dea che le svella dal capo il «capello» della vita: in questo caso si tratta di un capello (non più un filo), ma è sempre qualcosa di estremamente fragile, tolto il quale, la vita finisce.

 

 

IL SIMBOLO SATURNINO

 

  Passiamo ora ad esaminare Saturno, detto anche il Grande Malefico, come ci è stato tramandato dall'astrologia antica. Ma questo pianeta è realmente il Grande Malefico?

  Intanto dobbiamo cominciare a domandarci perché questo pianeta giunge fino a noi con una nomea così ostile. Noi siamo figli di una cultura, che, buona o cattiva che sia, ha esaltato il successo, il denaro, la competizione, la spinta ad emergere e a diventare qualcuno. Per questo motivo possiamo supporre che un simbolo che ci parla invece di privazione, di rinuncia, di sacrificio, di isolamento possa essere visto in maniera poco lusinghiera.

  Però qualcosa non torna in questo tipo di educazione: per esempio, se prendiamo il Paradiso di Dante, nel canto 21. il Cielo più alto è quello di Saturno. Gli spiriti, la grande scala d'oro, che s'innalza verso l'Empireo sono collocati nel settimo cielo, quello di Saturno. Dunque, rinunciamo all'idea di «cacciare» Saturno dallo zodiaco e di vederlo come colui che porta ogni sorta di disgrazie; tutto dipende da come lo si vive, da come lo si introietta.

Il mito di Saturno

  Vediamo qualcosa del mito di Saturno, che per i Greci è Cronos. Cronos è il nemico del padre, Uranòs, che ha addirittura evirato (togliere la virilità, simbolicamente, significa togliere il potere): e poi si macchia nei confronti dei figli di un atroce delitto, non permette loro di vivere e li divora. Alcuni vengono salvati dalla madre, la quale fa ingoiare a Saturno delle pietre, avvolte in panni. Ma i figli salvati sono quelli della triade

 

maschile: Zeus, Poseidone e Ades. Questa triade si ribella a Saturno-Cronos, il quale viene deposto ed esiliato.

  Stranamente, per quanto era stato cattivo il Cronos dominatore, altrettanto buono è il Cronos deposto. Tutte le leggende sull'età dell'oro o età di Saturno, su Cronos civilizzatore della stirpe umana, a cui avrebbe insegnato la costruzione delle città, le leggi, la lavorazione dei metalli, la coltura della vite sono collegate alla figura di Cronos deposto.

  In greco la radice «KR», iniziale del nome del dio, ha sempre a che fa-re con la durezza; curiosamente le consonanti cappa e erre sono quelle che troviamo nella parola «Karkinos», che significa granchio o Cancro.

  Questa etimologia ci farebbe immaginare nel segno del Cancro non tanto la tenerezza, la mollezza, quanto la resistenza della piccola corazza; piccola quanto si vuole, ma dura. non meno della roccia capricornina. Quando passiamo in area latina, più vicina a noi, Saturno acquista una radice diversa. La radice della parola Saturnus, Sat, ha a che fare con il verbo sero. Sero, seris, sevi, satum, serere, cioè seminare. Quindi Saturno è il seminare; rappresenta il contadino, che avendo seminato, ha pieno diritto di andare nel campo col falcetto per tagliare ciò che è suo.

  Quindi, nella tradizione italica non si ritrovano quelle note di orrore, di lotte tremende dei figli contro i padri presenti nelle divinità olimpi-che, ma un richiamo al lavoro dei campi: la semina, la custodia della pianta e il raccolto. L'astrologia, per secoli, forse anche per l'autorità tolemaica greca, ha seguito la divulgazione della prima immagine, quella di Cronos, il dio greco, lasciando in sordina l'immagine del nostro Saturno. Oggi si sta rivalutando una visione onnicomprensiva del problema; da quando è stato pubblicato il libro di Liz Greene: «Saturn, a new look at an old devii» (Saturno: un nuovo sguardo ad un vecchio diavolo), che affronta il tema della positività di Saturno.

Saturno come antisole e ani-duna

  Ora, Saturno rappresenta nell'economia dello zodiaco, il pianeta più lontano dal Sole e quindi il più lento. Già Orazio gli attribuisce il termine «lamine tardus» (lento con la sua luce), cioè le note della lentezza e quindi della vecchiezza. Sono note che Saturno, come simbolo, si è sempre portato appresso. Se è così lontano, è lento e se è tanto lontano dal Sole, è anche freddo», anzi, diventa l'Antisole e l'Antiluna, perché essendo il Sole caldo, Saturno lontano è freddo ed essendo la Luna umida. Saturno è secco; quindi è il nemico di entrambi, del Sole e della Luna.

Nella divisione classica dei domicili, Saturno-Capricorno si oppone al‑

 

la Luna-Cancro, mentre Saturno-Acquario si oppone al Sole-Leone.

  Ma questa opposizione simboleggia un'inimicizia sempre aperta o non piuttosto un rapporto dialettico, in cui ciascuno è quello che è grazie al-l'altro? Il freddo è sempre distruttivo? Il Sole è sempre conservativo? Non sempre. Ad esempio, un cadavere abbandonato al Sole marcisce in poco tempo, messo in frigorifero si conserva.

  Anche per ciò che riguarda i fattori comportamentali le qualità saturnine, come il rigore. l'assennatezza, la ponderazione, la capacità di astrazione non sono da sottovalutare. Cosa sarebbero la filosofia, la scienza, la tecnica senza la nota saturnina della riflessione, dell'astrazione, della liberazione dalla sudditanza emotiva di impressioni troppo calde e troppo vive, troppo frastornanti? Dunque nella relazione fra Saturno e i lumi-nari non bisogna vedere un'inimicizia inconciliabile, ma un rapporto dialettico. Ciò significa che qua c'è «A» e di fronte c'è il «Non A» (o meglio ciò che si oppone ad «A»); più sottilmente si può affermare, che «A» si permette di essere «A», perché c'è il «Non A».

 

  Per esemplificare questo concetto, prendiamo un asse astrologico a voi familiare, come quello Ariete-Bilancia. Da una parte aggressività, impulsività, irruenza, creatività e distruttività indiscriminata, il Big Bang, dall'altra il metodo, l'analisi, la diplomazia, la virtù della mediazione e del compromesso espresse benissimo dai piatti della Bilancia; il diritto-dovere, l'io-tu, l'io-il gruppo, virtù non eroiche quelle della Bilancia in contrapposizione a quelle eroiche arietine. Qual è lo scopo di questa aggressività primaria arietina? Arrivare ad una sintesi di tipo bilancino. Ma se in seguito la Bilancia non viene di nuovo aggredita, questa immobilità dei piatti non è già un non senso? Non è forse vero che una legge è già vecchia nel momento in cui viene partorita, perché la realtà sociale è mutata e quindi la legge deve essere di nuovo discussa ed aggiornata?

  L'Ariete tende alla pace bilancina, la quale pace bilancina sollecita di nuovo l'aggressività arietina, sempre da capo, per evitare il pericolo di una stasi, di una sclerosi.

  Il rapporto va sempre visto nei due sensi, c'è una sorta di mortalità negativa nel Sole luminoso, mentre c'è una positività nel freddo saturnino. E presente un grande rischio nel languore lunare ed una grande virtù nella capacità di staccarsene, ovvero ci può essere molta sfortuna nella fortuna apparente e viceversa. ,

  Per questo motivo temi ricchi di sestili e trigoni, spesso corrispondono a persone che non sono capaci di cambiare e non riescono ad evolversi perché non esiste sofferenza, non c'è prova, non c'è dolore, non c'è veri-

 

 

 

fica, non c'è nulla. Quando si incontrano terni ricchi di quadrati e di opposizioni, almeno abbiamo di fronte una personalità con la quale ci si può confrontare e il «dolore» alla fine paga. Quando tutto risulta facile, la personalità cresce piena di puntelli, ma non possiede spina dorsale, non ha colore e non ha calore.

Saturno e il segno del Capricorno

  D'altra parte se l'astrologia mette nel campo X il segno del Capri-corno, sotto la tutela di Saturno, il significato è evidente: «Non è possibile raggiungere la cima della montagna, se non si ha la forza per abbandonare la culla». Poter avere altri che pensano a te, che ti rincalza-no le coperte, che ti coprono, che ti ascoltano è certamente fantastico, mentre il distacco feroce, la solitudine, il freddo, l'essere senza supplente risultano pesanti, quando si vedono gli altri che rimangono a vallee si scaldano semplicemente andando in piazza per scambiare quattro chiacchiere.

  D'altra parte chi si trova lassù sulla montagna, sc da una parte sta più in alto di tutti, dall'altra è anche il più solo e quando si sente stanco non può volgersi intorno, perché non ha nessuno che lo accudisca; devi pensarci da solo.

  Questa altezza sovrumana e raggelante della montagna capricornina può rivelarsi rischiosa, se diventa disumana. Chi ha raggiunto la cima della montagna con la solitudine, il digiuno, il sacrificio, il freddo, comincia a sentirsi più vicino agli Dei o a Dio, che non alla comune umanità, che ha lasciato in basso. Questa è una vertigine della terra, che imparano a conoscere coloro che raggiungono la sommità della montagna, non esiste soltanto la vertigine delle sirene degli abissi, ma anche la vertigine dell'altezza rocciosa.

  In fondo la storia delle religioni ci racconta che Dio dà le leggi sulla ci-ma della montagna; che si tratti del Dio di Mosè o di Hammurabi.

  Questo avviene perché la cima della montagna è la parte più alta del-la terra e quindi risulta la più bassa su cui Dio possa scendere senza «sporcarsi» i piedi. Quello che per noi è il massimo raggiungibile per l'adorazione, per la divinità rappresenta il minimo a cui possa umiliarsi, scendendo per incontrare l'uomo e lasciare la sua legge. altra parola saturnina.

  La legge deve essere imparziale, deve essere fredda, deve essere applicata con rigore per impedire l'errore o il rischio, che non si riveli giusta. Non deve essere tale da difendere il principio senza più riguardo

 

per la comune umanità, per la quale la legge fu fatta. Qui le parole di Cristo sono veramente Vangelo: «Non l'uomo fatto per la legge, ma la legge fatta per l'uomo». Il massimo di adorazione ed il massimo di di-stacco.

  I passaggi di Saturno sono sempre visti con una certa ansia, perché esiste tutta una filosofia astrologica del passato che vede in questi passaggi di Saturno mille sciagure. La presenza di Saturno lassù, non importa come è messo, è sempre il segno di un'elevazione: ma, e qui il mito rivive, lega la vostra storia a rivisitare il mito di Saturno. Voi andrete sulla cima della montagna, giunti là. toccherà a voi scegliere se mangia-re «i vostri figli-fra virgolette» o le vostre opere per arrestare il tempo (perché il passare del tempo vi toglie il potere), oppure se capire che il vostro tempo è venuto, lasciare il trono e. prima di essere spodestati. andarvene in esilio volontario e benefico. In questo caso non ci sono quadrati negativi, che vi possono ferire, perché vi siete dati la falce da soli e da soli avete amputato il ramo, che sentivate diventare secco. Sa-turno a questo punto non vi nuoce più. Ma se voi vi intestardite e nuocete al fluire del tempo, incrudelite contro le vostre opere, i vostri figli, allora citate la vecchia crudeltà.

Saturno in decima e Saturno in quarta

  Quando dico queste cose, mi viene in mente il tema di John Kennedy, Gemelli con Ascendente in Bilancia, ma Saturno in Cancro lassù al Mediocielo; quindi un tema ribaltato; nulla di saturnino nel suo aspetto, nulla di saturnino nel modo in cui ha fatto politica, ma il suo destino è stato saturnino.

  Come dice l'astrologia, l'asse verticale (IV-X) è quello delle origini, della stirpe, del mio affrancamento personale dalle origini, e quindi è chiamato l'asse del destino.

  Qui vediamo la figura del grande padre, Saturno nel tema di John Kennedy rappresenta il grande vecchio. Il vecchio Joseph Kennedy, ricco finanziere di origine irlandese, patriarca incontrastato della dinastia; la figura simbolica del padre che mangia i figli.

 

  Dunque, la collocazione classica di Saturno deve essere in X-Capricorno, come quella classica della Luna deve essere giù, in IV-Cancro. Prima, nel caso di Puccini, abbiamo visto il ribaltamento di una Luna molto alta; vediamo adesso cosa succede quando abbiamo l'altro ribalta-mento: un Saturno nella IV casa, molto basso.

 

  Un Saturno basso, nella IV di un tema, è quasi sempre indizio di una immissione nella vita sottomessa all'austerità del freddo, della rinuncia, della carenza affettiva. Se il IV campo rappresenta la zona cancerina del latte, della culla, della madre, della carezza, del calore, dell'abbraccio affettuoso, Saturno nega tutto questo; quindi la frustrazione risulta molto pesante perché avviene nei primi anni di vita, quando si ha bisogno di essere confortati per prendere fiducia in se stessi.

  Il rischio che si corre è di andare incontro ad una carenza molto pesante, il vantaggio, se si supera questa prova, è di elaborare una grande forza di resistenza al «freddo», alla solitudine. Coloro che diventano ma-turi molto prima dell'esame di maturità avranno imparato a fare da sé, a lavorare, a sacrificarsi, a tacere. poiché Saturno è un buon «pagatore», in genere chi supera questo appello saturnino, così ingrato, così triste nei primi anni di vita, potrà contare su un benevolo Saturno, poi, nell'ultima parte della vita.

  Questo è il caso classico di molti appartenenti al segno del Capricorno, i quali sono molto vecchi da giovani e molto giovani da vecchi. Il saturnino è assennato, prudente, ascolta gli altri, pondera, poi viene fuori con una mezza frase, che centra il bersaglio. Possono essere dei leader, ma non entusiasmano, non convincono come i leader dei segni di fuoco. Sono filosofi a 14 anni, mentre da vecchi mostrano un ritorno alla giovinezza non goduta prima; ed è una giovinezza vera. di spirito e di pelle; non è il tempo a consumare loro, ma sono loro che consumano il tempo.

Astrologia e destino

  Esiste una legge nella Bibbia e nell'astrologia, che è molto saggia: «Noi non possiamo sfuggire al nostro tempo». Non possiamo sapere perché abbiamo avuto in dote quell'aspetto e non quell'altro, come non sappiamo come mai siamo nati qui, in questo momento della storia; questi so-no fattori, che ci condizionano abbastanza e con cui dobbiamo fare i con-ti; però entro questi confini, che possiamo chiamare «destino», esiste un campo libero, in cui vige la nostra scelta.

  Il simbolo è quello, mentre il modo di viverlo dipende dal soggetto: e qui entrano in campo l'eredità, l'educazione, gli esempi avuti, il coraggio personale. Io posso avere benissimo un musicista marziano, come Verdi. ed un musicista lunare, come Puccini, la musica è comune a tutti, ma la qualità di quella musica è diversa.

D'altra parte più si scopre il simbolo, che aleggia intorno a noi, più

 

crescono il coraggio e lo spazio della nostra libertà, che però non dobbiamo confondere con l'onnipotenza.

  Il subire un influsso non vuoi dire dovervi soggiacere, il ricevere un in-flusso non vuoi dire essere determinati.

  Fino a quando non abbiamo esaurito tutti i modi possibili di vivere il simbolo, non possiamo dire nulla su quanto ci sentiamo condizionati.

  Un marziano può essere un musicista, può essere un boxeur, può essere un buon diavolo; un saturnino può essere un uomo intrattabile, un grande scienziato, un grande missionario, un grande pontefice; cos'è il comune che collega queste figure? L'appuntamento con la solitudine. perché il potere dà solitudine, soprattutto se è grande. Uno scienziato, che si chiude in un laboratorio, fa del suo laboratorio il suo carcere e sta lì a rompersi gli occhi guardando dei vetrini tutta la vita, ma lui non si sente prigioniero perché ha scelto la prigione secondo libertà; non di-versa è la solitudine del carcerato, che avendo ucciso, trascorre la vita dietro le sbarre. La solitudine è comune a questi due casi, ma la scelta del tipo di solitudine è del soggetto, senza alcuna contraddizione.

  Finché non ho esaurito tutte le possibilità espressive vitali, che sprigionano dalla libertà, che il simbolo mi offre, non posso affermare che il destino mi condizioni ad andare oltre, quando molte volte è la mia passività, la mia fuga, che rende il destino più forte. In genere le scelte si fan-no ai passaggi di Saturno; per esempio intorno ai 28-30 anni, quando la giovinezza è finita e si entra nella maturità; o si fanno da sé, oppure si è costretti a subire il taglio che viene dall'esterno e che può rivelarsi punitivo.

  L'astrologia ci indica che il destino premia i coraggiosi, i coerenti; punisce i ritardatari ed i vigliacchi, non ci sono appuntamenti da rinviare .

 

   Fine della prima parte. La seconda parte sul n. 103 di «Linguaggio Astrale».

 

 

 LA N° 103 2°p. (1996) Mario Zoli

 

 

LA DISSONANZA LUNA SATURNO

(seconda parte)

La dissonanza fra i due pianeti

  Per dissonanza s'intende, tradizionalmente, tutta la gamma di aspetti negativi che legano la Luna a Saturno: la congiunzione, l'opposizione, il quadrato, in più aggiungerei anche un aspetto che viene poco considerato dall'astrologia moderna: il semiquadrato, perché nell'Armonica ottava questo aspetto diventa una congiunzione.

  Perché la dissonanza fra questi due pianeti è un aspetto così delicato, anche se forse non è il più grave, che un tema possa presentare?

  Perché mette fianco a fianco un fattore di senilità, ponderazione, maturità, sacrificio, silenzio ad un fattore di infanzia, bisogno di protezione, vulnerabilità emotiva. porosità, elementi che sono fra loro in contraddizione.

  Ogni volta che la dissonanza si verifica, non è Saturno a venire luna-rizzato, ma è la Luna a venire saturnizzata, sia perché la Luna è più veloce. sia perché la Luna è ricettiva per definizione, mentre Saturno è tutto il contrario che ricettivo; non si lascia trascinare. E la Luna a patire l'offesa di Saturno, non il contrario.

  Vediamo, ora, che cosa accade, quando si presenta nel tema questa dissonanza, dovunque capiti, senza badare ai segni.

  Leggiamo la Luna, ad esempio, come figura materna; la sua prima funzione, non è come madre, ma come figura materna, che è meno da una parte, ma molto di più dall'altra. Dunque, la figura materna viene vissuta dal bambino come portatrice di senilità, di freddezza, di distacco, in poche parole vibra tutta la simbologia saturnina.

Cosa può essere successo?

  Al solito il tenia non ci dice che cosa è successo, ma ci racconta come il bambino ha vissuto quello che è successo. Le situazioni possono esse-re molteplici.

  Ad esempio, può verificarsi il caso di una donna che ha penato per la propria salute durante la gravidanza, oppure che era sofferente per altre

 

ragioni. preoccupata per gli altri componenti della famiglia, per il marito lontano, per i problemi economici che una nuova nascita avrebbe pro-curato. ecc.; in ogni caso, comunque siano andate le cose, il bimbo, forse già dallo stadio fetale, ha «sentito. la preoccupazione, il sacrificio, la pena della madre. sicuramente ha captato di essere in qualche modo coinvolto in questo senso di angoscia e quindi l'ha fatta propria: «Io sono la causa di questa sofferenza».

  Si sente dunque freddo, distaccato, messo in un canto, il calore delle coperte, i baci. le pappine non contano nulla, il bambino entra in crisi. In questi casi il bambino è infallibile nel suo sentire, capta l'Anima!

  Ecco perché, a volte, i complimenti, i sorrisi non scaldano, mentre i rimproveri non sempre sono, così. dannosi. 11 bambino capta «l'anima», che c'è dietro ad ogni persona e situazione e nella condizione di minore dipendente, in cui si trova, non comprendendo le ragioni della condanna che subisce. la infroietta: «Io vengo condannato perché merito di essere condannato».

  Questa è la prima «radice. dell'atteggiamento del perdente che lo può accompagnare per tutta la vita. Il pensiero è: «Non mi ha amato mia madre, che era mia madre, chi mi amerà più?»

  Il soggetto che reagisce con un'introiezione vivendo la dissonanza saturnina della condanna materna, è quasi sempre un soggetto a tipologia «negativa» ovvero con una Dominante Terra/Acqua.

  Tipi che elaborano più spesso una cultura di malinconia, di frustrazione, di abbandono, di non resistenza, sono soggetti in cui certe malattie allignano più facilmente, malattie al tubo digerente, al fegat, od anche malattie molto gravi. tumore incluso. La malattia tumorale non ama l'elemento Fuoco, quasi sempre predilige un ambiente astrologico femminile Terra/Acqua, con un Saturno-Luna piuttosto depressi; quindi la malinconia, la rinuncia a ridere, la disistima di sé abbassano le difese dell'organismo e favoriscono l'ingresso di malattie molto precoci.

  Tipi con Dominante Fuoco/Aria contraggono malattie come ictus ed infarto. chi è soggetto a questi tipi di malattie, quasi sempre evita la malattia tumorale.

  Molti medici psicosomatisti dicono, oggi, che il tumore rappresenta un suicidio mascherato, la maschera è rappresentata dal tumore che prolifera. quindi l'apparenza è quella dell'abbondanza, ma nel profondo questa proliferazione non dà vitalità, ma la toglie, ecc, perché questa malattia può essere intesa come un suicidio.

 E una risposta del tipo. «Io nàn voglio più vivere». rappresenta la con-danna materna obbedita fino all'ultimo, anche nella vita adulta.

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gressività di ritorno, perché contro natura non si può sicuramente andare.

  Questo l'ho capito, in seguito, dal modo in cui ha condotto la sua vita privata, dopo la morte della madre, per il suo distacco dalle donne e i suoi continui incontri con partner di sesso maschile, fino a quando si è ammalato, colpito dal morbo di Alzheimer.

  I segnali del morbo si manifestarono con amnesie e difficoltà nell'elaborare il discorso, lui che era un grande novellatore di episodi comici. faticava a comporre le frasi; pensava di avere l'esaurimento nervoso.

  Facendogli l'oroscopo gli avevo detto: «Dopo i 5, anni non so cosa ti succede, la morte non c'è, mi sembra però di vedere una grande nebbia che si alza, non ti vedo più». Avevo interpretato questo asse Pesci-Nettuno, il tessuto nervoso che si sfilaccia, si sfalda in una malattia di questo tipo.

  Ora in questo caso, uno Scorpione di ottava, un Marte culminante, dovrebbero mostrare qualcosa di marziano, e invece nulla, se non questo tipo di umorismo un pochino aggressivo, ma in modo molto intelligente. Tutto il resto del tema rimane schiacciato da quella Luna in dodicesima casa, strettamente congiunta a Saturno.

  Qui c'è stato un «inglobamento materno» e non paterno; il padre, come succede in questi casi, muore prima di diventare vecchio, in questi figli particolari il padre deve sparire quasi subito, essi non devono avere padre!

  Ad esempio, anche nel caso di Mazzini (Cancro con un Saturno dominante), che pur avendo un tema molto differente da questo, aveva la Luna trigona a Saturno, il padre non è mai presente.

  Infatti quando si legge la storia di Mazzini, nei libri è sempre riportato: «Giuseppe Mazzini, figlio di Maria Drago»! Solo in seguito si scopre che il padre era professore di Medicina all'Università di Genova; quindi un personaggio non da poco; ma, ciononostante, il «grande» uomo non deve avere padre, è figlio solo della madre.

  Poi i libri ci raccontano dell'incontro di Mazzini a 16 anni, nel porto di Genova, con un gruppo di patrioti perseguitati, che chiedevano la carità col fazzoletto tricolore prima di imbarcarsi. «Io da allora capii - raccontaMazzini - che la Patria era in lutto, memore dell'elemosina che io e mia madre facemmo a questi poveretti». Io e mia madre! La madre è sempre lì in tutti i momenti fondamentali. «E da quel momento in avanti- prosegue Mazzini -- io ho portato il colore nero». E infatti Mazzini viene raffigurato sempre in nero, perché la Patria è in lutto.

  Guardate, la madre era lì; la Madre Patria chiede aiuto e lui, giovane, a 16 anni, comincia a vestirsi sempre di nero ed in nero rimane per tutta

 

la vita. Il padre, invece, sparisce, nessuno sa dire dove sia finito, se sia morto, o se sia fuggito, non se ne sa più nulla, e Mazzini passa alla storia come il figlio di Maria Drago!

  Ma torniamo al nostro caso. Proprio per la ricerca di una madre suppletiva che compensi la freddezza della prima, le uniche amicizie che ricordo di questo signore erano tutte amicizie per donne molto più anziane, con le quali non poteva sussistere la possibilità di un rapporto amo-roso, ma alle quali si presentava come figlio, facendo loro regalini e cortesie.

  Queste donne lo coprivano, lo scaldavano, lo accudivano, lui cercava, da figlio frustrato, una madre numero due. Però, non avendo portato al-la luce quale fosse il problema, viveva con la madre numero due le stesse situazioni di frizione che aveva con la madre numero uno, con la differenza che la «vera» madre non andava mai sotto processo, ci andava in-vece regolarmente la sostituta.

  Al primo sgarbo, un appuntamento in ritardo, una ricorrenza dimenticata, una frase dolce, che egli aspettava di ricevere, ma che non giungeva in quel momento, un urlo... e tutto franava!

  Questo meccanismo è comune a molti rapporti, la donna, innalzata sulla cima della montagna, glorificata, si ritrova, in pianto, in mezzo alle macerie, accanto c'è il suo partner-bambino, che piange con tragedia ripetendo l'abbandono patito e dicendo: «Va sempre a finire così non c'è mai nessuno che mi ami, vado sempre a scegliere le persone sbagliate».

  Questo è un caso classico di schizofrenia, nel senso etimologico: l'anima fratturata in due, per cui l'artefice di questa costruzione glorificante non si rende conto di essere la stessa persona che poi ha fatto male tutto per ritrovarsi in pianto.

  Caso raggelante e terribile che dimostra come l'adulto continui ad essere il bambino che obbedisce ancora alla madre, perché dentro di lui opera ancora quel meccanismo per cui nessuno lo deve amare e lui si de-ve sempre ritrovare, obbediente, a piangere nel buio, nel silenzio, nel-l'abbandono.

  Da una parte il «movimento» vitale vuole la supplenza, il risarcimento, dall'altra parte il comando di questa ombra materna negativa non processata, non conosciuta, silenziosa, rimane talmente forte negli anni che il bambino, diventato adulto, si ostina a ripetere la condanna a suo danno.

  Questo soggetto non è falso, né quando fa gli elogi, né quando piange, ma è scisso e scisso lo sarà sempre, finché il problema non viene alla luce della coscienza.

 

 

  Purtroppo, una volta morta la madre, non è più possibile rimuovere il problema, perché non si può fare un processo ad una morta. Ecco perché in questi casi bisogna intervenire in giovane età, quando gli «attori del dramma» sono vivi e possono essere affrontati senza troppi problemi. Ma se ormai mia madre è morta, io non posso andare a processare mia madre sepolta sotto la terra, mi sembra di essere sacrilego. A questo punto la condanna diventa irreparabile.

Secondo Caso: Tema di opposizione Luna-Saturno

  Vi sono poi dei casi in cui l'oralità risulta frustrata, spostata dal campo del cibo al campo degli affetti o viceversa.

  Come ho già detto, il rapporto con il cibo è molto importante anche nell'età adulta, il rifiuto del cibo da una parte e l'iperfagia dall'altra sono gli esempi, a cui si può andare incontro in caso di dissonanza Luna/Saturno.

  Nel primo caso chi introietta la condanna materna, lasciandosi morire, è come se dicesse: «Tu non mi ami, tu sei il mio cibo e io ti rifiuto». L'altro è come se dicesse: «Tu non mi ami, ma io vivo lo stesso. Mangio tutto quel che c'è! Il buono e il cattivo». E questa è la risposta più positiva fra le due.

  Come esempio di opposizione LunalSaturno voglio mostrarvi il tema di un artista, doppio Leone, Sole congiunto a Urano in quinta casa in Sagittario, trigono a Giove, quindi tantissimo Fuoco. Venere in Vergine. Luna in Cancro opposta a Saturno in Capricorno su un asse non appariscente, l'asse sesta/dodicesima.

  Questo artista, molto bravo, scolpisce con una facilità incredibile, lavora con pazienza, con rigore, con resistenza, preoccupato solo per la forma delle sue opere, non crea di suo, si ispira a disegni già fatti e cerca di costruire un modello somigliante al disegno, non è un inventivo, ma un imitativo. Tuttavia, non studia mai la storia della pittura e della scultura, si occupa solo del suo lavoro manuale. Non dimentichiamo che la scultura la più saturnina delle arti, ha a che fare con la pietra, e qui abbiamo Saturno in Capricorno.

  La particolarità di questo soggetto risulta dal fatto che quando si siede a tavola ingurgita golosamente ogni piatto, in maniera vorace, senza apprezzarne né i sapori, né gli odori.

  Il Toro, legato a Luna e Venere, non simbolizza soltanto il cibo, ma anche il gusto del cibo, essendo questo segno collegato non solo al pia-cere, ma anche all'atto del vedere (noi in Emilia lo sappiamo... perché «si

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mangia con gli occhi»), allora questa zona di Luna lesa ha a che fare anche con l'atto del vedere.

  Infatti questo artista, pur essendo bravo, non mostra una grande sensibilità né per i colori, né per i profumi, tutto ciò che è «senso», un tra-monto, il mare, una notte di Luna gli risultano assolutamente irrilevanti, non ha ostilità per queste cose, ma non le vede proprio.

  Ho parlato del segno del Toro perché la Luna essendo collegata a questo segno per esaltazione dice qualcosina anche sul vedere. Poiché ilToro è il cibo e il gusto del cibo la coppia Luna/Toro è il vedere e il piacere del vedere.

 Quando ci sono queste dissonanze non si ha il piacere del cibo, in questo caso non c'è né il piacere del cibo, né il piacere del vedere, cosa che per un artista risulta molto curiosa, negarsi il piacere degli occhi, dello spettacolo della natura, dei profumi, dei suoni è molto triste, rimane la forma, e infatti egli, non avendo modelli estetici in testa, bada alla somiglianza. Non crea di suo, ma si ispira a disegni già fatti e cerca di scolpire modelli somiglianti a quel disegno. Come ho detto, non è un inventivo, ma un imitativo.

 La sensibilità e la generosità affettiva del cuore non mancano, ma non c'è il piacere di godere dei sensi. D'altra parte Venere si trova in Vergine in una zona abbastanza sacrificata, per un doppio Leone con un «Io» cosI dilagante.

 Per esempio, quando mi incontro con lui. non ho diritto di parola, egli mi parla per quattro ore di seguito dei suoi problemi, alla fine come premio, per averlo ascoltato, mi regala delle cose meravigliose, queste non sono solo il dono amichevole, ma anche il premio che io, suddito, ho meritato per essermi inginocchiato ad ascoltarlo. Il dono è sempre fatto con buon cuore e generosità, purtuttavia, quando ricevo il dono, ribadisco un'inferiorità, non siamo sul piano del «diritto-dovere», ma della beneficienza, che è una cosa ben diversa.

D'altra parte come può il Sole Leone essere moderato?

 I1 Sole ha un solo domicilio zodiacale, non ha supplente. Nel Toro la Venere ha la Luna, nel Cancro la Luna ha Giove, ma nel Leone il Sole ha solo se stesso, quindi la prodigalità, l'eccesso sono la norma del Sole.

 La moderazione risulta difficile ai solari-leonini. Guai dire loro: «Tu devi»! Con loro bisogna essere diplomatici, si deve imparare a governa-re senza regnare, ci vogliono l'applauso. l'incenso, l'inginocchiatoio... So-no molto vanitosi, ma anche buoni, hanno questa fragilità che intenerisce, non possiedono l'ambizione saturnina.

La differenza tra vanità e ambizione. fra solari e saturnini sta tutta qui.

 

il Sole-Leone vuole un ritorno di applausi preso di fronte ad una platea gremita. Lavorare di fronte ad una platea vuota, lavorare per i posteri non fa per lui, desidera subito l'applauso di tante persone possibilmente entusiaste e spontanee. Il saturnino invece lavora, giudice di sé, censore di sé, sa che non può meritare l'applauso se non ha lavorato bene, Saturno bada all'essenza, alla struttura, il Sole-Leone bada all'immagine, alla vanità, all'eleganza anche nel vestire.

Terzo Caso: Tema con Luna quadrata a Saturno

  E un tema vivo, molto interessante, la Dominante d'Elemento è Acqua/Fuoco, quindi mostra un soggetto potenzialmente artistico.

  L'arte, per vivere, ha bisogno di un conflitto: ed è un conflitto la presenza di Acqua e Fuoco, l'Acqua dà la sensibilità, la ricettività, la porosità induttiva, il Fuoco dà l'energia creativa, l'entusiasmo, la capacità di infiammare gli altri, ma è un conflitto doloroso perché succede a volte che la troppa acqua spenga il Fuoco o il troppo Fuoco mandi l'acqua in ebollizione.

  Tutti siamo sensibili al canto dell'usignolo, alla musica, al colore di un tramonto, ma non tutti sappiamo poi oggettivare quello che proviamo in un'energia che deve comunicare agli altri; ecco perché il Fuoco è necessario.

  In questo tema l'Acqua ed il Fuoco si danno la mano. Ascendente a 15 gradi del Sagittario, Sole in Cancro in settima congiunto a Plutone, gran-de stella di Fuoco, Saturno in Sagittario in dodicesima, Giove ed Urano in Ariete, Mercurio, Marte e Venere in Leone, l'unico punto di frattura risulta proprio la dissonanza Luna-Saturno.

  Questo Saturno di dodicesima in segno di Fuoco, che è pure uno dei vertici del grande triangolo, è legato da una quadratura alla Luna in Vergine, la quale non mostra altri aspetti che questa quadratura.

  Saturno è veramente importante in questa zona che l'Astrologia indica come isolata (la dodicesima rappresenta il carcere, l'isolamento, l'ospedale), il pianeta da una parte è nel mezzo della grande stella di Fuoco, dall'altra manda alla Luna l'unico aspetto che la Luna riceve, un quadrato. Cosa molto seria per un nativo del Cancro, per varie ragioni, sente più degli altri la ferita lunare, sente di più il peso di Saturno, che governa il segno opposto e complementare, e quindi potenzialmente integrativo. non ha compensazioni alla dissonanza lunare«

  Questa signora era la figlia (qui viene fuori la figura materna natural-mente, di una sensitiva, la madre medium, molto ricca, a cui capitavano

 

dei fenomeni molto strani, aveva trasmesso alla figlia l'amore per la conoscenza superiore.

  Questo amore che la figlia diceva, a livello razionale, di aver ricevuto dalla madre, il tema lo negava, una Luna in Vergine indica una madre triste, sacrificata, serva, in più c'è una Luna che governa il Cancro e la dissonanza con Saturno risulta tanto più critica, soprattutto per chi ha valori Cancro.

  A questo proposito bisogna ricordare che condizione ottimale è avere un buon rapporto fra il governatore del proprio segno solare ed il governatore del segno solare opposto.

  Per un Ariete è molto importante avere un Marte in buona armonia con Venere, in questo caso il rapporto oppositivo Ariete-Bilancia scivola molto di più. Nel nostro caso è diverso, abbiamo un Cancro, governato dalla Luna, dove la Luna riceve un solo aspetto, la quadratura con Sa-turno, che è il governatore del segno opposto.

  Questo tema visto così mostra una grande energia, una grande attività, una grande creatività e sensibilità, però presenta una certa difficoltà a lasciare la Luna-infanzia per affrontare la maturità.

  Chi conosceva questo soggetto, rimaneva colpito dalla sua grande energia, la cultura, la sensibilità, la simpatia, la franchezza, il Fuoco si sentiva benissimo. Appariva sereno, ottimista, non si immaginava invece la sofferenza che c'era dentro.

  Tuttavia durante un colloquio si lasciò sfuggire come la figura materna fosse stata per lei «un eterno deserto affettivo».

  Nel suo caso, la risposta era estremamente positiva: «Io ho sofferto, non importa, ho avuto una madre anaffettiva, una figura materna non soddisfacente, non importa, sarò io, per la madre nera che ho avuto, una madre bianca per gli altri. Non importa se ho avuto dei problemi, cercherò di fare in modo che gli altri non ne abbiano».

  Questa è una risposta meravigliosa, ma non sufficiente, semplicemente perché facendo l'altra parte giriamo sempre intorno, di simboli si vive e di simboli si muore, creo un modello di madre bianca di cui non ho avuto l'esempio, ma non risolvo il problema che c'è dentro.

  Lei aveva bisogno dell'affetto di chi le stava intorno, di queste dame, figlie, sorelle più giovani, ma da una parte doveva gratificare queste persone e quindi se stessa, dall'altra parte, invece, la supplenza la inchioda-va ad un ruolo di autorità, era condannata a fare la madre bianca perché aveva una dannata paura che se avesse svestito l'abito bianco, la madre nera avrebbe potuto rientrare in scena, non poteva, doveva fare la madre bianca, a qualsiasi costo e pagando qualsiasi prezzo.

 

  Era scissa, c'era una frattura, da una parte qualcosa la costringeva a fa_ re la madre donatrice, ad inventare generosamente un ruolo di dispensatrice di conoscenza di cui non aveva avuto modello, dall'altra parte soffriva perché si vedeva nel sottofondo à muovere tutta questa macchina infernale, e'era il temuto abbandono, la temuta solitudine.

  Infatti, inasprendo la tensione, costringendo in qualche modo il mino-re a scappare via, lei pativa tutto l'abbandono, poi tutto si rimetteva in moto.

  Tutte le sindromi, le malinconie saturnine di abbattimento tendono alla coazione, a ripetersi. E il mito classico di Sisifo condannato a rotola-re eternamente, sulla china di una montagna, la roccia che, una volta spinta fin sulla cima, rotola giù dai basso, costringendolo a fare una fatica inutile.

  La coazione a ripetere, l'impresa che darà sempre gli stessi risultati è classicamente saturnina, cambiano gli anni, cambiano i partners, cambiano le città, ma il copione rimane quello, la durezza saturnina, come non permeabilità alle emozioni, è veramente dolorosa.

  Fine della 11 parte. La prima parte è stata pubblicata sul n. 102 di Linguaggio Astrale.

Breve biografia di Mario Zeli

  Laureato in lettere e regista teatrale, è stato Direttore e fondatore della rivista Zodiaco. Per alcuni anni membro del Consiglio Direttivo del CIDA, ha anche tenuto la Delegazione CIDA della Romagna e di Ravenna. Re-latore in diversi Congressi Nazionali, è stato il primo ad introdurre nel mondo astrologico italiano gli studi sulle Armoniche di Addey, divulgando questa tecnica tramite varie conferenze in tutta Italia. Ha pubblicato per la casa editrice Armenia il volume sul segno della Vergine, ha curato l'edizione dei «Fenomeni e i Pronostici» di Arato di Soli per la casa editrice Arktos, ha pubblicato per il CIDA il volume «Miti e simboli dello zodiaco per coppie opposte e complementari».

  Ha pubblicato numerose antologie per le scuole medie superiori e inferiori.

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LA N° 104 (1996)

 

 

 

Mario Zoli

 

RIFLESSIONI DOPO IL SEMINARIO LUNA-SATURNO

   Terminato il Seminario Luna-Saturno, come era sua abitudine, Mario si soffermò su quanto aveva esposto e ne trasse una serie di riflessioni, circa una decina di cartelle, che poi spedì a tutti i partecipanti. Doveva essere nelle sue intenzioni una sintesi dei concetti principali affrontati nel Seminario, ne venne fuori un nuovo articolo. Come potranno rendersi conto i lettori, l'argomento Luna/Saturno viene trattato sotto un'angolazione differente: abbiamo un'analisi delle motivazioni che stanno alla base di certi comportamenti, determinati dai due simboli planetari. Qui astrologia e psicologia si mescolano e i loro legami vengono esposti in maniera magi-strale. Per questo motivo suggerimenti preziosi e spunti di riflessione non mancano!

Claudio Cannistrà

 

  Abbiamo visto come la dissonanza Luna-Saturno sia la più delicata e vulnerabile, che possa presentarsi in un oroscopo. E ciò in ragione della massima importanza della Luna che, se per la sua velocità è il fattore più personale del tema, per i suoi simboli si collega a una età (la primissima infanzia, ma secondo alcuni anche la vita intrauterina) nella quale il soggetto è del tutto sprovvisto di difese critico-selettive-razionali, di autonomia comportamentale, di consapevolezza di sé: egli dipende completamente dalla madre. Così per il cibo, così per la scoperta della propria fisicità, così per la scoperta di sé come creatura distinta e degna di stima, così per il rapporto col sociale, essendo, la madre, il primo «altro» in assoluto.

  La tradizione astrologica lega a Luna-Saturno e ai campi che essi governano, quelli dell'asse verticale (MC-IC) il cosiddetto «destino», la-sciando alla libertà l'asse orizzontale (ASC-DIS). Proviamo a capire questa regola. Attraverso la Luna-Cancro-IVa tutto il passato fluisce nel nato e non solo quello genitoriale. Potremmo dire che questi fattori individuano la memoria pre-razionale, e dunque innata, istintiva, della stirpe, una memoria potente già strutturata prima che Saturno-Capri‑

 

corno-Xa rappresenti il distacco critico da tutto ciò, e quindi una risposta personale, insieme oppositiva e dipendente, che il soggetto dà alla sua «ereditarietà»; ciò che il soggetto costruisce agli occhi del mondo.

  Misteriosa, fluida, non definibile la zona-Luna; visibile, razionale, oggettivabile quella opposta. Molteplice la prima per i diversi apporti, unica la seconda. Ma, come in ogni opposizione, così anche in questa il le-game che unisce i due fattori non è di reciproca esclusione, ma di vicendevole condizionamento: ogni pulsione che ci spinge a conquistare la vetta dipende anche dalla fuga dal freddo della culla: la forza che ci guida a chiedere un successo o riconoscimento pubblico è anche legata alla richiesta di una riparazione, compenso, risarcimento. E questa la ragione per cui una brutta Luna (in Capricorno, con cattivi aspetti) si presenta regolarmente nei temi di grandi artisti di fama mondiale. Non va mai dimenticato, insomma, che ogni «moto a luogo» è anche un «moto da luogo».

  Nella dissonanza non è Saturno ad assorbire l'umidità della Luna, ma la Luna la freddezza, il rigore di Saturno e ciò in ragione della maggior velocità della Luna (quando si forma un aspetto, è sempre il pianeta più veloce che corre sotto i raggi dell'altro, e che dunque «va a riceverlo») e delle caratteristiche «passive» del suo simbolo (ricettività, porosità emotiva, vulnerabilità sentimentale, impressionabilità massima).

  La Luna richiede calore di abbraccio, cibo dolce, rassicurazione, protezione, nido sicuro; Saturno risponde con freddezza, sacrificio, amarezza, distacco, privazione.

  La frustrazione «lunare», dirò così, non è terribile in sé (lo stesso può dirsi di ogni altra lesione in cui entrino in gioco fattori incompatibili, come, ad esempio, Marte e Saturno), ma è dolorosissima e spesso quasi impossibile a superarsi per l'età in cui essa si vive.

  È questa la ragione per cui non di rado mi è accaduto di vedere oro-scopi anche forti e belli nei quali, a causa di quella sola dissonanza, la parte attivo-costruttiva non è stata agita dal soggetto, rimasto inchiodato a quel primo trauma, non superato, ma nei vari casi della vita, mutatis mutandis, ripetuto con una dipendenza-obbedienza davvero terrificante, e di cui il soggetto-vittima era del tutto inconsapevole.

  Delle molte analogie lunari, prendiamo qui in considerazione la più nota e certa, quella che lega la Luna alla figura materna. La figura interiorizzata della madre, e non la madre in sé. Diversi fratelli e sorelle, figli della stessa madre, presentano diverse Lune: ognuno di essi ha una soggettiva immagine materna, la quale però determina l'oggettivo comportamento, visibile e certo, del soggetto nei confronti di tutte le facce

 

 

della simbologia materna (madre, donne-materne, Madre-Patria, Madre-Chiesa, Madre-Lingua, ecc.). Va da sé però che quando nei temi di diversi figli la Luna presenta caratteristiche identiche o affini, è legittimo che queste indicazioni denuncino un reale comportamento della madre.

  È questo il caso, ad esempio, dei fratelli Kennedy. Tanto John, assassinato nel 1963, quanto Robert, ucciso quattro anni dopo, quanto Ted, vivente, presentano la Luna o in Vergine o in Capricorno, segni di Terra non confacenti alla sua natura, per di più collegata alla Xa o al Sole e molto lesa: dunque praticità, ambizione, determinazione vengono dalla madre Rose.

  Alla figura materna si collegano: la vita e la protezione, il cibo, la voce (l'esaltazione classica della Luna in Toro-2a, ha la sua saggezza!); la scoperta di sé come corpo e realtà distinta, l'autostima, il primo amore che per tutti è la madre. A ben guardare non c'è fase della vita, né pubblica né privata, che sfugga all'influsso lunare; per questa ragione l'astrologia classica degli antichi insisteva senza posa sulla necessità di interpretare, in un tema, prima di tutto, e a lungo, e con il massimo della diligenza, il simbolo lunare. Perfino la Morte non sopraggiunge se non con un ultimo, particolare aspetto della Luna, ristoratore e benevolo per la morte all'alba (Sole in seconda, casa del Toro, dove la Luna è esaltata), doloroso e amaro per la morte pomeridiana (Sole in ottava, casa dello Scorpione dove la Luna «soffre»).

  La lesione in oggetto parla, prima di tutto, di una frustrazione dell'affetto materno. Al solito, il tema non racconta come nella realtà oggetti-va sono andate le cose; dice molto di più su come le cose sono state vissute nella realtà intima del soggetto. La madre può aver temuto, durante la gravidanza, per la sua propria salute e non aver quindi amato la creatura che portava in sé; oppure ha collegato la nascita imminente a preoccupazioni di natura finanziaria ed economica; o aver sofferto per lutti, durante la gravidanza, o malattie o lontananza di persone care.

  L'astrologia semplifica il discorso affermando: il figlio ha sentito e subito il «freddo» della madre, la sua pena, il suo distacco, e l'ha sofferto, essendo indifeso, assimilandolo in sé. La madre può essere stata poi esemplare per diligenza e cura, anche per tacitare il timore di non ama-re abbastanza il figlio, e essere stata additata come modello da amici e parenti. Eppure l'astrologia non mente. Non si educa per quello che si fa, si dice, si insegna, ma per quello che si è e così accade con una madre «leggera» e sbadata, distratta e sciattona, scoordinata e ridanciana, possa essere, per la vita psichica del bimbo, assai meno pericolosa di una madre

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iperdiligente, ansiosa zelantissima. 11 bimbo (Luna) sente l'anima (Luna) della madre (Luna), e non si inganna.

  Qual è la sua risposta? I casi sono due, a seconda delle caratteristiche del tema. Se prevale una dominante negativa (segni femminili prevalenti, dominante Lunare o Saturnina) la condanna materna viene interiorizzata e «obbedita» anche se poi nella vita adulta la si attacca come in-giusta e anche se cultura e successo forniscono compensazioni, la tristezza è compagna dei giorni, la vocazione della sconfitta, dell'abbandono e del fallimento è ricorrente. È. questo il caso di Giacomo Leopardi (Sole e Saturno in larga congiunzione in Cancro, ottava; Luna nel segno opposto; grande stella d'Acqua con Nettuno all'Ascendente, Marte e Plutone in Pesci, Sole in Cancro; la prevalenza dell'elemento Acqua è fuori discussione).

  Se prevale la dominante positiva (segni maschili prevalenti, dominante marziano-solare, o anche gioviana) la ribellione è precoce e quindi lo è altrettanto la ricerca di una figura materna sostitutiva della prima e che compensi con un continuo abbondante «cibo d'amore» il primo cibo negato. È questo il caso di Napoleone Bonaparte (Sole alto in Leone, Luna in Capricorno opposta a Saturno) che trasferì sulla Patria (la Madre Patria: potenza delle parole) il bisogno d'amore che la madre Letizia gli negò: Uomo determinato potente e ambizioso egli fu, nei confronti del-la madre e della famiglia, esitante, arrendevole ed incerto...

  Il primo tipo, già nella vita infantile, tende a rifiutare il cibo, «se mia madre non mi ama, io le devo obbedire, e perciò scelgo di morire e rifiuto lei ed il cibo che lei mi dà». Questo egli dice a se stesso. Oppure si nutre di altre cose che non il cibo; nel caso di Leopardi, i libri, il sapere, attraverso i quali va in cerca di una nuova famiglia.

  Il secondo tipo, all'opposto, il cibo lo divora ma non ne sente il sapore. Si inibisce il piacere del gusto. Del pari, sarà «vorace» nei rapporti sociali, non riuscirà a sentire la storia e il diritto dell'«altro»; non conoscerà né abbandono né tenerezza, resterà inchiodato all'amore come potere, lotta, dominio e mai come sentimento (è questo, ad esempio, il caso di Napoleone che faceva l'amore come mangiava, in fretta e che «si punì» amando disperatamente Giuseppina che non lo amava affatto).

  Ma unifichiamo i casi possibili e vediamo che cosa essi hanno di analogo, costante, confortati anche dalla conoscenza che abbiamo delle «risposte» dei soggetti interessati. La risposta, infatti, non manca mai, per-ché la vita non vuole rinunciare a se stessa, per quanto sia aspro il terre-no su cui cresce; tuttavia la risposta si rivela - e vedremo perché - quasi sempre fallimentare.

 

  I) Introiettata la condanna materna e compiuta la rimozione del trauma (in genere la rimozione è granitica e dura, e qui si rivela l'effetto di Saturno) infantile, il soggetto si pone alla ricerca di una madre n. 2 che può essere la sorella maggiore, la zia, un'amica di famiglia. O, meglio ancora, la Vergine-Madre (molti sacerdoti presentano questa lesione e so-no tutti dediti al culto mariano, come Papa Pio XII), o la Patria.

  Sia come sia, nei confronti della madre n. 2 il soggetto non può presentarsi che come figlio, cioè come dipendente. Per attirare la madre di cui ha un disperato bisogno, il figlio seduce - attira - con regali, elogi iperbolici, servizio, fedeltà, mille premure. La «madre» ne è attratta o per la vanità o per il desiderio di soccorrere. L'unione si realizza. La doppia trappola è ora in azione. Dico «doppia», perché tutti e due si trovano irrigiditi (Saturno, ancora) in ruoli fissi, innaturali. La «madre» deve soccorrere, proteggere, nutrire, capire, perdonare: non deve avere altri interessi (il figlio è gelosissimo); il figlio, mai sazio, non cessa di chiedere. Le sue attese-pretese si fanno anzi via via più alte. E qui, una delle due: o la «madre» prova, magari per una umanissima possibile sconfitta o malinconia, il bisogno di essere a sua volta compresa, scaldata, nutrita e ve-de l'altro o insensibile o freddo o addirittura aggressivo per il mancato «nutrimento» sicché si allontana, accusando l'altro di ingratitudine (i ruoli, ripeto, sono rigidi, non consentono né scambio né mobilità né evoluzione né reciprocità); oppure il «figlio» elabora attese così ardue (di un dono, di una particolare parola) che la «madre» scivola dalla vetta del-l'alta montagna in cui fu posta e... precipita rovinosamente. Il «figlio» che non sa di avere messo in moto la macchina infernale (è un caso classico di schizofrenia) ritorna il bimbo abbandonato che fu, piange, si di-spera, rivive l'abbandono primitivo. Introietta ancor al'antica condanna (il destino mi perseguita, tutti coloro che amo mi lasciano) poi rimuove tutto, parte per ripetere altrove, con altri attori, lo stesso copione. Anche il Tempo (Saturno) si irrigidisce, non scorre più, perché la storia ripete se stessa (il farsi dell'unione. il suo evolversi, la sua catastrofe) senza tener conto dell'effettivo passare degli anni.

  2) Il figlio odia a tal punto la figura materna da rinunciare a lei per sempre, e da respingere anche le madri n. 2. Tutto il materno è bandito dalla sua vita, e dunque tutto il femminile. La tenerezza, l'abbandono, ecc. sono negati come «debolezze» oppure catturati all'interno dell'uni-verso maschile. In presenza di sufficienti valori di energia-fuoco, ciò con-duce all'esaltazione assoluta del virile-paterno e a diverse forme di misoginia e omosessualità, all'esaltazione ora narcisistica, ora «sportiva» del corpo del soggetto. Ciò è vero anche in soggetti femminili: l'odio per

 

la figura materna diventa odio per il femminile che si porta in sé; scegliendo di «fare l'uomo» il soggetto femminile, tutt'insieme, rinnega la madre e si unisce intimamente a lei, di cui si presenta come solo partner: anche qui l'antica dipendenza persiste, e così la terribile «fedeltà». Nel caso di un «maschio», io trovo questa sindrome nel comportamento, così come ce lo descrive Omero, del mitico Achille.

  3) E infine la risposta più generosa. E il cui fallimento, perciò, ci addolora tanto di più. Perché questo avvenga occorrono forti ed armonici valori di energia-fuoco. Qui il soggetto dice a se stesso: «Non importa se mia madre non mi amò. Ho abbastanza forza io da essere io una madre amorosa per nuovi figli». La risposta è generosa al limite deIl'eroismo, perché qui il soggetto inventa ed interpreta un ruolo che gli è sconosciuto, ricavandolo come copia opposta dal modello che, nel profondo, conosce bene. Sarà dunque caldo e generoso, perché la figura materna nera che porta in sé fu fredda ed avara. Va dunque in cerca di figli nei qua-li vuoi trovare senza saperlo il se stesso di quell'età. Lo attraggono creature del suo stesso sesso, naturalmente, non comprese dai genitori, ricche di talento sconosciuto, per le quali il posto di... supplente sia tanto vacante quanto irresistibile. Ma anche qui scatta la trappola. 11 «gene-roso» si condanna eternamente al ruolo di supplente. La madre bianca si irrigidisce da sé in un'opera mai conclusa perché, se il rapporto cessasse, rientrerebbe in scena la madre-nera, ciò che deve assolutamente essere evitato. Dunque il/la supplente dà tutto, prodigalmente, fino a negarsi riposo, sonno pausa. L'altro riceve, sempre. Anche qui ruoli rigidissimi, e spossanti. Il punto del distacco nona arriva mai; il figlio non cresce mai, la separazione è sempre «per domani»; il piccolo non è mai pronto per il lutto, per la vita. Il cordone ombelicale non può essere tagliato. A volte è la madre-bianca a non consentire (e qui viene fuori l'ansia divoratrice e castratrice, tipicamente saturnina, del tema) e a volte è il figlio che trova comodo «restare» e «chiedere» offrendosi come pasto (anche qui il mito di Saturno, mangiatore dei figli, rivive in toto), ma o per stanchezza della madre, stanchezza indotta, magari per un «accidente», dalla provvida natura, o per un rigurgito di forza nel figlio che, o si ribella per istinto senza poter addurre, naturalmente, ragioni decenti, o fugge pur sa-pendo che lo si dirà ingrato e vigliacco per questo, anche qui il taglio avviene. Con sconquassi da entrambe le parti. Il figlio parte per aver ricevuto in quella occasione, o troppo o troppo poco, la madre-bianca resta sola, inchiodata a rivivere l'esperienza più terrificante, quella del primitivo abbandono, per esorcizzare la quale scelse di vivere una vita non sua, ma indotta. La madre-nera ritorna in scena, come la protagonista

 

assoluta, titolare della parte, che è sempre stata nella realtà della psiche. La supplente perde il posto, perde l'abito, la figura, la maschera, le parole nan sue, e così gli atti. Di suo ha il pianto, il freddo, la solitudine; perché questa è la sua verità e non altra.

  Tremende fratture queste della psiche, spessissimo correlate per lo stato interiore di malinconia, rinuncia, abbandono della vita, alla gravissima malattia tumorale (all'apparato digerente, collegato al «cibo», diretta-mente, infatti) che nel linguaggio dei simboli è sia un suicidio mascherato con l'apparenza della vitalità (proliferazione, abbondanza) sia un tardivo e fallito tentativo di ri-partorirsi (bloccata la fecondità materna del-la Luna).

  E tuttavia, anche se difficoltosissima e rarissima, la soluzione c'è. Per porla in atto bisogna usare gli stessi simboli «negativi» del tema, dal qua-le non si sfugge. Occorre usarli non per la vendetta, la supplenza, il risarcimento, ma per l'accettazione nell'arco del tempo. Col tempo hanno infatti a che vedere tanto la Luna (tempo breve, tempo della memoria non misurabile), quanto Saturno (tempo lungo, tempo dell'orologio e del calendario, oggettivo e misurabile). E tutto ciò che il tempo porta con sé va accettato. Tutto, anche la vecchiaia dolorosa, ferita non ancora rimarginata. Diceva saggiamente Jung: «Noi non guariamo MAI del-le nostre ferite. L'importante è costruire al di sopra di esse».

  Vorrei aggiungere che non guariamo mai, perché il tempo ci porta via. Il risarcimento, la vendetta, oltre che frustranti, insufficienti perché chiedono di essere ripetuti all'infinito e dunque non «saziano» mai, sono anche inutili perché nulla ritorna identico. L'abbandono patito allora non perde nulla della propria amarezza perché lo facciamo patire ora a chi ce lo impose; al contrario, in questo modo, riapriamo da noi l'antica ferita e la facciamo sanguinare di nuovo, se ne esce agendo la feconda maternità della Luna su noi stessi, unitamente all'oggettività storica di Saturno, e tutto ciò all'interno della famiglia, ribaltando i ruoli. Prima di tutto oc-corre rendersi consapevoli, naturalmente, del trauma patito, e qui l'opera di un bravo psicologo o astrologo può essere di enorme aiuto, poi rinunciare alle «vendette» e a tutte le supplenze e rimettersi a fare... Sto-ria, Storia di anima. Qui occorre lasciare il campo libero a quella che Proust chiama la memoria involontaria.

  Al centro sta, sempre, la figura della madre-nera. Aggiriamo l'ostacolo, ammettiamo di vederla così potente e dura. C'è un grande panorama dietro, accanto, sopra e sotto di lei.

  Che figlia fu? Che scolara? Che canzoni cantò per le prime? Quali era-no i colori preferiti? Quale il suo primo amore? Ci accorgiamo così di

 

non essere stati dei veri giudici imparziali, bensì degli aggressori preve‑

nuti. Ignoriamo di quella vita quasi tutto, e in primis, le esperienze-base.

Abbiamo isolato solo la maternità, quella maternità dura. Abbiamo ri‑

sposto ad una rigidità fredda con una uguale rigidità. Ma una donna non

è solo madre, nostra madre; è stata figlia, nipote, sorella, amica; la sua vi‑

ta è stata, come la nostra vita, una selva di relazioni. Man mano che au‑

menta la nostra conoscenza, come se salissimo su una montagna e di là

vedessimo ampliarsi la valle sottostante, in parallelo si fa meno pungen‑

te il nostro dolore, sicché lo dimentichiamo del tutto. Acquistiamo sia in

conoscenza oggettiva e in giudizio, perché restituiamo alla madre la sua

realtà storica di creatura, sia in conoscenza di anima, perché in certo qual

modo la partoriamo in noi stessi come figlia nostra e nell'attimo in cui

comprendiamo che le sue durezze non dipesero da lei sola, ma anche da

condizionamenti dell'ambiente, da varie circostanze, da una cultura anaf‑

fettiva, proviamo per lei una nuova, sgelante tenerezza. La grande statua

rigida e nera è scomparsa, e scomparsa è la paura che ne avevamo; al suo

posto sta una creaturina piccola e fragile laggiù, in mezzo alla vastissima

pianura. E qui che sta la guarigione, nostra e sua, qui che la falce satur‑

nina può, e deve, tagliare davvero il ramo rigido e secco, e perciò inutile,

perché toglie vita alla pianta. La catena si può sciogliere in nuove lacrime

serene, non spezzare con la forza. Dando alla madre la maternità che es‑

sa non diede a noi, possiamo incontrarla per libera volontà da persona a

persona, fuori delle ombre del potere e sperimentare in noi stessi che li‑

bero è solo colui che facendo da padre e madre al padre e alla madre, è

riuscito a diventare nello stesso istante anche padre e madre di se stesso.

(ha collaborato Benedetta Lorusso)

 

 

"DINA SICUTERI : IL RAPPORTO SOLE-LUNA

 

Mario Zoli stimava e venerava Tina Sicuteri, per cui abbiamo inserito questo articolo di Tina pubblicato dopo la sua scomparsa, con i commenti di Mario

11 Sole e la Luna sono in un oroscopo i due Luminari che rappresentano i poli primari-essenziali strettamente legati fra loro per renderci partecipi del grande ritmo della vita.

Sono ambedue portatori di luce, però mentre il Sole, in quanto centro del sistema solare, rappresenta il fuoco irradiante, splendente e generatore di luce e calore, la Luna, essendo un corpo opaco, non risplende di luce propria ma riflette quella che riceve dal sole. Se diamo al sole il prestigio del direttore d'orchestra che regge i tempi e le modalità di ogni pianeta ruotante attorno ad esso, la !una, nel suo rapporto stretto con la terra, a sua volta direttamente rapportata col sole, assume un ruolo intermediario di intensa trasmissione energetica.

ll Sole é calore, forza, luce e per analogia rappresenta il nostro principio diurno, attivo, cosciente, vitale; la Luna è mobile nella variazione delle sue fasi, plastica nelle sue sfumature, sempre carica di mistero e per analogia, esprime il nostro principio notturno, legato ai processi onirici, immaginosi e inquietanti delle ombre. 1 culti lunari c solari si sono a lungo confrontati nella loro peculiarità, diversità poiché si riferiscono ad ampie esperienze umane.

Infatti, mentre nelle terre assolate del medio oriente, le migrazioni notturne, rendevano la luna più amica, familiare, vicina, fedele nella ciclicità delle sue fasi, il sole, con la sua luce e il suo calore, si presentava più difficile ad essere osservato anzi, obbligando gli uomini ad assumere un atteggiamento di difesa.

Presso i Sumeri e i liabilonesi, il Sole era considerato il figlio-servitore della Luna Sin, la Grande Madre che presiedeva alla fecondità della terra, terra resa fertile dall'umidità notturna elargita dalla luna. Le antiche popolazioni già dedite all'agricoltura Sapevano bene come lc sta_

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gioni dei raccolti, i cicli femminili e gli accoppiamenti degli animi fossero governati dalla luna, divenuta perciò principio essenziale di fe tilità.

Per tutto ciò, esprimendo essa il sottofondo misterioso, ma reale, d cicli della vita sulla terra, astrologicamente simboleggia la parte fluir acquatica che governa la nostra esistenza e ci aiuta a percepire le pi., fonde trasformazioni a livello endopsichico e il senso profondo del] sviluppo della personalità.

Nella civiltà patriarcale il concetto si ribaltò e il Sole assunse il ruol di primarietà, di potere, di centro energetico di Fuoco che elargisr luce e calore e come sorgente di ogni attività creativa.

Oggi, Sole e Luna, sono per noi non più simboli separati nel loro pr. cipuo valore, ma i due poli essenziali del tempo e dello spazio in ci noi tutti uomini e donne viviamo e operiamo.

Il Sole, come principio diurno, è la coscienza dell'lo, il centro vita. che ci illumina e ci dà il senso chiaroscurale della realtà. E' lo yani è l'Animus, principio psichico maschile. Ci fa riemergere il lontani ancestrale ricordo della fumata rossa uscente dalle narici del drag o del galoppo esaltante dei cavalli bianchi sacri ad Apollo, il dio solari La Luna è il principio notturno, la parte inconscia, il centro emozic nale, è lo yin, è l'Anima, principio psichico femminile. E' legata persi agli umori, ai cambiamenti meteorologici, presiede alla semina, all sviluppo delle piante, alla potatura, al taglio degli alberi e all'equilibri psichico dell'uomo. Il Sole diventa perciò il principio Logos, la Lun quello dell'Eros, punti essenziali di riferimento dei livelli razionali e emotivi su cui è improntato lo sviluppo del genere umano.

I due Luminari sono quindi rappresentativi di una polarità che non pone in modo conflittuato fra loro, ma come due presenze che inter agiscono dinamicamente per un riconoscimento reciproco e integrative Nell'Alchimia psichica il valore lunare chiede a quello solare un cor fronto che gli comunichi i valori attivi e consci propri del maschile mentre quello solare ricerca in quello lunare un'apertura, una dilani zionc verso le manifestazioni della parte immaginosa e fantastica. R manendo il Sole il centro energetico in quanto analogico del cuori.

 

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fulcro centrale dell'individuo, la Luna è per la donna in se stessa in quanti tale, la sua realtà ricettivo-psicofisica, il potenziale cioè di un femminile che si esprime nella continuazione della specie, in quel materno simbolico del liquido amniotico dove il feto assorbe ed elabora il patrimonio genetico.

Nell'uomo, la Luna rappresenta il mondo dell'irrazionale, del segreto psichico più indefinibile. Diventa la matrice, la donna e la materia che si plasma e si modifica col suo contributo in una dinamica continua e fascinosa che li rende ambedue attivi e tesi reciprocamente l'uno alla altra.

La Luna, nel suo movimento intorno alla terra e nel suo rapporto col Sole, appare schematicamente secondo quattro fasi, che per gli antichi erano solo tre poiché non veniva considerata la fase di luna nuova. Nella Luna Nuova, congiunzione della Luna col Sole, c'è l'identificazione dei due luminari e l'uomo primitivo partecipava a questo aspetto con un profondo senso di angoscia poiché lo riportava a rivivere il terrore delle ombre primordiali. E' il silenzio della natura, il mistero che assilla ogni inizio, lo stimolo e l'impulso che presiede ogni futura nascita un coinvolgimento intenso e inquietante che gli antichi identificaronc con la discesa di Isthar agli inferi alla ricerca di Tammuz o al ratto delle Core e all'afflizione di Demetra dopo il distacco dalla figlia.

La Core, divenuta Persefone, mangiò 7 chicchi del melograno dello Spose Plutone, e 7 è il numero delle lune che un contadino conta prima d veder crescere il grano o 3 chicchi in altre versioni. Il numero 3 è ri ferito ai mesi invernali durante i quali Demetra soffre per la separazioni lasciando la terra vuota e arida, ma 3 sono anche i giorni in cui I. Luna, a occhio nudo, si nasconde alla nostra vista.

Quando la Luna appare sotto forma di falce crescente, dà luogo al primi aspetto di sestile col Sole, offrendo il senso della concretizzazione di un nuova istintività che la rende visibile e partecipe di un ciclo evolutive E' una forza che spinge ad assorbire energie vitali per una intensa cric scita interiore tale da superare la crisi, lo stallo emotivo conseguent alla fase di quadratura (come momento di crisi sulla propria evoluzion tuttavia sempre costruttivo) per pervenire infine al suo trionfo c al]

 

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sua espansione nel trigono col sole: è Cibele, la dea tracia orgiastic che correva sul carro trainato da leoni, simbolo dell'immortalità nasce sta nelle vicende della natura che rinasce nel tempo. E' Selene, la dolc dea lunare alata, figlia di Gea-Terra e di Urano-Cielo, sorella di Helio: Sole, la quale di notte attraversava il cielo su un cocchio tirato da gic venche con le corna. E' tanto Afrodite che nasce dal mare, l'antico eh mento del femminile, simbolo di bellezza e di amore, quanto Artemidt sorella di Apollo svettante nei boschi, lungo i torrenti ed i fiumi.

Nell'opposizione Sole/Luna, abbiamo la Luna Piena: la notte è illuminat e l'individuo si può confrontare oltre l'ombra e valutare il propri sviluppo.

L'angoscia della nascita è maturata, è diventata adulta e può esser osservata in una tensione estremamente diretta e senza mezzi termin I1 Sole ha fecondato la Luna ed essa ci trasmette tutte le sue vibrazioi vitali. Diventa la donna gravida, è Isthar che torna sulla terra, è Di metra pacificata nel ruolo di un materno adulto che ha accettato

distacco dalla figlia e vive la maturazione di un rapporto nuovo c1. tenga conto della libertà reciproca nel concetto dell'amore pieno consapevole.

Dopo la Luna Piena, ha inizio il ciclo involutivo che fa tesoro del esperienze vissute per incamerarne i significati e dar luogo a num formulazioni; prima, nell'aspetto di trigono, la Luna è ancora pregr di propri valori e si prepara al declino, poi di quadratura di Luna C; !ante diventa fase di crisi interiore che porta all'introspezione e al r pensamento. E' la dea Ecate, la dea oscura, il seme assorbito ne! sotto suolo, Ecate dalle molteplici sembianze di donna matura, ricca di esp, rienza, oppure con tre teste che testimoniano la sua origine lunar Infine, con l'aspetto di sestile calante, la Luna sta per compiere il su ciclo dopo aver elargito i suoi misteriosi poteri sulla terra: è Seler che, dopo aver percorso alata il cielo sul suo cocchio, ritorna nel grotta buia ad amare i! pastore Endimione.

Un ciclo si è compiuto e un altro si sta preparando secondo la gran. legge universale dello spazio e del tempo e le energie riassorbite sor ora in grado di essere nuovamente alimentate per nuove manifcst zioni

 

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Confrontiamo ora la simbologia dei due Luminari nel codice astrologico e analizziamoli nella dinamica dei segni opposti cercando di decifrarne il profondo, antico messaggio.

 

SOLE SULL'ASSE ARIETE-BILANCIA

LUNA SULL'ASSE ARIETE-BILANCIA

Il Sole in Ariete, è in quanto simbolico dell'equinozio primaverile, lo slancio e l'impulso creativo che ci ricorda Giasone, l'eroe, il capo pioniere degli Argonauti alla conquista del Vello d'oro, mentre

il Sole in Bilancia pone il tema dell'equilibrio che protegga le istanze arietine attraverso le associazioni, il rapporto speculare, un sociale cioè che ponga delle regole e dei doveri: Saturno, esaltato nel segno venusiano è il dio consapevole di un prestigio che gli compete.

La Luna in Ariete è l'Anima febbrile e ardente che ha spinto Giasone a compiere l'atto eroico. E' Medea con la sua passione e la sua forte istintualità, sia nel sentimento d'amore che nella vendetta e qui si ritrova il carattere particolarmente marziano del segno.

La Luna in Bilancia invece è l'Anima amabile e seduttiva, mediatrice delle tensioni irrazionali, E' Glance, la nuova moglie di Giasone, la giovane donna che offriva all'eroe ii senso di una serenità familiare ben diversa dalla intensa passione di Medea. Medea voleva attivare in Giasone, sopra ogni altra cosa, la parte eroica della conquista e dell'avventura e non la quiete rassicurante del regno del re di Corinto di cui Glance era la figlia.

 

SOLE SULL'ASSE TORO-SCORPIONE

LUNA SULL'ASSE TORO-SCORPIONE

I! Sole in Toro, segno che rappresenta l'infiorescenza gioiosa della terra, è in quello più femminile dello Zodiaco dominato com'è solamente da Venere e Luna. Il Toro è l'unico segno che il patriarcale non ha potuto assorbire nel suo potere poiché la terra è rimasta comunque dominio ili Demetra. C'è nel segno tutta la realtà di un potere antico che assommo in sè esperienze inalienabili di rituali e di misteri connessi profonda mente nell'animo umano, riferiti come sono alla fecondità e alla ferzi lità della terra.

 

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 Sole in Scorpione è per contrapposto la coscienza della nostra condione mortale. I desideri non sono più gioiosi, ma diventano segreti, ntiti visceralmente, perché legati a memorie ancestrali, forse alla coda 1 dinosauro, a quelll'inquietante istintualità di Plutone che ci unisce scora a livelli sotterranei, ma che Marte ci spinge a conoscere e ad agi-: con insistenza e determinazione.

a Luna in Toro è l'Anima voluttuosa e fascinosa di tutto quel comlesso del femminile che Demetra ha preteso e protetto su di sè contro gni altrui potere, anche dopo la separazione dalla figlia. E' l'Eros-Toro he si propone a Thanatos-Scorpione dove,

e Luna in Scorpione diventa l'Anima concepita come focolaio di inten‑

  pulsioni erotiche e di passioni fortemente concentrate in fusione di uell'eterno concetto di rinascita e di trasformazione inteso come alto alore dinamico della natura.

' l'immagine di Euridice che spinse Orfeo a discendere nel mondo della porte col canto divino dell'Eros.

 

OLE SULL'ASSE GEMELLI-SAGITTARIO

.,UNA SULL'ASSE GEMELLI-SAGITTARIO

.1 Sole in Gemelli è l'intelligenza mobile e volitiva che spinge l'uomo all'azione immediata e all'osservazione attenta e curiosa. Si formano le oglie e il pensiero vibra e comunica idee e propositi.

 rapporti sono diretti, di tipo adolescenziale, come quello vissuto dai emelli Dioscuri, i quali pur vicini, erano però differenziati nella loro .ealtà divina e umana.

r1 Sole in Sagittario, pone' invece la coscienza di fronte alla partecipa-%ione totale delle proprie azioni, in funzione cioè di un salto di qualità Aie conduca verso il lontano e le alte acquisizioni a livello superiore che sono ben espresse dal maestro Chirone, il sapiente centauro, maestro li dei e di eroi.

Ga Luna in Gemelli è l'Anima psichicamente mobile che sottende ogni dea o azione che nasce e si propone.

E' l'Anima che si differenzia con tensioni spesso instabili, ma sempre vivaci e brillanti, pronta a scattare e ad imprimere un senso giovanile

 

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fiducioso e spontaneo. E' il mondo delle Ninfe e delle Grazie che an mano ogni espressione e manifestazione della natura, fanciulle libere indipendenti, graziose e con la testa ornata di fiori. Ben diversa dall Luna in Sagittario divenuta l'Anima filosofica che è diretta verso scol superiori. E' chiamata "cavallina" per lo scatto che la sprona affincF il fuoco sopito invernale maturi l'avventura intellettuale.

 

SOLE SULL'ASSE CANCRO-CAPRICORNO

LUNA SULL'ASSE CANCRO-CAPRICORNO

Il Sole in Cancro, ha una patina lunare, legata com'è alle acque gestazione, ma ricorda anche il potere di Giove, il dio fecondatore d patriarcale e quindi il contributo del maschile nella riproduzione del specie. Grande è il senso notturno che pervade il segno e che por verso í ricordi e le protezioni, ma anche a insistere nel presente con valore di una realtà che non può disgiungere importanti doveri ver! la cura dei figli.

Il Sole in Capricorno è l'Io che, chiuso in se stesso, si muove in fu zione di un proprio faticoso processo di individuazione che viene e borato, sia nella profonda, silenziosa meditazione sul destino dell'uor legato all'ineluttabilità del tempo che passa, sia nell'oggettivazione c propri sforzi.

La Luna in Cancro è tutta espressa nella sensibilità e nella parteci] zione amorosa, sensibilissima e altamente ricettiva che rende il seg del Cancro il peculiare regno delle Madre. In opposizione,

La Luna in Capricorno diventa la forza interiore, consapevole e tena necessaria per accettare l'isolamento e l'esilio, come difesa dalle fa emozioni cancerine, ma nel senso invece più radicale e sofferto di i conoscenza veramente umana perché elaborata nella solitudine e

sacrificio. Viviamo qui il ricordo di Amaltea, la capra che nutrì Gii durante la sua solitaria infanzia a Creta.

 

SOLE SULL'ASSE LEONE-ACQUARIO LUNA SULL'ASSE LEONE-ACQUARIO

Il Sole in Leone è situato nel suo regno e qui assume tutto il pi

 

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solare suo valore di sorgente vitale di luce e calore. E' l'immagine di ;racle, l'eroe dalla forza virile, capace di superare ogni prova con couggia temerario e con la coscienza piena del suo potere e del suo volo ormai acquisito. E' il dio patriarcale, ormai divenuto il dio assouto e potente

Ti Sole in Acquario è l'Io che si dispone in un atteggiamento di apertura verso gli altri, quel collettivo cui trasmettere l'esperienza personale di :ipo leonino, secondo un concetto altruistico e di dono umanitario. Deucalione, figlio di Prometeo, il generoso titano, diventò il capostipite di una nuova umanità, più disponibile e fiduciosa dopo il Diluvio Uni-versale.

La Luna in Leone è veramente l'Anima regale che opera in funzione del raggiungimento del potere e spinge al successo e al trionfo della propria immagine come espressione di pienezza e affermazione individuale.

'Era è la moglie gelosa, ma indispensabile a Giove perché gli ricorda continuamente l'Anima antica, riferita al potere della Grande Dea, di .cui è figlio.

La Luna in Acquario è l'anima aperta, libera ed emancipata nelle pro-rie azioni che alimenta la progressione e la liberazione delle espeienze psichiche personali.

-E' Pirra che aiutò Io sposo Deucalione a ripopolare la terra, gettando rle pietre contemporaneamente alle loro spalle per far nascere nuovi uomini c donne nuove.

SOLI: SULL'ASSE VERGINE-PESCI

::NA SULL'ASSE VERGINE-PESCI

L/l Sole in Vergine rappresenta l'ordinata c regolare generazione della ferra sottoposta a certe leggi e al lavoro dell'uomo.

°1'•' un atteggiamento del Logos che analizza, deduce e conserva, pro-,

'_•:prio di un Mercurio tcrragno più concreto e oggettivo, mentre,

VI Sole in /'esci segna il ritorno all'unità primordiale e il senso di una ;unione totale con la natura e con le origini per nuove trasformazioni

come integrazione dei livelli umani e psichici E' Nettuno, il dio de‑

 

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gli oceani, degli inquietanti livelli psichici e della metamorfosi ch spinge alla rigenerazione e al sublime.

La Luna in Vergine è l'Anima trattenuta nella peculiarità del femm nile in senso oblativo, poiché si dona agli altri pazientemente, umi mente come Demetra la quale, accettando il distacco dalla Core, offrì al nuovo ordinamento sociale insegnando l'agricoltura ad u giovinetto, Trittolemo, il maschile ormai riconosciuto nel suo valor generativo.

La Luna in Pesci è l'Anima portata al massimo della sensibilità affir ché l'Io tenda al lontano, all'infinito, arricchendo il mondo dell'in maginazione, della fantasia, dell'arte. E' il simbolo di Afrodite, nat dalle sue acque, conscia delle sue origini e sempre pronta a inviar messaggi di fede e di amore. Con l'esaltazione di Venere, protetta d Giove e Nettuno, nel segno dei Pesci, si conclude il simbolismo zc diacale; Venere si pone, con l'incontro di Marte domiciliato in Arie! come energia vitale che permette ai due Luminari di ritrovarsi atti e fiduciosi per nuovi cicli e nuove evoluzioni.

 

Commento di Mario Zo]i

 

A Parma, il 26 gennaio 1986 Tina tenne la sua ultima conferenze pubblica, sull'opposizione Sole-Luna, l'essere lì ad ascoltarla fu per me un'esperienza davvero emozionante, indimenticabile. Lei usava dire che k piaceva "saltare" l'Appennino, lasciare la sua Firenze, stimolante ed acre per venirsene in Emilia, terra concreta e calda, dove aveva amici ed estimatori cordiali. E in Emilia (Modena, Bologna, Parma) fu spesso gl: ultimi anni, sempre accolta con immediata simpatia e molta ammira, zione.

E tuttavia quella domenica di fine gennaio segnò qualcosa di unico, un esempio assoluto e irripetibile. Le parole che disse allora con tanta partecipazione d'anima, la lunga e certo non facile meditazione da cui nascevano - una meditazione che approdava a un sovrano equilibrio definitivo ... - testimoniavano uno stato che volevo definire grazia evidente e quasi tangibile.

A rigore, nulla giungeva alle mie orecchie come assolutamente nuovo, ma nuovo era il disegno che creava in quei momento per noi sui rapporti tra mito, simbolo, sapienza astrologica - quasi riscoperta, nella sua grandezza - e realtà di "anima". Di questo disegno Tina faceva capire la semplicità fondamentale della natura umana pur rivestita delle complessità delle scelte e delle tensioni; e ne illuminava anche la struttura spazio-temporale, additando nelle volute della spirale il mistero profondo - ma non per questo pauroso ed ostile - di ogni remoto "prima".

Ero sopraffatto dall'emozione; percepivo la difficilissima semplicità della vera grandezza. Occupato com'ero da anni in problemi particolari dell'astrologia, venivo ora condotto a rimeditare sulla sua grandiosa struttura. Ed era lei a condurmi, amica e compagna da tanti anni in questo ininterrotto itinerario, lei che andava sempre oltre, candida e :semplice, come a indicarci, col suo sorriso aperto e luminoso: "Più in là, ancora più in là".

Mi resi conto che la mia emozione era condivisa dagli altri presenti, perciò dopo gli applausi che coronarono la conclusione della sua relazione, mi alzai a ringraziare pubblicamente. Lei si schermi, com'era sua natura. F enche' il suo aspetto apparisse provato e affaticato (i primi

 

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segni della malattia di cui nessuno sospettava allora la gravità), lei F di uno studio ulteriore del quale voleva occuparsi quanto prima: la giunzione dei luminari in rapporto al mito di Tiresia. E questo slancio ardente, proiettato verso il futuro, con dedizione ed entusia non venne mai meno, fino all'ultimo: la grande stella di fuoco, pres nel suo oroscopo, non cessò mai, come se si alimentasse da una fe perenne, di emettere luce.

Ho ritrovato il testo di quella conferenza, quasi una "summa" del pensiero, affidato non a caso, come una sorta di ultimo messaggic cari amici di Parma. E non a caso qui, all'ultimo convegno è stato to il suo nome, con molta attenzione, a testimonianza di una pres( ancora viva e vitale.

Ho passato il testo alla direzione di "L.A." per la pubblicazione, finsi a due foto che la ritraggono sorridente, perché Tina è così rim nella memoria di tanti che ora dicono: "E' una gran perdita che sia più con noi. Ma averla incontrata e ascoltata è stato un grande vilegio".

Mario Zoli

 

LA N° 63 (1986)        33 Mario Zoli

LA "TIRANNIA DEGLI ASTRI"

CoI suo intervento al X Congresso Internazionale di Storia dell'Arte, tenutosi a Roma nel 1912, e dedicato all' "Arte Italiana e Astrologia internazionale nel palazzo Schifanoja di Ferrara", Aby Warburg non solo recava un contributo decisivo all'esatta interpretazione iconografica dell'intero ciclo di affreschi ordinato nel 1469-70 da Borsa d'Este, ma proponeva, con argomenti più che persuasivi, l'adozione di un nuovo metodo d'indagine storico-culturale del fenomeno artistico; un metodo che tenesse conto del fatto che antichità, Medioevo ed evo moderno, sono un' "epoca connessa", da cui la necessità di interpretare e di "leggere" con attenzione quali testimonianze preziose "le opere dell'arte autonoma e dell'arte applicata in quanto sono entrambe e a pari diritto documenti dell'espressione". All'interno del nuovo quadro che egli veniva profilando, un posto di primissimo piano toccava all' indagine- della varia tradizione astrologica, specie ellenistica, che per diversi rami e vicende era riemersa in abiti in massima parte nuovi nella grande cosmologia tardo medioevale. Riluttante per educazione e cultura ad occuparsi della "superstizione astrologica", Warburg vi si era tuttavia dedicato con crescente fervore, perché persuaso che diversamente non si sarebbero potute penetrare né l'essenza complessa del fenomeno artistico né l'anima della vicenda storica.

Tralasciando qui, perché i nostri interessi volgono ad altra direzione, le indicazioni interpretative da lui date per la valutazione del "pathos" di Botticelli, Lippi, Pollaiolo, il giovane Dùrer -- un "pathos" che è la riscoperta e la ri-traduzione di una inquietante eredità dell'antichità

   occorre fermare la nostra attenzione sulla principale tesi della relazione warburgiana, che è questa: gli dèi antichi, e in specie i maggiori dell'Olimpo classico, cacciati in esilio dalla nuova religione e dalla nuova cultura, trovarono asilo in Oriente, assunsero la reggenza delle stelle erranti (pianeti) che da essi prendono nome e "ospitati" per così dire,

  

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in manuali mitologico-astrologici che ebbero ampia notorietà e diffusione, ispirarono le arti figurative. La via di trasmissione, l'iter della peregrinazione, sarebbe stato questo: Asia Minore - India - Persia - Arabia, e cioè astrologia ellenistica, speculazione orientale (centrale, qui la figura di Varaha Mihira, indiano del VI sec. d.C.); opere del grande Abu Ma'shar, traduzioni ebraiche e latine. Una tradizione in-somma, plurisecolare che confluisce, partendo dalla "Sphaere" di Tcucro, ricomposta (1903) da Franz Bòll, nell' "Astrolabium planum" di Pietro d'Abano, a cui è ispirata l'iconografia del Salone di Padova. Aby Warburg nel suo intervento non indicò così solo le "fonti" del ciclo ferrarese, tra le quali pose pure l' "Astronomicon" di Manilio, ma segnalò anche la "mente" che diresse i lavori avendone ideato la complessa struttura iconografico-simbolica. Si tratta dí Pellegrino Prisciani, professore di astrologia alla locale Università, bibliotecario e storico ufficiale degli Estensi.

A riprova di ciò veniva riportata in calce alla relazione una lettera del Prisciani alla duchessa Leonora, in data 26 ottobre 1487, nella quale si indicava come ora estremamente fortunata quella in cui la Luna si avvicina alla congiunzione di Giove con la Testa del Dragone. Marco Bertozzi, giovane docente di filosofia della storia all'Università di Ferrara, dopo un paziente e appassionato lavoro durato quattro anni, ha dato alle stampe l'anno passato ("1,a tirannia degli astri. Aby Warburg e l'astrologia di Palazzo Schifanoia", Cappelli, Bologna) il suc studio che sviluppa quelli di Warburg integrandoli coi frutti delle ricer che successive, compiute dai suoi "eredi" e recando ad essi il contri buto di nuove e documentate interpretazioni, nuove ipotesi, nuovi in terrogativi la cui soluzione si prospetta anche ardua.

Giunto a Ferrara, interrogati gli "esperti" sul significato di determinate figure (quelle dei decani, suppongo), Bertozzi non ebbe che risposti deludenti, del tipo: "E' un mistero", "Non se ne può venire a capo" Ciò non fa meraviglia, dato che il nome e l'opera di Warburg solo ii anni molto recenti hanno acquisito in Italia una certa notorietà. E qui la volontà, da parte di Bertozzi, (li riprendere la lezione di Warburg aggiornarla e integrarla, caso mai si potesse ricomporre in un disegn, logico quell'affascinante, ma anche inquietante e sfuggente, "puzzle' Bertozzi è uomo tale (ho avuto diversi colloqui con lui, e me ne son fatto un'opinione che credo non superficiale) che doveva raccoglier

 

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la silenziosa sfida lanciatagli da quel ciclo pittorico; ed era anche dotato di tutti i mezzi necessari per affrontare la prova con ragionevoli speranze di successo. Ha una vastissima cultura, una conoscenza di manoscritti, archivi, raccolte rare francamente eccezionale; nessuno meglio di lui vi può guidare nell'intricatissimo labirinto costituito dalla tradizione astro-logica medioevale e tardo-medievale; inoltre, al carattere mite e schivo si uniscono in lui da una parte, una intelligenza nobilissima e "curiosa", molto attenta al particolare, la tipica intelligenza del detective di classe che prova senza scoraggiarsi la tenuta di molte ipotesi, e, dall'altra, una volontà ferrea, d'una tenacia che sospetto al limite dell'inflessibilità. I suoi stessi interessi culturali, poi, e la cattedra stessa nella medesima università in cui cinquecento anni prima aveva insegnato Pellegrino Prisciani ne facevano una specie di "chiamato".

E a tale vocazione - chiarissima - Bertozzi non volle resistere.

Ma veniamo al libro. Al principio Bertozzi ricostruisce la storia del palazzo, dell'ideazione e dell'esecuzione degli affreschi (qui parte precipua fu quella avuta da Francesco Cossa); ci dice del loro recupero (1820) e delle prime interpretazioni, allegorico-morali, che ne vennero date. Questa ricostruzione, precisa ma non pedantesca, consente al lettore di valutare appieno la novità rivoluzionaria costituita dalla lettura di Aby Warburg e permette insieme all'Autore di enucleare alcuni punti-chiave della propria interpretazione: a) l'importanza del soggiorno a Ferrara (1438-39) di Giorgio Gemisto Pletone, fondatore del neopaganesimo di Mistra; b) la derivazione della fascia superiore degli affreschi, quanto ai soggetti, dall' "Astronomicon" di Manilio; c) l'individuazione e la comparazione, la lettura delle fonti cui si deve riportare la fascia inferiore, quella dei decani; tali fonti sono assai più numerose e eterogenee, ricche e divaganti, di quelle indicate da Warburg; tra esse un posto specifico spetta al testo di magia astrologica (giacché i decani possono essere visti come talismani potenti e forse talismano volle essere l'intero ciclo) "Picatrix", il cui originale arabo risale al Xl secolo.

E' questa parte, quella appunto dei decani, che impegna maggiormente la fatica e lo studio dell'A. Riporto qui integralmente l'analisi relativa al primo decano dell'Ariete, sia perché in essa viene confermata l'interpretazione di Warburg (la figura è una travestimento del mitico Perseo la cui omonima costellazione si leva insieme coi primi grandi dell'Ariete), sia perché la pagina mostra, col rigoroso metodo seguito da Bertozzi

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La Nuova Casa Editrice Cappelli (via Marsili, 9 40124 Bologna) è disponibile inviare a chi ne faccia richiesta l'opera di Marco Bertozzi, franco di porto a lin 18.000 IVA inclusa.

 

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che riesce a infrenare una materia quanto mai sfuggente, la straordinaria ricchezza ma anche l'ambigua eccentricità della tradizione che congiunge la mitografia classica alla figura di Schifanoia.

 

"Nella più antica tradizione testuale (III-V sec. d.C.) l'attributo principale di questo decano è un'ascia o una scure bipenne. In un poema astrologico indiano (Sphujidhvaja), databile al terzo secolo, è descritto un uomo vestito di rosso e con la carnagione del medesimo colore; egli è terrificante, irato, ha le membra e le mani ferite e ha intenzione di muovere all'attacco. Porta una maglia dorata, dardi splendenti e tiene sollevata un'ascia in mano. Lo stesso decano del Liber Hermetis tiene alzata sul capo, con entrambe le mani, una scure bipenne: "Primus decanus Arietis habet faciem Martis .., signum armatum est, rectum ad similitudinem hominis transiens ... tenens utrisque manibus super caput securem bipennem. Hic dominabitur canuti Oceani" (ed, Gundel, p.

19).

Nel Libro sacro di Ermete ad Asclepio (Gundel, pp. 374 sgg,; l''estugière, pp. 139 sgg.) questo decano ha l'aspetto di un bambino con le mani sollevate, con cui tiene uno scettro . alzato sul capo, come se volesse lanciarlo; è fasciato dai piedi alle ginocchia. Si tratterebbe (Gundel, pp. 115) del piccolo Harpocratcs, versione greca di Hor-pa-Kheret, cioè Horus il giovane, uno degli aspetti di Horo, figlio di Iside. Da notare che Arpocrate potrebbe essere un analogo di Perseo neonato, rinchiuso in un'arca di legno e gettato in mare insieme alla madre Danae (...)

L'Astrologo persiano Achmet (Gundel, pp. 362 sgg.) descrive un uomo bruno, cinto in vita da una corda, irato, con gli occhi iniettati di sangue, scalzo; ha in mano una scure che intende scagliare (un atteggia-mento analogo a quello del Libro sacro di Ermete ad Asclepio). Albumasr tralascia l'attributo della scure, che si trova anche nell'indiano Varaharnihira, e descrive il decano come un uomo di carnagione scura, dagli occhi rossi, di alta statura, di forte coraggio e di elevati senti-menti. Egli porta un'ampia veste bianca, cinta in vita da una corda; è adirato, sta eretto, custodisce e osserva (Boll, p. 497). Infine la descrizione di Albumasar, nelle versioni latine di Johannes Hispalensis e di Herm. Dalmata (o di qualche successivo compendio), viene interpretata e trascritta sulle pareti della sala dei mesi di Palazzo Schifa‑

noia.

 

3S

Secondo la tradizione iconografica. l'attributo di questo decano è una spada ricurva (Picatrix), o una scure bipenne ('fabula Bianchini; Lapida-rio di Alfonso di Castiglia), La Tabula Bianchini, una tavola marmorea di età imperiale, fu ritrovata sull'Aventino, nei pressi del Tempio di Giove Dolicheno, a cui apparteneva l'attributo culturale della scure bipenne. La facies (Martis) di questo decano è raffigurata nell'Astrolabium planum da un uomo vestito, con in testa un turbante e in mano una scimitarra, che sembra avanzare minacciosamente verso la sua sinistra. Possiamo ancora notare che in alcune trascrizioni della sfera di Teucro figurano come paranatellonta del primo decano dell'Ariete, le costellazioni di Perseo, Cefeo, Cassiopea e Andromeda (Boli, p. 41). Inoltre il testo latino di Albumasar (Herm.) cita come paranatellonta dell'Ariete (relativamente però al secondo e al terzo decano): "caput meduse ... harpes persei" e "caput persei Jinisque rnanus dexter".

Dunque, non mancano gli indizi che hanno portato Warpurg a riconoscere in questo decano l'antica figura dell'eroe greco Perseo, che però a Schifanoia è privo di qualsiasi attributo tradizionale e appare quindi irriconoscibile. L'atteggiamento del decano di Schifanoia può ricordare la costellazione di C'efeo, che in un manoscritto di Basinio da Parma è illustrato con le braccia distese, mentre allunga rapidamente il passo verso la sua sinistra". (M.B., op. cit., pp. 36-38).

 

Questo tipo di analisi, condotta fino all'ultimo dei decani superstiti (il terzo della Bilancia), consente alla fine all'A. di indicare le costellazioni loro correlate: dall'astrologia, connessa alla varia e lunghissima tradizione iconografica del mito, all'astronomia, secondo la volontà e il disegno, più che probabili, dell'astronomo-astrologo Pellegrino Prisciani che fu, diremmo, supervisore dell'intero ciclo.

Con molta onestà Bertozzi dichiara, al termine del suo lavoro, che l'aver risolto qualche mistero ha fatto sì che altri, più numerosi e ardui interrogativi si presentassero, i quali restano per ora senza risposta. Ne citiamo qualcuno: anche se tra le fonti principali devono essere posti la sfera indiana di Albumasar, l'opera di Manilio, e il 'I)e astronomia" di Igino (la cui prima edizione vide la luce proprio a Ferrara nel 1475), non è stato possibile rinvenire la lista di decani che corrisponde perfettamente alle figure di Schifanoia.

Esisteva un compendio del genere, per noi perduto? Oppure si volle

 

 

Il primo decano dell'Ariete

(Ferrara Palazzo Schifanoia: mese di marzo)

 

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attingere a fonti diverse? In questo caso, quale è la ragione di un tale eclettismo? E a quegli interrogativi vorrei aggiungere il mistero costituito dal movimento sinistrorso dell'intero ciclo, un movimento opposto a quello apparente della volta celeste, e perciò contrario a tutte le re-gole dell'astrologia classica. Personalmente avanzerei questa spiegazione: che quel movimento non sia altro che la proiezione del movimento reale del pianeta Terra, che ruota da Ovest a Est passando per il Sud; e tanto più che l'ingresso originario della Sala si trovava a Ovest e chi di lì si fosse portato al centro della Sala aveva di fronte a sé il Meridione.

A lettura conclusa, accanto all'ammirazione profonda per l'A. che ci ha guidato per un'intricata selva nella quale si orienta e si muove con difficoltà anche chi abbia fatto ottimi studi classici, si prova un senso di amarezza.

Il debito che abbiamo con la grande tradizione filologica tedesca è immenso ed è spaventoso il ritardo degli studi italiani. Qualche data sol-tanto: del 1893 è l'edizione Maass di ' Arato; del '97 quella di Firmico Materno (Kroll-Skutsch); del '98 quella di Tolomeo (lieiberg, Lipsia); del 1903 quella di Manilio; del 1908 quella di Vettio Valente (Kroll, Berlino). Solo pochi anni fa è comparsa in Italia una traduzione di Manilio, e ,solo da pochi mesi un Tolomeo col testo a fronte e un ricco apparato di note.

Firmico Materno e Valente ci sono sconosciuti e così i grandi astrologi persiani e arabi, compreso il grandissimo Albumasar, inutilmente e più volte citato dal pur ammirato André Barbault.

Queste amare considerazioni accentuano per legge di contrasto il valore del libro di Bertozzi, miracolosamente comparso come una rara gemma in un deserto sulla cui polvere volano a folate mucchi di carta d'astrologia rotocalcata e dove il vento porta lamentose nenie di "ricerche ' salottiere impreziosite da garbati birignao.

Ma i miracoli avvengono ancora, grazie a Dio.

I? forse i tempi vanno davvero cambiando; ne fa prova il vasto e meritato successo che il libro di Bertozzi ha raccolto e raccoglie, con evi-dente sorpresa di più di un "esperto" editore. Com'è possibile? Un libro "difficile"? Già. E. non "divulgativo"?. Sì, anche.

Certo la strada che resta da percorrere è molto lunga e difficile. Ma essa non sarebbe stata neanche individuata se Bertozzi non avesse hat-

 

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tuto i sentieri che ha battuto. E il metodo che egli adotta, da storico rigoroso, sulla scia di Warburg e dei suoi continuatori e seguaci, non è soltanto l'unico valido a guidarci, ma è anche il solo che possa -- a noi studiosi di astrologia - far toccare con mano, se mai ne dubitassimo, quanto strettamente la storia della nostra disciplina sia unita a quella della nostra cultura in ogni sua espressione d'arte e nel travaglio di pensiero che vi sta sotteso.

Il libro comprende pure -- altra ragione del suo interesse - il testo integrale, tradotto in italiano, dell'ormai celebre relazione di Aby Warburg, con la lettera di Pellegrino Prisciani alla Duchessa; un fondamentale saggio di Elsbeth Jaffé, collaboratrice di Warburg e continuatrice dei suoi studi, sull'analisi delle figure dei decani; il carteggio Warburg-Agnelli, allora direttore della Biblioteca "Ariostea" di Ferrara; un intervento di Ranieri Varese su 'Le rappresentazione dei mesi nel palazzo Schifa-noia in Ferrara e, a cura dello stesso Varese, una "Cronologia di Palazzo Schifanoia".

ABY WARBURG: BIBLIOGRAFIA FONDAMENTALE

Biografia:         E.H. Gombrich: Aby Warburg. Una biografia intellettuale. Feltrinelli, Milano, 1983; con bibliografia. Rec. di M. Bertozzi in "Belfagor", XXXIX, 1984.

Scritti di W.: "ltalienische Kunst und intemationale Astrologie in Palazzo Schifanoia zu Ferrara" (1912), in "L'Italia e l'Arte Straniera. Atti del X Congresso Internazionale di Storia dell'Arte, 1912, Roma, 1922. Trad. it.: "Arte italiana e astrologia inter-nazionale nel Palazzo Schifanoia di Ferrara", in "La rinascita del paganesimo antico. Contributi alla storia della cultura", a cura di Gertrud Bing. La Nuova Italia, Firenze, 1966; ed ora anche nel libro di M. Bertozzi.

"Divinazione antica pagana in testi e immagini dell'età di Lutero" (1920), trad. it. in "La rinascita ..." cit. M. Bertozzi avverte che la "bibliografia più completa e aggiornata su A.W. (con un preciso elenco delle sue opere manoscritte e a stampa) si trova in: "A. Warburg; Ausgewiihlte Schriften und Wùrdigungen ', ed. D. Wuttke Koerner, Baden-Baden, 1980, pp. 521 su."

Su A.W.; S. Ferretti. "Il demone -iella memoria. Simbolo e tempo storico in Warburg, Cassirer e Panotsky" Marietti, Casale Monferrato, 1984. Il fascicolo speciale di "Aut-Aut" (Storie di fantasmi per adulti. 11 pathos delle immagini nelle ricerche di Aby Warburg sulla rinascita del paganesimo antico), interamente dedicato ad A.W., n. 199-200, 1984.

 

LA N° 85 (1991) Mario Zoli

 

 

IMPRESSIONI DI UN VIAGGIO ASTROLOGICO

  Organizzata dal gruppo «Sirio» di Venezia-Mestre, e in particolare dal suo attivissimo leader Arturo Zorzan, coadiuvato dall'insostituibile Na-dia Paggiaro, si è vissuta, nell'incantata isola di Kos, ove Ippocrate coi suoi preziosi insegnamenti pose le basi della moderna medicina scientifica, una splendida vacanza-studio dal 21 al 28 settembre. Potevano aderirvi, come poi hanno fatto, oltre gli studiosi di astrologia, quale che fosse il loro grado di preparazione, anche i loro familiari ed amici. Trovandomi a Mestre verso la metà di giugno per l'annuale conferenza, avevo appreso dell'iniziativa quasi casualmente; sollecitato amichevolmente, mi ero iscritto, quasi ultimo d'una schiera già fitta. Astri benevoli devo-no aver guidato il mio «sì», perché tutto è stato splendido; così l'organizzazione, precisa ed efficiente, così l'accoglienza, la domenica sera in un lussuoso hotel di Atene, degli astrologi greci, capitanati dal bravo Thomas Gazis (fossimo stati dei principi di sangue reale, non ci sarebbe stato tributato più onore), così il vitto e l'alloggio, come l'atmosfera cordiale che, propiziata dal luogo, si è subito stabilita tra i membri - più di 40 - del gruppo.

  Ma, dovendo di necessità essere breve, ricorderò a chi mi legge solo due particolari, che mi paiono i più importanti. Il primo è l'incanto di Kos; non solo quel mare è superiore a ogni immaginazione e il residence dove fummo alloggiati pur provvisto di tutti i confort moderni, ha un fascino antico (grandi spazi, murature bianche, amplissimi giardini al-l'inglese con mille gerani rossi, posti in piena terra, e tutti in fiore!); non solo si deve per forza ricordare che quella fu, ed è forse ancora, la patria degli dèi, ma - questo, soprattutto abbiamo, in tanti, giunti come me per caso, se il caso esiste, avvertito, in più di una occasione, di venire benevolmente...guidati. Intanto, l'imprevisto, che ha sempre giocato a favore. Si sarebbe dovuti scendere a un hotel di Kos (la capitale ha lo stesso nome dell'isola), ma all'ultimo venimmo smistati a circa 15 km. più a sud, all'hotel Lakitira, non distante da Kardamena. Quella che parve sulle prime una jattura, si rivelò poi una vera fortuna, perché un luogo altrettanto bello non poteva essere in tutta l'isola e perché, pur

 

 

 

poco lontani dal paese, potevamo bearci di una pace meravigliosa che il frastuono del capoluogo non ci avrebbe certo consentito. Poi il mare, a pochi metri da noi, limpidissimo il giorno e la notte illuminato dal plenilunio equinoziale. Poi il gioco dei sassolini, ideato da Zorzan il venerdì pomeriggio, nel corso del quale ciascuno dei presenti, che pescava il suo caso (?), vi ha letto la parola o il motto che non si poteva immaginare più «ad personam», come se un invisibile, saggio, discreto regista (Ippocrate, forse?) guidasse il tutto e si prendesse cura paterna, conocendoci bene, di ciascuno di noi. E infine il fatto - da me personalmente registrato in molti colloqui privati - che molti dei presenti venuti per caso si trovavano a un punto-svolta della loro vita e lì, in quell'isola dell'antica medicina, si sentivano rinascere, più disposti ad accettare, ricordare, perdonare, come se l'acqua di quel mare avesse il potere di sciogliere tutti i nodi.

  Il secondo particolare sono state le lezioni di astrologia che si teneva-no, in un clima amichevole, quasi ogni pomeriggio dalle 17 alle 19. Programmati e guidati da Grazia Mirti, essi fondavano positivamente il momento della ricerca didattica personale, col lavoro di gruppo, con la didattica vera e propria. Gli «allievi» (prevalenti i veneti e i torinesi) erano divisi in otto gruppi di tre ciacuno; dovevano, in un lasso di tempo relativamente breve, rispondere a domande precise, su temi di personaggi noti o notissimi (ciò che avrebbe facilitato poi la verifica a chiunque lo avesse voluto), di cui spesso Grazia Mirti aveva celato l'identità, per evi-tare il rischio di induzioni fuorvianti. A dare consigli, lumi, e quant'altro occorresse erano, al tavolo della presidenza, con la Mirti, Zorzan e la Paggiaro, anche Dante Valente e il sottoscritto. All'apparenza, le domande erano semplici, ma la preparazione che avrebbe richiesto il rispondere con correttezza non affatto elementare. Sicché avevo, sulle prime, qualche perplessità. Ma (un altro dono di Kos, certamente), se per età e pratica, sono posto tra i «maestri», il maestro ch'io sono è stato..ammaestrato, e colmato di grata meraviglia. Perché ho toccato con mano che il simbolo astrologico, a chi Io avvicini con rispetto, rivela sempre qualcuna delle sue verità.

  Un esempio. Il tema che pareva d'un tale Gerardo, nato a Castelrosso (si trattava nientemeno che dell'attore Gérard Dépardieu; il luogo di nascita era stato...italianizzato), venne presto qualificato come testimone di successo pubblico, data la forza della prima casa e i potenti trigoni che la sostenevano; ma quando si dovette rispondere alla domanda «Qua-le, la professione?», accanto a gruppi che opinavano per il settore «spet‑

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tacolo» o «politica», altri optavano per la psicologia o la psicoanalisi. E non erano, neanche loro, fuori strada!

  Non solo perché l'attore in oggetto è stato in analisi traendone gran beneficio, non solo perché il passar degli anni affina, anziché appanna-re, le sue capacità di interprete, attento soprattutto al linguaggio dell'anima (su questa linea sottile e modernissima sta tutto il suo splendido «Cyrano»), ma perché in un suo libro di qualche anno fa, un best-seller dal titolo «Lettere non spedite», G.D. rivela di se stesso, degli intimi, di colleghi ed amici, una conoscenza interiore così profonda da poter essere, come è, condensata in brevi potentissimi ritratti; ciò che è possibile solo a uno scrittore-psicologo di gran razza.

  Ma le (liete) sorprese non erano finite per me, i gruppi stavano lavorando su ben quattro temi, il più forte dei quali appariva subito quello di Antonio (il principio Antonio De Curtis, Totò, il celeberrimo comico). Anche qui, grandi trigoni, ma anche una tensione fortissima nelle zone IV-X. Il tema culminava con una difficile e stretta congiunzione Luna-Saturno.

  Ognuno dei gruppi disse qualcosa di vero, del personaggio ignoto. Ma l'anima di lui restava oscura, come se volesse sfuggire. Eran venuti fuori l'ambizione, l'infanzia difficile e forse poverissima, la cordialità spontanea, la fortuna professionale, con la ricchezza, dopo i 25 anni, ma poco d'altro. Fu allora che successe una sorta di miracolo; e il prescelto a rivelarlo e a farne parte a tutti noi fu Vincenzo Cappelletto, insegnante piemontese, il quale, parlando vivacemente, com'è suo costume, quasi tratto dal fascino e dalla forza delle sue stesse parole, disse (lo ricordo bene) qualcosa d'una «maschera bianca, che piange». In un lampo egli aveva«sentito» tutto il tema, captandone l'anima dolorante e il suo bisogno di rivelarsi e nascondersi al tempo stesso.

  E come in un lampo ricordai che in un vecchio film Totò indossava un costume bianco da Pulcinella, con una espressione tristissima, Dopo tanti anni, non ricordavo. più né il titolo del film, né la sua trama, ma quell'immagine vera sì. Perché se si dimenticano presto i «fronzoli», I'essenza interiore, nell'attimo in cui si rivela con quelle, e non altre, immagini, la si ricorda per sempre. E quella maschera bianca, cui Vincenzo era giunto da sé per una illuminazione rivelatrice, non era un oggetto qualsiasi legato allo spettacolo; era la faccia vera di Totò.

  Credo di poter parlare anche. a nome dei miei colleghi che stavano allo stesso tavolo con me dicendo che, abbiamo insegnato qualcosa, cavandolo dalla nostra esperienza e dal nostro lavoro quotidiano, molto

 

di non meno prezioso ci è stato insegnato in quelle ore, sicché scolari ed allievi restano ugualmente in credito e in debito, e lieti, non imbarazzati, di trovarsi in questo stato. Se ne resta commossi, e quasi sopraffatti.

  La scuola dell'antico Ippocrate dava ancora i suoi frutti in quei momenti operosi e leggeri. Ebbi allora la certezza che il gran maestro ci avesse accolti tutti, generosamente, nella sua casa, dandoci oltre al sole e al mare, al plenilunio e ai gerani rossi, una ricchezza più preziosa: anima.

                      LA N° 86 (1992) Scrive Mario Zoli:

 

  Ieri tornando a Faenza ho trovato l'ultimo numero di «Linguaggio Astrale», ove è stato pubblicato integralmente il mio articolo su Kos, con, in aggiunta, una bella foto di gruppo che mi sollecita ricordi piacevolissimi,

Sullo stesso numero trovo un intervento di C. Valesio su Pascoli. Prima che «Zodiaco» cessasse le sue pubblicazioni (parlo di 10 anni fa!) mi occupai anch'io dello stesso poeta, sia perché sentivo «simpatica‑

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mente» una forte attrazione per la sua voce «lunare», sia perché mi de-dicavo allora a studi di astrologia ereditaria e, nel libro diligentissimo della sorella Maria («Lungo Ia vita di G. P. », ed. Mursia); trovavo annotati la data e l'ora di nascita di tutti i numerosissimi fratelli e sorelle, oltre la data di nascita e matrimonio dei genitori. Lo stesso per le morti, con descrizione delle malattie. La testimonianza di Maria, che fu una sorta di vestale o di ancella tutelare non solo di Giovanni ma di tutta la famiglia e che si spense a tardissima età, si è rivelata sempre attendi-bile; prova ne sia che Maria depone anche in merito ad episodi che non le fanno onore (parlo del morboso legame che la unì a Giovanni) e sui quali avrebbe, se fosse stata meno scrupolosamente onesta, potuto sorvolare se non truccare le carte, visto che di molti documenti e notizie era la sola depositaria. Bene, Maria dà come ora di nascita di Giovanni le 6,30 pomeridiane. La carta oroscopica che se ne trae è eloquentissima. La coppia Sole-Mercurio di 6' testimonia dell'importanza delle «piccole cose» della vita quotidiana (le «humiles myricae» di virgiliana memoria), mentre la cong. Marte-Luna (tra terza e quarta, ma la Luna cadrebbe esattamente sulla cuspide della quarta, se si opta per una nascita di poco anteriore, ciò che darebbe un Asc. agli ultimi del Cancro) dice la segnatura tragica che si impresse sulla psiche di Giovanni nei primi anni di vita. Le due coppie sono in reciproca quadratura e dunque c'è un rapporto di tensione assai forte tra l'ossessione della memoria tragica e il culto del «piccolo». Il «nido» lunare può diventare, come diventò, anche «prigione», la culla diventare tomba.

  Le ore 12,45, prese per buone dalla Valesio, e dichiarate da De Lascaut (così riportate nel vol. di Grazia Bordoni, cui a suo tempo segnalai la doverosa rettifica). una volta eretto il tema avrebbero dovuto apparire per Io meno sospette. Un tema del genere dà una chiara dominante di Plutone-Ia, al largo trigono del Sole in 9'. Ora, che cosa di magnetico-teatrale, nel fisico e nella personalità di Pascoli? Proprio nulla. A non dire che il Sole di 9a, così sostenuto positivamente, parla di una evoluzione psicologica lenta, ma sicura, grazie alla «voce» della figura paterna. Si sa bene invece - e lo si trova scritto anche negli ultimi manuali per i licei - che l'evoluzione psicologica del poeta restò inchiodata, e senza sviluppi ulteriori, alla crisi dell'adolescenza e che il suo universo femminile, dominato dalle sorelle, stravinse su quello maschile.

  Resterebbe da dire - è una 'conseguenza inevitabile - qualcosa sul perché si fanno poi comunque «quadrare» i conti lo stesso... Anche se ciò richiederebbe un lungo intervento sulle ambiguità dell'astrologia, che

 

non ho qui intenzione di condurre, non posso non sottolineare con sorpresa che Urano in prima lo avrebbe 'reso «isolato, ombroso». L'isola-mento ombroso è da legare a valenze Saturno-Luna; laddove un Urano forte, ansioso di attaccare violentemente l'autorità solare costituita, non tollera di restarsene appartato. Ambiguità o no, certi elastici non si possono tendere all'infinito.

  Nella «mia» carta parlano bene anche i transiti della morte (6 aprile 1912). Urano, governatore dell'ottava radicale, si oppone all'Asc. radi-cale. Su Urano radicale transita Saturno governatore del Q e della sesta radicale; Marte è sulla punta della 12' natale e si dirige all'opp. di Mercurio-Sole radicali. Il Sole infine, al M.C., si oppone alla dominante Luna natale...

 

!l pianeta Giove con i propri domicili (Leopoldo d'Austria, ne astrorum scientia, Augcburg, 1489).

 

Per non dimenticare

   1124 luglio 1998 sono trascorsi ormai tre anni da quando, con la scomparsa di Mario Zoli, la nostra astrologia ha perso una delle sue voci più al-te e geniali. Ai nostri nuovi soci, che non l'hanno conosciuto, e ai vecchi che ne hanno ancora vivo il ricordo, propongo questi due brani tratti dal volume «Luminose Stagioni»; quest'opera postuma, pubblicata per le edizioni MobyDick di Faenza, raccoglie ricordi, riflessioni, poesie, favole, esperienze teatrali di Mario, che aiutano a comprendere meglio sia l'uomo che l'astrologo.

   Il primo brano porta un titolo emblematico: «I rischi dell'astrologia». Pur risalendo al lontano marzo 1984, quindi a ben quindici anni fa, potrebbe essere stato composto oggi, tanto il suo contenuto risulta di attualità. Si tratta di riflessioni personali, che proprio per questo motivo appaiono ancora più significative, ricche di dubbi e di interrogativi, in cui è concentrata tanta saggezza.

   Poche righe che non solo inquadrano bene l'argomento, ma ci mostra-no la profondità del pensiero del suo autore e il grande rispetto con cui trattava tutti coloro che gli si rivolgevano per chiedere un tema o un semplice parere senza l'assolutismo e l'arroganza, che a volte gli astrologi affermati possiedono; ci fanno soprattutto capire l'umanità e la disponibilità di Mario, priva di atteggiamenti di superiorità, che lui dall'alto della sua vasta cultura avrebbe potuto facilmente permettersi.

   Le affermazioni di questo breve passo riguardano, pertanto, sia il principiante, che per la prima volta entra nel nostro affascinante mondo, sia chi vuole intraprendere la professione e magari in questi giorni si sta preparando a sostenere l'esame dell'Albo, sia chi già affronta quotidianamente le difficoltà del rapporto con il consultante.

   Esse ci invitano a riflettere. In un momento in cui la nostra amata disciplina ha sempre maggiore considerazione, ma viene anche attaccata violentemente dai vari Piero Angela, forse dobbiamo chiederci quanto certi nostri comportamenti, soprattutto in rapporto alla nostra professionalità e

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alla nostra attitudine alla didattica lascino spazio a questi attacchi.

   Il secondo brano è totalmente differente; ha per titolo «Cancro.Protez.ioni e ricordi» e risale al settembre 1987.

   Riguarda uno dei segni che stavano più a cuore a Mario, non solo per-ché si trattava del suo segno solare, ma anche per le particolari dinamiche insite in esso. In questo caso l'argomento viene trattato in maniera gradevole e leggera; si comincia con tanta dolcezza e con toni quasi scherzosi e ammiccanti, per finire con profonde riflessioni, che portano alla luce in maniera magistrale comportamenti e meccanismi psicologici del segno.

   Ricordo ancora ai lettori che sul segno del Cancro Mario Zoli ha pubblicato un breve articolo anche sul n. 95 di Linguaggio Astrale e che tale numero è ancora disponibile, come arretrato, presso la Segreteria per chi volesse richiederlo.

   Spero che quanto prima possa vedere la luce un altro volume di Mario, che è già in avanzata preparazione e che raccoglierà oltre ad alcuni dei suoi scritti astrologici più significativi, molti lavori inediti. Vi terrò informati.

(Claudio Cannistrà)

 

 

Tratto da "Luminose stagioni" Mario Zoli

 

 

I RISCHI DELL'ASTROLOGIA

 

 

  Il maggiore lo corre chi si avvicina all'astrologia troppo presto, senza conoscenza di sé, senza conoscenza della materia, e insieme con la voglia di capir tutto e subito, di mettersi su un trono di autorità da cui dirigere gli altri con la consolazione o col terrore.

  Sono una legione, costoro; e sono -- anche - un flagello. Prima di tutto per se stessi, inquieti e sempre alla ricerca di rassicurazione. Mangiano il passato dell'astrologia, impantanandosi in sentenze contraddittorie, non filtrate. Beffardamente l'astrologia gli rimanda, amplificata, la loro stessa immagine affannata.

Prima di salvare qualcuno che affonda nelle sabbie mobili, bisogna es‑

 

ser certi di avere i propri piedi ben saldi nella terra ferma...

 L'astrologia ha una tale storia confusa che chi sta in ansia vi trova così mille ragioni per ben sperare come altre mille per disperare, Gli aspetti, A quali credere? Ai buoni o ai cattivi?

  E i nodi? E le parti arabe che sono cento e forse più? E tutte le combinazioni infinite, come conoscerle, come interpretarle?

  Come nella religione, così anche qui, non bisogna abdicare alla ragione, ma rafforzarla. Se no, si cade, inevitabilmente, nel pericoloso delirio, e lo si proietta in coloro che, incauti, si sono avvicinati per avere un indi-rizzo e un consiglio.

  La ragione si veste spesso con i panni semplici del buon senso. Va da sé che a sette anni si vive un transito di Saturno o di Venere diversamente che a sessanta... che un maschio marziano, in una cultura patriarcale, aggressiva come la nostra, ha davanti a sé una vita e delle prospettive ben diverse dalla femmina che abbia la medesima segnatura astrologica, e, più in generale, che il nostro modo di vivere certi simboli è diverso e non poco, da quello americano...

  Ordine, buon senso, calma. studio condotto con attenzione e umiltà. E, anche, una sana diffidenza verso tutti gli «assoluti», specie quelli che si di-cono «scientifici» e urlati a voce troppo alta. E la regola: si urlava l'ultima verità solo perché la si era appena scoperta; più in là, si scopre che essa era già stata intuita, studiata e superata... dai vecchi.

  C'è molta saggezza nel detto dell'illuminista Montesquieu: «Finché non abbiamo letto tutti i libri antichi, non c'è nessuna ragione per preferire i moderni». Ciò non per paura dell'oggi o per un morboso amore del passato, ma semplicemente perché la prima testa pensante, e ben pensante comparsa al mondo, non è certo la nostra.

La storia della filosofia è lì a dimostrarlo.

  Ma oggi il tempo è enormemente accelerato. Si ha fretta di arrivare al tutto subito, di ingoiarlo in un boccone. Quanta paura in questa corsa folle! Quanta fuga dalla vera libertà! E, anche, quanta fuga dalla responsabilità della scelta, che ci darebbe la vera conoscenza di noi stessi.

  L'astrologia si divulga, si consuma in formulette, si banalizza, si perde in ridicole profezie la cui banalità, pur evidentissima. si accoglie non per altro che perché riesce tranquillizzante.

  In un noto mensile, lessi: «Venere entra nel vostro segno solare... Incontrerete l'anima gemella». Ma Venere entra in quel segno una volta l'anno... Dunque, il settantenne, ha settanta anime gemelle...

 

Marzo 1984

 

CANCRO. PROTEZIONE E RITORNI

 

 

  Egli fa il nido. A qualunque età, o luogo, egli ricostruisce l'habitat te-nero e caldo, vissuto o sognato, dell'infanzia.

  La sua casa non sarà funzionale, ma accogliente e piena di oggetti inutili da cui non si staccherà, i quali sono preziosi perché gli assicurano il protrarsi di un'antica stagione felice, inventata magari, che per questa via viene sottratta al Tempo distruttore. Amici e amiche saranno accomuna-ti dalla identica «tenerezza» indulgente e un po' lamentosa e sorniona.

  Potendo, se viaggia, si porta dietro il più possibile. Si porterebbe dietro tutti gli intimi, e la casa beninteso. Se il lavoro lo conduce in un'altra città. ripercorre le stesse vie, frequenta le stesse persone, possibilmente agli stessi orari. L'abitudine non gli pesa affatto, al contrario lo rassicura, perché gli fa vedere che «tutto è come prima», Aborre ogni novità, potenzialmente eversiva, e distruttrice.

Dentro il suo cuore, il Tempo non ha alcun potere.

  Ricorda tutto ciò che lo commosse, anche molti anni prima. Frasi, persone, luoghi, musiche, profumi, atmosfere particolari non si cancellano più; se ne ha la capacità, egli fissa queste memorie oggettivandole e sottraendole così per sempre alla dissoluzione che salirebbe con la sua propria morte (Proust e la sua Recherche).

  Il nido è il calore, il letto, l'ombra serena, la carezza delle coltri, il cuscino soffice. la ninna-nanna, il perfetto abbandono, la totale passività fiduciosa e stupita.

  Nell'amore il Cancro non può offrire di meglio che portare la persona amata nel suo proprio nido, o far nido assieme a lei.

  Ma il nido è anche una protezione. Dai rumori, dai disordini, dai peri-coli che sono, tutti, «fuori». Il nido è anche la tana dove il cacciatore-orco-mostro non potrà entrare.

Non esiste pericolo dentro. Il pericolo è fuori.

  Molto spesso il «fuori» si identifica anzi col pericolo stesso, e ciò rafforza la voglia di non uscire, di non compromettere il beato e certo torpore presente con l'inquieta battaglia futura.

  Crescere è perdere il paradiso. Meglio non crescere affatto, allora, non partire. La partenza dalla casa, dalla persona amata, dal giardino, è sempre una piccola morte che si accoglie solo perché viene nel pensiero compensata dalla festosità del prossimo, vicino ritorno. E non sarà mai così

 

bello accucciarsi nel nido come quando si scorgerà l'inverno, con la sua neve e il suo freddo, là fuori.

  Se gli eventi lo costringono a lasciare il primo nido, e a starne lontano per molti anni, il Cancro soffre, ma esce poi dalla sofferenza «ricreando il nido» con la fantasia nostalgica.

  Egli dirà «mi ricordo» laddove dovrebbe dire «invento e costruisco per risarcirmi». E al nido ri-creato resterà tenacemente attaccato. Al punto che se le circostanze lo riporteranno al vero nido, supererà il trauma del confronto, respingendo la realtà della visione oggettiva che gli denuncia implacabilmente la lunga invenzione, in favore della ri-creazione.

  Ma egli perisce quando il suo nido del cuore viene invaso, profanato, distrutto.

  Può affrontare impavido avversità e miserie, ostacoli e nemici, ma non può resistere a questa profanazione.

  11 nido, ovviamente, è lo stesso che il grembo materno, che una picco-la metamorfosi analogica dello stato fetale. Il complesso materno sta al-la base del patriottismo (Madre Patria) dei Cancri Mazzini e Garibaldi (saturnizzato l'uno nell'etica del «dovere», reso attivo e battagliero l'altro da valori Leone), come dell'ideologia e della simbologia di Leopardi, che maledice la Natura Matrigna e la Luna impassibile e lontana; esso sta alla base anche dell'onirismo fiabesco di Chagall e dell'evanescenza fascinosa delle donne di Modigliani; né una diversa radice si trova per la «chiusura» di Pirandello e di Kafka, per i quali il nido si fa necessaria prigione, ora sofferta, ora esaltata, come paradossale spazio di libertà contro l'invasore.

  Né attorno al Cancro mancano figli, reali o non, da allattare, da guidare, da tenere legati a sé.

  Se non ha sciolto per primo il cordone ombelicale. diventato madre, sarà una madre che a sua volta non permette che si sciolga perché ciò significherebbe la fine della funzione materna.

  I grandi nemici sono il tempo, l'oggettività della scienza «fredda» (fisica, matematica), sono, soprattutto, i «distacchi» e le partenze.

 

Settembre 1987

 

 

  Chi desidera ricevere il volume «Luminose stagioni» può richiederlo alla Segreteria del CIDA - Via Vizzani. 74 - 40138 Bologna, inviando neeMPì.

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           LA N° 104 (1996) Due poesie di Mario Zoli

Idee

Le stelle

c adono

per essere con noi.

Noi siamo vili e bassi.

Eppure, quale sovrana bassezza se l'alto cielo più puro

precipita

per amarci! (1962)

Fiore

Questa terra desolata

un tempo antico fu pianura verde.

Stamane ho visto un fiore e non so dire se sia il primo o l'ultimo. Non so. Forse, stanotte, me l'ha detto il vento: piccolo e sorridente come un bimbo.

Presto morirà, lo so. Ma intanto

gli porto acqua. Gli faccio da riparo dal sole implacabile che sbianca. Presto morirà, lo so. E solo allora maledirò le zolle e l'aria e l'acqua.

Adesso il campo è buono: un punto bianco basta a dargli luce.

Questa fu un tempo una pianura verde.

Tu, serpe, avanzando, tutta l'hai seccata. Mea culpa, mea maxima culpa.

Non sentivo miei la terra e il verde, così da vile, io ti feci forte.

Ma ora che insaziabili sibili

e fischi, e lento strisci

con la lingua saetta viscida la polvere, difendo mia la terra e il filo verde.

Se per opera tua prima del tempo si piegherà, con le mie mani stesse

ti spaccherò la gola mefitica, serpe. {1972)

 

LA N° 56 (1984)

 

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Mario Zoli

 

 

EPIFANIE': I)EI_ SIMBOl..O:

MIERCURIO, MASCHERE E

GEMELLI

I.a recita è finita. Gli spettatori balzano in piedi, entusiasti. lo stesso non mi stanco di applaudire. Umberto ha trovato finalmente la sua grande occasione.

I.ui che nella vita è attento, discreto, metodico c fin troppo autocritico (Sole e stellium in Vergine), sulla scena è stato un personaggio autorevole, pieno di

energie, di slanci generosi, di ardenti utopie. E senza strafare, senza ricorrere ad alcun effettaccia, ha imposto - naturalmente, si sarebbe detto - la sua statura di attore. Accanto a lui, Loredana che nella vita è piena di entusiasmi, schietta, "diretta" (Ariete, con Asc. alla fine del Sagittario), è stata una moglie devota, umile, accorta.

Salgo a salutarli. Sul palco smontano scene e scenari; spariscono in un attimo boschi, grotte e castelli. Qualcuno cala, dall'alto, fari, faretti, spot; si tolgono i filtri blu, azzurri, verdi, aranci. Le belle luci che mi hanno fatto sognare sono tutte lì: un trucco. E in pochi minuti di tutta quella magia di poco prima

 

non resta nulla; un palco vuoto, spoglio.

 Entra un ragazzo sorridente, in jeans e maglietta, con scarpe sportive. Lo riconosco; è colui che, poco prima, fu qui, in questo medesimo posto, l'imperatore, gonfio di autorità, severo, splendidamente vestito. Non ne resta nulla. E qui, dunque, la verità? Il fascino dello spettacolo canta ancora dentro di me, vivo e vero c compatto, ed ora il disvelarsi dell'artificio me lo altera: è stato un bluff?

Umberto è avvolto in un pesantissimo, caldo sciarpone. L'abbraccio; mi saluta con una voce rauca, debolissima. Dov'è finita quella voce salda e imperiosa che, poco fa, riempiva la sala? Glielo chiedo. Lui sorride: "Mio caro, ecco qua il segreto" c mi mostra una scatola di pasticche.

Loredana è raggiante. "Ma i tuoi bei capelli lungi e scuri?" Ride anche lei: `Ma era una parrucca!" e me la tira fuori da uno scatolone.

Qualche altra frase; poi vengo via. Eppure non ho sognato. E loro due, con i compagni, non hanno ingannato né se stessi né la platea. Lui ha agito i] suo luminoso Asc. Leone, e lei la sua sensi-bile, inquieta e umile Luna-Gemelli-6a, e la sua Venere-Pesci. Noi diciamo che l'attore "interpreta" il personaggio. Più vicini al vero, i latini dicevano, concre-

 

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tamente, -tacere". E la maschera -- che a noi giunge collegata con la mistificazione, l'alterazione del vero, che resta sempre il prima valore era detta, con parola di radice etrusca "persona". Quasi che l'attore, l'uomo sia la sua maschera. E che la "fictio" (che la latinità collega al fare creativo e artigianale di chi con le mani modella la duttile creta) sia la verità, la quale non è semplice, ma composta di due facce, dialetticamente collegate in una inquietante relazione: luce-buio, bene-male, virtù-vizio. Umberto e Loredana non hanno "finto" sulla scena: sono stati se stessi; hanno espresso - e con gioia -- una parte di sè che non era ancora venuta alla luce e che aspettava solo questa occasione per emergere. Forse sta qui la fascinazione -- irresistibile e demo‑

niaca dell'attore: ogni volta egli mostra, giocando, le facce ognuna credibile, della verità; una verità che, per essere sua, non é per questo meno parte di noi, cui viene offerta. E nel teatro la somma di mille, dichiarati, a volte ostentati artifici -- fondali,

luci, musiche, trucco dà, per risultato, la verità della nostra emozione, in pianto e in riso, in consenso, in repulsione. Al-l'opposto, nella vita reale di ogni giorno, la somma di tante verità rituali ha, per totale, lo spegni-mento, grigio, di ogni emozione.

 

La differenza sta nel "ludus" mobile e creativo, nell'inafferrabile gioco delle parti, nell'alta-lena (che fu detta immorale, o a-morale) delle iridescenti ambi-valenze, nello spettacolo offerto da una proclamata "immaturità" da Peter Pan che non vuole crescere, né dar giudizi, né sposare, per la vita, una sola causa; degna o santa, si capisce.

Lutto ciò mi fa pensare a Mercurio e al segno dei Gemelli. Il mito classico ci racconta tante imprese di Mercurio: è il dio che, volando, mette in comunicazione Cielo e Terra, e Terra e Inferi; porta per ogni luogo la volontà degli dei. Ma la sua "anima" ci sfugge. Non sappiamo nulla delle sue passioni, delle sue ire: volo, parola, distacco, una strana "distanza" dalla vita sia umana sia celeste; Mercurio è tutto qui. Egli non esiste più se lo si priva delle sue funzioni che lo vedono "obbediente".

Ma quanto della sua prima infanzia viene raccontato, ci riporta il puer scherzoso, il "ludus" malizioso, sicché si deve sospettare che nel distacco con cui, adulto, assolve le sue funzioni ci sia l'ironia, davvero aerea, inespressa a parole, di chi, vuole essere neutrale sempre per essere libero sempre: la scelta impegna, obbliga, limita. E Mercurio, di sua iniziativa, non sceglie mai. Obbedisce, si, ma non acconsente".

 

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Mercurio è la comunicazione, il segno, la parola. Ed è, anche nel mito, un "doppio" vivente: veritiero e ingannatore, commerciante e ladro, saggio e burlone. Per lui si è condotti a riflettere sul "doppio" della parola stessa: parola che rivela e che nasconde, che ripete e che inventa, che associa e che disunisce.

Ed è singolare che nonostante queste ambivalenze (o non, piuttosto, proprio per esse?) egli metta in contatto tra loro Cielo, Terra, Inferi, uomini, animali e cose, come se, accanto alla positività del contatto stabilito, emergesse contemporaneamente la problematicità del contatto stesso, aperto a ogni esito.

E si è condotti a riflettere anche sul "doppio" dei Gemelli.

Dopo la pre-potente esplosione ignea dell'Ariete, non meno distruttiva che creativa, fuoco in-coercibile e violento che sembra alimentarsi di sè` fino a consumare la sua stessa forza; dopo la quieta, realistica e concreta "oralità" taurina, coi Gemelli si stabilisce il contatto con l'ambiente circostante: un contatto non più "orale", ma costruito sulla parola-segno. E' il primo moto dell'intelligenza che -. percependo differenze, alterità, o se si vuole, la prima serie dei "doppi" - con diverse parole, semplicissime e monosillabiche allo inizio, esprime a se stessa e al mondo di fuori, come in una

 

specie di ponte che la parola getta, l'avvenuta percezione di quelle stesse diversita.

Dove sta il rischio? Il mito di Castore e Polluce, quello di Mercurio, e la stessa cifra grafica dei Gemelli lo indicano chiara-mente; che l'uscire da sè sia insufficiente, che 1' "altro" non sia che una proiezione del soggetto stesso, che il distaccarsi da sè sia fittizio, che la parola si di-sperda, tradendosi, e non si organizzi in "conoscenza".

La percezione del pericolo volge queste valenze alla direzione del segno opposto, e qui, risolutivo: il centauro-pedagogo del Sagittario che salda la adolescenziale mobilità dei Gemelli in una mobilità ben diversamente inquieta: uomo che si unisce alla natura, non solo dominata ma accolta come parte di sè (uomo + cavallo), e che da questa unione felice trae slancio per volgere i propri generosi ideali "più in là, più lontano, oltre" (arco e freccia).

Nei Gemelli la fascinosa epifania della parola che celebra il suo trionfo, ma che rischia di compiacersene fin troppo e di restar ignara dei suoi stessi li-miti, si collega strettamente al mito di Narciso.

11 creduto "altro" è solo una duplicazione dell' "io". Non si è usciti dal cerchio, non s'è trovato un varco. E l'autoinganno può riuscire mortale.

 

Mario Zoli e Claudio Cannistrà

(ILI ASST DEL DESTINO E DN.1.I.A LIBERTÀ

   Ho recuperato dal mio archivio questo pezzo inedito sui «quattro cardini», scritto nel 1992. Esso era i! nucleo cli uno studio più ampio, che pur-troppo non vedrà più la luce, sulle case e sui fondamenti dell'astrologia, in relazione alla questione sempre aperta e affascinante dei rapporti fra fato e Libero Arbitrio, che con Mario avevamo in animo di affrontare, soprattutto a scopo didattico. Proprio per questi) motivo, credo possa esse-re cli aiuto per i nostri lettori alle prime armi, che desiderano avere idee chiare sulle basi della nostra disciplina, anche se i più esperti vi ritroveranno concetti ormai noti. Pur essendo il lavoro incompleto, non ho voluto modificarlo rispetto alla stesura originale, preferendo pubblicarlo tale e quale come l'avevamo lasciato.

Claudio Cannistrà

L'asse verticale

  L'asse verticale, che unisce il Medium C'ocli all'lmum Coeli, c detto quello del DESTINO. sia perché è legato a Luna e a Saturno (infanzia e vecchiaia, emotività e razionalità, dipendenza e costruzione), sia perché dichiara, per così dire, quale sia l'eredità psicofisica del soggetto, la qua-le lo collega - attraverso la coppia genitoriale - a tutti gli antenati e da essi al paese e alla nazione.

 

   «Vediamo cli spiegare la prima affermazione. Sappiamo che Saturno governa il Medium Coeli - Capricorno; è il pianeta più lento, il settimo, il misuratore del tempo, il Grande Vecchio terribile e giusto, che taglia ciò che deve essere tagliato, che ci costringe a distacchi dolorosi, ma che anche premia chi abbia saputo adeguarsi alle sue leggi di rinuncia, sacrificio, desiderio dell'essenziale. per tutto ciò il pianeta che maggiormente indica il Destino.

   La Luna, come Destino, deve essere interpretata come datrice di vita, dispensatrice delle prime esperienze fondamentali, ma anche come si‑

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7- q

 

gnora della morte e della fine della vita, in quanto governa il segno del Cancro, analogo alla quarta casa.

   Come il concepimento, la gravidanza e la nascita sono legati alla Luna e al farsi della vita, altrettanto al suo disfarsi è collegato un influsso luna-re. La "Madre" che dà vita è anche quella che dà la morte. La "dolce morte", in genere è quella che sopraggiunge all'alba ed è preceduta da un lieve miglioramento (soffio lunare): essa corrisponde alla posizione del-la Luna iii 7nro; la morte "difficile", che è quella che avviene al pomeriggio, corrisponde alla posizione della Luna in Scorpione (segno della sua caduta).

   ll legame fra questi due pianeti è ribadito anche dal fatto che il bianco è un colore tanto lunare quanto saturnino perché è il colore del latte ma-terno e dello scheletro (il lenzuolo funebre è bianco!) e rappresenta il senso dell'assoluto».

 

  ('iò che il soggetto costruirà nella vita (la decima casa, e il segno che le corrisponde, il Capricorno) dipende sia dall'educazione e dalle esperienze vissute bell'infanzia, sia, e non meno, dai condizionamenti eredi-tari. In questa ottica la casa decima è quella più lontana dalla quarta. ma anche quella che le fa da specchio: si sale sull'alta culla; si diventa duri, determinati, competitivi per sopperire a carenze affettive «materne» le quali, se espresse serenamente, colmano le esigenze sentimentali del bimbo, ma non gli alimentano alcuna ambizione, se non quella di rima-nere nel «nido» il più a lungo possibile.

  L'asse dei destino coincide dunque, tino a identificarvisi, con quello dell'eredità, d'una stirpe più che di una famiglia isolata; dunque, il «destino» individuale non è scindibile dall'orientamento generale della fa-miglia, del gruppo etnico, della «nazione», e della patria.

  Ad esempio, una casa quarta molto occupata (è indifferente il segno, come pure il tipo dei pianeti in essa contenuti) rivela a prima vista l'e-norme dipendenza, che il soggetto avverte, nel bene e nel male, dalla sua «eredità», ciò che gli rende difficile staccarsene per elaborare da solo (e quindi in opposizione con questa stessa eredità) una carriera autonoma.

  Viceversa una decima colma indica che tutte le mire del soggetto sono volte ad una realizzazione di sé indipendente dalla eredità ricevuta, o oppositiva ad essa.

  1n entrambi i casi, la «casa esclusa» parla ugualmente. Nel primo, la de-cima propone una vita necessaria per non soccombere a una perenne infanzia, dolcissima ma soffocante; nel secondo caso, la quarta riemerge quando il soggetto che chiede l'attenzione di un vasto mondo plaudente

 

al proprio operato, si accorge che questa immensa platea anonima è sostitutiva della famiglia di origine. Ci sono personaggi notissimi che dico-no «il mio pubblico», con lo stesso calore con cui altri dicono «la mia fa-miglia, i miei cari».

L'asse orizzontale

  Con questo asse verticale contrasta (in genere l'angolo è di 90°, che segna un aspetto di quadratura, tenendo presente che in tutti i temi fra l'Ascensione obliqua dell'Ascendente e l'Ascensione retta del Medio-cielo esiste sempre questa distanza) l'asse orizzontale, che va dall'A-scendente al Discendente, dall'«io» emergente agli «altri» circostanti. Questo è definito l'asse del libero agire; intanto perché è legato a Marte (l'aggressività individuale, libera e innocente) e a Venere (il desiderio di associarsi ad altri), e poi perché l'agire libero secondo l'astrologia è sempre un fatto sociale (la prima casa è sempre collegata alla settima: gli altri sono rispetto a me quello che io sono rispetto a loro, e viceversa).

  La prima casa indica l'io che nasce, forte. violento, creativo e distruttivo allo stesso tempo; raffigura la vita nel momento in cui essa chiede di essere conquistata con una sorta di forza violenta e inconsapevole, che quindi può essere indirizzata a qualsivoglia meta.

  La settima propone invece a questo egoismo necessario, ma potenzialmente pericoloso al gruppo sociale, dei limiti, dei freni; in questa casa l'«altro» mi diventa tutt'insieme compagno e rivale, alleato nella mia impresa e soggetto fornito dei miei stessi diritti, da cui, per me, il dovere - non facile - di frenare la mia pre-potenza individualistica. E ciò non è dichiarato dal destino, ma frutto della libertà.

  In questo confronto pace-guerra, amico-nemico, alleato-rivale nasce la storia in toto, e nasce anche la conoscenza che ciascuno ha di sé, la qua-le è sempre mediata dagli occhi, le parole, gli atti dell'«altro».

  Chi, ad esempio, ha un Saturno in prima casa elabora facilmente un atteggiamento di distacco critico (I'«io» si sente superiore o isolato), che impedisce la calda cordialità, lo slancio, l'immediatezza; tutto viene sottoposto al vaglio d'una ragione lucida, ma fredda. Va da sé che un tale atteggiamento produce un effetto simile di «ritorno» da parte degli «altri» che rimandano la stessa immagine. «Loro sono duri con me», dirà il nostro uomo, ignorando che la verità è invece quella della sua durezza verso di loro.

  Nel caso di un Marte nella stessa posizione, avremo reattività, calore, entusiasmo, anche gaffe, una certa aggressività, cioè un valore «fuoco» - dinamico - che produrrà negli altri un atteggiamento corrispondente.

 

  Se questi valori si presentassero invece in settima, avremmo, nel primo caso, un soggetto sulla difensiva per il timore del giudizio e della censura degli altri; nel secondo, un uomo che si aspetta continuamente di essere aggredito, o che subisce delle vere aggressioni, per cui, nell'attesa elabora delle «risposte» personali al suo prossimo, improntate a polemica di qualsiasi genere.

Rapporto libertà-destino

  Le libertà sono, pertanto, due: c'è quella negativa che deriva dal bisogno, dalla fame, dall'ignoranza, dalla schiavitù; e quella positiva che ci consente di proporre, di scegliere la nostra via, agire tra uguali. La prima è detta libertà «da», e la seconda libertà «di». Eppure, tanto l'una che l'altra dipendono dagli altri. Si è liberi di scegliere i mezzi di cui provvedersi lungo la vita, ma non si è liberi di scegliere o no gli altri; quei particolari «altri» che ci stanno accanto. Tutta la vita, dalla nascita alla morte, è alla luce dell'astrologia un fatto tanto individuale quanto sociale.

Il primo asse segna la strada, il secondo lascia libera la scelta dei mezzi con cui percorrerla insieme agli altri.

  L'importanza dei due assi è la stessa. Possiamo dire che il peso del destino umano è uguale al peso dell'agire personale.

  Eventuali tensioni che ci fossero tra la fascia del destino e quella della libertà (ad esempio, quadrati dalla prima alla quarta, o dalla settima alla decima, etc.) rappresentano le lotte che devono essere ingaggiate per con-ciliare le due esigenze, e i rischi che si presentano nella conciliazione, se esse risultano oppositive e in rapporto di vicendevole esclusione. Ad esempio, costruire il proprio successo umiliando gli altri, o imporre il proprio diritto alla vita muovendo guerra alla voce della tradizione familiare.

 

  Per lezione concorde degli antichi le case angolari molto occupate in-dicano individui noti, che emergono nel loro ambiente; in questa eventualità, non potendo non mancare tensioni tra questi due settori, è ovvio che questa «fama» si ottiene a prezzo di contrasti e di lotte. Tali case so-no dette angolari perché costituiscono i cardini dell'oroscopo, le colonne portanti. E infatti i segni cui esse corrispondono sono quelli «cardinali», il cui significato è imprescindibile, non potendosi fare a meno dei valori che esse indicano. Ad esempio, la vita, la nascita, l'unione con gli altri, la professione, sono queste le tappe obbligate della vita di ognuno.

 

 

  I cardini sono dati, ma la costruzione che si può elevare sopra di essi è opera tanto del destino quanto del libero agire umano. L'eredità natale è certo molto importante, il suo peso ha per effetto quello di orientare nel-le scelte, ma nello stesso tempo 1'«io» ha modo di poter contrapporre ad essa la propria volontà che si rafforza, e non si umilia, nel rapporto sociale. Tutto ciò fa sì che il destino, che può essere vissuto come «peso», non sia mai cogente.

  Il tracciato che si crea unendo le case cardinali è quello di una croce, il cui simbolo parla di lotta, sofferenza atroce, ma anche di costruzione, glorificazione, nuovo orientamento. La croce a bracci uguali può poi essere vista, come il simbolo di una immane energia centrale che si diffonde ugualmente alle quattro parti del mondo (i punti cardinali). ed anche come il simbolo di forze eccentriche che rifluendo al centro vi trovano la loro unità.

  Ci sono anche la croce fissa e quella mobile, ma questa prima, la cardinale, è la sola che poggi sul piano verticale, frontale dell'osservatore. I dunque la croce per eccellenza.

 

  La simmetria perfetta tra le forze del destino e quelle della libertà par-la di un'armonia tra l'uno e il molteplice, l'io e la collettività. il noto e il misterioso: questa armonia è la prima espressione dell'ordine universa-le e cosmico che è il principio costante e invariato dell'astrologia, dal-l'antichità ad oggi. Non a caso la parola «cosmos» significa «ordine».

 

 

LA N° 95 (1994) Mario Zoli

 

 

SUB SIDERE CANCRI

  Forse si è troppo sottolineata la fragilità, la ricettività, la vulnerabilità - porosa, diceva Tina Sicuteri - del segno, vale a dire la parte interna e molle, la polpa del granchio. E se n'è dimenticato l'involucro, coriaceo e resistente, e, ancora, il suo particolare procedere a zig-zag, a ritroso, in diagonale, e quasi mai secondo la retta. Suoni sordi e duri, onomatopeici, con riferimento all'esperienza tattile, sono nel nome greco, indicante l'animaletto e il segno, càrchinos, con una radice «kr», «gra» che indica forza, durezza, e potere; la stessa radice che troviamo in «gratos», «kronos», «èkreion». E infine non va dimenticato che il granchio si nasconde sotto la sabbia, al minimo segno di allarme; sicuro, Io è solo di notte, sulle scogliere sotto la luce della luna alta. Che il Cancro sia dolce, sentimentale, volto al passato, conservatore, è vero, è noto. Ma dir ciò è troppo poco. Tutti abbiamo memoria del passato, tutti facciamo, dei nostri ricordi, una specie di scrigno magico, dal quale amiamo trarre forza, alterando naturalmente la realtà, mitizzando; e siamo conservatori di ciò che ci parve, e ci pare, bene; non vorremmo vedere la nostra felicità sminuita, dissolta, distrutta. E anche ciò è naturale. Per definire dunque meglio la particolare psicologia del segno, occorre approfondire. Vedere, ad es., il «perché» di questo movimento retrogrado, diciamo così, la sua intensità, i suoi attributi.

  Opposto a un segno potente e duro, ben diversamente corazzato, tutto roccia, che ha familiare il distacco e l'analisi fredda dei dati dell'esperienza, il Cancro, minuto, consapevole della propria interna fragilità, rifluendo all'indietro, mostra così il suo timore della separazione. Credo più vero che il suo ritrarsi venga prodotto da una tale paura (ogni situazione nuova comporta una mutazione, e dunque un distacco da una precedente), da cui la sua tenera, ma anche colossale «fabbrica-di-miti» (Proust), che il contrario. E la prova sta nel fatto che quando il Cancro si proietta verso il futuro, in nome di un qualche ideale, la molla che

 

lo spinge e che può renderlo anche impavido,

FkLà    moralmente e fisicamente coraggiosissimo, è

                         sempre un ideate che egli trae dal suo passato (madre, famiglia, casa, patria); si può anzi di-re, di più, che nella dimensione del futuro concreto egli tende a rendere oggettivo e storico il suo passato, forzando la realtà ad obbedire al sogno, a tradurlo; in ciò si confessa, si esprime, si dona porgendo agli altri nient'altro che la sua anima stessa.

   E la potenza, immensa, del sogno, della magia notturna, dei fantasmi remoti e fascinosi, ma sempre operanti in lui, a ricreare la realtà, assunta per essere solo materia da ri-formare. In ciò egli è da una parte opposto al Capricorno, dall'altra complementare; infatti fa soggiacere al valore del sentimento la realtà, laddove il Capricorno si muove in direzione opposta; ed è però anche portato a fissare la sua realtà di sogno in una stabilità di cristallo e ghiaccio, sottraendola al flusso distruttore del Tempo al quale sostituisce il Tempo           immobile - della memoria.

  Essendo un tale passato, non solo quello personale, della famiglia o del paese o nazione di nascita, ma ancor più addietro, quello della stirpe e della inconscia memoria collettiva, esso costituisce un patrimonio di simboli e figure, tanto vasto quanto profondo e inesauribile, abbracciando il quale ci si rende conto che la nostra storia prende inizio da un punto che sta in un «prima» assai più remoto di quello in cui poniamo l'origine della nostra memoria consapevole, della configurazione dell'«io» cosciente, della percezione-intuizione di noi stessi come individualità precise, distinte, oggettive.

  Per questo i temi degli artisti - quale che sia il campo in cui operano -- presenta sempre o una forte Luna, o un campo quarto fortemente occupato, o il segno in una qualche posizione di rilievo, accogliente più pianeti veloci. Attraverso la loro voce il «passato» si effonde al presente, lo avvalora, gli dà coscienza delle radici, completezza, lD salva dai-l'effimero della moda, ancorandolo alla vita del mito, alla trasfigurazione della poesia, all'emozione della musica.

  Il suo approccio alla scienza - storica, quasi sempre --- non è mai oggettivo, freddo, distaccato e razionale; e perciò egli si tiene lontano da campi, come quello matematico, in cui la materia non tollera nè manipolazioni nè coloriture emotive, nè reinvenzioni. Egli deve poter vibra-re, accendersi, identificarsi, in qualche modo ri-vivere. Se si innamora di un personaggio o di un'epoca storica, o di una situazione, allora, per

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amore, può anche affrontare studi scientifici che diversamente gli sarebbero preclusi e sorprende se stesso e gli altri, scoprendosi non inadatto ad essi, dei quali sa meglio di altri vede-re i limiti, le direzioni, soprattutto i pericoli oc-culti; nessuno più di lui è lontano dalla divinizzazione della scienza, perchè sente più di ogni altro la complessità e la profondità della

vita dell'«anima», figurata quasi sempre come creatura fragile, da proteggere e custodire (per questo riesce bene come psicologo, pedagogo, e anche come psichiatra, specie dell'età evolutiva).

Non mi sorprendo di trovare in celebri archeologi come Schliemann e Champollion, Capricorno entrambi, una fortissima segnatura Luna-Cancro; ognuno di loro cercò di tirar fuori, letteralmente, dalla Terra ferma e compatta, l'anima del passato, ancor viva, perchè il passato era sentito come presente, come il solo presente anzi, una sorta di fiume ininterrotto. Nè mi sorprende di trovare in celebri nativi del Cancro, come Leopardi e Proust, fortemente segnati tanto dalla Luna quanto da Saturno, il tentativo di fissane nelle forme perfette dell'arte il tempo lontano dell'infanzia o, ancora, quello remoto delle età arcaiche (in filosofia, il Cancro Vico è sulla stessa direzione); simbolicamente, la via è la medesima, giacché il Cancro, proiettandosi nel passato e «fermandolo», per così dire, fa della propria anima stessa un mito, anzi il mito.

  La forza del segno (la corazza dura) sta nella resistenza della «fabula», che non viene scalfita affatto dal trascorrere del tempo «reale», da disillusioni o da eventuali amare lezioni dell'esperienza quotidiana; al contrario, quanto più oscuro e greve è il presente tangibile, tanto più luminoso e perfetto si fa quel passato ri-creato, e, se la poesia è un «fare», poetico, sicché quell'invenzione, una volta compiuta, lo è per sempre, e persiste immodificabile. Egli può nascondere la sua anima, proteggendone lo splendore dei frutti; dà di norma la sua cortesia, ma non la sua confidenza, ottenendo la quale si entra - e solo allora! - nella sua «casa» segreta. Ferito, o deluso, il che, data la sua ipersensibilità, accade sovente, nasconderà l'amarezza dietro una risata, o un discorso brillante, ciò che gli riuscirà agevole, dato che imita benissimo tutto ciò che vuole e specie se ciò facendo distrae l'attenzione dell'altro, o se punta in direzioni lontanissime dalla sua natura (molti bravi attori sono dei Cancro); solo più avanti nel tempo, quando non dovrà più diffidare di voi, in segno di pace e di affetto, vi confiderà il torto subito; e lo farà

 

del presente della sua anima. Ecco il suo pro‑

cedere a zig-zag, e il suo nascondersi.

  Diplomatico e accomodante, protettivo del debole, pronto a risarcire, ma di norma non polemico, diventa coraggioso e bellicoso quando vede minacciati i propri ideali: la tradizione, i propri cari, la casa, i segni del passato, la patria (Mazzini, Garibaldi), l'arte (Modigliani, De Chirico, Chagall); a questi ideali non rinuncia mai (le chele non mollano la presa). Anche iL tipo più evoluto e calato nella dimensione del presente, o anche proiettato verso il futuro, non rinuncia a fare di ogni luogo che tocca, come l'ambiente di lavoro, una sorta di casa, mutando i rapporti sociali in rapporti familiari.

  Ed egli sovrintende a tutto, cura, amministra, si sacrifica, con molto affetto e a volte con una sorta di invadenza «appiccicosa». Se nella prima infanzia la famiglia d'origine ha subito qualche sventura o se manca il padre, egli prende su di sé la responsabilità della casa; si sente «colonna» clell'edihficio, non si concede assenze, perché teme che allora, mancando il difensore, qualcosa di spiacevole potrebbe turbare l'armonia del «nido»; e se proprio deve allontanarsi, non ha pace finchè non ritorna e nel frattempo mantiene i contatti con lettere e telefonate. Le attese genitoriali, espresse e non espresse, possono «inchiodarlo» a un tale ruolo fisso, di cui sente il rigore, ma che non ha il coraggio (la dissennatezza) di abbandonare.

  Vorrebbe da una parte che i congiunti si creassero presto una esistenza autonoma, si allontanassero, perché in questo modo il peso che grava sulle sue spalle si farebbe più leggero, ed egli potrebbe pensare a se stesso senza dipendere dalla sua funzione di «chioccia»; ma, dall'altra par-te, ogni distacco gli è penoso, «fuori» ci sono tanti pericoli, ogni novità è foriera di spiacevoli imprevisti, e coloro che vanno potrebbero anche non tornare (già ora, come sono avari nel contraccambiare l'affetto!), sicché richiama subito coloro ai quali ha appena detto: «Andate!».

 

LA N° 96 (1994)

Mario Zoli

 

 

                  DIVAGAZIONI ASTROLOGICHE Ariete-Bilancia

  L'individuale, potentissimo impulso alla vita è creativo e distruttivo a un tempo. Creativo di sé, distruttivo dell'altro, del «prima». Ogni azione è la rottura dell'equilibrio e della stasi precedente. Ciò è dichiarato con evidenza dalla terribile forza marziana del primo segno; terribile perchè è violentissima e anche perché è inconsapevole di sé, di conseguenze, di crisi prodotte e dunque innocente.

Merito e colpa presuppongono la coscienza morale. E dunque il rapporto sociale. L'una e l'altro giungono nello Zodiaco abbastanza tardi, alla settima tappa, e non prima. Tutti i segni che stanno sotto l'orizzonte ignorano l'altro e dunque la morale. Dall'«Eccomi!» arietino allo sconforto dell'«lo sono soltanto io» della Vergine, I'«altro» è assente (quel-lo gemellino, come dice il mito di Narciso, è un falso altro). Per incontrarlo, per l'amore, l'alleanza, o la battaglia e il conflitto, occorre salire al di sopra dell'orizzonte. E il solo vederlo umilia la coscienza della nostra unicità, ci obbliga ad una condotta relazionale, a una dichiarazione (di guerra o d'amore) che definisce ii rapporto. Nessuno stupore che, almeno sul principio, ciò venga avvertito come un limite dell'io pre-potente (Saturno esaltato), una mortificazione dell'aggressività sgretolata del singolo (Marte opposto), una riduzione del prestigio personale (Sole opposto). Ma, ovviamente, il numero 7 è molto più avanzato dell' 1. Lo Zodiaco dice che il rapporto sociale, difficile, è assai più prezioso del diritto-privilegio del singolo, per eccezionale che egli sia. Per costruire la pace occorrono gli impegni ardui di due volontà. laddove per la guerra basta una sola di esse.

 

 

Venere-Toro, Venere-Bilancia

 

  Affermata la vita (Ariete), occorre mantenerla col cibo (Toro) e col controllo-possesso della Terra che lo fornisce. Dura lex, sed lex: la vita

 

del singolo è garantita dalla morte (Scorpione opposto e complementare) di animali, piante, etc. Non possiamo non uccidere per vivere; assumendo cibo-vita per la nostra vita, noi assumiamo anche la morte. Ma il problema relazione col Toro non si pone ancora; da cui il suo placido e sereno egoismo naturale e dolce. La sua «fame» avvolgente e sensuale, se soddisfatta; durissima e rancorosa, se frustrata (Hitier e la sua «fame di terre»!). Venere canta qui un vanto placido e carezzevole.

   La Bilancia vede il secondo domicilio di Venere, ma su sfondo Aria: concordia, meditazione, disponibilità a udir l'altro, a fargli spazio, riconoscergli diritti (il che comporta la limitazione dei propri). Ma poiché è Venere a condurre il gioco e il pianeta non «rinuncia» alla sua connotazione primitiva, che semplicemente trasferisce su un piano più alto - qui, quello della socialità - la «molla» è sempre la ricerca dell'utile. In gruppo, si caccia meglio che da soli: meno rischi, più garanzie di successo. Ma ciò comporta poi una regola comune in base alla quale debba dividersi la preda, A chi tocca? Al più forte? Al più anziano? In quale misura? Quale che sia la regola adottata, essa deve essere fissa (Saturno), ricevere il consenso dei più, resistere alle proteste di questo o quel-lo. La «dolcezza» della Bilancia ha bisogno di essere forte e anche minacciosa.

Storicamente le virtù sociali della comprensione, della meditazione, della persuasione, si sono sffermate piuttosto tardi rispetto a quelle delle pura forza e del prestigio personali, e non senza fatica. Il che dimostra che il passaggio dall' 1 al 7 è lento e difficile.

   Quando, nel primo dell'«Iliade» leggo la terribile scena della lite tra Agamennone e Achille, non posso non pensare che il semidio fortisssimo esprime la furia arietina di chi in nessun modo accetta la legge del gruppo. Eroe luminoso, il Pelìde, ma svincolato dai passato, senza un presente che non sia distruzione e morte, privo di un futuro. Senza figli, senza una donna-anima. Non senza ragione dunque, gli antichi assegnarono all'Ariete la sterilità.

 

 

Capricorno-Cancro

 

   Tanto Schliemann, quanto Champollion, forse i due più famosi archeologi della storia, erano del Capricorno. E tutti e due nacquero al plenilunio. Di Champollion conosco l'Asc.; Bilancia, sicché l'opposizione Sole-Luna cadeva nelle zone 3'-9'; il vicino e il lontano. Nel «lon‑

  

tano» (spaziale e temporale), l'anima-Luna.

Evidente, nella vita del tedesco, la forza della Luna-mater-anima. II delirio lucido che lo possedette quando a quasi 50 anni credette di aver riportato alla luce la Troia di Priamo e si inginocchiò innanzi alla giovane moglie, dicendo «Elena, sei tornata!» si salda con le memorie dell'infanzia quando la madre gli mori e venne sepolta nel cimitero dietro casa e il padre gli fece dono d'un libro sulla leggenda di Troia.

  Nelle fortissime connessioni del simbolo, il libro datogli dal padre (So-le) dovette essere la via (conoscenza, studio) per riportare alla luce l'anima (Luna) non morta, ma addormentata sotto terra. Egli solo, se avesse superato tutte le prove, avrebbe potuto richiamarla alla luce. L'archeologo dilettante che invocò poi Elena era in preda alla follia o vedeva, in un istante assoluto, la verità del simbolo?

La passione di molti archeologi e anche geologi non è affatto scientifica. Essi vogliono trovare vita là dove sembra non esserci, e specie acqua. Volare sopra la terra spenta e sterile, per restituirle la sua fecondità umida e generosa; vincere la desolata spoliazione del presente per richiamare voci, suoni, passioni di una folla antica. Proust, che era un Cancro, ma con un Saturno altissimo e Luna trigona, ebbe eglki pure come scrittore una passione da archeologo. Ridare vita, e vita vera!, al «tempo perduto»! Archeologo, geologo, scrittore... All'astrologia è indifferente il che cosa si fa; ma non lo è affatto la motivazione segreta dell'azione, l'anima, il cuore con cui si fa quello che si fa. 11 mestiere è come la parte visibile dell'albero; ma il simbolo sono le radici che Io reggono e Io nutrono. E le radici valgono più di tutte le foglie e i rami...

 

 

Pesci

 

  Pigri, indolenti, inaffidabili, etc. 1 più vituperati di tutti. Forse perchè, chiamati come sono• a esprimere la tappa più alta si rendono più visibili quando tradiscono la loro vocazione. Un cattivo Pesci è scandaloso più di un cattivo Ariete.

Ma la ragione della possibile inazione del segno che dovrebbe essere mobilissimo, sta nella nostalgia del mare primordiale in cui tutte le forme esistevano indistinte, prima della divisione dello Spazio-Tempo. L'azione è sempre una scelta; un «si» comporta mille «no». Ma finchè non si agisce, tutto è possibile ancora. Il fare è del Dio della Bibbia, ma non di quello di Aristotele.

 

LA N° 108 (1997) Mario 7ofi

 

 

«VIRGO» APPUNTI PER UNA RICERCA

   Alla ricerca dei profondi significati di <. Virgo» l'Autore esploro, con copiosa documentazione e penetrante analisi interpretativa, il lunghissimo arco cronologico che va dai .Sumeri all'inizio del sec. XIV d.C.

    Pur non nascondendo i limiti d'una tale esplorazione, che sono più gravi in alcune tappe fònthanentali della «trasmissione», l'Autore ci presenta, con peisuasività di ragionamento e probanti connessioni logiche, un'ipotesi affascinante, e cioè che in tempi' antichissimi i significati. i nessi, i ritmi dialettici di «Virgo» fossero già stati intuiti, percepiti e, quel che più conta, vissuti, calati addirittura nei canoni fondamentali della cultura e del costume. Percorrendo a ritroso il cammino, fatta finalmente giustizia di pseudoregole che sono giunte a codificare il tipo del segno nella figura d'una acida zitella neuropatica, la vera tradizione ci ritorna nella luce vivissima d'una riscoperta non meno puntigliosamente perseguita che, al pari d'una folgorazione, illuminante. Etimologia, antropologia, storia delle religioni, astronomia, filosofia, rnitografia sono gli strumenti di cui l'Autore si avvale nel suo lavoro, esemplare per gli esiti ai quali perviene e per il metodo rigoroso con cui è condotto. Occorrono tuttavia altre ricerche in questa direzione, e in tante altre, collaterali e non: quelle che la lettura stessa del-I'articolo indicherà agli studiosi.

   Si parla tanto della tradizione, o per attaccarla e respingerla in blocco, ripudiarla, o, all'opposto per invocarla quale universale panacea e unica massima autorità, u proposito e, più spesso, a sproposito. Ma la conosciamo davvero? Ci si è mai posti la domanda dei «perché» del suo linguaggio, della natura e dei significati di quel linguaggio? La parola stessa «tradizione», legata all'immagine quasi visiva d'un patrimonio che passa da uria persona a un'altra attraverso una lunghissima serie ili anni, implica un'evoluzione culturale, storica. sociale e politica, una dinamica, un «conti‑

  

nu an» che troppo spesso è stato raggelato e fissato in strtttrrtre rigide, e perciò morte, perché antistoriche. Con indagini come questa invece in quelle figure ritorna a pulsare la vita.

   L'etimologia collega il sostantivo latino «virgo» alla radice «vir», presente in «vireo», «viridis», «vir», «Virtus». «virga». Ognuna di tali parole presenta, per così dire, una variante del medesimo concetto: «vireo» va-le «verdeggio», ed è detto di piante, dell'età e del corpo dell'uomo, ed anche di oggetti che mandano un riflesso verde particolarmente bello: «viridis», («verde») è riferito, com'è ovvio, a campi, erbe, piante, alberi, e, in senso traslato, all'età giovanile che anche noi diciamo verde, ma anche al mare, ai fiumi e a tutto ciò che ha rapporto con essi. Virgilio chiama «viridis» il suo Mincio, mentre Ovidio, più immaginoso e prezioso, attribuisce questo colore alla «corna Nereidum»; lo stesso poeta, con viva originalità, chiama «virides dei» gli dei marini. «Vir» è il maschio. l'eroe, l'uomo fatto, l'uomo verso, con riferimento alle sue doti fisiche e morali (fermezza, coraggio, energia), è il soldato; «virtus» è ogni qualità del «vir», e particolarmente la robustezza fisica, la forza e l'ardimento: «virga» vale «virgulto, ramoscello». Il concetto espresso dalla radice «vira è dunque quello d'una crescita piena, prospera e vigorosa, così dell'uomo come dei vegetali.

   Ancora nel Medioevo S. Pier Damiani, illustrando la verginità di Ma-ria - nella cui figura, come vedremo, confluiranno tutte le più alte caratteristiche del segno - la paragona alla «verga» di Aronne, feconda, anche se secca:

«Tu Aaron es virga:

Fecunda, licet sicea,

Quae germen protulisti

Sed Virgo pcrmansisti».

(Rythtnus de S. Maria Virgine, in P(atrologia) L(atina). 145, 938.B)

   Il legame Virgo-virga è presente anche nella storia di S. Giuseppe. Egli, secondo l'agiografia, fu miracolosamente prescelto a sposare Maria, perché il bastone da lui lasciato sull'altare, insieme con quelli degli altri pretendenti, fu ritrovato l'indomani fiorito. Nell'iconografia egli è solitamente rappresentato col bastone a lato, alto e sottile, fiorito di gigli nella parte superiore.

   Un altro collegamento tra Virgo e l'acqua, oltre quelli stabiliti dalla fantasia dei poeti, si coglie, e più direttamente, in una leggenda romana, di cui danno testimonianza Ovidio e Seneca. L'acqua freschissima che fu condotta a Roma da Agrippa e che alimentava la fontana di previ, sgor‑

  

gava da una sorgente scoperta da una vergine, da cui il nome: Acqua Virgo, o, più semplicemente ancora. Virgo.

  La medesima radice «vir» troviamo nel rum, «vargura». ncll'engad, «verna», nel sardo (Nuoro) «birghines» (le fate delle grotte). Non è inopportuno ricordare quanto antico fosse, presso tutti i popoli, il culto della verginità e la perfezione fisica del corpo erano segni di eccellenza, doti che significavano una speciale consacrazione alla divinità; nel caso di dee che avessero partorito, il mito racconta che esse riacquistavano la verginità immergemdosi in acque sacre, dal potere miracoloso. Cosi è detto di Era (Scoli ad Omero, Iliade, I, 609; Pausania, II, 38, 2) che si bagnava nella fonte di Canato, presso Argo; così delle sacerdotesse di Afrodite che si immergevano ogni primavera nel mare innanzi a Pafo (Cipro), residenza della dea e sede pricipale del suo culto, e in questo modo riacquistavano la verginità. La quale dunque, nel mito, non esclude la maternità; l'una e l'altra sono riferite all'acque: la loro compresenza è del pari collegata a un prodigio operato dall'acqua.

  In greco «parthenos» esprime il medesimo concetto della radice «vir»: pienezza dell'espansione fisica. Citeremo per tutte le «parthenoi» la dolce Nausicaa che soccorre lo sventurato Odisseo nelle vicinanze d'un fiume. L'eroe omerico, nell'invocare la sua protezione, ricorda un prodigio cui assistette nell'isola di Delo, quando presso l'ara di Apollo nacque. miracolosamente, una nuova pianta di palma; quello stupore è il suo stesso di ora, e quella giovane pianta nata prodigiosamente è come Nausicaa. Anche qui, dunque, in epoca molto più antica di quella di Ovidio e Seneca, la medesima associazione «virgo» - «virga». Nel brano famoso si ricordano poi due idee: Artemide cacciatrice (Od. VI, 102 e sgg.) e Atena, protettrice di Odisseo; a tutte e due la tradizione letteraria greca attribuisce la verginità. Il prodigio ricordato da Odisseo si manifestò poi presso l'ara di Apollo, che era, come si sa, gemello di Artemide. La quale, detta Diana dai Romani (la radice del nome, la stessa di «deus», «divus», «dies», indica luce), è chiaramente una dea lunare, da sempre associata a idee di castità e di purezza (cfr. l'invocazione di Niso alla Luna, nel famoso episodio dell'«Eneidc» virgiliana; cfr. il «Canto notturno d'un pastore errante dell'Asia». di Leopardi, ove la Luna è chiamata «vergine», «intatta». «silenziosa», «giovinetta immortal»; (cfr. anche la famosa romanza dalla «Norma» di Bellini, «Casta diva»). Artemide-Diana è cacciatrice, reca con sé arco e frecce, e porta tra i capelli un ornamento che raffigura la falce (o l'arco) lunare; secondo Omero la dea. con le sue in-visibili frecce, fa morire le donne, ma dolcemente c senza sofferenza. Artemide abita luoghi solitari, sconosciuti e non toccati dall'uomo, i boschi

 

profondi e le fresche sorgenti, ed è solitamente seguita dalle sue compagne, della cui verginità è, come della propria, severissima custode."'

  Vergine viene detta anche Persefone prima del ratto da palle di Ade. La scomparsa della fanciulla, condotta sottoterra dal dio spaventoso e

 

   {'osso-Roberti. i] mese di agosto e il segno della Vergine, Palazzo Schifanoia. Ferr;t, (ca. 1470), Visione d'insieme.

 

 

  ('ossa-Rohcrti, il mese di agosto e il segno deva Vergine. Palazzo Schifanoia, Ferrara fifa: 147(1)_ Il trionfo di Cerere.

   Diversi particolari del celebre ciclo dedicato alla celebrazione del buon Borso d'Este, si accordano con la tradizione astrologica più antica. e in specie con quella greco-persiana, i cui principi fondamentali sarebbero stati insegnati alla corte ferrarese, come oggi si opina. da Pellegrino Prisciani. docente di astronomia e ottimo conoscitore di astrologia.

    Per la nostra lettura segnaliamo: la presenza delle spighe sul carro di ('etere e nelle mani della figura femminile rappresentano il primo decano: Cerere (Demetra) quale divinità-tipo del segno: e nella parte destra della zona alta, un singolare accenno al ratto di Persefone da parte di Plutone clic. in questa particolare versione, fugge con l'amata preda sul mare, e non sotterra. come nella versione classica più nota, lasciando sbigottite le ancelle del seguito della fanciulla. Nella --zona medesima dei decani, la floridezza della figura femminile del primo decano, la ?,elevazione» della figura centrale (un'elevazione rapportata alla sapienza, come dice la figura maschile sovrastante). e la placida devozione della vecchia orante nel terzo, compongono una triade di valori significativi: pienezza di vita - elevazione - preghiera. Chi desiderasse approfondire il tema dei rapporti tra la cultura astrologica del tempo e l'ideazione del ciclo dei mesi può leggere utilmente: A Warhury, Italianische Kunst und Internatinnale Astrologie in Palazzo Schifanoia in Ferrara. in Atti del X Congresso di Storia dell'Arte, Roma 1922: P. D'Ancona. L'Uomo e le sue opere nelle figurazioni italiane del Medioevo. Firenze, 1923: G. Righini, L'enigma di Schifa-noia. in Atti e Meni. della Deput. di Storia Patria per l'Emilia e la Romagna, sez. di Ferrara, Nuova Serie vs~l. Il, pag. 67, 1944,

innamorato, ha per primo, terribile effetto la maledizione della madre, Demetra (nel nome è visibile la radice del gr. i,mé1er»; ind. e. «matros»), dea delle biade. per cui la terra diventa sterile: vergine è detta Ifigenia. la

 

 

   i 'aia I-RiI)erti. il mese di agosto c il segno delta Vergine, Palazzo Schifanoia. Ferrara (c;. I-I- ilt. i.: nativa del primo decano

gi:;,l;lnc e sottomessa figlia di Agamennone che egli è disposto a sacrifica i eli (lei perché la flotta diretta a Troia abbia vento propizio: salvatr Le coll'infelice fanciulla è, secondo una particolare versione del mito,

timide.

       'roteai i dalla dea. per la sua castità e la sua passione della caccia, è anche d giot ano ippolito. spregiatore dell'amore (così nella tragedia curi-pii laa '<Ippolito»).

    'hi attentasse a tale virtù, era destinato a subire una tremenda purtizi t<.._ oaì accadde a Fedra che si uccise per aver circuito e accusato falsamente il figliastro Ippolito; così, secondo alcuni, a Orione che Artemide eri_ perire per il morso d'uno scorpione, punendolo d'aver inseguito le sue vergini compagne: così a Attcone che ammirò la nudità della dea m:otre si bagnava: Ili mutato in cervo e dilaniato dai cani (Hyag., Fab. 1 ?: 3): così a Tiresia che sorprese Atena nelle medesime

  

 

  Cossa-R berti. il mese di agosto e il segno della Vergine. ['al. tichifanoia, Ferrara {ca. 1470). La figura del terno decano.

circostanze: la dea lo rese cieco, ma, più pietosa dell'altra, gli diede, in compenso. il dono della profezia (Call., «I lavacri di Pallade»).

  Atena, benchè «pParthenos» per eccellenza presso i Greci, si prende tuttavia cura di un tiglio, nato dalla Madre Terra per opera di Efesto. il quale avrebbe invece desiderato averlo da lei: Erittonio (Paus. 1, 5. 3: VIII, 2, l: Apoll.. III. 14, 1): la dea veglia su di lui e protegge la sua discendenzaa, la cui storia è strettamente congiunta a quella dei primi re di Atene.

  I miti e le annotazioni che abbiamo richiamato fin qui, ancorchè non numerosissimi, ci consentono tuttavia di fissare alcune caratteristiche dilla «Virgo». In primo luogo la polarità vergine-materni) i. associata al-l'acqua; quindi la polarità sterilità-fecondità.Tali polarità sembrano non doversi interpretare come composte di termini in assoluta e reciproca antitesi: tutt'altro. In un modo misterioso. ma pur presentito dagli anti‑

 

.'orto e, comunque, che anche una semplice esplorazione dei miti e dcle tradizioni antiche come la nostra mostra nella Virgo (come negli altri ;egri-simbolo) una ricchezza di significati o una profondità di pensiero e .li cultura che la tradizione astrologica occidentale ha via via perduto. semplificando, riducendo. schematizzando -- forse per un malinteso seno dcll'«ordine» greco (cosmos) - e che soltanto ora si cerca falicosanente di recuperare. I :interpretazione del cerchio zodiacale, ad es. è giusta se stabilisce il nesso delle rispondenze, e suggerisce i ritmi dei cicli; non lo è più se riduce il movimento dinamico ed evolutivo a fasi costanti, dove la variazione è minima o nulla. In questo caso il cerchio è la prigione; il movimento è più apparente che reale, perché, davvero, non ha tensioni.

   Così, quando vediamo che genialmente la Morpurgo chiude il suo libro con l'immagine di una spirale «aperta» e non con quella d'un cerchio chiuso, suggerendo un movimento all'infinito, attraverso l'infinita molteplicità dei piani. e respingendo l'ipotesi della stasi in un solo piano, ci capita di pensare che grandi sorprese debba rivelarci un giorno una più articolata conoscenza della scienza mesopotamica e specialmente sumerica. In fondo, l'occidentale tendenza a umiliare il movimento come imperfetto (Aristotele) e ad attribuire alla divinità l'inunobilità fa tutt'uno con l'esaltazione del centro fisso, e cioè della non-storia: è un geocentrismo traslato dall'astronomia alla consuetudine scientifica, e, anche al costume. I .o scarto si misura nella valutazione di questa differenza: al «tutto è già accaduto» della tradizione, e perciò al »tutto fu uguale ad ora, in un qualche momento del tempo antico», corrisponde, a contrasto, il «tutto è a ogni istante nuovo e irripetibile nella sua identità», «nulla si ripe-te». è l'esaltazione della «esplorazione' e dell'avventura contro l'immobilismo scettico e sfiduciato del «déjà vu».

   1 pensatori della scuola ionica. i primi a porsi il problema dell'essere e del divenire, dell'uno e del molteplice, concependo la «Natura (fusis) come intimamente pervasa da una vita divina», da cui «un orientamento in senso accentuatamente i mnanentistico: come tendenza ad attribuire al-la Natura autosufficienza e assolutezza: spiegando quindi ogni accadimento con il ricordo a una o più forze intrinseche alla natura stessa»,''' erano ben lontani da certa scienza «funzionale»!

   Per 'ridete il principio universale è l'acqua. concepita come vivente e divina. animatrice d'ogni cosa. Per Anassimandro è un quid indeterminato, ma vivo e divino, da cui discendono per un «eterno movimento» tutti gli opposti. Più tardi F.raclito affermerà la legge dell'eterno divenire («parata rei»: tutto scorre).

  

 

   Elisabetta l., la pio famosa sovrana inglese. ll', ullo esprime alcune caratteristiche del segni: la fermezza. il calcolo, la prudenza- Diffidente e pratica. crcclit(I un paese diviso. povero. circondato di nemici; niorcntio, Io lascio imito. prospero e temuto. Nella sua mappa astrologica è evidentissima l'impronta satuntina (AS Capricorno, Salo] no angolare e se-stile al Sole), come pure il «peso,- della '3erra. Non menu importante la presenza di Y al-I'AS, Il motto della regina era:.. W'ait and ace», tosse calcolo freddo, liuto intallibilc delle occasioni o umana indecisione e debolezza tun'aura caratteristica del segno), neanche i più intimi collaboratori seppero dire, ('erto è umninque elle Elisabetta ebbe il sentimento del Tempo, agi con misura badando bene a non commettere passi falsi, preferendo trar partito dagli errori altrui che prendere l'iniziativa della prima mossa. Capì il'rempo e il suo tempo storico, e l'uno e l'altro la resero grande.

 

  Alle sue origini la speculazione greca sembra dunque divinizzare il reale sensibile e la legge del movimento antiche sensibilizzare il divino statico.

  La sistemazione successiva, ordinata, precisa, rescientillca» ha distrutto quel che c'era di poetico, ma anche di implicitamente e diversamente scientifico, in quel ragionare: Pitagora stesso geniale interprete del numero come armonia, della matematica come musica, e della musica e della matematica come logica - fu interpretato in chiave riduttiva; I'elastiCità vitale di certe intuizioni sue e dei suoi successori parve nebulosità e fu «razionalizzata». come lo possono essere da un magnetofono il canto e il casto movimento delle onde del mare.

Saluteremo con gioia l'opera e l'autore che ci dimostreranno con ah-

 

bond.ini. di iiocumeaiazione come generoao slancio dclia sLienza filo-,c dici, delle i>l igini sia stai() costretto e fiaccato da cacami rigidi che, applicati alla scianiza cerlamcnle per scopi tecnico-pratici. si >no giunti al risultato ci mo tifìLarc la 'scienza stessa senza darci. pci casto un covi

spcuivo In termini di veiiti e irnmadiata III III>> Si pansi          crisi della .Ilio medicina occidentale che riu \citai con un lavoro appassionanti.. di secoli.

ti perdere di vista l'auilumii dell'uomoi E davvero una discreta conquisi ;i,

   0u...1mo all ultima domanda - se cioè si>> possiuilo trovalo: ne li'epos gIL.co ot.ie sia atte:stata tltl'2 tiStri-1Ciscii hi rjsposiii è t ffermaliva. e del lutto coavanicnle allargomeni alie sii amo trattando. 'e Laraltcristiche di «Virgo.

Otiiistalpei i è l'aOLlisseaia

aVirgu» nell Odiasaa

   Il poeniti omenco L il i:iiii proloridia vasto organa-o tosto :etti':-m o L he       ietta:amra irirecii ci abbia lasciati> a illununarci alridcale dell'Ltoi io

L. al     del ,iriiornare    quest'opern è disseminata. coi: tiii‑

nariil natia arnpteYza. l particolari. di situazioni. Tnporu nello Lilla non pia-;sono non esSei e riferiti a ciò che la tituhaione i i ha inaLgnato dai caratteri della

   l'rcIa!ionista è Odisseo. la cui astuzia si colora ;li note ben quelli: trionfanti c heflarde clic hriilavano   Ibadc mL ssa Ala

del dl' lr>rL. S-i:2 MUlata        Saiiige/i'.a.        :gli        Co:tdtlii

nato ii scafi-1R su. rn.ne. lino al rischio della vita          i'oalditil di

(Ione.   iiiarC pel'it.:COI10 Molli Ilei Sti.Oi Cari COrlipa;ini rler          Otiiiii) ali

dure I ;i cinici a divina Limi un peccato cl'ernpieta (ed CaTIpii:Iti, per la ( i i‑

scienza reca. che pio tardi pailerti di hylaris a di            morale,

sai rilega. ..-511raggiosa, è i] non rispettarci il proprio limoe). Via ancor piu.

se possibile. Odisaco patirà nella patria -- Italia           dove giungerti eonu.

mendico, C come riian:fico dovirà umiliarsi c soppoi     patire la lame c

subire le eifesci, taceìe.

   Penelope è la sua sposa fedele: una fedeltà tenace. la sua. ad eroica Lttai,ivaro; la sua abilita di donna di casa risplende nei lavori di teiisitura (la celebre )eia). (      accortezza L. prudenaa.           amenti  il ,tio fCiSc'h

no sta anche nel silenzio che lavvolge -- inganttare gli avversari. Ili' nelope alt .. ndv. ci infida. per un misterioso intuito che nonostante i coin-Prensibili sLoiarnunti e le delusioni. non laìhban,lima clini sente alte la i,+ ige del lainlu> la protegge.

            I.a don:ai è .1 coi: rispondente femminile          prol.iaOnisla ih Clil

 

 

11];:ield le 1111211s';ill'Is siOl] d: WL ::1L',] /n.         Udell/..1,          Scigg:rta.          ili -

renLa, iffideni..l.

Oclii;.seo, infatti _lilll    ,,i

diflid:mte          (:alip,o .=li rlve1a la      intemione di lasL

1re: I el'fl LUI inillifi01 noli le CI'CIIL ra ,L1 Ilun 1.pi.111110 l:1 dea iO:F:.t

lato un trurnelILlo.iurdmurilo. l-sprure vivi_ con lei, irubirnorita.

la di (7s; iti!i.l d.( I.len  anni. C]:           -1111)1           nef/i'._I della ,i:11 In,: ls:ll'i

re];la    da PosLie.iiie ;i in :,edL            Bínn,a. í.i:;_ chi:

a i ecalgii          I non sepuir;i il 1,ns91o .;L:      com,    \tr         r;:tio ,

quando non      proprio 11cm   da lare (V,       : diluii:1K i

          m. Lt(Yln guneilosalliel-IIC• ,1 paca. 10 iiepongono c.dd-,l-t-n,..int.a.].o sul-la ri\ :-]i-Ligliarlo ,;iste:nani I un •ro' mano li. rn.. chci,,.e doni- . Cc'lr ui:irc he non t'c ng.iino :lib.ge Il;l Litinlche. pa:scnle. Lii ii uovo dà IIvovi

di stiduci          isveglialosi, non ticon;ascendo il lnogo tenne     (-sser

S1;110 KI-li:Ud,11ali:1 SU.     1 CI 1.1           L k:inL' onde,   11111‑

senL.. I-Lnici 51 sinno i.ipre-,1 qualcuno dei doni L:Le gli hanno         i Do‑

rsThh]: 21h0011LlaraerlIellitli la 101'0 i:

\L cc c il conti trio: di n1u.        iiivec;ne Sii loro ia i,immione Li, /.Liins.

pL.r un sciuphi. so:per.o. che [:ii;esi.o si rivi.     (\1I],    I

..],uaIruinti.. diffido cli il:in.. da cui, come hi ahp,a.i, orctesc grnn

rinnunio jX, I37-34il E :tiri        ,...iessa Alcun. cl-a:, in loimii

pii Si 1111-11 l11e(,1-1W 1:1            l'i11.2.1.1.urall), e COnferMarlIli

L'..L: l  e da \ivel o       IL ]lascond-crà h] sia ioia. i:

            .lcnta,lleil i al MI           di pRll'il'iO pen::2,FInare. La ilen

1,C0Pli.;1'Ù     1111eFl'Onap.frIo, CIUASi    p01:

°1        L'alsllf:l C011 la irlall]r ;i Ye?:.:rs] pii],  11118 kli.girla.

belli-i e alla.      Wopele bL.IlLi:

parlo dicendo pn.rolL \ epici

llirbo ed .isuao [ n e l ] in lutti eli ingài]tii. anche sc lln dio

Serìa pudore. inventi, mal sà7iii di inganni

ed 'ira, anche i ii piilria. non vuoi lasciar:_' i

e le sl(.:-rie       fin da inccino.

On.ù.   sileniziii su in:1k -lo: Ia'ralti ben le

le ;istu:,le c nlrn in ...Li  muiliorc ira gli iimnini i nati

riL i      ed io l',Cr 5agC,'I.11   p".1d1.117:1

vado lamiv.a Erti tolti pl] dei ..

 

PI:MelOpi:       Lll        !il -l:.?11

 

c di sothiire meora. i.liflideiiii di aVeiine Paria

eli Li.clerà provi., i. proiiie decisive rieeverìi      W.

Due sole le dii,inila presemi a più i 'prese' 1L i poema. il parte

11.race, appari/.ione di Erratisi Atena c Poseidone. i .a dea proiegge il suo eri e - che zaino le soinig.ha - ci la ;ai-miglia di -in: iiiuteiú .idieo i: reiiu‑

       potere e patrimonio. Niiell'ostilita di Posealini pia  Mie

gli ha accecato tiglio Politerno. da vedersi

p; ura dei greci per il mare.'

   I.,a critica. C0M:Orde. Si SOffernIa Stilla d.eterlnlllaldt! preSienZil degli inni-li .iell«Odisseia»i cosa verissina . :Personaggi

riii;iho ecceizionali2 (Lumeo.    i)oreare federe la nutrice., le mi

     ledeli; Ai:gin il cane :edule che..inalaio. ,.:Obiindonato e dimenticalo da lutti..`:: leva dai di rihiiti sai eni giace. Il:i mosce il padrone - seii

    fit prove-: souo !di abiti di niandico, e subito muore).           che li unii

tie

C' iena iniviiei-riirtu,      i/ e trit/Pii         il lenii)

isici rrere del    personaggio di  rilievo positura,

Cl;.' non rientri in questa caratteristica. Ed un ile           o          Odisseo.

da        Zi poema degli umili     piirciie i,il riscoprire

ai . uo lettore. pai-iso pi:ISSO COI preniiigLiiiliStii SOL-iiruilli.e i- ed  t:tSi-let.1          quc‑

Sl. . di  am'or'i maggiore .         VitIOre de.le    ile: i-O‑

   a saggia ottica degli umili considera grandi prii.iiiose, indispensabili al vi , ere (una tazz.a, un iilbero, un poi di parie, un piiozo ;li carne): della ieri rii ;oorallutto. in particolare della terra Laura e ingrata. pur leg-ita r tirar        delliuoino. la terra rItacii. per intenderci, clic ricini de

ili

   imo lavoro cero, paziiente. costanti., lente     Irih.erse il rii passare degli anni.

'stupenda.        questo piopoi,ito. la scena 'male delliinconiro eli (? ll>  l

Ci'I \i('edia) padre        iiiiVere

p i . una specie di .iutopu:-iizione e di aukmmiliazionei o per pi tiro coi

g. o lontano la  illirniiOlì;riai, O per 1-1111PRriierars,i il Se

stesso tante speranze cadute. Odisseo, dopo avi:i gli rivelato In propria le ntitd. trovandolo i.lubbioso. esitante, pii ti..IfOSO di Criiidere a troppo grande e perdo temula, gli rici.irda. a uno' di piova. i doni clic

                                                                    Poitt'' gli fece tanti anni prima.

'son armi. né ori, né: uioeathliti , ma al bei i dia Iridio (X.XI      I. 1.1

con .p2;rola     anche la riseopeii.a del valore della ioii.i‑

b ,. ii cui 'il altaci...a non per avidità. nei per      nso della

p' I~lii. ma per la ragione che la            la (risa. :a         ra i i.i

n.» n;iíiea con la dura steli ia     eh,: se l;i;ocii vai a

i. Ir}     vcro elle !i; principale colpa di i Pioci• ciiinniriarin,mL,.

40(t

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(i Una   ;I          f', 11t1:11:iÍ1'<I           t'i Ialc'bhe crude) C.

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il lesto) (li C)iiissui).      li)() di   Ienlz:tk i i di i- il \';1r).,1 clan. .

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!il         dul       i L. Inediti. ii)L )II(.      1-Ill. ,i ripiira..

M;i. irlutilnlClttc. Il giudizio di . )(liiu(i )(uni       .LIL c(,ira t: t_lu

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InilOosto. C 11(7 E1   eoi:eieine inenle

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Mario /.oli

 

 

«VIR( )» APPUNTI PER UNA RICERCA

(parte seconda)

«Virgo» nell'Ulisse di Dante

  E singolare che Dante, col suo Ulisse (Inf. XXVI), insista sulla medesima polarità, aprendola, per così dire, drammaticamente lino all'esito tragico. Ai Pesci si riportano infatti agevolmente il mare come mistero, magia, infinita avventura, oblio e smemoramento. E il mare infatti che, con il suo richiamo irresistibile, fa apparire meschini e mortificanti, provativi, gli affetti familiari; sempre il mare confonde il giudizio umano sul giusto e sull'ingiusto; il mare è ancora lo sconfinato scenario silenzioso ove si svolge nel silenzio il grande viaggio; il mare, infine, è la tomba. Al segno della Vergine si legano il concetto che Ulisse ha della vita («picco-la vigilia l de nostri sensi ch'è del rimanente»)»i' la piccola comunità di naviganti silenziosi («compagna picciola») che Ulisse chiama «frati» e, soprattutto. il servizio che l'eroe vuoi rendere a un ideale superiore di umanità (non bruta, ma ispirata da «virtute e canoscenza»). 11 rapporto tra l'uno e l'altro termine della polarità è nel magnifico verso: ma misi rne per l'alto mare aperto dove la miseria della persona, cosciente del proprio limite e della propria pochezza, è insieme aggravata e nobilitata dall'infinito mare, detto «aperto». cioè, notiamolo, senza limiti.

  Dante riprende da Omero i caratteri virginiani di Odisseo, molti dei quali attribuisce a sé (cfr. vv. 19-45, sul problema del «freno» opposto a «follia», che sempre in Dante vale orgogliosa presunzione dell'intelletto, dismisura)" e li volge, accentuando la tensione verso gl'insopprimibili valori del segno opposto. in strumenti di tragedia. Con Dante apprendiamo che il sogno e il timore della Vergine sono quelli di perdersi nel-l'infinito («dove per lui perduto a morir (;issi»); caro Dante, ancora, hai‑

 

ia evidente ai nostri occhi la tremenda bivalenza del «limite» -- barriera umiliante che deve essere violata, o giusto confine, al eli qua del quale costruire la propria dimensione umana 7 `- della «folliaii divina o infernale esallazicnre dello spirito ? - del viaggio dell'eroe modello o tentazione dell'uomo '?

      come Omero. Dante indica che la sede della grandezza c della niì--seria sta «in interiore homine», e non fuori di lui (•H /entro a mi' l'ardore

  ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto»). Rispetto al modello greco Dante anzi accentua questa valutazione: l'avventura non d: più imposta dal destino avverso, perché l'uomo la. ora. il suo destino; la tentazione non sta nel cacato delle Sirene, ma nel profondo del suo spirito: l'immortalità non è dono offerto da dee innamorate, ma, semplicemente. una vita vissuta fino alla linea con una pienezza che aborre e travalica il finito e che via via dilata se stessa. Ma, ancora. il vero dramma sta nella difficoltà di stabilire la sintesi della polarità Vergine-Pesci: nel rapporto io-altri. particolare-universale, nel rinvenimento e nella determinazione del valore della «misura» umana. e della virtù proposta a «follia»»"

«Virgo» nella quarta bueoliea di Virgilio

  I.'anno 41) a.C. assumeva il consolato Asinio Pollone, buon amico di Virgilio: uomo di pace, per la pace s'era molto adoperato. Dopo vari de-cenni di guerre civili che avevano insanguinato Roma e l'arca mediterranea, il mondo anelava alla pace. Virgilio, raccogliendo le diffuse aspettative, alimentate dalle predizioni sibilline, dalla dottrina astrologica di Accademici e Stoici e da varie religioni orientali a carattere misterico-soteriologico. nella sua quarta bucolica, dedicata all'amico, immagini) che la recente nascita di suo figlio coincidesse con l'aprirsi di una nuova età dell'oro.

  Terminava infatti allora, fosca e feroce, la tremenda età del ferro, l'ultima del grande ciclo. l'età della strage, dell'odio, del tradimento e della violenza. Col suo esaurirsi si chiudeva in piena conformità con antichi vaticini - il grande anno ciclico; presto il mondo, attonito e sgomento, sarebbe stato rinnovato dal ritorno della favolosa età dell'oro, remotissima eppure non dimenticata. l là di pace e di saggezza, detta di Saturno («saturnia regna», v. 6) perché si diceva che il vecchio dio, in quel tempo antichissimo, avesse insegnatogenerosamente agli uomini i principi prar. tici e tecnici del lavoro e posto le fondamenta del vivere civile.

  Nella quarta bucolica, giustamente famosa, Virgilio ritrae un mondo sereno: la terra produrrà spontaneamente: la culla del bimbo prodigio‑

 

sapiente s'adornerà di fiori, ci sari] pace tra l'uomo c la natura, tra l'uomo e l'uomo, tra l'uomo e se stesso.

  Mentre lasciamo ad altri il compito di studiare l'origine di questo mito archetipico, di cui si trovano tracce nella cultura primitiva e di moltissimi popoli, e le vie e i significati con cui un tale mito fu trasmesso lino a Virgilio; mentre poniamo da parte per il momento, benché si tratti di un argomento assai interessante, il problema del grande anno («saeclorum

  orlo». v. 5), e dei grandi mesi («magni ... mcnses», v. 12), relativo alla legge di ciclicità,» ci soffermiamo su alcuni particolari dell'opera che interessano il nostro studio. All'inizio il poeta afferma che il tono del canto deve farsi solenne, com'è conveniente al grande argomento:

            pallio maiora canamus:

non Omnes arbusta iuvant humilesque myricae.» (v. 3-4)

  Eppure la bucolica non è svolta su toni gloriosi. ("è la festa degli affetti, non l'inno corale; Io stupire ingenuo dinanzi a una natura riscoperta, non il desiderio di spazi nuovi che un provvido destino assegnerebbe all'umanità rinnovata; c'è, sopratt utto, negli ultimi versi, il quadro -- fulcro poetico dell'intera composizione -• del bimbo che, col sorriso, rivela di riconoscere la madre."'' Dunque I'«humilitas», con le sue espressioni di semplicità, ingenuità, candore, letizia. rimane integra; la critica da tempo la ritiene uno dei caratteri ispiratori e uno dei principali fulcri psicologi-ci dell'intera opera virgiliana. Basti solo accennare al «peso» che hanno gli umili in tutta la produzione del poeta: pastori nelle «Bucoliche», contadini nelle «Georgiche», esuli e vinti nell'«N:neidc

  Ora «humilis» (da «humus», terra) vale «che sta basso, a contatto del-la terra», e perciò indica assenza di risalto, di rilievo, di appariscenza. è un tipico aggettivo della Vergine, legato com'è alla coscienza del proprio li-mite.

  Ma esistono, nella bucolica, più diretti riferimenti al segno della Vergine, ai suoi simboli e ai suoi attributi. Il ritorno dell'età dell'oro è annunciato dal ritorno della Vergine (« lam rcdit et Virgo», v. 5); la sua vittoria coincide con la sconfitta del Serpente e cori la scomparsa del veleno («Occidet Ct Serpens, et fallax hcrha veneni occide( ...» v. 24-25); una del-le sue manifestazioni di pace e del rinnovato rapporto dell'uomo con la natura è i! biondeggiare della spiga che lievemente si flette al vento nel-la pianura («molli paulatim Ilavescet campus arista». v. 28). Né mancano le allusioni alla maternità. del tutto convenienti con quanto abbiamo detto dei valori del segno. è invocata la «('asta ... I,ucina» (v. 10), cioè Artemide, la casta vergine, che è anche (o perciò) protettrice dei parti (cfr. ('a‑

 

tulle, Orazio, Servi(); quest'ultimo afferma chiaramente essere tono l.ucina c Diana Lucina «unum») e nella chiusa due volte è ricordata la madre:

«lncipe, parve puer, riso, cognoscere matrem:

Matri longa decem tulerunt fastidia mcnses» (v. 59-60)

  Ieri commentatori antichi la Vergine di cui si parla qui è Astrea, dea della giustizia,''' che aveva per ultima abbandonato gli uomini a causa della loro malvagità (Ovidio, Met. 1, 149, ma cfr. anche Verg.. Georg. 11, 474; e s'osservi ancora che negli esastici «de duodecim signis», Riese, Anthol. Lat., 615-626, Astrea è chiamata «virgo sancta susta optima pia»).

«Virgo» nella Sacra Scrittura

  Nel Medioevo cristiano la Virgo diventa la Vergine Maria e il «puer» Cristo. E non ci meraviglieremo di questa interpretazione arbitraria, testimoniata da Agostino, Lattanzio, Costantino, poiché è tipico della cultura medioevale inquadrare tutta la storia umana nei due semplici aspetti di annuncio e figura della venuta di Cristo e di effetto di tale venuta. Né, tanto più, può essere difesa la tesi d'un Virgilio profeta cristiano. Vero è invece che egli, interprete e testimone della crisi spirituale del suo tempo, come s'è detto, sgomento dinanzi alla tragedia della storia, che gronda lacrime («sunt lacrimae rerum») e sangue, ove non si costruisce se non su ciò che s'è distrutto, avvertì come nessun altro l'insufficienza del-l'operare umano che non va mai esente da colpa, incapace di purificarsi da sé e perfino di autogiustificarsi. Ma altre voci di poeti, prima e dopo Virgilio, cantano note non dissimili. ('atollo e Orazio, non certo sospetti di moralismo, esaltano le virtù della semplicità, dell'innocenza, della modestia; Tibullo loda - in armonia con Virgilio (cfr. Fncide, VIIi. 102 e segg.) -la povertà dei tempi antichi, le origini rurali di Roma; è in questo clima di rinnovamento e insieme di recupero dei fondamentali valori del-la tradizione - promosso dalla politica di Augusto - che figure come quel-le di ('incinnato possono diventare mitiche.

  Si vede dunque come l'attesa della grande età e la stessa «pax augusta,; siano accompagnate ed espresse dai tipici caratteri della Vergine.

  I quali passano poi tutti nell'agiografia e nell'iconografia della Vergine Maria: la verginità, la maternità divina, la falce di luna, la vittoria sul serpente, al quale schiaccia il capo. l'umiltà, il «servire». La Vergine, la cui festa la Chiesa celebra 1'8 settembre. quando il Sole si trova al ceni r) del

 

 

  Giotto - L'Annunciazione a Sant'Anna, Cappella degli Scrovegni, Padova. Giotto esprime qui molte valenze del segno della Vergine: la maternità miracolosa d'una donna già avanzata negli anni, il quieto e fidente aprirsi al divino, l'amore per gli umili, per il quotidiano, il concreto, l'interesse per le piccoli cose della vita d'ogni giorno; il pudore. fondato sul rispetto dell'intimità, per ogni manifestazione affettiva troppo esibita. Si osservi che per sviluppare il tenia dell'Annunciazione a Sant'Anntt, un tenta abbastanza raro nell'iconografia sacra, Giotto segue le convenzioni classiche d'uso per la più famosa Annunciazione alla Vergine, interpretandole tuttavia con assoluta novità; pesante e presente è il corpo della Santa, vero e discreto il suo sorriso; vero l'angelo che «pesa» entro il vano della finestra, senza voli di lontani paradisi; verso gli spari della casa avvolti d'un semplice silenzio. I rapporti tra i personaggi sono eloquenti: da Dio all'angelo, dall'angelo alla santa, dalla santa all'ancella; dal più grande al più piccolo, dal più potente al più umile; dalla dimensione dell'eterno a quella d'un placido tempo quotidiano, dall'infinito al finito, dal trascendente all'immanente, dalla metastoria alla storia.

   Capolavoro assoluto e cifra particolare è la figura dell'ancella, pura invenzione giuttesca e perciò tanto più significativa a iilluminarci intorno alla sua visione del mondo, del-l'umano e del divino. 1 :ancella dunque, anch'essa bloccata in una precisa corporeità pesante, nel corso del suo solito lavoro quotidiano, qualcosa d'insolito ha percepito nella stanza accanto, e ristà, incerta se accorrere o no. Ed è il suo turbamento, colto in fan attimo ed espresso coi mezzi più semplici, quali il giro dello sguardo e il braccio sospeso. che rivela e testimonia la presenza del divino; lo straordinario è rivelato dall'ordinario, Dio dall'uomo, il miracolo dall'evento consueto, il più grande dal più piccolo. Senza questa stupenda figura, infatti, il miracolo sarebbe aiuto.

   Le altre principali caratteristiche dell'arte giottcsca -- l'opposizione al teatrale e alla resa concitata degli affetti, l'amore per la discrezione, il rilievo accordato alla storicità de-gli eventi e delle figure che li vivono, il casto e contenuto gioco degli sguardi, ora stupiti ed ora ridenti, la risoluzione dell'evento irreale entro la dimensione del reale (le vie, le pian_ zc, le campagne, le colline) ed il subordinare i fatti stessi a un ritmo preciso, cioè ad una misura d'ordine esaltando così l'armonia del quotidiano e risenprendime la silenziosa poesia -s'inquadrano tutte perfettamente entro i principali attributi del segno.

 

segno, compare nella Sacra Scrittura nella scena dell'annunciazione, con parole di umiltà («Ecco la serva del Signore; sia fatto di me secondo la tua parola»); da qui prende avvio la sua maternità, spirituale e fisica insieme, particolare e universale. è ancora, la stretta connessione degli attributi verginità-maternità-umiltà-servizio-silenzio.

  A considerare poi l'albero genealogico di Cristo si vede bene che la storia dei suoi antenati contiene, come motivo pressochè ricorrente, quel-lo di maternità miracolose, compiute, per intervento divino, da donne che l'età avanzata o altre cause rendevano sterili, che sterili erano giudicate da tutti, e che sterili esse stesse si giudicavano.

  Esemplari, a questo riguardo, le maternità di Sara, moglie di Abramo (Gen, 15 e sgg.), di Rachele, moglie di Giacobbe (Gen. 29-31, 30, 22-25): di Anna, madre della Vergine (secondo il protovangelo di Giacomo), e di Elisabetta (Luc., 1,5-25). Altre volte la maternità è di donne indegne che poi si redimono; così Rahab, la meretrice di Gerico, che sposò Salomon, della tribù di Giuda, antenato di [)avide (Gios., 2, 1-21. h. 22-25); così I3ctsabea, la non esemplare moglie di Uria, l'Eteo, che generò a Davide, prima di Salomone, il figlio dell'adulterio (Sam. 1 l: 12, 1-25).

  Il motivo costante è dunque quello della costruzione d'un ceppo straordinario al di sopra (o contro) le leggi di natura e le consuetudini umane; la sterile partorisce anche nell'estrema vecchiezza (Sara aveva oltre 90 anni alla nascita di Isacco, e Abramo più di 100); la disonorata viene esaltata. La grande maternità non sembra davvero opera umana.

   In rapporto di polarità con la terresirità («humilitas» - «humus») del-la Vergine, col suo senso del particolare e del limite, della insufficienza, sta l'acqua dei Pesci come universale illimitato, come perfetta pienezza; come rigenerazione, purificazione, riscatto dalla colpa (il limite della terra e dell'ego). La Sacra Scrittura offre infiniti esempi di questa polarità.

  Così Mosè, salvato dalle acque, e cresciuto come figlio dalla figlia del Faraone, veduto poi quale «figura» del passaggio dei popolo di Dio da uno stato di prigionia e schiavitù a uno stato di libertà spirituale: così il primo miracolo di Cristo che avviene alle nozze di l'aria, su preghiera della Vergine - che, qui, «serve», prima d'esserne richiesta, gli sposi facendo mutare l'acqua in vino; così il battesimo cli Cristo stesso nelle acque del Giordano; così !a chiamata dei primi apostoli, pescatori; così il miracolo dei pani e dei pesci;"»' così il simbolo stesso del pesce che i primi cristiani tracciavano sulla terra per riconoscersi vicendevolmente; così varie parabole, come quella delle vergini sagge e delle vergini stolte. o come molt'altre, incentrate sulle figure di «servi».

E sempre la medesima polarità: considerazioni su fatti dei lavoro unii‑

 

albergare nel cuore dell'uomo, un tale amore, per manifestarsi concretamente e non restare nebuloso, vago, e in definitiva facile e improduttivo, deve esercitarsi nel quotidiano, nel sacrificio, nella rinuncia. Non è davvero un grande amore quello che indietreggia davanti alla miseria, alla difficoltà, alla privazione. Il suo valore si misura nell'«hic et nunc» della Vergine, nella storia concreta di ogni giorno.

  Basta esaminare le carte del ciclo di alcuni nativi del Segno che hanno vissuto positivamente la polarità per comprendere quale sia il fondo psicologico comune della Vergine. Parliamo di Leone "Iolstoi, Giovanni Vega, ('harles De Foucauld, Madre Teresa di Calcutta (Agnese Bajaxhiu); il carattere fondamentale della loro spiritualità e del loro agire sta nella riscoperta della dignità degli umili e dei diseredati, dei vinti e degli emarginati, e, insieme, nella testimonianza d'un servizio spirituale ed effettivo, reso con passione ed umiltà, nel silenzio dell'autospogliazione.'""

  Non a caso davvero il sesto segno zodiacale è l'ultimo di quelli giacenti sotto l'orizzonte, sintesi e autovalutazione dell'«io», percezione e stima del valore del «raccolto». Prima dell'unione con gli altri o l'Altro (Bilancia, 7° segno, 7° campo), lo spirito deve insieme conoscere se stesso e rinunciare a se stesso, per farsi strumento e, così, servire. Ciò non è istintuale, ma frutto di volontà, ragione e coscienza ed è collegato alla consapevolezza che l'esperienza dell'io è insufficiente. Il sacrificio della Vergine per non restare sterile, per non essere avvertito come un'umiliazione mortificante che si è costretti a subire, e contro cui, come contro ogni violenza, intimamente si resiste, deve essere volontario, libero e cosciente. è solo a yuesa condizione e in questa prospettiva che la morte dcll'«ego» coincide con la nascita del «noi». Per questo le parole-chiave del segno, oltre quelle già citate, ci sembrano dover essere quelle della piìi semplice e pura socialità umana: «frater» e «soror»; fratello e sorella. ma anche, certissimamente, frate e suora*.')

Il messaggio di «Virgo»

  Resta da dire, a conclusione di questi appunti, quale possa essere l'interpretazione del simbolo grafico del segno della Vergine. La diamo senipliceinente come ipotesi, tuttavia non arbitraria: pur non essendo noto, per ora, a quale periodo risalga il tracciato del segno, né per quali vie sia giunto fino a noi, essa riesce abbastamza persuasiva, alla luce di quanto s'è detto fin qui.

  Marce] I--Iomet scrive che le Dee-Madri, chiamate qualche volte Vergini e creatrici d'ogni vita, si trovano presso tutte le più antiche religioni

 

 

   ('imahue: San Francesco - Basilica inferiore, Assisi. Francesco d'Assisi, il santo della povertà, dell'umiltà, del «servizio-. Gli studi più recenti hanno accertato che nacque nel periodo estate-autunno del 1181. L'Autore del presente articolo, sulla scorta di argomentazioni persuasive, opina per una nascita avvenuta col Sole nel segno della Vergine e con forti valori l'esci (cfr. nota 22).

solari, e che la loro figura, come il loro ruolo, sono sempre associati al-l'acqua.''" Già al tempo di Sargon il Grande, sulla fine del III millennio a.C., la grafia adoperata per indicare l'acqua era uno zig-zag, che in seguito divenne la lettera M. Aggiunge: «è molto interessante notare che i luoghi e le parole che sono in rapporto qualsiasi con l'acqua e la nascita delle creature e dei mondi hanno per iniziale la lettera «M». E, a conferma Holmet riporta varie testimnianze: il Manu che per sentiti e ariani è la divinità creatrice dei inondi, il Mani-'I'u dei pellerossa, il nome «Maya», il dio Mani degli Indiani e la dea dallo stesso nome dei I3ahilonesi. «Ma» per i semiti, vale acqua.

  Quanto ai simboli di organi sessuali femminili. presenti in grotte celtiche e preceltiche, essi sono collegati all'acqua «perché l'acqua che sgorga non sia altro che l'acqua-madre di ogni vita».

 

  Il simbolo grafico della Vergine è dunque da correlarsi alla «M» di acqua-vita. ed ha la sua origine in tempi antichissimi. L'asta rientrante, ma senza angolature rigide e senza punta», - si direbbe al contrario che si fletta all'indietro con una certa dolcezza -- è evidentemente da mettersi in relazione con un invito all'interiorizzazione. L'asta, pur se non tracciata con rigidezza, è tuttavia collegata ad un'autopenetrazione, e cioè al sacrificio, al dolore dell'autocoscienza obiettiva, alla consapevolezza del proprio limite; ma essa, per i suoi legami con l'acqua, parla d'una vita nuova che nasce dalla perdita dei confini dell'individualità, dalla scomposizione dell'unità troppo ristretta dell'ego. L'avventura verso l'infinito del Tutto, la conoscenza dell'Universale, l'amore indifferenziato per ogni forma di vita hanno la loro origine nell'interiorità dello spirito umano dove, nel silenzio, si compie un evento in apparenza minore, ma in realtà fondamentale; l'autorigenerazione dello spirito stesso.

  La tradizione dei significati di Virgo - dai Sumeri in qua - può dare al nostro tempo insegnamenti davvero non trascurabili né scontati. è forse questo il segreto della vera ricchezza, espresso antichissimamente nella figura della Spica»

 

 

NOTE

(12)'l'orquato'l'asso, autore d'un commento assai parco di note e tuttavia stimolai issimo della Divina Commedia annota semplicemente accanto a questo verso: «bello»: e nient'altro, come se ogni altra parola sua dovesse parergli inadeguata. Non crediamo sia eccessivo supporre che egli - nativo dei Pesci - sentisse qui una profonda consonanza col proprio «io» profondo.

(13) Che Dante sia direttamente coinvolto nel dramma spirituale di Ulisse, dice egli stesso in altre parti dell'opera, ed è concordemente riconosciuto da tutta la critica. in questo stesso canto prima ancora di narrare il celebre episodio dichiara la necessità di porre un limite ai desideri dell'intelletto, introducendo cosi uno dei temi- chiave della vicenda d'Ulisse; e, poco più avanti dove descrive la bolgia disseminata di fiamme, paragona quella visione a quella che un contadino ha del poggio, nelle prime ore della sera (',quando la mosca cede alla zanzara») guardando verso il piano («dove vendemmia e ara»), che è disseminato di lucciole. La magnifica scena, tratta dalla vita rustica, per l'ora, la figura del contadino, i lavori ricordati è strettamente legata a valori Vergine.

(14) Un insigne dantista, Natalino Sapegno. commenta: <.I.a tragedia dell'eroe greco, al di sopra della sua personale responsabilità, mantiene una precisa funzione esemplare, vuol essere un monito per tutti gli uomini; ed è rievocata in uno spirito, che non è di esaltazione, sì di religiosa perplessità. Non è certo un caso che la commemorazione di questa sconfitta dell'umana ragione abbandonata alle sole sue forze sia collocata qui, a breve distanza, e quasi a guisa di esemplificazione, dell'affermazione della necessità di altrenare l'ingegno e contenerlo nei limiti di una norma religiosa (ve. ?I ?2).»

(13)

(Comm. alla Div. Comm. Inferno, I.a Nuova Italia. Firenze, pala, 2013. nota al v. 94). Dove si vede molto chiaramente che Dante interpretai suoi valori Vergine come in-sufficienza e povertà della ragione umana, e tinelli dei l'esci - corre collegati a una rivelazione superiore che puri scendere solo per grazia divina. A ben guardare non so-no pochi i particolari dell'episodio che consentono di vedere in ()fisse e nei suoi compagni una specie di comunica religiosa, raccolta, modesta, silenziosa. Una religiosità umanistico-laica che e sconfitta, nell'estrema tensione della propria ricerca, perché non si è aperta al divino.

( 15) 1.a iV hucoiica, legata certamente a concezioni rniltenaristichc di provenienza orientale. parla del .,magnus annus», cioè un ciclo di vari anni - il cui numero varia a se-concia degli autori - compiuto il quale i pianeti si ripresentarvi nelle medesime posizioni reciproche. Il termine «a quo, deve essere evidentemente quello dell'origine del mondo. Cicerone, nell'«i)rtensio», etc fissava la durata ira 12.954 anni solari.

{ 1(1) La colpa antica non è dimenticata I 'manent sccleris vestigia nostri' v. 13): il riscatto non sarà perfetto, la purezza primitiva non sarà recuperata nella sua integri(à; resteranno'-priseae vestigia fraudisn lv.3i). Nel ritorno della fase del ciclo si avverte chiaramente un decadere. Così anche la storia futura non sarà immune dalla sofferenza: ci sarà ancora avidità, l'uomo dovrà ancora difendersi dall'uomo; ci saranno altre guerre (vv. 3I-3fi). l_a colpa antica lia lasciato tracce che non possono essere cancellate. Questa certezza - che non sarà compiuta una purificazione assoluta. una redenzione perfetta - rende dolorosa l'altcsa e dà al ripetersi del ciclo una nota di sofferenza tanto più profonda quanto meno manifestata. Fu penoso vivere nelle altre età, e qualche pena resterà anche in quella dell'oro. 11 Paradiso. anche quello pagano, e perduto davvero per sempre. è questa consapevolezza clic inibisce alla natura di Virgilio, pur quando egli usa torti solenni come nell'inizio di questa bucolica, il trionfalismo e la retorica: ed è la stessa consapevolezza che conferma la sua' huniilitas».

07) Il nome «Astrea» è da collegarsi al sscr. - v'edi astaras>, e alla rad. 'star-, che vale 'spargere, spanderei, per la ragione che gli astri appaiono disseminati per il cielo. Questa etimologia pare piii probabile dellaaltra che la collega alla rad.sscr. „as» (dardeggiare, gettare). Il mito di Astrea. tanto in Grecia che presso i Romani, è stretta-mente collegato a quello di 'remi, dea della giustizia (il nome ha la radice del greco «itithemi», io pongo. in stabilisco) e a quello di Pudicizia. Numerosi autori conferma-no la sua identificazione con la costellazione della Vergine. (apella afferma che essa reca in mano le spighe della Vergine. l.o stesso autore stabilisce una stretta connessione -- sulla base del valore della i.giustiziat.» e della «misura» tra Vergine e Bilancia. Macrobio poi (l. Sto.. 21) ha una bellissima intuizione circa la «giustizia» e l'utilitia della Vergine: eVirgo Justitia creditun caga: sula facit nascentes fructus ad limiti-mini «sua pervenirea.

( is;) I .a purezza che intendiamo ha per Virgilio la particolare attribuzione di onestà, schiettezza, autenticità. è la virtù deliri persone e delle cose (cfr. v. 42) che non men-tono, che sono veramente così come si manifestano esterinrrnenle. Tale virtù c dunque contrapposta al vizio del veleno dallax- Purezza è dunque, in questa particola-re e antichissima accezione. la qualità per cui la persona o la cosa è integralmente secondo la sua natura, non alterata; l'alterazione è falsità, inganno, tradimento, oltre che degli altri, di sé.

119) In una interessante lettura del 'iPatcr noster'>. pubblicata su i'Aslrologv» del dic. 1969 (I be I.ortl's Prayer». di R.('.1).) Fautore assegna la frase i'Dacci oggi il nostro pane quotidiano'• ; a l l a Vergine (pag. I lll- 1111. II miracolo dei panni e dei pesci vi è ve‑

 

dulo come un'allegoria Vergine (i pani) l'esci. I due pesci starebbero a indicare la creatività e la fecondità di Cristo. Il pesce, è detto, è la più prolifica delle creature; era d'uso presso i cristiani cibarsi di pesce, il venerdì. giorno di Venere, esaltata nel segno.

(20) Nicola Sententovsky-Kurilo nel suo «Nuovo trattato completo di astrologia teorica e pratica» (Hocpti, Milano) afferma che Leonardo da Vinci nell'ideazione e nell'esecuzione dell'«Ultima Cena» dispose gli apostoli secondo criteri astrologici. Nella lettura che egli ne dà, persuasiva per Giovanni (Bilancia) e Bartolomeo (Pesci), molto convincente per Giuda (Scorpione) attribuisce a'lbmmaso, l'apostolo che non crede se non vede e non tocca, il segno della Vergine (pagg. 1416).

(21)'lblstoi nacque il 28 agosto (= 9 settembre) del 1828, a Jasnaja l'oljana, del governatorato di Tula. Si spense il 7 (= 20) novembre 1910, a Astapovo, del governatorati) di Rjazan. Giovanni Verga nacque a Catania il 31 agosto 1840 (ma da altre fonti è riportato il 2 settembre) e morì nella stessa città il 27 gennaio 1922. Charles 1)c Foucauld nacque a Strasburgo il 15 settembre 1858 alle oc 17 e morì assassinato il l~ dicembre 1916, intorno alle 21. Epoca fondamentale per la sua conversione fu l'autunno del 1866. Agnes 13ajaxhiu nacque a Skoplje (Jugoslavia) il 27 agosto 191(1 (testimoianza della stessa). Eventi significativi della sua vita: vocazione (1922), par tenia per l'india (intorno al 1930): chiede al Pontefice di dedicarsi interamente ai più poveri (10 novembre I946); giunge la risposta affermativa del papa (12 aprile 1948); inizio del suo nuovo apostolato (agosto 1948); nascita della nuova congregazione missionaria (marzo 1949 - ottobre 1950); riceve il «Panda Shiri», il più alto riconosci-mento che si conceda in India (1963); è onorata dal governo filippino col «Magsysay Prize» (1963: «alla donna più benemerita di tutta l'Asia», diceva la motivazione); premio della fondazione Kennedy (19711: premio internazionale della pace «Giovanni XXXIII», ricevuto dalle mani di Paolo VI (6 gennaio 1971); premio «<Jawahrlal Nettru» (1972); premo «Templetorn» consegnatole da Filippo di Edimburgo (1973).

Nell'oroscopo di Tolstoi notiamo Sole, Luna, Mercurio in Vergine, trigoni a Marte-Nettuno in Capricorno. Giove e Y congiunti in Scorpione, sestili a Marte. Saturno cong. Venere ai primi gradi del Leone. opp. tirano. Plutone a 8° Ariete, sestile a X. Nell'oroscopo di Verga, Sole e Venere nel segno; Venere opp. Urano, quadr. X. sestile a Y. Sole isolato, Mercurio quadr. Y. Venere quadr. Saturno; Giove yuadr.Nettuno. Plutone trig. Mercurio.

Nell'oroscopo di De Foucauld, Sole e Mercurio cong. in Vergine, oppi a Nettuno, quadr.a Giove in Gemelli e quadr. a Luna-Marte in Sagittario. Plutone quadr. Saturno e opp. Venere.Y al MC (esattamente). lai morte intervenne approssimandosi Y all'AS, con Urano esattamente sullo stesso AS; Saturno e Nettuno congiunti attivava-no le dissonanze Saturno-Plutone-Venere natali; X quade a Marte natale; Marte dissonante con Luna, Nettuno, Sole natale; Mercurio su Marte natale.

Madre Teresa di Calcutta ha nel segno della Vergine Sole, Marte e X; Y in Acquario oppi a Venere, quadr. Saturno: Saturno trig. al Sole-X; Nettuno opp. Urano; Giove se-stile Venere. Anche in celebri personaggi dello spettacolo del tipo Vergine-Pesci osserviano il permanere degli stessi valori: i diseredati, i falliti ((iasmann, U. Macina). la maternità dolorosa (S. Lorcn ne «La ciociara», Anna Magnani). Tutte e tre le attrici ricordate hanno avuto anche nella vita reale molto a soffrire per la maternità. è oltremodo significativo che abbiano raggiunto le vette più alte della loro arte interpretando personaggi della polarità Vergine-Pesci. Si ricordi per tutti il teledramma dal titolo «La sciantosa». che Anna Magnani interpretò poco prima della morte. I a scena

 

 

Dante la pronunciare a S. Bernarciu l'elogio della Madre di Dio: «Nel ventre tuo si raccese l'Amore?,. L'Amore che si riaccende nei ventre della Vergine rappresenta la sfera immensa della Divinità che riappare misteriosamente nella ristrrna s_fi'ra de! corpo umano. Anche l'incarnazione è aura rnaniJestuzionc' e1e1 arassimo del rumino e dell'infinito nel finito. (pag. 20).

Citando i luoghi ove ican de Mettili; fonde i simboli del triangolo e del cerchio, e Philippe de (irèves clic ripete lo stesso motivo, accentuandone l'irrazionalità che pur non è tale davvero, se crediamo che «mundi figulusllnclusii in vasculo». Poule) osserva: «Nelle due poesie quello che colpisce è il paradosso logico che colloca l'infinito nel finito, ma c'è anche il paradosso morale che colloca l'estrema grandezza sull'e-stremo mortificazione.

Ila Zodiaco, Rivista di ricerca e Cultura astrologrica, Novembre 1978. 1V O.

 

 

in cui canta dal palco per i soldati, c li vede mutilati, feriti, commossi e lieti, è difficilmente dimenticabile. Il caso (?) volle che in quella scena qualcuno le mettesse ad-dosso la bandiera italiana e la corona, a signikare una specie di ideale maternità. E il pianto di lei, irrefrenabile alla vista di tanta sofferenza, era davvero quello d'una madre; e d'una madre era la sua morte, incontrata nel gesto istintivo di salvare un giovane soldato.

(22) Non ci meraviglieremmo davvero se in futuro si dimostrasse che il Santo della Povertà, Francesco d'Assisi, nacque sotto il segno della Vergine. Sacrificio, rinuncia, penitenza e. soprattutto, umiltà (si ricorderà che l'ultimo verso del celebre «Cantico», quasi un testamento spirituale, invita a servire Dio «rum grande hurnilitaue») furono i cardini della sua predicazione. Forte dovette essere anche il segno opposto (misti-Osino, amore dell'universale, infinita tenerezza per gli animali) forse occupato dalla Luna (pietà e tenerezza per gli infelici, dolcezza di cuore, facilità alla commozione). ('erto è che, come si è visto, per attivare positivamente i valori Vergine occorrono «dissonanze» oppositive dai Pesci, Per t'AS opteremmo, d'accordo qui col Runge, per i Gemelli (piccola statura, ossa minute, versatilità, gaiezza giovanile, frequenti viaggi, predicazione). Un campo iV tra Leone e Vergine (padre ricco, in ottima e consolidata posizione sociale, ma anche gretto; commerciante col culto del proprio «prestigio»; il conflitto eli Francesco con lui, legato certamente a Saturno forte, per lo meno co-dominatore, e dissonante, non si spiega se non sul presupposto che il figlio volesse respingere, col padre e nel padre, una parte molto intima di sé e avvertita come pericolosa). Leggiamo in «Fonti Francescane» (vol. ll, pag. 2471, ed. Movimento Francescano, Assisi. 1977), opera fondamentale per la biografia del santo e la questione del francescanesimo, uscito per il 75Uesimo della morte, che l'annodi nascita fu il 1181, e il periodo quello dell'estate-autunno. La nostra ipotesi potrebbe dunque trovare conferma.

Tenendo conto di tutto ciò abbiamo supposto una data e un'ora di nascita tali da soddisfare tutte queste esigenze: esse quadrano» per la notte dal 2 al3 settembre 1181, ora locale 23 circa. La Luna e Nettuno sono congiunti in Pesci nel campo decimo, opp. al Sole. L'AS è intorno ai 20 Gemelli. Saturno e Venere congiunti in I icone, tra campo terzo e quarto, non lontani dall'opp. a Marte in Acquario; Luna- Nettuno trig. Plutone in Cancro. Marte quadra a Urano-Giove congiunti in Toro. Si ricordi che la svolta decisiva della sua vita fu compiuta (gennaio-febbraio 12(16) cot pubblico ripudio del padre Pietro Bernardone, respinto come padre («Tu non sei mio padre») e offeso nell'orgoglio (Francesco si spogliò degli abiti lussuosi che indossava; il padre era commerciante di stoffe), Il «taglio» è ben espresso dalle dissonanze Marte-Urano-Saturno; la scelta della povertà e della castità, dai contatti Saturno-Venere,

(23) M. Ilomet, «Alla ricerca degli dei solari» trad. M. Sanfeliec, SugarCo, Milano.

(24) A quanto ci risulta solo Barbault e, più recentemente, Sicuteri hanno esaminato a fondo dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, i legami e le relazioni che uniscono e, diversificano, su un comune fondo di «penetrazione», Vergine e Scorpione.

(25) (i Poulet, nel suo bellissimo «Le metamorfosi del cerchio» (trad. G. Bogliolo, Rizzoli, Milano, 1971), la cui lettura riteniamo indispensabile ad ogni persona di cultura, nell'analizzare i vari significati che filosofi, scrittori e poeti hanno attribuito alla figura del cerchio, antichissima c sempre nuova, scrive alcune annotazioni che ben s'adattano al nostro studio. A proposito degli ultimi canti della «Divina Commedia» egli annota che vi si celebra «il più splendido della congiunzione c dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo. Proprio prima della visione finale del poema,

(22)

LA N° 89 (1992)

Mario Ioli e Claudio Cannistrà

SAN FRANCESCO DI ASSISI: IPOTESI SULLA NASCITA

  Moltissimi e concordi indizi fanno ritenere che San Francesco, il «poverello d'Assisi», sia nato col Sole nel segno della Vergine. Anzi, la sua vita, le scelte, il tipo stesso di santità che egli espresse so-no quasi una «summa» delle più belle virtù del

segno. Intanto la sem‑

plicità, la pazienza, il rifiuto di qualsivoglia potere (anche in seno all'or-dine nuovo che egli stesso fondò), la modestia, l'amore per i poveri, i lebbrosi e gli emarginati, per tutti i «piccoli» (egli stesso si chiamava «pusillus homo sine litteris», altrove, «parvulus et minimus servus» e, per designare i suoi frati, diceva «pusillus grex»), per gli animali (specie per l'allodola, perché, diceva, il suo piumaggio è del color della terra); poi il sano realismo per cui lesse il Vangelo applicandolo alla lettera («sine glossa»), la non ripugnanza per i lavori più bassi (fu muratore e sguattero), la perfetta umiltà. Nel celebre «Cantico», quasi un suo testamento in versi, il primo appellativo che egli dà a Dio è infatti «altissimo» - fra i tanti possibili - il che presuppone che egli si sentisse «bassissimo»; ciò che è confermato dall'ultimo verso in cui raccomanda ai suoi frati l'obbligo di servire Dio «cum grande humilitate». Nel quadro rientrano anche l'appellattivo che diede ai suoi compagni, «frati (fratelli) minori», le dure penitenze cui si sottopose, il pacato umorismo, il pudore degli affetti.

  Ma il suo tema di nascita deve comprendere anche dei valori Pesci. In questo senso depongono infatti il suo slancio mistico, la fratellanza che egli sentì per ogni creatura (compresi gli animali, le piante, il fuoco), la viva carità, la sua capacità di superare le barriere delle distinzioni so‑

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ciali, politiche e anche religiose. La sua anima fu quella di un mistica capace di dissolvere in un solo abbraccio generoso tutte le fobie del suo tempo, come pure di percepire la fondamentale armonia di tutta la creazione veduta quasi con gli occhi di un novello Adamo; nello stesso senso indica la sua opposizione, o meglio, indifferenza nei confronti di ogni forma di potere, anche quello che avrebbe dovuto assumere in prima persona per difendere il suo stesso ordine e mantenerlo fedele alle sue origini. E soprattutto il tipo particolare della sua santità, legata all'asse Vergine-Pesci: nella sua massima umiliazione sta la massima grandezza, nell'estrema mortificazione la gloria; nel suo silenzio la voce dei secoli ammirati.

  Poiché nell'anno della sua nascita - 1181 - e nel periodo in cui il Sole passava in Vergine, nessun pianeta fortemente personale transitava nel segno opposto, in Pesci non poteva o doveva essere che la Luna, figura dell'anima, parte femminile della psiche. In questo modo si determina una grande tensione dialettica nell'asse Vergine-Pesci, che ben fa comprendere la componente fondamentale della sua spiritualità, fondata tanto sulla mortificazione quanto sull'esperienza mistica, a non dire poi che egli giunse alla percezione dell'universale armonia attraverso la frantumazione dell'io, orgoglioso e limitato, e la sofferenza del corpo, costante e pervicace testimone del perdurare dell'«io» stesso. E chi legge, poi, la Luna come immagine materna riconoscerà che la posizione del pianeta in questo segno ben si adatta all'immagine di sua madre, qual'é descritta dalle fonti e dalla tradizione. Una donna fantasiosa e svagata, protettiva e buona senza possessività, di nobile origine francese e quasi certamente tramite dell'educazione letteraria di Francesco, che ebbe fa-miliari i romanzi e le liriche cortesi: il che rientra benissimo nel quadro della Luna-Pesci.

  Per rendere più evidente questo conflitto, optiamo per l'opposizione Luna-Sole, e non per la semplice loro presenza in segni opposti. 1 modelli genitoriali furono infatti oppositivi: a un padre commerciante, custode geloso del suo, di vedute ristrette, si opponeva una madre venuta di lontano, molto sensibile e per nulla legata a possessi di sorta, più in-cline del marito alle cose dello spirito. Un'altra testimonianza conferma la probabile opposizione dei luminari e si tratta della malattia oculare di cui il Santo patì negli ultimi anni di vita, fino alla cecità quasi completa. Ora, la tradizione, tra le «regole» di tale malattia cita anche l'opposizione Sole-Luna.

Quanto all'Ascendente, anni addietro tanto il Sementovskji-Kurilo

 

 

quanto il Runge optarono per il segno dei Gemelli, un'ipotesi che ha il pregio di esaltare la mercurianità del soggetto (molto versatile, inquieto, amante dei viaggi) e di corrispondere perfettamente alla descrizione che il suo primo bio-grafo, Tommaso da Celano, dà del suo aspetto («Vita prima», 83): «Di statura piuttosto piccola... fronte piana e piccola, occhi neri... orecchie dritte e piccole... mani scarne, dita lunghe... gambe snelle... piedi piccoli... sguardo buono»(".

Questo Ascendente dà poi

ragione del «giullare» che Francesco fu nell'annunciare la parola di Dio, con gioia; del suo amore per la danza, le lettere, la musica e il teatro. Giullari erano allora una sorta di saltimbanchi-poeti che rendevano liete feste e mercati divulgando le canzoni di gesta, portando notizie di paesi lontani, unendo verità di cronaca con spiritose invenzioni personali, e stupendo il pubblico a cui dovevano strappare risate, applausi, e... denaro

  Francesco trasferì al campo religioso questa figura irregolare adattandola a sè. Non sacerdote (se ne ritenne sempre indegno, tanto profonda era la sua umiltà; ancora l'asse Vergine-Pesci), ma nunzio itinerante al-l'insegna della letizia e dell'improvvisazione, più disposto a insistere sul-la primigenia innocenza dell'uomo - da recuperarsi anche attraverso il «ludus» - che non sul peccato originale.

  Questa ipotesi porta poi presso il Medium Coeli, in Acquario, Nettuno che diventa così il pianeta dominante del tema esprimendo, come più non si potrebbe, del santo, il misticismo, la sensibilità, l'amore per ogni forma di vita, la facilità al perdono.

  Che l'anno di nascita sia il 1181, è cosa ora certa (cfr. «Fonti Francescane, lI, Movimento francescano, Assisi, 1977, pag. 2471), come anche la stagione: fine estate o autunno. L'ipotesi di una nascita col Sole in Vergine (affacciata sulle pagine di «Zodiaco», numero O dell'autunno 1978) è così confermata. Poiché fino a poco tempo fa si sosteneva anche l'ipotesi 1182, per scrupolo di indagine, si è presa in considerazione an‑

 

che la possibilità di una nascita avvenuta nel corso di questo ultimo anno, sempre però con il Sole in Vergine opposto alla Luna in Pesci, per le ragioni dette sopra.

  Tra il 1181 e il 1182 le combinazioni che soddisfano questa richiesta sono tre:

I) 25 agosto 1181. Qui l'opposizione è sui 9° Vergine - 5° Pesci (vedi fig. 1).

2) 15 agosto 1182. La Luna è a 1 ° di Pesci, ma il Sole non è ancora in Vergine (29° di Leone). L'opposizione si riscontra, ma non sono coinvolti in essa i due segni richiesti (vedi fig. 2).

3) 13 settembre 1182. Luna a 23° Pesci -Sole a 27° Vergine (vedi fig. 3).

  L'ipotesi dell'Ascendente Gemelli, dà noi accolta, comporta la presenza del Sole in quinta Casa, quella della creatività, e della Luna in undicesima, che può leggersi come uno speciale feeling tra il soggetto e la figura materna, oltre che come presagio di vasta popolarità.

  Caduta l'ipotesi «2», nell'ipotesi «3», per un Ascendente Gemelli (nascita verso la tarda sera) la Luna è sui 23° Pesci. Ma non persuade assolutamente la presenza di Giove presso l'Ascendente, ciò che non corrisponde nè alla struttura fisica di Francesco, nè alla sua personalità, nè al suo carattere che non fù affatto «gioviano». Nè persuade il relativo «silenzio» degli assi, visto lo spessore del personaggio.

  L'ipotesi «l», invece, è persuasiva sotto ogni punto di vista. Intanto, per la forte tensione sugli assi verticali: quel Saturno in Leone, dissonantissimo, si collega molto bene alla figura inibitoria e autoritaria del padre mercante, Pietro di Bernardone, e la sua opposizione abbastanza stretta a Nettuno dominante (particolare mancante nell'ipotesi «3», che pure mantiene Saturno in quarta) esprime come meglio non si potrebbe che il misticismo sereno e pacificatore di Francesco sorse per effetto del contrasto con ogni forma di potere paterno.

  Persuade molto la codorninante mercuriana (il pianeta è in aspetto con Luna, Sole, Ascendente', sta in domicilio e governa pure l'Ascendente), che Francesco visse come «giullare», poeta, musico, all'insegna di un sempre giovane e divertito eclettismo. Persuade anche la forza enorme di Nettuno (che richiama i Pesci e la Xlle), come vocazione al ritiro e alla vita appartata (in questa direzione volge anche Saturno molto forte, come la ritrosia della Vergine).

  Può sulle prime lasciare perplessi Venere in Leone-IV. Ma si tratta di un pianeta del tutto isolato. Deve poi essere ricordato che nella giovi‑

 

 

 

nezza i sogni amorosi di Francesco furono tutti volti al desiderio di sposare una gran dama, forse una principessa o una regina; che egli amò organizzare feste lussuose e spendere grandi somme per questo; infine una Venere di Leone in IV fa pensare a una casa paterna ricca e molto accogliente, e così fu.

  Tutti i pianeti sono collegati alla Luna in questo caso, e ciò testimonia la ricchezza della sua «anima» di poeta e di nomade e l'importanza del-l'immagine materna. Il grande trigono in segni di Terra (Giove-Urano in Toro collegati a Mercurio-Sole in Vergine e a Marte in Capricorno) converge tutto sulla Luna, che diventa la punta di una figura di «aquilone».

  Nell'ipotesi «3» la Luna, pur essendo importante non ha una rilevanza paragonabile a questa.

  Un'ulteriore conferma della validità della nostra ipotesi si riceve dalla tradizione secondo la quale i primi gradi dell'asse Vergine-Pesci sono col-legati alla bassa statura; e così fu quella di lui, come testimoniano i primi biografi. La pietra rozza che si mostra oggi a Rivotorto e sulla quale si dice che egli dormisse come su un materasso è di dimensioni assai ridotte. Lo stesso rivelano le misure della sua tonaca grezza.

  In conclusione seguendo le regole dettate da Barbault, avremmo una chiara dominante nettuniana, con sottodominante Saturno-Mercurio-Luna su sfondo Vergine/Pesci. Saturno è nettamente angolare, mentre l'opposizione Mercurio-Luna si scarica direttamente sull'asse Asc./Disc.

L'opposizione Saturno/Nettuno e i pianeti lenti: Francesco è l'interprete del suo tempo

 

  Nettuno e Saturno, opposti e in controparallelo preciso (- 19° 32'; + 19° 23') giacciono sull'asse verticale; poiché si tratta di pianeti molto lenti collocati su una faséia oroscopica molto personale, la combinazione deve leggersi come quella di un soggetto nel quale si esprimono intere le contraddizioni e le aspirazioni dell'epoca nella quale egli vive. In questo caso, il conflitto tra aspirazioni di tipo spirituale e mistico e ambizioni di potere legate al peso della materia; da una parte una tensione al-l'abbraccio universale che tutti affratella, e dall'altra, all'opposto, un richiamo alla vanità dell'«io» cho.impedisce ogni elevazione interiore, con miraggi di tenace difesa del prestigio personale. La scelta di Francesco fu chiara, simbolizzata dalla sua rinuncia al padre, ai suoi beni, ai suoi

 

 

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Fig. 3

 

abiti; la ricchezza, l'autorità, il potere lo impacciavano al punto che solo denudandosi e diventando un «nessuno», un reietto senza famiglia, casa, patria poteva liberarsi (Saturno in IV, vissuto prima come peso accolto e subito, poi come peso gettato via).

  La minaccia del potere, pronta sempre ad assumere nuove maschere, fu costante nel‑

. zia. la sua vita; infatti questa opposizione si scarica sulla coppia Urano-Giove pure in un segno fisso (e la croce dei fissi, come si sa, è quella del potere della materia). e il momento in cui la civiltà mercantile celebra il proprio trionfo; Francesco che ne è figlio, ne è anche l'accusatore, vivendo in prima persona le contraddizioni di una cultura che non vuole servire l'uomo, ma farlo invece servire a sè. Che la punta di questa croce, nell'oroscopo, cada in dodicesima, mentre il dominante Nettuno stia tra nona e decima, in-dica che il conflitto generazionale, durissimo anche perché vissuto come uuna «radice» e una pesante eredità personale, si scarica su un orizzonte di ampia spiritualità. In questa ottica il temibile Saturno può essere veduto come la falce che Francesco maturo (la sua non fu affatto una vocazione precoce, nè fulminea, ma molto difficile e faticata) impugnò per tagliare i nodi che lo avviluppavano alla sua famiglia e alla logica della generale, «normale» educazione.

  L'importanza della croce fissa formata da pianeti lenti è confermata anche dal fatto che, al momento drammaticissimo della comparsa delle stirnmate (settembre 1224), Nettuno potenziò tutti i punti della croce, trovandosi retrogrado a l 1 ° Toro.

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Sulle tracce deI tema: le linee Fondamentali della personalità e il novilunio prenatale (12 agosto 1181, GMT 4h. 59m.)

  L'Ascendente è a 3° Vergine, quadrato al futuro Ascendente e nello stesso segno solare della nascita (vedi fig. 4). La coppia Sole/Luna si è appena levata (il Sole è dominante del tema), trigona a un altro valore di Fuoco, Marte in Sagittario. Il novilunio è regale, ma si colloca in dodicesima: la regalità è come in esilio, senza luce, senza gli attributi este‑

riori dell'onore. La casa è nettuniana, e Nettuno sarà il pianeta domi-.

nante del futuro oroscopo.

  Nettuno ora è in sesta (casa corrispondente alla Vergine, dove sarà il Sole alla nascita), precisamente sulla cuspide, da dove si oppone non solo a Saturno, come ci si poteva aspettare, trattandosi di pianeti lenti che nell'arco di un mese o poco meno percorrono uno spazio ridotto, ma anche a Venere. Nettuno e Venere sono collegati al segno dei Pesci e alla Casa dodicesima (malati, emarginati, sofferenti in genere, i poveri che Francesco avrebbe amato fino a identificarsi con loro).

  Abbiamo già visto quale importanza avessero nel tema natale Nettuno, la XII', i Pesci, e dall'altra parte la coppia Vergine-Mercurio. Qui è bene richiamare la lunga prigionia e la più lunga malattia che Francesco visse nella sua giovinezza, poco dopo i 20 anni, in seguito alla guerra di Perugia, e che probabilmente orientò tutte le sue scelte future. Cosi egli visse la XII', nei modo più letterale: prigionia, ospedale, ritiro. Altri giovani languivano con lui, molti dei quali, perché non ricchi, vennero uccisi o lasciati morire; ma lui fu liberato grazie al riscatto paterno.

  Certamente in quei mesi egli meditò sulla guerra come frutto del denaro, e sul potere che il denaro esercita dividendo gli uomini d'una stessa età tra vivi e morti. Da qui un sentimento ambiguo nei confronti del padre; gli doveva la vita, l'educazione, la ricchezza; e gli doveva ora, anche la liberazione. Ma quello stesso padre, mercante avido, possessivo, geloso del suo, era anche un testimone e un difensore di una cultura materialista con cui Francesco, dopo l'esperienza del carcere e della morte vicina, non poteva più scendere a patti,

  Non sorprende quindi che la forza della dodicesima, così evidente nel tema natale, sia rimarcata anche nel tema del novilunio. Ma mentre nel primo tema il Giove-Toro in dodicesima fa pensare al molto denaro e alle molte proprietà che costituiscono un ostacolo per la vita spirituale, nel secondo tema la dominante Sole-Leone di XII° indica che la sua elevazione - così come la sua gloria - passano attraverso una lunga pro‑

 

 

 

va, accolta o imposta; e indica pure che (trattandosi di una indicazione di un progetto di vita ancora «in nuce») attraverso l'accoglimento della chiamata pescina alla «pietas» universale si raggiunge anche la gloria per-sonale che splende pur nell'ambito d'una misera cella (XII a) e che il prestigio dell'«io» deve dissolversi nel vasto mare della sofferenza universale.

  Il Mercurio in prima nel suo segno è annuncio di uno spirito giovane, attento, analitico; questo carattere si sposa benissimo con il forte Mercurio della nascita, il quale accoglierà anche tonalità gemelline, di festa, scherzo, sorriso, improvvisazione, umorismo.

  I due temi dunque parlano entrambi di Mercurio, su piani diversi (d'al-tra parte il pianeta sarà protagonista anche dell'ultima Luna Nuova prima della morte, filo conduttore della vita del Santo).

  Potremmo dire che Francesco ha tradotto gli impulsi analitici del primo Mercurio in una capacità e una tendenza ripetuta ad usare gli oggetti (come il Mercurio del mito)(2, gli abiti, le piccole cose del quotidiano come veicoli di una rappresentazione personalissima e simbolica. Ad esempio, nell'incontro col lebbroso - il reietto per eccellenza - egli non si limita all'elemosina, ma gli dà il mantello, l'abbraccio e il bacio di pace, con una totale immedesimazione (Mercurio-attore richiede un io

 

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Fig. 5 - La nona armonica

 

molto debole!), come avverrà poi più avanti, dove Francesco non si limiterà a soccorrere i poveri, ma sarà, nella sua carne e nel suo aspetto, «il» povero (asse Vergine/Pesci). L'abito lussuoso verrà lasciato per uno miserabile, l'uomo ricco sarà poverissimo, la casa prestigiosa verrà la-sciata per un tugurio e una vita errabonda. Qui abbiamo insieme le trac-ce pescine (abito come seconda pelle) e il gioco delle continue trasformazioni a rovescio di tipo mercuriano, come anche la capacità di fare e di «essere» l'altro.

  Il tema del novilunio mostra un forte Leone; quello di nascita una forte quinta, casa leonina, ove sta col Sole anche il governatore dell'A-scendente in Gemelli, il Mercurio-Peter Pan. Sono valenze che inclinano al teatro, alla rappresentazione. Nella giovinezza Francesco andò famoso come «regista» delle feste della città, e dobbiamo supporre che eccellesse in rappresentazioni impreviste; la prova indiretta è data dal fatto che la sua conversione ai primi tempi fu creduta una sorta di particolare rappresentazione, forse un capolavoro di inventiva e beffa, dato che aveva come pubblico tutta la città e per primi attori il padre, il vescovo, il console. Era invece una nuova forma di vita, come poi fu, la sua, una nuova forma di santità. Questo spirito particolare volto allo spettacolo, e sia pure in modi innocenti, non lo lasciò mai; si deve qui citare la danza, in abiti miserabili, dinanzi allo stupito Innocenzo III, la rappresentazione del Presepio a Greccio (1223), inventata da lui, il formidabile impulso dato al teatro sacro dall'ordine francescano (le «laudi» nascono in Umbria nel secondo Duecento). Sono, queste, tracce della segnatura di quinta, Leone, Gemelli-Mercurio.

  Mentre al «doppio» in lui permanente e a suo modo ironico, vanno rapportate le parole che disse morente circa la necessità di non trattar troppo male il «fratello corpo». Col che egli usciva fuori anche dal masochismo tipico del suo segno solare, a cui era stato legato per molti anni. Il corpo l'aveva ben servito, disse (asse Vergine-Pesci, legato al servire, l'uno per dovere anche ansioso, l'altro per misericordia) e non era più giusto continuare a umiliarlo. E di «servire» parla anche l'ultimo verso del celebre «Cantico», dettato, secondo la tradizione poco prima della morte:

 

«caudate e benedicite lo mi' Segnore

e rengraziate e serviteli cum grande humilitate».

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33

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Saturno in quarta Casa in Leone: il conflitto col padre e la spoliazione totale

  Il segno del Leone, che nel tema di novilunio anteriore alla nascita, accoglieva i due luminari, giace, nel tema di nascita, all'Imum Coeli. Nascita dunque, se non nobile, comunque in posizione di prestigio. Ma l'Imocielo è congiunto esattamente a un fortissimo Saturno, ricco di aspetti e collocato in un segno non compatibile con la sua natura. Poiché l'I-mum Coeli ha relazione con la nascita, le primissime esperienze di vita, la prima educazione, e questa zona è occupata dal terribile «senex»; poi-ché la IV' Casa è sempre collegata a valori lunari (qui la Luna è opposta al Sole, che governa la quarta, stando in una Casa «sua», come la quinta) si deve dedurre che l'infanzia di Francesco fu segnata da questa ombra paterno-senile, fonte di divieto, censura, rimprovero e non di certezze o di amore.

  Il padre era un ricco commerciante di stoffe, grossolano, avido, ma non avaro dato che per il figlio, di cui era fiero, amava spendere generosamente per compiacere il suo desiderio di organizzare feste e di brillare in mezzo alla migliore gioventù della città. Questo contrasto è ben espresso da un Saturno (ritrazione, severità, rigore) in Leone (splendore, fasto, ostentazione), mentre il Sole-Vergine dice l'oculatezza e la prudenza nel-l'amministrazione del patrimonio. Sole che, non a caso, troviamo insieme a Mercurio in V' Casa, che per il sistema di Picard delle case deriva-te, rappresenta, come IIa della IV', le sostanze del padre.

  Francesco «sentì» Pietro Bernardone come un uomo piccolo e meschino che grazie alle sue ricchezze, cercava di salire nella scala sociale. Non c'è dubbio che Bernardone amasse il figlio, ma d'un amore possessivo, geloso, negatore di libertà; un amore che Francesco dovette avvertire come una trappola pesante della quale poteva restar prigioniero, poiché al padre doveva tutto: vita, ricchezza, posizione, e dopo la prigionia a Perugia, anche la liberazione. Il contrasto col padre fu lungo e oscillante, per la confusione in cui Francesco giaceva ed anche per i sensi di colpa che la prospettiva di un conflitto con lui, quasi un atto di fellonia, gli agitava in cuore. Il padre era anche un'immagine del re, e una immagine di Dio. Nella sua ribellione, in nome di una nuova libertà, erano compresi anche conati di ribellione all'ordine umano e divino quali la società presente designava, per addivenire a una spiritualità superiore e più autentica.

Al ritorno dalla prigionia di Perugia, Francesco si ammala gravemen‑

26

 

te; si teme anche per la sua vita. Guarito della malattia, egli è un «altro» uomo. Durante un'assenza del padre, distribuisce ai poveri abiti prczosi, fa ricche elemosine, come se la malattia e la vicinanza della morte gli avessero fatto percepire la sostanziale identità di tutti gli uomini. Ciò provoca la furibonda ira di Bernardone, che lo batte e lo imprigiona, costringendolo a digiunare. Episodi di questo tipo dovettero essere numerosi, se alla fine il padre, forse «tradito» anche dalla moglie che di nascosto nutriva il figlio e lo consolava, più vicina al giovane che allo sposo (ritorna qui la figura di una madre amorevole e soccoritrice, Luna-Pesci), lo trascinò in piazza, pur nel cuore dell'inverno, dinanzi alle massime autorità civili e religiose e a tutta la città, per esporre le sue lagnanze e ricevere il loro appoggio. La disobbedienza di Francesco a lui, in-fatti, non era soltanto una questione privata, ma per i simboli che agita-va (la dispersione del patrimonio,la disobbedienza, la frustazione delle attese e pretese paterne), un fatto pubblico. Padre era Bernardone, ma padri erano anche i consoli, della città; e Io era il vescovo Guido, della comunità cristiana.

  Bernardone agi certo d'impulso, ma con la inconfessata speranza di riprendersi il figlio non appena, dissuaso da tutti gli assisani, questi fosse rientrato in sè. Ma la risposta di Francesco lasciò tutti esterrefatti; con la rinuncia all'eredità, Io spogliarsi delle vesti (il padre era commerciante di stoffe, sicché il gesto valeva anche come offesa del suo lavoro!), il ripudio netto e duro del padre («Tu non sei mio padre!»), egli rifiutò tutta la sua vita precedente, con un taglio risoluto e irreparabile,per la stessa pubblicità che Bernardone, aveva, per scopi molto diversi, dato all'evento. Come non vedere in questo il simbolo - rovesciato - di Saturno - in IV - leso? Fino a quel punto Francesco aveva subito il peso di un Saturno castratorio; con quel gesto, in certo qual modo egli strappò la falce e «tagliò» per sua scelta.

  La crisi dovette essere tremenda, non solo per la città, ma anche per Francesco. Ne fanno fede la lunga esitazione che la precedette; il suo vagare poi per circa due anni in abito di mendico per le campagne e le vie della città, zimbello dei monelli (non aveva ancora ricevuto la chiamata celeste!); il suo disorientamento che lo condusse a essere ora muratore, ora sguattero; e, più tardi, la difficoltà che Francesco ebbe a rapportarsi con serenità nei confronti di tutte le figure maschili d'autorità(3). Nel quadro rientrano anche il suo ripudio assoluto di regole canoniche, la violenza con cui condannò anche la più modesta forma di proprietà (ritorna qui l'eco di Saturno in IV°, vissuto su un piano superio‑

 

re), e anche il tipo di Dio-padre che egli si figurò poi: amoroso e tenero, e non più inibitorio e punitivo.

La spoliazione totale

 

  Se la chiamata di Dio, giunse solo due anni più tardi, è necessario ammettere che l'opposizione di Francesco al padre non fu prodotta dal maggiore amore di Dio. Ebbe, a motivarla, solo una forza violenta e distruttiva, esaurita la quale non ci sarebbero stati per lui che il nomadismo, il disorientamento, il deserto; l'essere un nessuno, un senza-patria, senza luogo. Solo più tardi ciò gli parve come un disegno provvidenziale; avendo rinunciato a tutto, Dio gli avrebbe reso tutto; lontano da un padre terreno, sarebbe stato accolto da quello celeste. Ma un certo spirito nomade, inquieto, incapace di stasi e fissità, gli restò sempre: lo di-mostra la sua repulsione della regola che difatti non venne approvata, se non solo tre anni prima della sua morte, sicché si può dire che per quasi tutta la vita egli rimase «uno» fuori dai canoni anche religiosi (qui entrano in gioco i segni mobili del tema e Nettuno dominante).

  La ricchezza rappresenta non solo un impaccio, ma anche una ragione di stabilità. Il ricco difende ciò che ha, non vuole mutamenti, è avido di ricchezze maggiori, e invidioso di chi sta più in alto. Francesco combatte non solo la ricchezza, costantemente, ma anche la proprietà, e non solo quella individuale, ma anche la collettiva. Ai frati egli proibisce la proprietà di qualsivoglia oggetto, anche di un minuscolo libro di preghiere; e nell'ordine nuovo da lui fondato, fa divieto di ereditare collegialmente qualsivoglia bene. Qui agisce il simbolo - ancora - di Saturno, rigorosissimo e vissuto come estrema spoliazione della «casa», come si chiamava l'ordine nuovo!

  La sua storia spirituale personale veniva così traslata alla storia spirituale dell'ordine, e il suo simbolo personale diventava il sigillo della sua opera (Sole in quinta: i «figli», i seguaci, i discepoli). Francesco non solo ha vissuto il suo difficile tema, ma lo ha ribaltato e ne ha ampliato i simboli al massimo grado sino a farne delle vere colonne per la sua epoca e per la nostra.

 

La carta di nona armonica

 

  Secondo la tradizione indiana, che le ricerche di Addey hanno confermato, questa carta indica la più alta evoluzione spirituale concessa a ciascun uomo. Si accenna qui soltanto alla sacralità del «numero nove», testimoniata ad esempio dalla struttura della «Divina Commedia», e poggiante sul fatto che il 9 risulta da 3 moltiplicato per se stesso: la assoluta perfezione divina.

È naturale per noi, trattando di un mistico di tale levatura, ricorrere a questa carta armonica (vedi fig. 5).

  Il suo misticismo è confermato dalla dominante nettuniana. Se il Nettuno della carta natale compariva al Medium Coeli, qui esso si presenta strettamente congiunto all'Ascendente. Ed è anche più forte, perché qui governa il Sole in Pesci; la polarità natale Vergine-Pesci è confermata dalla presenza di Mercurio in Pesci e da quella di Venere nel segno della Vergine, esattamente opposta (19° 59') al Sole (lo scarto è meno di un minuto primo!).

  Ugualmente enfatizzata da questa carta è la polarità mobile a noi già nota: il Medium Coeli cade infatti in Sagittario, a 14° 38', con riferimento all'opera di predicazione, evangelizzazone, e ai numerosissimi viaggi.

  Ma la carta di nona armonica conferma anche le tremende lotte che il Santo dovette affrontare per esprimere la sua spiritualità mistica: i segni fissi sono potentemente occupati, ai loro primi gradi, ed essi insisto-no, con precisione, sull'asse natale Medium Coeli/lmum Coeli, e in particolare sul difficile Saturno - Leone di IV. La coppia esplosiva Marte-Urano in Acquario si pone, dissonante, sul Medium Coeli natale e quadra esattamente l'Ascendente di armonica e quindi anche Nettuno. Dunque, tensioni, battaglie, ribellioni, insofferenze e anche il timore, in Francesco, che un eccessivo spazio concesso alla sua, pur doverosa, polemica potesse ostacolare l'effondersi illimitato e pacifico del suo misticismo.

  Nel tema natale Francesco portava anche una certa distruttività o autodistruttività, vista l'introversione inibitoria virginiana e il Marte opposto a Plutone sull'asse IIa VIIIa. In particolare il Marte natale è fortissimo, per segno, per casa e per aspetti molteplici: egli fu dunque, anche, un grande, tenace lottatore, capace di enormi sacrifici e di una formidabile fedeltà ai propri principi'. Se ricordiamo l'importanza del segno della Vergine, la forza di Saturno all'Imum Coeli, e il suo governo su questo Marte, verrà logico concludere che Francesco fu capace di abne‑

 

gazione, sacri ficio,sopportazione eroica della sofferenza fisica.

  Nell'armonica nona questi contatti ritornano, ma traslati a segni prevalentemente di Fuoco (Ariete-Leone, mentre il terzo segno della triplicità, il Sagittario, occupa il Medium Coeli); l'opposizione Marte-Plutone si ripresenta, ma stavolta Marte insiste sia sul nuovo Ascendente, di quadrato, sia su quello natale, con un trigono. La lotta è confermata, ma qui l'accento batte più sugli ideali, sulla passione spirituale che non sul prezzo da pagare per raggiungere la perfezione.

  Si tratta qui dell'armonica Nona. E si resta davvero meravigliati notando che il nono segno è al Medium Coeli, che i contrasti sembrano potersi risolvere per merito dei due pianeti governatori del nono segno, Giove e Nettuno, che sono particolarmente enfatizzati. I valori del numero 9 sono così esaltati al massimo grado. E, anche possibile qui ricordare che il Sagittario è ii segno - dopo la morte e rinascita scorpionica - dell'uomo risorto, dell'uomo più che uomo, che per la trasformazione compiuta unisce in sè tutta la vita del creato e per questo può tra-smettere ad altri, al di là dello spazio e del tempo, i frutti del proprio sapere.

 

 

L'Acme dell'esperienza mistica: Le Stimmate

 

  Nel settembre del 1224, sul monte de L'Averna, in digiuno, solitudine e penitenza, Francesco meditò il Cristo crocifisso, avvicinandosi la festività della Esaltazione della Croce (14 settembre).

  Quali tempeste si agitassero allora nel suo animo, può essere noto se si richiama alla mente la tormentata vicenda del suo ordine. Egli l'aveva fondato e diretto, ma ora non poteva impedire che esso prendesse una via molto diversa da quella sognata; né poteva farsi illusioni sulla «protezione» della Curia romana che aveva, sì, finalmente approvato la nuova Regola (l'anno prima), ma certamente avrebbe concesso molte deroghe all'obbligo della povertà: il suo ideale di Vangelo applicato e vissuto alla lettera - «sine glossa» - si sarebbe dissolto irreparabilmente sotto l'urgenza di esigenze che poteva ben comprendere, ma non condividere. La prova dolorosissima che il destino gli aveva offerto (se avesse insistito sulla povertà, ciò avrebbe significato l'urto con Roma e il tener il suo ordine amatissimo fuori della protezione papale, con inevitabili rischi di disordine, sbandamento, disunione; se invece avesse concesso deroghe, avrebbe salvato l'unità, dato prova di umiltà, ma avrebbe dovuto

 

temere d'aver tradito la propria vocazione, alla quale aveva consacrato la vita intera) doveva averlo lasciato stremato, se non interiormente di-strutto. Doveva sentirsi solo, disorientato.

  Astrologicamente negli anni precedenti i transiti dei pianeti lenti erano stati molto significativi: Plutone (da 4° a 9° Vergine) su Sole/Mercurio (1222) e Nettuno trigono con la medesima congiunzione (1222).

  Nel 1224, Plutone è a 11° di Vergine, Nettuno a I 1 ° di Toro (ha superato la congiunzione natale Urano/Giove in dodicesima); Saturno è a 7° di Capricorno e si collega per trigono alla medesima congiunzione natale. È la stella di terra che esalta al massimo la componente virginiana: umiltà, rinuncia, silenzio. Urano transita a 12° - 13° Scorpione opponendosi a Nettuno transitante. Giove, appena entrato in Sagittario, si avvia a quadrare l'opposizione natale Sole-Luna, ma rinforza di sestile il Nettuno natale, dominante.

  In sintesi, parallelamente all'esaltazione dei valori Vergine, i transiti confermano la «pazienza» del segno e il potenziale mistico del tema natale attraverso la sofferenza.

  Al 14 settembre 1224 (la tradizione fa coincidere la festa liturgica con il manifestarsi delle stimmate), il Sole è all'equinozio di autunno, la Luna lo precede di pochi gradi in Vergine; Venere è in Leone, come alla nascita; Mercurio, in Bilancia, transita in sesta natale. Da rimarcare, il trigono perfetto tra Plutone (11° 29' Vergine) e Nettuno (II° 29' Toro) transitanti. 11 più forte dei due è il secondo, sia per la sua enfasi nel tema di nascita, sia perché, come s'è visto, tale pianeta passa in dodicesima natale, sulla congiunzione Giove-Urano. Giove, a 0° di Sagittario, è in aspetto armonico con il Sole: ora è un sestile, alla nascita era un trigono. Considerando che il Nodo Lunare si trova a 29° Pesci, opposto al Sole, la notte dal 14 al 15 ebbe luogo un'eclissi totale di Sole, natural-mente invisibile. Nulla ci vieta di pensare che la straordinaria esperienza mistica di questo eccezionale santo abbia avuto luogo simultaneamente a un fenomeno astronomico-astrologico ugualmente unico: l'eclissi di Sole, e per di più sull'asse equinoziale!

  L'eclissi si formò esattamente alla 20.10 (G.M.T.) del 14 settembre (vedi fig. 6). Se si erige il tema dell'ora, si vedrà che l'Ascendente è pratica-mente coincidente con quello di nascita (10° Gemelli), quasi che l'eclissi (in quinta la creatività, l'effusione di energia) segnasse una sorta di nuova nascita, dopo una speciale «morte» (Sole oscurato).

  Le stimmate non furono dunque nella vicenda spirituale di Francesco un semplice episodio, ma una sorta di sigillo definitivo. Mentre la realtà

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lo vedeva deluso, vinto, isolato e incompreso, la sua anima «risponde-va» unendo la propria sofferenza a quella di Cristo con una tale adesione intima, che il corpo stesso recò traccia di quello strazio e di quella assoluta identificazione.

Gli annunci della morte

 

  Nel 1226 i pianeti più lenti hanno già esaurito il loro ciclo, dopo il trigono transitante Nettuno-Plutone (settembre 1224). Giove e Saturno, invece, «danzano» tra gli ultimi gradi del Capricorno e i primi dell'Acquario, presso, cioè, Nettuno natale. Si tratta di un altro ciclo: Giove e Saturno, quadrati alla nascita, si sono congiunti, nel marzo del 1226, a 3° di Acquario, esattamente sul dominante Nettuno natale. Hanno poi proseguito il loro percorso fino al Medium Coeli natale, opponendosi a Saturno natale: la missione storica di Francesco quale interprete del suo tempo (come abbiamo detto più sopra, a proposito dell'opposizione Saturno/Nettuno) è conclusa. In parallelo si rafforza la croce a T della nascita, in segni fissi.

  Toccata l'opposizione a Saturno natale, Saturno transitante diventa retrogrado, fermandosi a 29° di Capricorno. Giove avanza fino a 11° di Acquario (si congiunge al Medium Coeli, quadra la congiunzione Urano-Giove natale), quindi retrocede su Nettuno natale, fermandosi a 2° di Acquario e insistendo sulla congiunzione con Nettuno.

  Molti cicli, in sintesi, si chiudono su punti vitali del tema, ma ciò facendo, i pianeti transitanti esaltano pure caratteristiche fondamentali del tema stesso.

  Il giorno della morte - al tramonto, o poco dopo, del 3 ottobre 1226 - Marte è a 26° Sagittario, congiunto alla cuspide dell'ottava casa nata-le (vedi fig. 7). Mercurio, tra i dominanti della nascita, getta un trigono, da I ° di Bilancia, all'Ascendente (cui era legato da un quadrato alla nascita) e un trigono al Nettuno dominante natale. Il Sole è sulla cuspide della sesta (caduta di vitalità), mentre la Luna entra, proprio al tramonto, nel segno dei Pesci, lo stesso della nascita, circa agli stessi gradi.

  L'ultima rivoluzione solare (vedi fig. 8) mostra un grande stellium in sesta, la cui cuspide cade sulla Venere di quarta natale (18° Leone). Il dominante è Mercurio (a 4° di Bilancia), ora opposto al nuovo Ascendente (alla nascita era quadrato}, e governatore dello stellium in Vergine, e ricco di aspetti maggiori. Marte, governatore della prima Casa, sta

 

 

 

 

 

in ottava con Urano. Marte era in ottava alla nascita, ed ora vi fa ritorno, mentre Urano stava in dodicesima, ed ora la governa.

   Dunque, una vita che si va spegnendo, per esaurimento della vis vita-le, ma non drammaticamente. Intatte le forze dell'anima e dell'amore (Luna sull'asse Vergine-Pesci, ancora; Venere, congiunta al Sole, in buon aspetto con l'ottava, trigono a Nettuno).

L'ultima Luna Nuova

 

  L'ultima Luna Nuova (vedi fig. 9) si forma il 23 settembre 1226 alle 6:21 a.m. G.M.T. e cade a 6° 52' Bilancia, in perfetto trigono al Medium Coeli e all'Ascendente natali che sono i punti chiave interessati dai transiti dei pianeti lenti. Il novilunio si presenta in dodicesima(s). Che cada in Bilancia non è così rilevante come il suo presentarsi, più raro e quindi più indicativo, nella Casa dodicesima non vitale e allusiva al ricovero, all'ospedale, alla malattia. A rimarcare questo, l'Ascendente del tema di novilunio, 20° 40' di Bilancia, cade proprio sulla sesta natale, a 16° di Bilancia.

  Venere, che domina il novilunio, a 16° 33' di Bilancia, si colloca proprio sulla cuspide della sesta natale. Viene attivata così la dodicesima di novilunio, dove sta Venere stessa, ma anche la sesta. Si tratta delle case classiche della malattia e del misticismo. La lunazione confluisce nel tema personale di Francesco in valori di «sesta». Essendo poi egli della Vergine (sesto segno), il servizio, la dipendenza, la malattia vengo-no tutti enfatizzati.

- La coppia Giove-Saturno, di cui ci siamo già occupati perché nel marzo 1226 i due pianeti erano congiunti al Medium Coeli natale, si trova in quarta, presagio un po' inquietante.

- In ottava di novilunio cade ora l'Ascendente di nascita. Vicino alla cuspide dell'ottava si trova anche Nettuno, dominante alla nascita. L'altro dominante di nascita, Mercurio, riceve il quadrato di Marte, che sta-va in ottava natale.

  Dunque questa Casa, la ottava, è sollecitatissima. Per di più essa ha la cuspide in Toro, ed è quindi governata da Venere che domina il novilunio, e corrisponde alla dodicesima di nascita. Dunque, la testimonianza, a più voci, delle Case attrae, la nostra attenzione sulle seguenti, e su esse sole: 12a 6a 8a

 

L'analisi delle Armoniche

 

  L'armonica di ottava stupisce per una Luna a 8° 13' di Vergine, esattamente posta sul Sole di nascita, per l'Ascendente in Vergine, a 0° 19' (vedi fig. 10). Si direbbe dunque che la morte doveva enfatizzare al massimo grado le caratteristiche di questo segno e così fu, dato che egli si fece porre nudo sulla nuda Terra, quella stessa che nel celebre Cantico aveva chiamato insieme «sorella» e «madre».

  Marte e Plutone, opposti alla nascita, appaiono congiunti fra loro e congiunti anche a Venere, come se il travaglio della vita, espresso dal-l'opposizione natale Plutone IIa/Marte VIIIa, si placasse nella serenità dell'ultimo istante.

Compare la grande stella di Terra, con Urano al terzo vertice.

  Mercurio che è dominante alla nascita, è ancora importantissimo; compare a 3° 38' di Bilancia, trigono all'Ascendente e al Nettuno natali, come pure al nuovo Medium Coeli; è legato da quadrato a Urano, cui si collegava in nascita per trigono.

  Infine, il Medium Coeli di ottava (6° 20' in Acquario) è esattamente opposto al Saturno natale in quarta, a 6° 27' di Leone. Dunque la vetta della morte, per così dire, la sua manifestazione più visibile e pubblica erano in opposizione, agita e dimostrata, con l'immagine paterna. Al ricco mercante, avido e avaro, che probabilmente era già morto nel suo bel palazzo, Francesco opponeva l'immagine di se stesso morente nella stessa città (asse IV - X, coincidente con quello di nascita), ma nudo sulla terra nuda, volendo lasciare di sè la figura dell'assoluta povertà, in semplicità e in fierezza, come neanche avrebbe voluto per sè l'ultimo dei miserabili.

 

 

Confronto fra l'ultima Armonica e l'ultima Rivoluzione Solare

  L'armonica 45 (vedi fig. 11) - l'anno della morte - comparata con l'ultima rivoluzione solare mostra una stretta opposizione Mercurio- Urano (28° Sagittario/0° Cancro) che cade sull'asse verticale della rivoluzione solare (29° 55' Gemelli/Sagittario) e quadra esattamente anche l'asse orizzontale. Una tale dissonanza si presentava anche nell'armonica ottava (quadratura), dove i pianeti rappresentavano dei punti chiave; alla nascita gli stessi pianeti erano poi legati da un trigono.

La congiunzione Sole-Luna indica la chiusura di un ciclo; essa si op‑

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Fig. 10: l'Ottava Armonica

 

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pone a Venere, a 10° Leone, sull'asse natale verticale (8° 17' Leone/Acquario).

  Marte a 15° di Gemelli quadra esattamente Plutone di rivoluzione, a 15° Vergine. In nascita i due pianeti erano opposti e in ottava armonica congiunti. L'Ascendente di armonica 45 (20° 34' Pesci) cade nella dodicesima di rivoluzione solare, al sestile di Saturno di armonica a 20° 35' di Capricorno. Alla nascita Saturno era legato dallo stesso aspetto all'A-scendente. Siamo dunque ad una fase rarissima e forse unica di molti cicli planetari.

  Nella comparazione fra l'Armonica di morte - 45, 1068 - (vedi fig. 12) e i transiti della morte stessa si nota:

- Marte e Mercurio di armonica fra loro strettamente opposti (14° Cancro/Capricorno) e quadrati al Sole transitante. L'Ascendente di armonica è poi quadrato esattamente al Marte transitante, a 26° Sagittario (posizione che corrisponde alla cuspide dell'ottava natale). Lo stesso Marte transitante è in perfetto trigono con la Venere di armonica a 25° Leone. - Luna ancora in Pesci come alla nascita, e come alla morte. Il Sole di armonica sulla Luna di transito e non distante dalla Luna di armonica stessa (fine del ciclo).

- Il Medium Coeli di armonica (16° 05' Scorpione) opposto al Nettuno di transito.

- Urano di armonica quadra Meercurio transitante. Di tanti questo è un contatto abituale e ricorrente.

- La Luna di armonica quadra Piutone di armonica (erano in trigono alla nascita).

  In sintesi, le testimonianze più eloquenti ci giungono dal Sole, dalla Luna e da Mercurio, come del resto era logico attendersi, trattandosi degli ultimi anni di vita, per i quali «parlano» i pianeti più veloci; si tratta poi di pianeti importantissimi nel tema personale.

  Il Sole di armonica è alla fine di un ciclo; la Luna fa lo stesso, ripresentandosi in Pesci; Mercurio, leso, lede a sua volta il Sole transitante.

  11 rapporto Sole/Luna è presente in tutti i temi fin qui considerati: - Opposti alla nascita.

- Luna di ottava armonica sul Sole di nascita, opposta alla Luna di nascita.

- Luna congiunta al Sole nell'armonica 45.

- Nella rivoluzione solare del 45esimo anno, sono nello stesso segno, quel-lo della Vergine.

- Nell'armonica di morte sono molto vicini, quasi congiunti, tra Acqua‑

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Fig. 12: Armonica di morte - 45, 106S

rio e Pesci.

- A! momento della morte la Luna ritorna alla posizione natale.

  È quindi ovvio porsi la domanda: perché questa enfasi di Sole e Luna? La risposta non può risiedere se non nella rilevanza che i luminari occupavano alla nascita e anche nel modo, personalissimo, in cui Francesco agì la loro polarità e quella dei segni in cui alla nascita essi si trovavano collocati. Il «destinò», proprio nel momento definitivo della morte, quasi a premiare visibilmente la sua fedeltà al simbolo e l'estrema libertà con cui l'aveva impersonato in sè, diede a quest'uomo una corni-ce reale, ma anche simbolica, eccezionale: nudo sulla terra nuda (Pesci-Vergine; la pelle dell'uomo a contatto con il «rivestimento del pianeta»); spirante al termine della sua giornata terrena in sincronia con lo spirare del giorno; la luce della Luna, già visibile nel chiarore vespertino, che riportava a lui tutta la tenerezza indicibile della Luna natale, quella misteriosa e magica dei Pesci; e ancora il canto delle allodole, gli uccelli

3*

453

 

più umili, mai veduti al tramonto, che giunsero, secondo la tradizione, a quell'ora insolita ad accompagnare la sua fine (ancora Vergine, «i piccoli animali», ma anche Pesci, «il miracolo»).

La percezione del simbolo di un grande poeta: Dante e San Francesco

 

  Nell'XI canto del suo «Paradiso» Dante fa esaltare San Francesco da San Tommaso d'Aquino, il principe della teologia medioevale; il poeta spinge la propria ammirazione a un punto tale che fa dire a Tommaso ch'egli si sente indegno di tanto ufficio. Ma, con sorpresa del lettore, Dante, contraddicendo le sue stesse premesse, secondo le quali avrebbe esaltato la «carità» di Francesco, insiste, con inusitata forza polemica, esclusivamente sulla sua povertà, la sua forza interiore, la sua orgogliosa regalità. Al punto che la critica afferma: «questo non è più il poverello, ma il campione della povertà». In altre parole Dante conduce il suo canto su una tonalità marziana.

  Nei far ciò il poeta obbediva certamente a una sua preferenza personale, a una inclinazione del suo carattere per il quale anche la poesia era una battaglia, ma coglieva anche una verità astrologica del suo santo. Nel tema di novilunio prenatale, la coppia Sole-Luna in Leone è in trigono con Marte-Sagittario. Nel tema di nascita, secondo la nostra ipotesi, Marte sta in ottava, in Capricorno, opposto a Plutone.

  Francesco nella giovinezza tentò più volte la carriera delle armi e combattè nella disastrosa guerra che Assisi condusse contro Perugia nella quale fu fatto prigioniero; prima della conversione ebbe la visone della sala d'armi, nella quale si esprimeva la sua chiamata a una vita nuova come guerriero. Delle armi pareva attrarlo più la gloria che la violenza, come è testimoniato dal novilunio prenatale in Leone e dal Marte nel segno non violento del Sagittario. Nel tema natale poi Marte è molto forte; è in una casa e in un segno convenienti alla sua natura, molto sollecitato da diversi aspetti tra i quali mette conto qui notare lo stretto sestile con la Luna e lo stretto trigono con Urano, come il trigono con Sole-Mercurio. Il rapporto Marte-Urano è sempre indizio di tensione, temerarietà, amo-re per il rischio. Dante a descrivere il contrasto violentissimo col padre che culminò nell'inverno del 1206 in un pubblico scandalo scrive:

 

in guerra del padre corse...

 

  Ma se l'episodio ebbe grande notorietà, il tema astrologico, invece, poiché i pianeti giacciono in case «occulte», come l'ottava e la dodicesima, insiste sulla tensione segreta, sulla guerra spirituale.

  E del tema Dante percepisce anche la nota saturnina e quella virginiana nella descrizione della morte, quando racconta che Francesco si fece porre nudo sulla terra nuda. E aveva già colto, il grande poeta, anche la nota mercuriana della leggerazza e della gloria festosa:

 

              ...il venerabile Bernardo si scalzò prima e dietro a tanta pace... corse...

Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro dietro allo sposo...

                       ..,quella famiglia che già legava l'umile capestro.

 

  È sempre la nota Vergine-Pesci della povertà-ricchezza, miseria-glorificazione, ma su una tonalità festante, come di una perenne giovinezza del cuore. Questa tonalità, che non è di Dante propriamente, gli viene dalle fonti francescane, o, meglio ancora, da una totale intima, eccezionale adesione al suo personaggio (Ascendente Gemelli, Mercurio fra i dominanti).

NOTE

 

(1) La descrizione, redatta poco dopo la morte del santo, tra il 1228 e il 1229, assai attendibile, è la sola che ci dica qualcosa del suo aspetto fisico. Tutte le altre fonti tacciono al riguardo.

(2) Secondo il mito classico, già bambinello Mercurio si dilettò di scherzi e di piccoli furti ai danni degli dei maggiori, riuscendo però sempre in un modo o nell'altro, a sfuggire alla punizione e a convertire la rabbia dei danneggiati in un sorriso. Ad esempio, avendo offeso il dio Apollo col furto di alcuni capi di bestiame, egli trasse dal guscio di una tartaruga uno strumento musicale nuovissimo, ben conoscendo l'amore di Apollo per la musica, ed evitando tosi l'ira del dio. Ora, a parte la sua mentalità di bricconcello astuto, mette conto qui il segnalare che Mercurio non soltanto tratta la materia (in questo senso sarebbe un artigiano-Vergine), ma la trasforma fino a farle esprimere esiti inconcepibili e lontani da quella che pareva la sua destinazione originaria. In questo è più che artigiano: è artista, perché crea cose prima inesistenti, traendole per di più da una materia inadatta. Qui non c'è solo la manualità abile della Vergine, ma l'invenzione mentale pura che preesiste all'oggetto, c cioè una segnatura gemellina, che

(1)

rivendica il primato della sola idea, un valore di aria. 11 Mercurio Vergine t tecnico, l'altro inventivo che sovverte continuamente le regole, la materia, gli usi in un divertito e continuo gioco dei «doppi».

(3) Anche nei confronti del cardinale Ugolino dei conti di Segni (1143-1241), che pur lo protesse, e che in seguito divenne papa col nome di Gregorio IX. Lo stesso che lo canonizzò, due soli anni dopo la morte nel 1228.

(4) Dante nell'Xl canto del «Paradiso», fa di Francesco, infatti, una sorta di particolare combattente.

(5) Da notare come anche la Luna Nuova Prenatale si presentasse in dodicesima.

Tutte le figure sono di Giotto, ad eccezione della prima, tratta da una miniatura di Bonaventura da Bagnoregio.

 

      LA N° 98 (1995) Mario Zoli e Claudio Cannistrà

 

 

IL PRIMO TRIANGOLO: SOLE, MERCURIO, VENERE

  Con riferimento al dibattito aperto da Dante Valente sulle pagine di questa rivista sul problema «Perché Mercurio e Venere non hanno aspetti dissonanti col Sole», inviamo qui le nostre osservazioni e opinioni sul-l'argomento.

  11 triangolo di cui ci occupiamo è quello - piccolo - che ha i tre vertici sulle posizioni zodiacali di Sole, Mercurio, Venere. La tesi che andremo esponendo parte dall'ipotesi che il Sole sia la fonte prima di tutte le energie, così creative come distruttive, e che il passaggio delle stesse prima a Mercurio e poi a Venere debba essere compiuto perché esse possano a) ridursi e definirsi; b) inclinare a una via, via di maggiore positività.

  Lo spunto da cui partire - il Sole come centro e primo motore della vita - ci è stato offerto da un capolavoro dell'antica poesia egizia, il celebre «Inno al Sole» di Akhenaton (Amenophis IV), il faraone eretico della XVIII dinastia. Come sempre succede i grandi poeti, trattano la pienezza del simbolo, ne sentono tutti gli attributi, che noi invece, non poeti, con fatica riusciamo in parte a ordinare e definire.

  Nel nostro caso, possiamo affermare che la nostra tesi in qualche modo era già tutta implicita nei suoi versi.

 

Tu sorgi bello all'orizzonte del cielo,

o Attiri vivo, che hai dato inizio al vivere. Quando ti levi all'orizzonte orientale tutte le terre riempi delle tue bellezze.

Quando tu vai in pace all'orizzonte occidentale,

la terra è nell'oscurità come morta. I dormienti sono nelle loro camere,

le teste sono ammantate, non un occhio vede l'altro.

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Tutti i leoni escono dalle loro tane; tutti i serpenti, essi mordono: l'oscurità è, per loro, chiaro.

 

Il levar del Sole è, per il poeta antico, il momento della bellezza.

  All'opposto, il suo tramonto è quello della paura e del pericolo. In questa fase la negatività del momento è connessa alla cessazione della facoltà di vedere e di percepire il pericolo possibile: l'uomo non ha difesa, perché non vede, contro gli animali che invece vedono nel buio. Agendo a ritroso, potremmo dedurre che anche le bellezze di cui si parlava prima, sono tali perché «vedute», gustate con gli occhi. 11 poeta quindi esalta la connessione Sole-Luce--Conoscenza-Visione.

  Più avanti nello stesso inno, parlando dell'alba, il poeta registra che il «movimento» degli animali, della natura e degli uomini, è esso pure prodotto dalla luce solare. Ecco:

La terra intiera si mette al lavoro, ogni animale gode del suo pascolo, alberi e cespugli verdeggiano,

gli uccelli volano dal loro nido...

Gli animali selvatici balzano sui loro piedi; quelli che volano via, quelli che si posano, essi volano via quando tu ti levi per loro. Le barche salgono e scendono la corrente, perché ogni via si apre al tuo sorgere.

I pesci del fiume guizzano verso di te...

 Tutti questi che il poeta coglie si direbbero attributi mercuriani (animazione, movimento gioioso, e fremente di vita, per ogni dove). Ma non basta; il faraone coglie anche altri attributi della potenza solare:

Tu che procuri che il germe sia fecondo nelle donne, tu che fai la semenza negli uomini, tu che fai vivere il figlio nel grembo della madre sua,

 

tu nutrice di chi è ancora nei grembo,

che dai l'aria per far vivere tutto ciò che crei.

 

Tu gli apri la bocca per parlare,

  Dunque, alla potenza del Sole il faraone-poeta collega qualità mercuriane, ma anche venusiane come la produzione, la conservazione e la di‑

 

stribuzione del seme vitale. Più avanti lo stesso testo farà dipendere dal Sole anche la definizione e l'ordinata distribuzione delle lingue, altro elemento mercuriano.

  Riassumendo potremmo dire che il simbolo del Sole, cui per tradizione si associano Luce-Calore-Vita, raccoglie in sé, ma ancora indifferenziate e indistinte, quelle facoltà che Mercurio prima e Venere poi assorbono e rappresentano in modo più parziale, ma anche più distinto e riconoscibile.

 

 

IL PROCESSO DI DIFFERENZIAZIONE DELLE ENERGIE SOLARI

 

  La compresenza nel Sole di tante attribuzioni crea un eccesso di ambiguità: il fuoco è creatore e distruttore, cioè vita e morte, tende verso l'alto (e quindi nobilita), ma anche consuma ed è strumento punitivo (è la pena principe dell'Inferno classico). 11 Fuoco e la Luce rappresenta-no conoscenza, ma anche come accecamento possibile, oscurità e ignoranza. Sono calore e simpatia affettiva, ma anche passione troppo ardente che «brucia» e «divora» gli amanti e se stessa.

  Nel passaggio Sole-Mercurio le facoltà vengono, come s'è detto definite: visione-conoscenza-piacere, ma in chiave puramente mentale-cerebrale; quando passano a Venere esse ricevono invece una connotazione di gusto e poi di possesso. Ad esempio, la «visione» è legata sia ad un'attività cerebrale mercuriana, permessa da retina e nervo ottico, che raccolgo-no le impressioni e le «trasmettono» sotto forma di impulsi neuro-elettrici ai nuclei cerebrali, sia a tutti i fenomeni venusiani di attrazione e repulsione. L'immagine dunque è connessa tanto a Mercurio, quanto a Vene-re: il primo coglie i contorni, i colori, la seconda procura il desiderio conseguente ad essi.

  Lo stesso discorso deve farsi per la parola-suono, che è mercuriana, ma che può emozionare, unire e dividere il gruppo e quindi operare nel campo del sociale; essa può influire sul sentimento e retroattivamente persuadere, convincere e quindi agire sull'attività cerebrale.

  In Omero, il vecchio Nestore che con la sua parola pacata e assennata è in grado di convincere un'assemblea tumultuante, riportandola alla concordia e all'unità, viene lodato dal poeta, mentre la sua parola benefica è detta «dolce come il miele»; con ciò è evidentissimo il legame simbolico che unisce Mercurio e Venere. È questa la ragione per cui uno stridente conflitto fra Mercurio e Venere non può verificarsi. La parola può

 

anche essere sgradevole, amara, polemica, e il gusto può essere aspro e non più dolce. Tuttavia, quale che essa sia, il campo in cui la parola opera resta sempre quello conoscitivo ed emotivo insieme.

  Ora, gli aspetti principali che Mercurio e Venere possono formare fra loro sono la congiunzione e il sestile. Nel primo caso possiamo ipotizza-re una prevalenza mercuriana, perché Venere non coglie la differenziazione delle facoltà in sede gustativa-sociale; tutto resta allo stadio di esercizio mentale, che ignora il possesso, ma con ciò impedisce che l'aio» si definisca attraverso la percezione e la conoscenza dei propri bisogni individuali.

  Nel secondo caso tutto ciò non si verifica, naturalmente; Venere riceve le facoltà mercuriane e conferisce ad esse l'impronta individuante del piacere.

  Questo trapasso di attributi dall'indifferenziato-ambiguo magma sola-re al differenziato-mentale Mercurio e alla più differenziata-sensitiva e individuale Venere avviene perché venga sacrificata la potenziale negatività del simbolo primario (la luce solare può anche accecare diventando quindi portatrice di oscurità) fino a distinzioni e riduzioni di potenza, che rendano fruibile umanamente il simbolo stesso: si sa, che non possiamo conoscere, se non per via mediata (impressioni, sensazioni, paro-le, sentimenti). Questo processo fa si che i due «alfieri» del Sole - Mercurio e Venere - ne distribuiscano positivamente le facoltà all'umanità, che così può conoscerle e gestirle acquistando con ciò stesso conoscenza anche di sé e quindi dell'altro(').

(1) A proposito dei rapporti fra Sole e Venere possiamo aggiungere che il segno del socia-le, la «Bilancia» t di Venere, di una Venere non ardente, come quella taurina, che succede al trionfo solare in Ariete. La stessa Bilancia vede la caduta del Sole. Si con-ferma tanto più la forza del vincolo sociale quanto più si fa uso di moderazione, prudenza, ponderazione, cioé quanto più ci si allontana dal simbolo solare. Infatti in Arie-te Venere «soffre» perché bruciata dal troppo fuoco. Non a caso la cadenza classica delle dignità di Venere (Toro, Bilancia, Pesci) respinge l'elemento fuoco.

 

 

LA DIALETTICA SOLE/MERCURIO/VENERE

 

  Come non possono opporsi tra loro i vertici di uno stesso triangolo perché fanno parte della stessa figura geometrica, che tale non sarebbe senza di loro, così non possono opporsi Sole, Mercurio e Venere.

  11 Sole è il primo grande contenitore e potenziale distributore; Mercurio è il primo ricettore delle facoltà solari, nella tonalità mentale-cerebrale della conoscenza pura, giovane, mobile; Venere è il secondo ricettore (è più distante dal Sole), ma nella tonalità del piacere-possesso: dopo aver visto le «cose», le gusta, le assaggia, le consuma.

  Una certa riluttanza che Mercurio può mostrare a «perdersi» in Vene-re (Mercurio, notoriamente, non prova passioni di sorta, e si mostra in-differente a tutto) dipende dalla percezione, che egli ha chiarissima, che la consumazione del cibo (dell'eros, dell'emozione, etc.) è anche una consumazione della vita e quindi un'accelerazione della sua fine, cioè della morte. Ecco ché l'eterna giovinezza del puer può essere una eterna acerba immaturità in qualche modo voluta, che gli permette però di conservare meglio di Venere (più vicina alla Terra) la luce del Sole e quindi l'immortalità. In tutto ciò (Mercurio non può allontanarsi dal Sole di più di 28 gradi e molte volte non lo si distingue) resta qualcosa della primigenia ambiguità solare; il processo si arresta, non si conclude nel polo umano della Vita-Morte; resta la luce dell'immortalità, ma astratta, fredda (che paradosso per il Sole-Fuoco-Calore!), infeconda.

  Venere è più vicina alla Terra, è la terza tappa - e ineludibile tappa - del processo. Più povera di Luce di Mercurio, è però, paradossalmente più umida, calda, «terrena»; essa stabilisce la regola della Vita e della Morte, della Gioia e del Dolore: è l'asse Toro-Scorpione che porta alla consumazione dell'individuo, ma anche alla sua rinascita in quelli che verranno dopo di lui e quindi anche alla conservazione perenne della speciet2t.

  Nel passaggio dalla seconda alla terza tappa, il simbolismo grafico registra la ... perdita delle «ali» di Mercurio (vedi Fig. l). Venere «non vola»: vive sulla Terra e come tale cammina, dorme, si nutre, si accoppia.

Fig. 1

(2) Asse della mortalità ed allo stesso tempo dell'immortalità: muore l'individualità come tale, ma c'è la possibilità di rivivere in una moltitudine, ad esempio la celebrità posi-mortem della casa ottava «dilata» la vita dopo la morte.

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  La ragione per cui non può darsi trigono fra i due sta nel fatto che i due pianeti hanno elementi comuni che sono rappresentati sia dalla comune dipendenza dal Sole, sia dalla medesima funzione di fondo, che è quella di distribuire gli attributi solari. In questo sono simili, come è anche dimostrato dalla somiglianza dei loro glifi.

Venere rispetto a Mercurio perde le ali, e non acquista nulla di proprio che non fosse già in Mercurio; con ciò perde di mobilità, di luce, di immortalità, ma anche di pericolosità. Diventa più visibile, fruibile, «umana». Come sempre, anche qui si conferma la legge binaria dell'astrologia: ogni acquisizione comporta una perdita e viceversa.

  Essenso i pianeti simili, e non essendo latori di energie diverse - la differenziazione comporta solo il grado di intensità e, per così dire, il campo operativo - tra essi non puo darsi trigono, che è l'armonia di energie diverse. Per la stessa ragione non possono verificarsi aspetti comportanti una elevata distanza di gradi, il che significherebbe, nel caso del quadrato e dell'opposizione, conflitto fra energie ugualmente diverse e incapaci di armonizzare.

  Tutto ciò significa che, trattandosi di energie identiche, la congiunzione - aspetto possibile - deve essere guardata con una certa cautela, se non anche inquietudine, perché il processo, che deve essere ternario per essere completo, resta binario con una concentrazione, al secondo livello, non différenziata.

  Il triangolo Sole-Mercurio-Venere, che a volte vediamo rappresentato nell'astrologia tolemaica, cessa di essere tale. Venere non si stacca da Mercurio: tutto resta su una sola retta. Poiché l'arresto avviene al secondo livello, il triangolo scompare, mentre domina il gioco cerebrale mercuriano (vedi Fig. 2).

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  Più grave ancora, e per fortuna più raro, è il caso della congiunzione fra tutti e tre; in questo caso il processo differenziativo non prende neppure avvio. In questo caso è ipotizzabile una regressione - o una mancata espressione - delle facoltà dei due «alfieri». Tutto resta solare.

  questo il motivo per cui gli antichi consideravano con allarme la combustione, cioè l'eccessiva vicinanza di Mercurio e Venere al Sole. La con-dizione ideale è dunque quella della massima differenziazione dei tre vertici e quindi il massimo reciproco allontanamento, il che porta sulla scena segni diversi per triplicità e quadruplicità. In questo modo il soggetto, già nelle strutture fondamentali della sua psiche (energia vitale, conoscenza-comunicazione, socialità-sessualità) poggia su molte solide colonne. Egli può così recepire più aspetti della realtà zodiacale, giovarsi di una sensibilità e di una intellettualità variegata. Ad esempio, chi avesse il Sole in Toro, Mercurio in Gemelli, Venere' in Ariete, vede rappresentati nella sua carta tre su quattro degli elementi possibili; egli è favo-rito rispetto a chi avesse tutti e tre i valori nello stesso segno solare. Sarebbe inutile creare una grande distanza tra Mercurio e Venere con il Sole, allo scopo di portare sulla tavola vari elementi, quando è possibile raggiungere lo stesso scopo con una distanza più ridotta.

 

 

SCAMBIO MERCURIO/VENERE

 

  Le piccole armonie (semisestile, sestile) o disarmonie (semiquadrato) Mercurio/Venere accentuano questa o quella attribuzione: intellettualità o affettività. In questi casi, pur accentuando una polarità occorre che l'altra non venga ignorata; gli addendi sono gli stessi, può variare il loro ordine.

  Il capire deve sfociare nell'amare il quale si risolve a sua volta in una maggiore comprensione dell'oggetto amato: Mercurio serve a Venere e Venere serve a Mercurio. In questo, Venere non sarebbe il gradino inferiore, perché terzo del processo, ma un potenziamento delle facoltà mercuriane. Si dice comunemente, ma con verità, che la vera intelligenza è quella del cuore, e, anche, che il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce. Non a caso le due grandi scuole della teologia filosofica hanno per motto l'una «intellígo ut credam» (e questa esalta lo sviluppo della ragione come necessaria alla fede; qui si accentua il momento conoscitivo-critico-razionale su quello affettivo), l'altra, all'opposto, «credo ut intelligam» (qui si esalta la fede che è luce della ragione; il momento affettivo viene esaltato al di sopra di quello razionale).

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  La prima corrente, razionale, che fa capo a San Tommaso, esalta le ragioni, per così dire, dell'uomo adulto che ha nella ragione il più bel dono di Dio e il sigillo della sua originaria natura divina; la seconda, mistica, che fa capo a San Bonaventura, esalta invece la fede ingenua, assoluta, istintiva, dell'uomo che si affida a Dio come il bimbo al padre: obbedisce senza sapere e senza capire; più avanti, quasi a premio della sua fede, avrà anche la comprensione.

  Ma, saggiamente, né l'una né l'altra corrente hanno esaltato una sola polarità fino all'eliminazione dell'altra.

  Allo stesso modo se mancasse una tale armonia tra le due polarità Mercurio-Venere avremmo, nel primo caso, una accentuazione della razionalità fino al disprezzo di tutto ciò che non può essere oggetto di conoscenza (il violento e freddo orgoglio intellettuale), nell'altro l'emotività nebulosa e confusa, incapace di ordine, ostile alla ragione (l'esaltazione della sensazione caotica).

  In sede astrologica questo pericolo può presentarsi nel caso dell'ammasso: un grumo - stellium - di pianeti che, compressi in pochi gradi, non hanno modo di differenziarsi. Può succedere qui che venga attivata la polarità del segno opposto per sfuggire al pericolo, diversamente non evitabile, della regressione delle facoltà affidate ai singoli pianeti.

  Come approfondimento di indagine suggeriamo qui alcune ricerche, che sarebbe interessante avviare:

I) Che cosa succede quando, pur presentandosi il triangolo ottimale (i tre vertici poggianti su segni diversi), il Sole riceve pesantissime dissonanze o è comunque assai debole? In questo caso non può irradiare, al completo, le proprie energie. Che cosa passa allora a Mercurio? Che cosa giunge allora fino a Venere?

2) Che cosa succede quando il triangolo non si forma perché compare la retta (congiunzione' di due vertici su tre)?

3) Che cosa succede quando neppure la retta si forma, perché i tre verti-ci quasi coincidono (stellium)?

4) Che cosa succede quando, pur essendo il Sole in ottimo stato, è deficitario uno degli altri vertici, per posizione o aspetti? In questo caso il processo è avviato, ma non perfettamente realizzato. Qui sembra più augurabile un «difetto» venusiano, anziché mercuriano perché l'interruzione, o il «guasto» avverrebbe solo all'ultima tappa e due vertici

2)

su tre sarebbero indenni. Se la lesione interessa Mercurio, anche se il vertice di Venere è in buone condizioni, non può recepire che energie scadenti o compromesse; la luce solare arriva all'ultimo pianeta impoverita della sua essenza primaria. La conoscenza (luce) difettosa comporta, ad esempio, che l'affettività, pur sana e libera in se stessa, si esprima su oggetti non convenienti a sé.

 

LA N° 95 (1994)

 

 

Mario Zoli e Claudio Cannistrà

ASTROLOGIA MEDICA: IL CASO DI VITTORIO MEZZOGIORNO

  Era un personaggio anomalo nel mondo dello spettacolo, Vittorio Mezzogiorno; bravo, anzi bravissimo, ma schivo, pudico, riservato, regolar-mente assente dal mondo dei rotocalchi, dai talk-show e dai salotti «in», televisivi e non. Anomalo era anche il fatto che, napoletano, non avesse mai «sfruttato» questa sua origine che consente approcci facilitati al campo dello spettacolo, purchè, ovviamente, ci si accontenti di macchiette e di «simpaticoni».

  Era più popolare all'estero che in Italia; si apprezzavano la sua professionalità, il suo impegno, la sua dedizione al lavoro, la sua generosità.

  Pur avendo interpretato vari ruoli fin da quando la TV era in bianco e nero, da noi, notissimo lo era diventato solo come «continuatore» di Michele Placido ne la «Piovra», ma non prima, quando si distingueva comunque nell'interpretazione di personaggi misteriosi, indifferentemente positivi o negativi, ma contrassegnati sempre da una forte passionalità segreta o ideali nascosti; attore sconosciuto ancora, ma tuttavia ricco d'una presenza che «bucava» lo schermo.

In ciò era favorito dalla sua maschera strana e inusuale, forte e dolce al contempo, non rigorosamente bella, ma estremamente espressiva, e nella quale risaltavano la potenza dello sguardo, per quegli occhi glaciali e chiarissimi, la dizione secca e decisa.

Si poteva immaginare, in un tema simile (vedi fig. 1), una netta rilevanza di Plutone. Che infatti non manca: il pianeta è alto, in piena casa decima, governa la Luna, in Scorpione; ed è corroborato da una forte casa ottava, e dal suo aspetto di opposizione con Venere, governatore dell'Ascendente in Bilancia.

  Se Plutone inclina alla rappresentazione come fascinazione, Mercurio volge alla stessa meta per curiosità e duttilità di interpretazione; e qui il veloce pianeta si trova congiunto al Sole, mentre Giove, che dispone di entrambi, assedia il Medium Coeli con Plutone. Forte è la tonalità di Mercurio, che sta nella sua casa ( la terza) e non meno quella di Giove (che sta nella nona).

 

 

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Fig. 1 - TEMA NAil

 

LA DIALETTICA MERCURIO/GIOVE/PLUTONE E LA MALATTIA

  Mezzogiorno ha vissuto la sua malattia (tumore polmonare), manifestatasi già gravissima l'estate scorsa, con grande riserbo e dignità. La sua morte non ha sollevato l'emotività delle moltitudini o l'interesse dei mass-media, ma, come se egli stesso ne avesse guidato la regia, è stata circondata di riservatezza, al pari dei successivi funerali e della sepoltura. Trattandosi di una grave malattia polmonare, è ovvio che per prima cosa si guardi ai Gemelli, a Mercurio e alla terza casa. Le dignità di Mercurio e Giove sono scambiate; per di più i due pianeti sono opposti fra loro, in case, come detto prima, cosignificanti, e, cosa quanto mai singolare, ciascuno dispone dell'altro (nota 1); inoltre nella loro dissonanza è coinvolto il Sole.

La dissonanza, ancora, quadra l'asse 6a-12a, con assoluta precisione, in una grande enfasi di segni mobili. L'asse dei Nodi Lunari coincide con le cuspidi delle medesime case.

  I due pianeti proliferanti, Giove e Plutone, sono entrambi alti e lesi. Giove poi governa la 6a, mentre Mercurio dispone della 12a, e sono tra loro legati da un rapporto alquanto disarmonico (nota 2). L'asse della «salute» risulta quindi alquanto fragile; del resto4 se guardiamo l'Ascendente (il fisico), che è Hyleg, Plutone ne affligge il governatore, Venere. Questo pianeta, poi, sostiene l'Ascendente con un trigono, col che la minaccia d'una sua patologia viene resa certa, dato che il trigono facilita ogni trasmissione di energia. Venere inoltre governa l'ottava, ne quadra la cuspide con precisione, ed è molto bassa. La Luna, come «anima» (desiderio o no di vivere), è:

1) in Scorpione, e quindi governata da Plutone;

2) sull'asse 2a/8a;

3) pesantemente lesa da Saturno in 8a (tendenza introverso-depressiva);

4) non sostenuta da aspetti positivi di sorta;

  Una «brutta» Luna quindi; tuttavia essa, con tutte le sue dissonanze, governa il Medium Coeli. Può quindi essere che la tendenza depressiva notata consegua a problemi di affermazione professionale, ma può anche essere, al contrario, che la ricerca di una carriera sia 'stata indotta anche per sopperire a una tristezza profonda, in qualche modo collegata all infanzia e specialmente alla figura materna.

 

  La popolarità comunque non poteva mancare (Luna in trigono al Medium Coeli; Medium Coeli in encadrement tra Giove e Plutone; Marte angolare: combattività, entusiasmo).

  Marte, fra l'altro, è il solo pianeta che formi aspetti precisi, e dissonanti, con tutti gli assi principali; esso pure ha, per così dire, un ruolo rovesciato, trovandosi in Ariete, ma in settima (casa della Bilancia), opposto all'Ascendente Bilancia, e quadrato al Medium Coeli in Cancro; ora Bilancia e Cancro sono i segni del suo esilio e della sua caduta.

  Nella splendida scena finale de «La piovra» quando egli muore, Mezzogiorno raggiunse una tale «verità» da commuovere, prima che il pubblico, tutti i membri della troupe. Lì egli viveva tutto il suo tema (il sacrificio plutoniano viene accettato in vista di una possibile fecondazione/rigenerazione di tutta una vasta collettività) abolendo, d'un sol colpo, come se presentisse la «sua» morte, e la agisse liberamente, in obbedienza a un misterioso imperativo interiore, il diaframma della finzione. Plutone si serve della maschera per dire la sua verità, a differenza di Mercurio che usa la maschera per nascondersi semplicemente e giocare a travestirsi.

Se Mezzogiorno fosse stato un attore gioviano, non si sarebbe mascherato mai; sarebbe stato attratto da personaggi ben definiti, bonari e innocui. La parte Giove-Sagittario (in Gemelli in 9a) idealistica, colta e tesa a una vasta e profonda conoscenza spirituale avente per maestri dei modelli anche stranieri e lontani, è stata da lui agita nell'ultima parte della vita, quando ha voluto rigenerarsi e interpretare, anche con grande sacrificio personale, il «Mahabharrata», tratto da un epos antico indiano di grande valore spirituale, e accettando per sè anche un ruolo di non protagonista. La partecipazione a questo film ha coronato la sua carriera all'estero, avviata già da qualche anno.

In questa ricerca di spazi più vasti e occasioni più degne, egli no'n era mosso nè da polemica contro il cinema e lo spettacolo italiani, nè da desiderio di maggiori guadagni o riconoscimenti, ma da un bisogno, interiore di apprendere e crescere. Fedele aI proprio tema, il tema gli «ha risposto» dandogli anche, come in sovrappiù, riconoscimenti e stima al-l'estero assai maggiori che in Italia.

  Se la malattia lo ha colto nel vivo di questa fase, stroncandolo, ciò si deve - nel linguaggio dei simboli - al fatto che la rigenerazione professionale non ha corrisposto a una parallela rigenerazione interiore; anzi, questo movimento dinamico (Gemelli-Sagittario) deve aver esasperato', per contrasto, la «gravezza» della dissonanza Luna-Saturno in segni fissi,

176

 

legata alla sua depressione. Anche Venere e Plutone, opposti, giacciono in segni fissi: la resistenza della psiche malinconica era più tenace di quanto egli non credesse.

L'agire il simbolo, in questo caso, non ha avuto l'effetto salvifico sperato perchè è stato «vissuto» solo - con tutta probabilità - parzialmente. La malattia tumorale che, secondo i testi classici della medicina astrologica, predilige un habitat umido-depressivo, e non unicamente igneo, si può decodificare simbolicamente come: a) un suicidio mascherato; b) il fallimento di un tentativo di rigenerazione personale.

L'ipotesi a) considera che la malinconia è così profonda da far desidera-re la morte; il suicidio è però «mascherato» perchè la proliferazione cellulare della massa tumorale sembra, all'apparenza, un segno di ipervitalità. L'ipotesi b) fa leva sulla lesione lunare: il soggetto tenta - ma fallisce - di ri-partorirsi, ripudiando la vita condotta fino a quell'istante.

Le due ipotesi sono spesso conciliabili, ad esempio nel caso, di una gravissima frustrazione affettiva (abbandono, vedovanza, etc.) che ingenera desideri inconsci di morte, talmente forti da non venir superati e a cui non si riesce a reagire, se non parzialmente, con una trasformazione totale proporzionata alla gravità del trauma patito. Come in questo caso, si fa per solito agire soltanto la parte visibile (carriera, immagine pubblica) e conscia di sè.

  Naturalmente non tutti coloro che patiscono un trauma affettivo molto forte contraggono una tale malattia.

La capacità di reagire è strettamente individuale e dipende da molte variabili tra le quali le più importanti sono il tema di nascita e il modo in cui lo si è agito fino al momento di quel trauma. Tuttavia si sa che lo stato psichico e le emozioni (Luna) possono agire sul fisico e influire sulla funzionalità del sistema immunitario, stimolando o deprimendo in modo specifico l'attività di sorveglianza antineoplastica delle cellule linfocitarie (in particolare i linfociti T).

Quando la psiche si trova in una condizione protratta per lungo tempo di squilibrio o stress, allora ciò può avere conseguenze su fatti morbosi. Non sorprende pertanto che in questo quadro la Luna giochi sempre un ruolo non secondario; sia alla nascita sia nelle tecniche previsionali. Per brevità analizziamo solo i temi delle sue ultime rivoluzioni solari, lasciando al lettore ulteriori approfondimenti.

LA RIVOLUZIONE SOLARE DEL 1992

  Questa rivoluzione solare (vedi fig. 2) corrisponde al manifestarsi - nel corso dell'estate 1993 - della gravissima malattia. Essa riporta in primo

 

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Fig. 2 - LA RIVOLCUZIONI'. SOLARE: DEI. 1992

 

piano i pianeti «pericolosi» del tema natale e in particolare la dialettica Giove/Mercurio.

 

A) Il Medium Coeli è «compreso» tra Mercurio (in Sagittario, come alla nascita) e Plutone.

B) Giove (signore di Mercurio e del Medium Coeli) è in ottava, con-giunto esattamente all'Ascendente di nascita e in perfetto trigono al nuovo Ascendente. I1 pianeta quadra inoltre l'asse 6a/12a.

C:) Ricompare, aggravata, la depressione saturnina. L'Ascendente di Rivoluzione sta infatti fra Venere e Saturno, con quest'ultimo dominante. Questi tre elementi cadono nella quarta natale, su Venere radicale e sono in trigono all'Ascendente natale.

La Luna in Vergine, legata spesso alla tendenza depressiva, è quadrata al suo governatore, Mercurio, e al Medium Coeli, in segni mobili.

La Luna governa la sesta, mentre Saturno è signore della dodicesima. Il governatore dell'Ascendente, Urano, sta sulla cuspide della stessa dodicesima. Una tonalità acquariana ha anche il Sole in casa undicesima.

L'ULTIMA RIVOLUZIONE SOLARE (1993)

  L'ultima rivoluzione solare (vedi fig.3) mostra sempre gli stessi protagonisti:

I)         Saturno culminante, in stretto quadrato a Plutone di sesta. Lo stesso Plutone quadra l'asse verticale.

2) Un'ottava stracolma, con Luna, governata dal medesimo Saturno.

3) Tutti i pianeti nella zona del «tramonto». Tra essi il Sole.

4) Giove e Mercurio, legati, come si è visto, alla malattia polmo‑

nare sono entrambi in sesta (Giove proprio sulla cuspide).

5) Mercurio e Venere, in sesta, si oppongono a Giove natale e qua‑

drano l'asse sesta/dodicesima natale. L'Ascendente di Rivolu‑

zione cade in modo preciso sul Giove natale. I segni mobili so‑

no sempre coinvolti.

  Come si noterà, Saturno, che pure non sembrava un protagonista alla nascita, la,fa da padrone nelle due ultime rivoluzioni solari; in un caso sta in prima, nell'altro altissimo al Medium Coeli.

 

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Fig. 3 - ULTIMA RIVOLUZIONE SOLARE

 

    dunque vero che la malattia può essere stata accompagnata da una depressione sempre più profonda.

Poco prima della fine (il 7 gennaio 1994 è il giorno della morte), i! Sole transitante (12° - 17° Capricorno) entra nell'ottava di rivoluzione che coincide esattamente con a) la quarta radicale; b) la dodicesima della rivoluzione precedente.

La forza vitale accetta di spegnersi sotto la fredda ombra saturnina che ora. governa il Sole, uscito fuori dalla «benevola» sudditanza a Giove.

RELAZIONI DI ALTRI CASI COL TEMA DI VITTORIO MEZZOGIORNO

 

  Altro personaggio scomparso da poco, sempre a causa della stessa patologia è Melina Mercouri, di cui riportiamo il tema (vedi fig. 4) per le sue analogie strutturali con quello di Mezzogiorno.

  Colpisce subito la dialettica Giove/Plutone/Marte (legata sempre al-l'asse 3a/9a); questa croce cardinale si scarica sulla cuspide della sesta casa, governata da Marte, che gli è perfettamente opposto. Marte e Plutone, signori dell'Ascendente, di Mercurio, della Luna e del-la sesta casa, sono in quadrato fra di loro ed in stretto rapporto con gli assi 3a/9a e 6a/12a.

  11 particolare rapporto Mercurio/Giove del tema di Mezzogiorno è qui sostituito dal rapporto Luna/Plutone (la Luna governa Plutone e Plutone la Luna), ma sempre dissonante e in una qualche relazione con l'asse 3a/9a.

  Non manca uno sfondo Saturno/Plutone; i due pianeti sono fra loro in trigono: uno sta sull'Ascendente, mentre l'altro lo governa e lo sostiene con un trigono. L'ombra di Plutone, che è ai centro di tutte le dissonanze, scarica tutta la sua energia sulla coppia Saturno/Ascendente senza incontrare ostacoli.

  A conferma dell'importanza di questo punto, nell'ultima Rivoluzione Solare prima della morte, l'Ascendente e il Saturno natali vengono a cadere su Marte di rivoluzione (14°07' in Scorpione) in sesta casa.

  Abbiamo analizzato anche altri temi di personaggi noti colpiti da questa malattia (Enrico Maria Salerno, Enzo Tortora, Giulietta Masina) che qui non riportiamo per brevità.

Anche se ogni tema fa storia a sè, può essere interessante soffermarsi su alcuni punti:

 

MECINA MERCDURI

OCT 18. 1925

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a) La sofferenza della Luna non manca mai. Essa ha spesso una colori-tura saturnina o plutoniana:

La Luna di Vittorio Mezzogiorno le ha entrambe.

La Luna della Mercouri è plutoniana; debole per la sua fase, per la casa (la dodicesima) in cui si trova e per il segno (Scorpione) non confacente alla sua natura.

La Luna di Salerno ha una doppia coloritura saturnina per segno e per casa (3).

La Luna della Masina è in sesta, in Vergine, opposta a Sole e a Urano (4).

b) I segni o le case mobili sono sempre coinvolti.

c) L'asse terza/nona è sempre fragile; e i suoi governatori sono spesso lesi, direttamente o indirettamente; possono essere coinvolti anche uno o entrambi i luminari, ma i pianeti in oggetto devono avere rapporto di governo con questo stesso asse.

d) Plutone ha sempre, nel gioco, un qualche ruolo.

NOTE

(1) Entrambi i pianeti sono in una casa a loro congeniale, ma in segni incompatibili. Giove si trova in un segno in cui è in caduta per cui non può esprimersi con la spontaneità che gli è caratteristica (è come se il pianeta abituato ai grandi spazi, disponesse di uno spazio ridotto), ma in una casa dilatante come la nona.

Analogamente per Mercurio che si trova in un segno dilatante e accrescitivo (che poco si adatta alle sue caratteristiche, portandolo a disperdersi), ma in una casa a lui congeniale (che lo sollecita).

Ognuno dei due sembra attendere/pretendere dall'altro lo stimolo per sbloccarsi, Possiamo tentare di interpretare questa situazione con il seguente esempio,

Se adottiamo per Mercurio l'immagine del puer, dello scolaro, e per Giove quella del magister, allora entrambi sono nella scuola, nella classe, nel posto giusto (casa), ma il primo non riesce a comunicare, per blocchi che lo fanno magari balbettare, e l'altro non riesce a insegnare. In questo modo, la comunicazione tra i due non avviene. Nessuno dei due passa dalla propria potenzialità di funzione, al ruolo pienamente espresso. Succede quindi che le energie di cui ciascuno è provvisto, non fluendo all'esterno e non attivando il rapporto dialettico (se il primo riuscisse ad essere scolaro, l'altro diventerebbe magister, e viceversa), impiombano all'interno.

Trattandosi qui di un'opposizione il presagio si fa piú grave: l'impedimento mercuriano assorbe, al suo interno, qualcosa della dilatazione gioviana, mentre l'espansione del pianeta maggiore acquista una sorta di inquietudine nervosa e ingovernabile.

(2) Il gioco dei paralleli e controparalleli lega emblematicamente la coppia Sole e Mercurio alla coppia Plutone e Giove.

(3) Per il tema di Enrico Maria Salerno vedi Sestile n. 19.

(4) Per il tema di Giulietta Masina vedi Sestile n. 15.

BIBLIOGRAFIA

Adriana Cavadini - Principi di astrologia medica - Milano, 1989.

Carnali 1-I.L.   - Encyclopedia of medicai astrology - New York, 1976.

 

LA N° 93 (1993) Mario Zoli e Claudio Cannistrà

NOTE SULLA TRAGICA FINE DI RAUL GARDINI

  11 tema natale (Fig. 1) mostra un'enfasi di Sole-Marte-Giove legati da reciproche dissonanze, su una tonalità leonina (Leone all'Ascendente, Sole alto e molto «aspettato»). La componente Gemelli-Leone della coppia Sole/Asc., ha a che fare con la recitazione ed è frequente in personaggi di spettacolo; unisce infatti il narcisismo del primo segno alla vanità a cui il secondo lega la tenuta e la sorte della propria immagine.

  Il bell'aspetto della Luna-5°-Sagittario, cioè in casa leonina e in segno di fuoco, esalta il desiderio di popolarità-fama-notorietà e rafforza l'A-scendente, con cui fa trigono.

  Urano che svetta al M.C. in un segno marziano,indica alti e bassi nel-la carriera. Il pianeta è apparentemente privo di dissonanze, anzi in stretto sestile con Mercurio e Venere, ma il largo quadrato con Plutone che lo governa indica sul fondo una forza oscura che dà al tutto la nota della tentata ri-creazione.

  Le case più occupate sono la seconda (denaro, proprietà) e la undicesima (relazioni). In sintesi un esibizionista anche generoso e prodigo di sé, il cui destino è legato all'«avere», alla mediazione delle relazioni, al-la vanità e ai «colpi di testa». Non, assolutamente, un manipolatore, nè un freddo arrivista, certamente un irrequieto come depone anche il quadrato del Sole a Marte-Giove; dissonanza questa che cade in segni mobili e tocca anche una casa mobile, dove sta Marte (la terza). Possiamo pensare ad un'irritabilità nervosa, ad andamento intermittente, aggravata dagli strappi dell'Urano culminante, ma nulla di più. Una buona tenuta è infatti garantita da Saturno, quasi in cuspide di settima, che manda un trigono al Sole; ciò dà ai Sole una concretezza che l'astro non avrebbe di per sè; quindi tenacia, operosità, resistenza alla fatica.

L'ultima rivoluzione solare (Fig. 2) desta non poche preoccupazioni:

1) L'Ascendente natale in ottava casa con Marte;

2) Lo stesso Marte, governa la 4' ed è in quadrato con Plutone;

3) Il Sole indebolito nella sesta e congiunto al Nodo Sud; c'è stata dunque un'eclissi di Luna qualche giorno prima.

1)

CARDINI RAUL

JUN 07. 1533

RAVENNA

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Fig. 1 - TEMA NATALE

 

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Fig. 2 - ULTIMA RIVOLUZIONE SOLARE

 

4) Giove, che governa il nuovo Ascendente (la persona fisica) e che ave-va alla nascita un rapporto di aspetto col Sole (quadrato) quadra ora Mercurio che dispone del Sole natale;

5) La congiuzione Urano/Nettuno quadra l'asse M.C./1.C.;

Nel rapporto con i pianeti radix si nota:

1) Marte opposto al Saturno natale;

2) La Luna natale cade in 12° di rivoluzione;

3) L'asse M.C./I.C. si presenta perfettamente rovesciato rispetto al te-ma natale con un capovolgimento dell'Urano natale che finisce così in 4a.

Le Armoniche

L'Armonica ottava (fig. 3) mostra la congiunzione Sole/Marte ai primi gradi del Sagittario, sulla Luna radix. Urano opposto ad Urano radix. La congiunzione Plutone-Nettuno (ultimi gradi Vergine) in perfetto quadrato con la congiunzione Mercurio-Venere natale (ultimi gradi Gemelli). Luna a 25 gradi di Leone in cuspide di seconda casa, opposta all'ottava. Venere, a 18 gradi Pesci, quadra il Sole natale e si oppone a Marte.

  Tali indizi si ritrovano anche nell'armonica sessanta (fig. 4) che si in-castra eloquentemente tanto sulla ottava quanto sulla rivoluzione solare corrispondente. Per chi desiderasse analizzarli attentamente proponiamo il seguente prospetto riassuntivo:

 

ARM./60         ARM/8            RIV. SOLARE            RADIX

a) Sole/Plutone - su Sole/Marte - su cuspide di 12a     - su Luna congiunti

(1 °-5° Sagitt.)

- in quadr. Saturno       - trig. Asc.

 

b) Mercurio/Marte - su Urano congiunti           (29°28' Bil.)

(24°-26° Bil)

Marte in partic.            - quadrato Asc.

(23°56' Bil.)     (24°17' Capr.)

c) Luna            - opp. Saturno

(9°40' Bil.)       (10°14' Ariete)

 

sul M.C.

opp. Venere trig. Saturno quadr. Urano/Nett. (21° Capr.)

 

- da 3° a 9° (il mentale)

- quadr. Merc. e Luna

 

 

d) Giove

- su Luna

- in 8° su Marte           - sulla 2°

(25°48' Leone)

(25°17' Leone)

- quadr. Plutone           - trig. Urano

e) Saturno

- quadr. Venere

- si oppone esattamente al Sole di rivo‑

(16°42'            Sagit.)

(18°02' Pesci)

luzione solare (16°05' Gem.)

f)          Nettuno/Venere

quadr. Nett/Plut.

- Merc/Venere

opposti

congiunti

(29°56' Gem/0°13 Capr.)        (27°-28° Gem.)

 

g) Ascendente  - sest. Venere  - quadr. Marte in 8°     - quadr. Saturno

(17°09' Toro)  (18°02' Pesci)  (20°40' Leone)            (16°17' Acq.)

 

Indizi allarmanti si colgono anche utilizzando una tecnica semplice come le direzioni simboliche per il sessantesimo anno.

 

Sole natale + 60° _ (16° Leone) opposto a Saturno natale (16° Acquario),

 

Urano natale culminante + 60° = (26° Gemelli) congiunto a Mercurio natale, governatore del Sole.

 

Marte natale + 60° = (15°24' Scorpione) quadrato a Saturno natale.

 

  Né va dimenticato che il legame natale fra il Sole hyleg e la coppia Giove/Saturno lega la vita al ritmo saturnino e gioviano dei 59-60 anni, quando Saturno chiude il suo secondo ciclo e Giove il suo quinto.

  La morte violenta è così annunciata da molti testimoni. Essa sembra collegata ad un raptus improvviso (tonalità Marte-Urano; Marte-violenza, sparo, testa) e non a una volontà predeterminata; la molla scatenante è stata probabilmente la paura di perdere la popolarità (afflizioni lunari), il che significava per Gardini perdere la luce della vita (afflizioni anche solari).

 

Tropicar Zodiac

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Harmonic Chert

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            Data o[ Natel Chart     5

17        CARDINI RAUL        17

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Satura  10"1 14           R         0 011   - 0 49  ;           32 00   -16      46        29,i 28 ;           - 0 46

Vranua 29=28  + 0 02; - 0 34  195      52        ;           +          9 35     ;           11=36  0 35

Neptune           291ft 59           + 0 011           + 0 50  196 08 + 9 32  15=12  O 51

Pluto    26111,09         +          0          011      +          1          03        ;           191      44        +22      41        1          2;`68            +          1          04

N. Nodo          20235  R         ;           - 0 03  + 0 00  156      16        -10 34 0          00        0 00

+          +          +          +          +          +          +          +          + Fig. 3 - ARMONICA OTTAVA

 

LA-136-124

MARIO 'IOLI

 

LE CONNOTAZIONI SIMBOLICHE DI KRONOS-SATURNO

NELLA CULTURA CLASSICA E LA LORO

CORRISPONDENZA NELLA PRATICA ASTROLOGICA

Nella religione mediterranea dei periodo antecedente la calata degli Achei, verificatasi verso il principio del II millennio, la principale divinità è la Dea-Madre, che personifica e protegge ogni forma di vita, vegetale e animale. Chiamata con vari nomi nei vari tempi e luoghi - Signora delle fiere, dei boschi, delle acque - è riflesso d'una civiltà matriarcale per la quale è preminente l'attività agricola, donde la grande importanza dei riti della fertilità, e diciamo pure, della "maternità" della Terra.

Le molteplici dee dell'età classica, e ben più note a noi, quali, ad es., Atena Parthénos, Era, Cibele, Demetra, Afrodite, non sono che epifanie posteriori d'una sola, primitiva, arcaica figura divina. Più d'una traccia del mito successivo e loro pertinente è testimone d'una tale derivazione. "Parthénos", ad es., che traduciamo un po' alla leggera con "vergine", termine correlato alla castità, vale invece semplicemente "non sposata", e cioè non necessitata a un rapporto stabile con una figura maschile, ciò che non esclude affatto la varietà delle unioni, aventi il maschio in posizione chiaramente subordinata.

Era, sposa di Zeus, sarà protettrice delle donne incinte e dei parti; Demetra, la cui etimologia, secondo alcuni, vale "madre terra",

 

verrà raffigurata con un fascio di spighe in mano; Afrodite nascerà adulta dalla spuma del mare generando la fecondità della terra (ricordiamo che il mare è figura archetipica della vita universale). E perfino in età esiodea, d'una civiltà cioè già da tempo patriarcale, e anche più avanti fino a Eschilo, la letteratura conserverà vestigia dell'antico matriarcato. Non si illumina diversamente la figura di Gea in Esiodo, né quella di Rhea, la cui costante motivazione nell'azione è, contro la lotta maschile per il potere, la difesa della vita, né si comprende il dramma intimo di Oreste - uccisore della madre - che la società c la religione patriarcale possono ben mandare libero, ma non restituire alla pace dell'animo.

In quell'antica religione che s'incentra sulla Dea detta "Pòtniu" (la parola indica dominio, signoria, potenza, e ancor più la forza misteriosa della vita, e la vita stessa come manifestazione d'una tale forza) Kronos è un paredro, e cioè, tutt'insieme, lo sposo, il fratello, l'amante della dea. Un paredro, uno dei tanti. Annualmente, secondo il rito, egli si accoppia alla dea, in un'unione da cui discende la vita, e annualmente egli è sacrificato c ucciso, per poi risorgere. E' il destino di tutti i divini paredri, nel ciclo di morte violenta e resurrezione, di cui l'età classica, ad es. con la storia di Adone, reca testimonianze numerose. Quel destino è rispecchiato dalla vicenda terrena dei re sacri, che devono, con la vita e con la morte, fecondare anno per anno la terra. Quali fossero le caratteristiche specifiche di Kronos in età tanto antica non sappiamo con esattezza; è detto "padre dei monti" di cui gli sono sacre le vette dove la boscaglia è più fitta e oscura, nell'area compresa tra Anatolia, Propontide e Caucaso; ha più di un legame col mondo equino: ingoia un cavallo al posto del figlio Posidone, ed è padre del centauro Chirone.

Poche notizie, usando le quali tuttavia si può tentare qualche connessione: boscaglia-buio-morte; monte-elevazione-rocciadurezza e cavallo-Luna, essendo il cavallo sacro alla Luna per la ragione, additata dal Graves, che l'impronta dello zoccolo del cavallo sul suolo lascia l'immagine della falce di Luna. Essendo

 

geografico, il "mar glaciale"; mentre già dal IV sec. a.C. la commedia attica registra la parola "cronos" come equivalente di "vecchio barbogio", "vecchio rimbecillito". Si perde cioè pian piano memoria della terribilità della vicenda mitica, per estrarne invece, in un clima di evidente scetticismo e di razionalismo scientifico, risvolti comici: non per nulla i sofisti ed Euripide hanno già fatto udire la loro voce.

Caratteristiche fisse collegate a Saturno restano dunque la freddezza e la vecchiezza.

Particolare curioso che associa questo Kronos al più antico Kronos mediterraneo: gli era sacro un monte nell'Elide. Miti diversi lo associano poi al culto delle pietre, figurate probabilmente come "ossa della terra".

A Kronos tanto Omero che Esiodo riferiscono spesso l'aggettivo "anchilometes", "che ha pensieri tortuosi, curvi", e quando "Kronos" verrà interpretato come "tempo" si innesterà su questa radice l'idea del procedere del tempo ciclico, già implicita nella vicenda mitica e nell'interpretazione astrologica che vedeva in Saturno l'ultimo dei pianeti, il misuratore lentissimo del tempo, da cui la grande importanza data ai suoi "ritorni" e alle sue congiunzioni con Giove.

Interessanti notizie su Saturno dal punto di vista astrologico si trovano nei libri attribuiti a Manetone.

Nel secondo si legge, ad es.:

 

"Quando Saturno è nel Leone, la casa del Sole che tutto vede, fa nascere gli uomini grandi, e di nobilissimo casato; dà inoltre ricchezza e gloria, ma farà morire di mala morte il padre, o per atto violento o per malattie legate a molti dannosi 'umori"' (2, 342).

 

Da questa e altre testimonianze dello stesso libro si ricava la connessione tra Saturno e il genitoriale maschile, e quindi al "patrimonio". Saturno può accrescere ma anche togliere i beni. La congiunzione Sole-Saturno, è detto, è più ostile al padre che

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alla m adre d el soggetto; tuttavia dà ricchezza "attraverso molte morti". Il simbolo è dunque ambivalente: perdita e acquisizione; la costante e però, per cosi dire, infausta: la morte.

 

Manetone afferma che i segni di Saturno sono Acquario, Capricorno, Ariete, Bilancia e Leone (alla faccia della successiva teoria dei domicili e delle esaltazioni!) e che la combinazione tra Saturno e uno di q uesti s egni d à sempre u omini fortunati n elle loro opere.

 

"Ma se Saturno è fuori delle s ue case, e p er di più a m ezzo il cielo, allora rende gli uomini disgraziati e privi di mezzi, bisognosi di tutto nella vita, anche del vitto quotidiano, li rende ospiti luttuosi, recanti infelicità, dovunque vadano; tristi, e destinati a una vita errabonda" (4,16 e sgg.).

 

Costante è dunque il legame tra Saturno-ricchezza-povertà, e tra Saturno-ascesa-caduta.

 

 

Presso i latini

 

Se per Zeus-luppitcr l'etimologia dà la medesima radice, dall'indoeuropeo "div" che qualifica l'essere luminoso" (da cui, ad es., "dies", "deus", "divus", etc.) per Kronos e Saturno le cose stando diversamente. Dell'etimo di Kronos già si è detto. Di quello di "Saturnus", la versione più probabile lo collega a "satu", "satione" (la seminagione, il seminato). La parola vale dunque "il seminatore". Più avanti Sant'Agostino (De civ. Dei, 7,13) lo ricorderà come il dio "che ha dominio su tutte le semine". E' dunque un dio agricolo.

Arnohio (3,1 17) ci ricorda la sua 'falce" e l'antichita del suo culto ("prisca vetustas"). Tuttavia questa falce, diciamo così, latina non ha nulla di terrifico. Mancano nella cultura italica antica le memorie di quelle patriarcali lotte per il potere di cui è

 

piena la cultura greca. La falce di Saturnus non è l'arma di Kronos, insomma, ma semplicemente il falcetto del contadino. Saturno è detto "custode del campo". Avendo seminato, custodito la terra, ha diritto di potare le viti e tagliare le nessi.

II suo culto fu così antico e diffuso che Virgilio (Georgiche, 2,173) chiama l'Italia "terra di Saturno" ("Saturnia tcllus"). Si opera intorno al Il sec. a.C., in ambienti di cultura romano-greca, la fusione del mito di Kronos e di quello di Saturno; da una parte si "italizza" il dio greco facendolo venire nella nostra penisola dopo la caduta, e qui sarebbe stato ospitalmente accolto; dall'altra si eredita dalla versione greca il mito dell'età dell'oro collegata a S aturno, c on la differenza che, da noi, quel periodo favoloso sarebbe stato quello delle origini, con Saturno deposto, e non già regnante.

Si adombra cosi, in q uesta ricostruzione e r cinterpretazione d cl mito, il significato di una saggezza personale e di una parallela prosperità collettiva legate all'abbandono, sia pur coatto, dell'esercizio dispotico del potere.

Infatti l'italico Saturnus è un dio civilizzatore e benefico. Ai suoi insegnamenti si fanno risalire la cultura della vite, la costruzione delle città, l'istituzione delle leggi. Anche qui gli è sacro un monte, ed è il Campidoglio ove i Romani ponevano il primitivo insediamento etnico dell "'urbs".

E la segnatura saturnina restò in vari aspetti del costume romano antico, richiamati e nuovamente celebrati nell'età di Augusto. Ad essi si può rapportare ad esempio la "gravitas" romana, l'elogio della semplicità, della "paupertas"; il culto, magari retrospettivamente idealizzato, d'un patriarcato saggio e non aggressivo; ad essi la memoria della concordia universale riflessa dai "Saturnali"; ad essi 1 a restaurazione augustea ( l'imperatore, stando a Svetonio, era nato sotto il Capricorno, i 1 segno di

Saturno); ad essi pure il pessimismo evidente nella costituzione repubblicana - circa la fragilità della natura umana e la concezione della vita e della "res publica" come dura responsabilità, da cui la concretezza dello Stato come "cosa"

 

tangibile: res, appunto; da cui l'evidente correlazione tra la cura onesta della terra e quella dello Stato, correlazione visibilissima nella stupenda e schietta figura di Cincinnato.

In un passo del "De natura deorum" (20,52) Cicerone, riprendendo Aristotele, fissa:

 

1) il periodo di rivoluzione del pianeta, indicato in trenta anni circa; 2) i meravigliosi effetti del pianeta (che tuttavia non cita); tali effetti (il verbo originale è proprio "efficere") si verificano tanto nel moto accelerato, quanto in quello più lento; tanto quando il pianeta sorge, quanto quando tramonta; 3) 1'immutabilita del pianeta che dà i medesimi effetti nei medesimi tempi.

 

Di tutte le indicazioni che Cicerone riporta, quest'ultima e la più interessante per noi, e la più collegata al mito antico di Kronos: la dura fermezza con cui l'antichissimo dio volle mantenere per sé il potere e per cui volle uccidere i figli si è convertita nell'immutabilità del pianeta, garanzia positiva, qui - di stabilità, di ordine, di continuità. Pur in una lunga tradizione, si conserva una certa duplicità del simbolo.

Un'altra interessante testimonianza ci viene da Orazio. Nel 1 7° carme del suo secondo libro, dedicato all'amico Mecenate, egli, che pur altrove sembra respingere i "numeri Babvlonii" e cioè i calcoli astrologici, rivela di saperne abbastanza della materia, se ricorda l'analogia tra il proprio oroscopo e quello dell'amico, per cui s'attende - e i fatti confermeranno l'ipotesi - -- che essi morranno a poca distanza uno dall'altro. Ma c'è di più. Nel medesimo tempo in cui Mecenate parve in fin di vita per una gravissima malattia, egli, Orazio, per poco non restò schiacciato da un albero che gli cadde improvvisamente dinanzi. I1 poeta ricorda che all'amico la morte fu evitata grazie all'azione del benefico Giove che si oppose a quella di Saturno detto "impius" e cioè, più che malevolo, spietato, impassibile.

 

Non c'è dubbio che questa connotazione, relata all'estrema negatività del pianeta, venga da teorie astrologiche orientali, e non romane. Dello stesso tenore è una testimonianza di Germanico Cesare (I d.C.):

 

"tristi Saturnus lumine tardus" (Progn. Rei., 3)

 

Ove si fissano due aggettivi "tardus", e "tristis" che la tradizione astrologica ha sempre associato a Saturno. Si ricorda, per spontanea associ azione, l'espressione oraziana "tarda senectus", dove l'aggettivo ha due significati assai pregnanti: la vecchiaia che "lentamente avanza" e la vecchiaia che "rende lento, che attarda" l'uomo. Quanto alla tristezza, essa è associata alla vecchiezza.

Delle due interpretazioni mitiche, la romana e la greca, quella che ha maggiormente influito sulla teoria astrologica è stata certamente la seconda; (la qui l'accentuazione della freddezza, della non-vita, della sconfitta, della lenta distruzione e autodistruzione.

La cultura romana mi pare più saggia nel mantenere una certa ambivalenza del significato. L'esaltazione della sola polarità negativa è opera d i una mentalità greca che ha sviluppato, fino all'eccesso, la simmetria oppositiva di Sole opposto a Saturno, vivendo il doppio nell'antitesi oggettiva ed esterna, e non già all'interno della stessa vicenda mitica e dello stesso simbolo.

E deve essere stata generata, quest'operazione, in una relativamente tarda grecità, e cioè non in età più antica dell'ellenistica. Mi rapporto a un momento in cui lo spirito greco, consapevole della fine imminente d'una civiltà e di un ciclo storico, ha voluto consegnare alla posterità e insieme figurare a se stesso, un mondo ordinato - cosmos! -- di precise e ben intelleggibili "rispondenze" per chiari rapporti analogici e oppositivi. Anche l'ideazione della ciclicità del tempo, di per sé inquietante se la si figura come spirale, in ogni voluta della quale ogni dettaglio ricorda il passato, senza ripeterlo, e annuncia il

 

futuro, senza anticiparlo, viene interpretata in modo razionale, e tutto sommato, tranquillizzante. La figura infatti è quella del cerchio. Un solo piano; tutto è visibile, prevedibile, comprensibile. E tutto ritorna "identico".

Il fatto è che lo spirito greco ha paura del mistero, di cui avverte il fascinoso appello, ma a cui non si abbandona. Non per nulla teme il mare e inventa una sorda, tenace ostilità del dio del mare, Poseidone, contro Odisseo, l'eroe per eccellenza.

C'è insomma molta paura nella codificazione di questa geometria limitata e limitante; e molta ansia nel tentativo di razionalizzare il tutto. E non a caso l'età in cui si confermano queste tendenze è la medesima in cui l'irrazionale" irrompe, distruttore, eversore, ed agita tutto l'ordine" con un impeto che diremmo anarchico e al quale non si può negare una demoniaca fascinazione. Si pensi solo al culto di Dioniso, e alle "terribili Baccanti" euripidee.

Lo spirito romano, meno incline alla speculazione teorica, e più impegnato sul piano concreto, è immune dalla tentazione di sopravvalutare il cosmos. Se mai, il suo rischio è un altro, opposto: l'incapacità di dare una spiegazione razionale o metafisica ai fatti della storia.

Ma è merito dell'antica cultura romana aver fissato e custodito, di Saturno, l'anima dell"'agricola" saggio e prudente, del legislatore, del civilizzatore che stabilisce, attraverso la sacralità del patto sociale, le basi del vivere comunitario.

Ed è al recupero di queste valenze che, come vedremo, si volge l'indagine astrologica più moderna. C'è una maledizione nell'esercizio del potere, e una benedizione nella caduta; c'è empietà nell'uomo che si nega all'uomo e c'è saggezza, all'opposto, nell'incontrarsi dell'uno con l'altro, con la necessaria riduzione delle pretese rigidamente egoistiche; il distacco, la lontananza e la freddezza possono certo essere la negazione dell'umano, ma sono anche le virtù del retto, obbiettivo giudizio che non nega affatto l'umano, ma ne agevola la vicenda terrena e storica. La falce stessa, che la nostra cultura ci fa subito associare alla Morte, è lo strumento da usarsi per tagliar via ciò che secco,

 

non vitale, inutile, e così consentire alla pianta frutti più copiosi, un accrescimento di energia, una nuova completezza che non nasce se non dalla mutilazione dolorosa.

 

 

Le corrispondenze nella pratica astrologica

 

L'autore che è considerato il padre della tradizione astrologica, quale la conosciamo, e che costituì una specie di ponte tra il sapere antico e antichissimo, in larga parte a noi ignoto, e il nostro, è Claudio Tolomeo, vissuto nel secondo secolo della nostra era. Matematico e astronomo insigne, espositore del celebre sistema, egli ci ha lasciato la summa delle credenze astrologiche caldee, egizie, greche nel "Tetrahihlos", finalmente tradotto, - e il merito va a una piccola casa editrice, la Arktos, in Italia, un tempo patria degli studi classici.

Vediamo che cosa dice Tolomeo riguardo a Saturno. Ecco le sue parole:

 

"Saturno è un pianeta la cui maggior caratteristica e quella di raffreddare abbondantemente e di seccare con moderazione poiché pare sia il più lontano tanto dal calore del Sole, quanta dagli umidi vapori terrestri ".

 

Agisce qui, traslata in un giudizio di valore negativo, l'opposizione al Sole. Se il Sole è calore, Saturno è freddo; se la vita sulla terra è consentita dal Sole, Saturno la ostacola. Quanto qui Tolomeo sottintende è dichiarato espressamente in un altro passo dove si dice che Saturno, secondo la lezione degli "antichi" (Tolomeo tramanda cioè un'interpretazione già remota al tempo suo), è malefico, visto il suo potere di raffreddare eccessivamente.

Gli vengono attribuiti i segni del Capricorno e dell'Acquario, perché opposti al Cancro e al Leone, sedi dci due Luminari, Luna e Sole; e sempre seguendo la relazione oppositiva (col Sole e non

 

 

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con la Luna), perché in quelle società da tempo patriarcale la legge, il potere, la vita sembrano correlarsi al maschile) anche il segno della sua esaltazione -- la Bilancia viene indicato a fronte dell'Ariete, segno dell'esaltazione del Sole.

Del Saturno benevolo, civilizzatore agricoltore, di cui i testi antichi recavano numerose testimonianze non resta più nulla. Infatti quando il pianeta è dominante, elargisce, secondo Tolomeo, questi bei doni: distruzione, malattie di lunga durata, la febbre quartana, l'esilio, la povertà, la moria del bestiame, tempeste, naufragi e inondazioni, carestie (tanto quelle prodotte da siccità, quanto quelle recate da cavallette). Insiste, Tolomeo, senza darne spiegazioni, sulla corrispondenza Saturno-ossa del corpo umano, probabilmente perché, data la natura fredda e secca del pianeta, esso si collega alla parte non umida del nostro fisico, alla struttura solida e essenziale e cioè allo scheletro. Sulla scia di questa interpretazione, che ha alla base un rigido rnanicheismo, si pongono, in età medioevale, i trionfi della Morte, la figura della Morte stessa, costruita secondo connotazioni tipicamente saturnine: mantello nero, alta statura, mani ossute e scheletriche, lunga falce e clessidra. Quanto questo dualismo abbia influito sulla storia della cultura e della civiltà dell'Occidente è cosa troppo nota perché ci si spendano sopra molte parole; esso ha reso drammatica anche la storia, dell'anima individuale, scissa tra un polo solare di ipervitalità inflazionante e megalomane e un polo saturnino di rinuncia, ritrazione e castrazione; un'anima attratta ora da un vitalismo fine a se stesso, disancorato dalla riflessione e dall'esatta conoscenza di se, ora dalla scelta dell"'esilio" - reale o ideale - in cui la profondità del pensiero vanifica e isterilisce l'azione. Una vita senza pensiero profondo, e un pensiero profondo senza vita; una giovinezza che "fa" , ma che non si interroga sulle ragioni del proprio "fare" e una vecchiaia che si "interroga", ma cui viene impedito di "fare" sono prezzo, altissimo, che si paga in termini d i s confitta, c risi d ella civiltà, rifiuto o disprezzo della vita.

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Che il manicheismo di Tolomeo abbia radice orientale, mi è confermato dal fatto che nei secoli successivi, in ambienti di forte cultura romana, esso non viene affatto seguito con altrettanta unilateralità. Una certa cautela nel non dimenticare l'ambivalenza delle connotazioni mitiche e astrologiche di Saturno è, ad es., in Dante. Restano in lui, attribuite al pianeta, le qualifiche d i "freddo e s ecco" e l'influenza, d'un tal genere, sul clima, quando, ad es., il pianeta sorge (Conv. 1I, XIII, 25; Purg. XIX, 3 ; P ar, X XII, l 46), u n'influenza opposta a quella, calda e secca, di Marte; ma resta anche, e con ben altra evidenza, la corrispondenza tra regno di Saturno e l'eta dell'oro (Inf. XIV, 96; Purg. XXVIII, 40; Par. XXI, 25-26), l'eta della giustizia, del bene, della naturale solidarietà dell'uomo con l'uomo.

Con queste parole infatti il poeta ricorda il dio detronizzato:

 

"... caro duce

sotto cui giacque ogni malizia morta".

 

Nella distribuzione poi dei cicli del suo Paradiso, il poeta assegna a quello di Saturno il più distante dalla terra, tra quelli legati ai pianeti, e perciò il meno imperfetto di essi -- gli spiriti contemplativi, collocandovi anime elette di eremiti che condussero vita povera, volontariamente spogli d i difese contro l'inclemenza della natura che fece loro provare "caldi e geli", paghi di "pensier contemplativi", e cioè dell'arricchimento della loro vita spirituale. E se tutta la struttura del Paradiso è, come vien dichiarato a Dante, una specie di scala che il cielo getta incontro al poeta, collocandovi anime nei vari gradini, perché egli possa umanamente comprendere i diversi gradi delle loro beatitudini, il cielo di Saturno, anche in questo centrale, è, per cosi d ire, addirittura costruito in forma di s cala la c ui sommità luminosa si perde nell'infinito,

Giuseppe Cairo, nel suo pregevole "Dizionario ragionato dei simboli", ricorda opportunamente una possibile ascendenza culturale dell'immagine dantesca, accanto a quella più nota della

 

biblica scala vista in sogno da Giacobbe. Egli dice: "Secondo i

maghi caldei (e cioè astrologi) le anime dei defunti dovevano giungere al Sole - stanza delle beatitudini eterne - passando per sette porte di sette diversi metalli e poste sopra un'altissima scale".

La sacralità del numero sette in Dante è cosa assai nota; esso è lunare e saturnino insieme, essendo legato tosi alla quarta parte del mese lunare o una fase, come alla quarta parte della rivoluzione del pianeta; ma giova qui notare che la scala ha valore di ascensione; la sua stessa immagine, come già nel sogno di Giacobbe, parla più di una elevazione e/o divinizzazione dell'umano, che non di una umanizzazione del divino. Ma c'è anche di più; se nel sogno di Giacobbe e nella scienza caldaica la scala è un'immagine-simbolo, in Dante essa è tutt'uno col cielo di Saturno, è Saturno, tout-court. Il poeta cioè trasferisce nell'immagine archetipica, con l'immediatezza e l'eloquenza discreta che ha la figura a vantaggio del lungo discorso, tutta una serie di positive connotazioni saturnine: la rinuncia al potere, la ricerca di un'operosa solitudine, l'elevazione dello spirito, 11 gusto dell'umile - e non umiliante! povertà, la semplicità netta del cuore. E quanto queste, virtù siano potenzialmente attive e feconde, e non già nate e alimentate da un narcisistico piacere di aristocrazia spirituale che abbia il suo obbligatorio corrispettivo nel disprezzo degli altri, è reso evidente dal fatto che proprio una di queste anime, san Pier Damiani, scaglia una infuocata e sferzante condanna contro la degenerazione d i c erti costumi ecclesiastici del presente.

Il freddo e il secco di Saturno sono qui intesi come distacco dall'agitato offrirsi della vita tumultuante, un distacco dall"'io" di ieri, una ricerca solitaria di se, la quale non può compiersi se non nella sofferenza liberamente accettata, nella solitudine, nel silenzio, il compenso sarà il "noi" ritrovato con 1'"io" autentico, il colloquio e la conoscenza della propria anima, la scoperta dell'eloquenza, disadorna ma suasiva, delle cose davvero essenziali, la conoscenza di un Tempo necessario, scandito nello

 

scenario naturale, e uniformandosi al quale l'uomo, passo passo, scopra il suo tempo; un tempo, finalmente, umano.

Tanta acutezza di pensiero (ricordiamo anche la Montagna Sacra del Purgatorio, altra figura saturnina, alla sommità della quale Dante dovrà compiere dolorosi riti di purificazione ed espiazione) andò però perduta nella prassi astrologica dei secoli seguenti.

Si può affermare senza tema di smentita che ha agito assai più su questo versante la lezione elementare di Saturno opposto a Sole, quale fu insegnata da Tolomeo (da cui a Saturno la vecchiaia come maledizione, i luoghi bui e minacciosi, l'avidità, il cimitero, la tomba e la sepoltura, la magia nera, le catastrofi individuali e collettive) che non 1 "'altro" S aturno, c he i n realtà non poteva essere accolto se non dopo un'ardua interiorizzazione dei suoi miti apparentemente contraddittori, ma riconducibili all'unità della coscienza che vuole "conoscere se stessa". L'incapacità di vivere la totalità del simbolo ha naturalmente cause s Loriche a farla c omprendere, m a h a generato a sua volta effetti storici di evidenza palmare e di drammatica gravità. Si pensi solo che l'abbinamento Cristo-Sole ha prodotto, sulla linea di quell'opposizione, l'abbinamento dei nemici di Cristo, gli ebrei, a Saturno. E tutta la letteratura occidentale, dal "CUI" al "Mercante di Venezia", a certe connotazioni della maschera di Pantalone, reca, a testimonianza della causa e dell'effetto dell'antisemitismo, l'ebreo avaro, oppressore di servi e figli, ricchissimo c misero, in posizione i tnmodificabile (l. i agguerrita difesa e ritorsione contro la society che lo circonda. Solo nel secondo dopoguerra dal rituale della messa è stata soppressa l'espressione "perfidi ebrei", "ebrei deicidi". Davvero è antica e ricorrente la pratica del "capro espiatorio"!

Ma l'astrologia, coincidendo con la sua storia, anche storia di una civiltà. Demonizzando e maledicendo l'Ombra, come si fatto per secoli, abbiamo vanamente tentato di rimuovere una cospicua parte di noi, vivendo con l'altra parte mutilata e monca. E poiché la demonizzazione di Saturno-Ombra-Negativo-Satana è stata duratura, non sorprenderà di trovare nei trattati astrologici anche

 

di questo secolo una relativa uniformità nella interpretazione, che insiste assai più sulle privazioni cui espone Saturno, gli scacchi e le sconfitte, presagiti poi in riodo nettamente deterministico - la cultura positivistica, apparentemente obiettiva e razionale, ha le sue colpe, anche in questa sede! --- che non sui suoi benefici, quale senso del dovere, la autocoscienza, la pazienza, la sopportazione delle privazioni, la resistenza alla fatica.

Un solo esempio. I 1 trattato dello Julevno, composto sulla fine del secolo scorso, e non senza diligenza, mentre raccoglie una lunga tradizione, ribadisce un "topos" dell'astrologia classica, e cioè che Saturno elevato, culminante, eleva e abbatte senza rimedio, fa perdere ciò che si è acquistato, professione, casa, stato. I1 lettore, allarmato, pensa subito alla carta oroscopica di Napoleone, che magari è stata messa lì accanto a mo' di exemplum; vede un difficile Saturno in elevazione e, col cuore in gola, corre a controllare proprio! C'è, insomma, questo mi preme precisare soprattutto, una responsabilità nell'interpretazione; accogliere acriticamente una lettura deterministica di tali valenze, e cosi trasmetterla, significa non solo operare senza cervello, rinunciando addirittura agli elementari, e cosi saggi!, "perché?" del bambino, ma confermare, con l'evidenza che si dà alla continuità inalterata di quell'interpretazione, il concetto della sua immodificabilità. Non si può insomma agire in questo modo e poi lamentarsi se il pubblico, recepita la lezione deterministica, si aspetta, passivo, vincite al Totocalcio, la promozione al concorso, l'incontro con l'anima gemella. Si perde anche di vista la storicità di questa e di qualsivoglia altra interpretazione, e cioè la sua provvidenziale relatività, legata alla nostra conoscenza e alla nostra vicenda - ora e qui ---, alla ricettività, alla cultura, alla volontà di chi ci ascolta, sollecitato ad essere, coscientemente e liberamente, "faher fortunae suae".

In parallelo con certi sviluppi della psicoanalisi si stanno verificando sensibili mutamenti di rotta anche nell'interpretazione astrologica specie in Inghilterra e USA; mutamenti che intendono addivenire all'unita fondamentale di animus e anima, o, per

 

restare nel campo delle nostre connotazioni, di ascesa e caduta, ambizione e rinuncia, acquisizione e perdita. Citerò solo due studi sull'argomento, i migliori che mi sia accaduto di esaminare. Il primo è di Alexander Ruperti, il quale, senza scendere a prolissi dettagli, fissa con autorevole e ferma sinteticità i principi fondamentali delle connotazioni saturnine. E' superfluo aggiungere che, recuperando l'antica legge dell"'analogia" nella lettura interpretativa, il confine tra sfera spirituale, fisica, comportamentale, storica e geografica, crolla. Tali principi sono:

 

1) Un principio di preservazione di sé e contrazione, che si manifesta con la "difesa"

 

2) Un principio di forma, struttura, solidità e stabilità. Da cui la stabilità dell'ordinato vivere sociale fondato sulla tradizione: legge, autorità, morale.

 

3) Un principio d i Tempo: I entezza, c onservatorismo, pazienza, economia, distacco. Sensibilità, spesso dolorosa sulle prime, per l'opera selezionatrice che il tempo esercita.

 

4) Un principio di difesa della propria struttura e della propria personale integrità; ciò spinge anche alla ricerca di parametri concreti di valore materiale.

 

5) E, da ultimo, il principio della fondamentale realtà dell'uomo, quello che egli nell'essenza fisica e spirituale. Scheletro, da una parte, e dall'altra ciò che gli resta da, nella e attraverso la storia mutevole.

 

L'altro studio è di Liz Greene. II titolo che, tradotto suona "Saturno - Una nuova occhiata a un vecchio diavolo", rende bene la spigliatezza con cui l'opera è condotta. Com'è nel solco della migliore tradizione anglosassone, la Greene insegna, e molto!, senza averne l'aria, una frase dopo l'altra, col massimo della

 

semplicità e della ragionevolezza. Il suo fine -- dichiarato nell'introduzione e che ritengo perfettamente raggiunto - è quello di recuperare la coscienza del doppio, e di gettar luce sulla positività di Saturno, e cioè della sofferenza, del limite, della prova, strumenti indispensabili per l'autoconoscenza e per la costruzione di un nuovo "io",. Leggendo le sue pagine, mentre si resta ammirati, non si può far a meno di notare, per sollecitazione "a contrario", la malafede della nostra cultura che, se ha sempre elogiato il valore positivo della "provvida sventura", della rinuncia, della povertà, ha indicato infatti all'agire quotidiano ben altra via; di acquisizione, successo, denaro, potere, sopraffazione. E' logico che, in questa strada, il vecchio, inelegante, silenzioso Saturno sia stato visto come un passante-jettatore, e che lo si sia accusato dei fallimenti e delle frustrazioni che erano invece nostri.

Mentre la Greene cita la fiaba della Bella e la Bestia, ricordando che il principe verrà fuori dalla Bestia, solo quando la Bestia sarà stata accettata e amata, come tale, e non come involucro, a me capitava di pensare che secondo I a liturgia della C hiesa, Cristo nasce col Sole in Capricorno, segno di Saturno-Satana. Che fosse già indicata, e da tempo, la strada per un'acquisizione unitaria del doppio del simbolo'?

Mi piace infine, a chiusura di questa relazione, fissare l'attenzione su alcuni esempi di mappe oroscopiche in cui il pianeta Saturno occupi una posizione di un particolarissimo spicco, e indicare qualche annotazione, la quale, se pur sommaria, non sarà forse insufficiente ad accertare come i soggetti interessati abbiano "obbedito" - ovviamente senza saperlo né volerlo - alle valenze tipiche che l'astrologia associa a un tale pianeta.

Il primo è Abraham Lincoln, il celebre presidente degli Stati Uniti, assassinato nel 1865, e diventato poi la figura-simbolo delle libertà americane.

Alla sua nascita, Saturno è di pochi gradi sopra l'Asc. è dunque congiunto ad esso. La sua importanza, già notevole per la

 

posizione in sé, è accresciuta dal fatto che pianeta governa tanto il Sole, in Acquario, che la Luna, in Capricorno. Difficilmente si troverebbe un saturnino più puro. E tale egli fu, tanto nell'aspetto -- grave, serio, meditativo quanto nel carattere, che mostrava, anche negli anni della giovinezza, una precoce maturità, una ponderazione e una prudenza che si sarebbero dette senili; e cosi fu anche nella parola, saggia, parca, essenziale. Fu l'incarnazione di un Pater, autorevole e severo, ma anche giusto ed animato da spirito progressista.

Il secondo è John F. Kennedy, anch'egli presidente USA, e, come Lincoln, morto per assassinio. Nella sua mappa Saturno è in X, vicino al MC., esaltato in Asc., Bilancia, governa l'IC, è in aspetto con lo stellium in VIII. Tuttavia non ha rapporti diretti né coi Luminari né con l'Asc. Come ci si poteva aspettare da tutto ciò, nulla di saturnino nel suo aspetto, che fu giovanile, affascinante, vivace. La valenza saturnina vibra sull'asse X-IV; il pianeta, governando l'IC, suggerisce una forte presenza di valori ereditari, e un ruolo di pubblica rilevanza (Saturno è elevatissimo), scelto non per intimo consenso (infatti né i Luminari, né i governatori del tema partecipano a questo intreccio), ma per obbedienza a u na precisa richiesta o p retesa, che giunga dalla propria famiglia patriarcale e che, avendo tutta l'autorità d'una legge tradizionale, sia perciò vincolante. Kennedy obbedì. I suoi valori d'aria e di segni mobili -- Soie, Venere, Luna --- egli non li visse se non come inquietudine, contraddizione, molteplicità di interessi intellettuali, mentre il forte stellium in Toro, con Giove-Mercurio-Marte, rinforzava la concreta chiamata di Saturno. Fu un caso di sacrificio, di sé, al Padre, ambiziosissimo. Coane si ricorderà, destinato alla presidenza doveva essere, nei progetti paterni, il primogenito, che peri d urante I a guerra mondiale. Toccò allora al secondogenito, John appunto, far le v endette e l a parte del padre; e c'è di più: essere guidato, preso, mangiato da lui. A considerare i fatti con la saggezza e il distacco della visione retrospettiva, una davvero

 

strana analogia tra sacrificio di sé al padre, e sacrificio di sé alla nazione.

Il terzo è Albert Schweitzer, il celebre missionario, teologo, organista, premio Nobel per la pace 1952. Nella sua mappa Saturno è in V - la casa della creatività, delle cose create, e, in senso lato, dei "figli"     ; 11 pianeta è trigono all'Asc., dove è esaltato, e dispone sia del Sole in IV, in Capricorno, sia di Mercurio, congiunto all'IC; è, inoltre, ricco di aspetti.

La mappa presenta vistose dissonanze. Saturno è, ad es., in quadrato esatto a Marte. Come leggeva questa combinazione il vecchio Tolomeo? Ecco:

 

"... ladroni, pirati, cattivi soggetti. Coloro che perseguono guadagni illeciti, che non temono Dio né amano alcuno e che sono blasfemi, perturbatori, ingannatori, traditori, assassini, empi, incestuosi, _fornicatori, sacrileghi, negromanti, profanatori di sepolcri e completamente scellerati".

 

Si sorride, certo. Si sorride però un po' meno quando si legge l'interpretazione dello stesso aspetto dato da un classico come il Sementovskv in un'epoca molto più vicina a noi, il I954:

 

"... Vogliono essere temuti, ma tutti i loro piani di dominio sugli altri in ultima a nalisi rimangono sterili. S i smarriscono spesso nel tedio e nella negazione della vita".

 

Giudizio che corregge appena quello di otto anni prima:

 

"Severità e durezza volute; spirito grave e vendicativo, ma in ultima analisi sterile; esistenza amareggiata, desolante, atta a spingere il soggetto al suicidio, o a farne un nevrastenico inguaribile".

 

Né vale opporre che la mappa deve essere interpretata nel suo insieme, etc., perché qui Saturno è dominante, non senza

 

dissonanza; e Marte, disarmonico, governa un campo come il VII, quello, addirittura del "sociale"!

Quand'anche i giudizi dati sulla combinazione qui citata, da Tolomeo e dall'astrologo moderno, fossero scaturiti, come è probabile, dalla osservazione e dallo studio di molti esempi, allora è da dire - e siamo veramente al nocciolo del problema           

che non c'è negatività, per quando grave, che il soggetto non possa disinnescare, accettandola su di sé liberamente e facendone liberamente, strumento per la propria crescita spirituale.

E' proprio Schweitzer a darcene l'esempio. La scelta della teologia, come servizio al Padre, e poi, a 30 anni esatti, quando cioè si compiva (ma con una certa personale indipendenza di pensiero dalla tradizione), il primo ciclo di Saturno, della medicina, per "servire l'umanità sofferente" (così in una sua lettera dell'ottobre 1905); il coraggio e la tenacia mostrata poi nel sostenere tante lotte, rivelano che egli visse al positivo le croci ---non poche davvero! della sua carta natale, e che accettò su di sé il carico immenso d'una vasta e dolorante umanità. Ed egli visse - sulla linea di certe classiche corrispondenze del pianeta

        fino all'estrema vecchiaia  90 anni!           laborioso,

attivo, lucido.

E da ultimo, per esemplificare in immagini quando l'uomo senta i suoi simboli e possa "tradurli" in visioni che sono insieme personalissime e universali, un cenno alla carta oroscopica di Giacomo Leopardi. Saturno sta in VII, congiunto al Sole in Cancro; la Luna è in I, nel segno opposto, il Capricorno, governato da Saturno, la cui ombra si stampa così su entrambi i principali significatori della vita, coinvolgendo case angolari. Un Saturno assai forte, dunque, e dissonante, che inibisce al soggetto la soddisfazione della tenerezza affettiva e che rende arduo il rapporto "io-altri". Mette qui conto ricordare anche quanta importanza abbiano avuto nella sua lirica la notte, la Luna, il tenia del tempo che, implacabile, tutto disperde e consuma, sicché la notte si configura come il buio e silenzio di ogni vicenda e della Storia tutta.

Z01

 

In concomitanza col compiersi del primo ciclo di Saturno         è il

1828 Leopardi trentenne pone mano, sconfitto c dolorante, a quella grande stagione poetica che la critica dirà, dei "Grandi Idilli" o del pessimismo cosmico. La lirica che chiude questa produzione è il "Canto notturno d'un pastore errante dell'Asia". Qui poeta vive, con la massima adesione dell'ingegno e del cuore, i suoi propri simboli. Giù, su una terra deserta, sta il pastore, figura s aturnina e archetipica, accanto al suo gregge dormiente; testimone di un mondo appena uscito dal caos e che ancora attende la pulsione della vita, o, piuttosto, superstite solitario su una t erra resa sterile d all'ultima apocalisse. Dalla condizione in cui è caduto, e che avverte come sconfitta, egli pone al ciclo domande essenziali sulla vita, la morte, il dolore, il significato del tutto. Le domande, che restano senza risposta, salgono a una Luna alta e lontana, fredda e impassibile. Si toccano così sapienza e follia, eternità e attimo, vita e morte.

Vivendo il suo oroscopo, dandogli parole, immagini e armonia, Leopardi faceva vibrare simultaneamente l'anima universale, attraverso la misteriosa e fecondissima vitalità del simbolo e traeva, vivendo la contraddizione e investendosene nella finzione creativa del doppio - musica dal silenzio, conforto dalla disperazione, e, dalla certezza d'una solitudine metafisica e senza scampo, l'appello a una nuova solidarietà umana. Tutte le più alte valenze del mito antichissimo, fuori d i n ebbie v aghe e fascinose, diventavano così la sua storia reale. E in quell'attimo l'abbiamo riconosciuta: essa era anche la nostra.

Riferimenti bibliografici

 

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R. Graves, R. Patai, I miti ebraici, Longanesi, Milano. A. Barhault, Trattato pratico di astrologia, Morin, Siena.

 

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N. Sementovsky-Kurilo, Carattere e destino, Floepli, Milano.

N. Sementovsky-Kurilo, Nuovo trattato completo di astrologia, Hoepli, Milano.

1.1. Freiherr von Klockler, Corso di astrologia, Mediterranee, Roma. C. Tolomeo, Tetrabiblos, Arktos, Carmagnola.

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L. Greene, Saturn        a new look at an old devii, Aquarian Press, Wellingborough.

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l.e carte oroscopiche di A. Lincoln e John F. Kennedy sono tratte da:

D. C base D oane, 11 oroscopes o f t he USA Presidents Protéssional Astr. Inc., Hollywood, California.

La Carta oroscopica di Alberi Schweitzer e tratta da:

5. Geddes, Astrology.

Quella di Giacomo Leopardi è stata costruita sulla base dell'atto di nascita (rip. in G.L. "Tutte le opere" a cura di Walter Binni, con la coli. di Enrico Ghidetti, Sansoni Firenze) che lo dichiara nato il 29 giugno 1798 "hora 19".

 

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